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L’Hajduk di Spalato durante gli anni venti ha vissuto il suo periodo d’oro. È diventata una squadra da battere e non solo entro i confini dell’ex Jugoslavia. Le partite disputate con il passare degli anni sono diventate sempre  più numerose; quel che più conta ha affrontato via via avversari  di sempre maggiore calibro. Il tutto ha portato l’Hajduk a diventare una potenza calcistica, un’autentica squadra da battere. Però dietro l’angolo ha fatto capolino nel contempo il rischio di un leggero declino per i dalmati. Non  dovuto tanto al minore livello agonistico dell’Hajduk, quanto al fatto che gli avversari erano diventati sempre più agguerriti e in genere il livello del  calcio era salito di parecchio.
Il 1930 si aprì con due brutte notizie. Prima muore di tifo l’ottimo terzino, pure nazionale, Montana. Dopo oltre 200 partite per l’Hajduk si ritirò il jolly della squadra, Mirko Bonačić. La prima metà dell’anno trascorse all’insegna di una sfilza di partite amichevoli contrassegnate quasi tutte dalle vittorie della compagine spalatina. Durante l’estate arrivarono diverse squadre internazionali tra le quali una delle più forti compagini austriache, il Wiener Sport club di Vienna. Dopo il primo pareggio nella seconda partita i viennesi furono rispediti a casa con un secco 11-0! Tutto faceva presagire un ottimo autunno.

Il sette settembre cominciò il campionato jugoslavo. E continuarono le vittore. Nelle prime tre giornate, tre successi. L’entusiasmo in Dalmazia fu enorme, ma gli “esperti” di scaramanzia a ragione ricordarono che le troppe vittorie fanno male, rammentando che i primi due scudetti erano stati conquistati iniziando con delle sconfitte. I problemi erano dietro l’angolo. Arrivò la prima sconfitta a Belgrado contro il BSK, un pareggio interno contro la Jugoslavia e la batosta a Sarajevo contro il debole Slavija per 4-0. Fu l’inizio della fine, si trattò della partita che sancì la fine dello strapotere spalatino a livello jugoslavo. Con la sconfitta a Sarajevo ci fu il cambio al vertice e il BSK non fu più raggiunto anche se venne sconfitto a Spalato. Lo scudetto andò a Belgrado. Fu l’inizio di un  decennio deludente.
Buona parte del 1930 trascorse nel segno delle trattative per una serie di partite amichevoli che furono subito definite storiche. Infatti sulla scia dello scudetto del 1929, un impreditore di Lima in Perù, si mise all’opera per portare gli spalatini nel Sudamerica dove grazie alla forte presenza di emigrati dalmati, l’Hajduk era conosciutissimo. Appena alla fine del 1930 fu chiaro che il viaggio si sarebbe fatto. Il 12 gennaio 1931 cominciò la lunghissima traversata che durò quasi un mese. Il tutto su un grande traslantlantico nella classe turistica fatto questo che spinse buona parte della squadra a protestare. L’allenatore Kalinterna trovò subito il lato positivo. Trasformo una parte della nave in una campo di calcio dove gli allenamenti erano costanti. Dalla Francia e dagli Stati Uniti l’Hajduk arrivò i primi di febbraio in Giamaica dove affrontò la nazionale locale e vinse per 4-0.  Il viaggio poi continuò attraverso Panama fino a Lima, la prima vera tappa di questa spedizione. Subito i dalmati affrontarono i locali dell’Allianza e persero per 4-0. Però seguirono poco dopo le vittore contro Universidad Lima e Chalaco e la nazionale dell’Antofogaste. Seguì un ulteriore viaggio fino a Santiago del Cile dove furono disputate le partite contro una delle più forti squadre del continente, il Colo Colo. Oggi è una squadra poco nota, all’epoca era una delle rare compagini sudamericane a non aver mai perso contro una squadra europea. L’Hajduk vinse per 3-1 facendo calamitare l’interesse non solo cileno sulla sua serie di amichevoli in terra latinoamericana. Seguirono tre sconfitte di misura, ma pure una partita di pallanuoto (!) durante la quale gli spalatini affrontarono una compagine locale. La tappa finale del viaggio si ebbe in Argentina, dopo un burrascoso viaggio in macchina attraverso le Ande. Il momento non fu certo felice visto che i calciatori argentini erano in sciopero! Rifiutavano la nuova legge in base la quale non potevano cambiare squadra per ben quattro anni, cosa oggi inimaginabile. Per poter incontrare l’Hajduk due squadre argentine ricevetterò dei pemessi speciali. Gli spalatini così persero contro il San Lorenzo per 3-1 e contro il Newell’s Old Bozs per 4-1.
Il nove maggio, dopo quasi quattro mesi di viaggio, che portò l’Hajduk in 10 stati e gli fece percorrere oltre 32.000 km, ci fu il ritorno in patria. Tornarono con la nave da Trieste e in riva a Spalato erano ad attendere la squadra oltre 2.000 tifosi che portarono i giocatori dell’Hajduk e i loro ospiti in trionfo. Anche se le notizie giunte dal Sudamerica furono poche il successo di una tournee così lunga e lontana fu grande. Il successo fu ancor maggiore se sappiamo che in Sudamerica prima dell’Hajduk ci furono solo due squade ungheresi (tra cui il Ferencvaros, la più forte squadra dell’epoca) e due italiane (Bologna e Torino) e tutte rimediarono una brutta figura.
Subito dopo cominciò il campionato jugoslavo con una nuova formula e le qualificazioni che il Hajduk superò senza problemi. Però la parte finale fu un mezzo disastro: gli spalatini si piazzarono al quarto posto con soli nove punti in 10 partite.
Nel 1932 l’Hajduk tornò ai vertici nazionali. Con una nuova formula di campionato l’Hajduk affrontò prima le qualificazioni e stravinse, tra gli altri, contro HAŠK e Concordia. La parte finale del campionato seguì in autunno e fu coronata da grandi successi per l’Hajduk. Nei quarti di finale “cadde” l’ormai molto forte Građanski di Zagabria per 3-0 e 2-2. Nelle semifinali l’Hajduk affrontò la “bestia nera” degli ultimi anni, il BSK di Belgrado. Dopo lo 0-0 interno fu grande il timore alla vigilia della trasferta nella capitale jugoslava, ma alla fine arrivò l’incredibile vittoria a Belgrado per 3-0. Si giunse così a una finale contro il Concoria di Zagabria, una squadra mai arrivata tanto in alto, ma soprattuto una squadra già battuta nelle eliminatorie. Nonostante l’ottimismo degli spalatini il 30 ottobre venne la doccia fredda. L’Hajduk perse in casa per 2-1. A Zagabria, una settimana dopo, non arrivò il capovolgimento sperato, ma ancora una sconfitta per 2-1.
Seguirono altri anni di egregi piazzamenti, ma senza successi finali. Nella stagione 1932/33, la prima con un vero campionato a 11 squadre, l’Hajduk si piazzò al secondo posto a tre punti dal leader BSK di Belgrado. A casa inanellò ben nove vittorie e un solo pareggio contro il BSK. Fu un disastro in trasferta dove perse anche contro squadre non impossibili come il BASK e lo Slavia Osijek.
Nella stagione 1933/34 dopo tanti dissidi tra le squadre e vari discorsi su che formula fosse la migliore per il campionato, non si fece niente e il campionato saltò. Al suo posto fu giocata una specie di coppa con le sette più forti squadre dell’epoca. Gli spalatini si piazzarono nuovamente al secondo posto dietro il solito BSK.
Le qualificazioni per il campionato 1934/35 furono prese alla leggera da diverse squadre tra le quali pure l’Hajduk che arrivò secondo nel proprio gruppo dietro lo Slavia di Sarajevo, squadra battuta nell’ultimo turno per 14-0! Tra le altre pure Concordia e Građanski di Zagabria furono eliminate. Alla fine tutte e tre le squadre furono inserite dalla Federcalcio nel torneo finale. Il 1935 sarà comunque ricordato per l’esordio di Franjo Matošić, appena 17.enne, la futura leggenda della squadra. Ma anche per il ritiro di Ljubo Benčić che aveva disputato ben 385 partite segnando 385 reti! In campionato fu un’altra batosta. L’Hajduk finì al sesto posto, mai peggio in questi anni. Ma se sappiamo che nelle 18 partite disputate giocarono ben 37 giocatori tutto diventa più chiaro.
Seguì il campionato 1935/36 boicottato dalle squadre  più forti eccezion fatta per il BSK che si laureò campione. Dopo un ottimo secondo posto nel campionato 1936/37 per gli spalatini fece seguito un altro disastro nel 1937/38 e un settimo posto. Nel 1938/39 l’Haiduk finì al quarto posto, ma la stella di Franjo Matošić stava ormai rifulgendo tanto che il giocatore fu vicecapocannoniere con 20 reti. Infine nella stagione 1939/40, l’ultima conclusasi prima della seconda guerra mondiale, Hajduk si piazzò al quinto, penultimo posto della fase finale.
La fine degli anni ’30 fu caratterizzata dal cambio generazionale. Tutte le stelle degli anni 20 e dell’inizio anni ’30 finirono le proprie carriere. Così registriamo il ritiro di Lemešić dopo 519 partite giocate e oltre 500 reti. Appese le scarpette al classico chiodo pure Kragić dopo 374 gare e 306 reti. Dall’altra parte diversi promettenti giovani si fecero strada tra cui il citato Franjo Matošić, lo zagabrese Ratko Kocjan e il praghese Jirki Sobotka.
Negli anni ‘30 però non troviamo solo l’Hajduk. La seconda squadra della città, lo Split fece pure la sua bella figura. Infatti la seconda compagine spalatina con gli anni si rafforzò e arrivo a più riprese nelle finali nazionali. Per la prima volta nel 1933/34 troviamo lo Split nelle qualificazioni nazionali dove arrivò in finale e vinse contro il Tri zvezde di Apatin. Doveva partecipare al torneo finale, che però non si disputò. Nel 1934/35 non passo le qualificazioni. Nel 1935/36 la sua veloce comparsa la fece la migliore squadra di Sebenico dell’epoca, l’Osvit che chiuse all’ultimo posto con un solo punto le proprie qualificazioni. Nel 1937/38 ritroviamo l’Osvit sconfitto nel primo turno di qualificazioni per le Prima Lega. Nel 1938/39 ritornò in auge lo Split che però perse al primo turno contro lo  Slavija Varaždin per 7-2 e vinse in casa per 2-0.  Infine nella stagione 1939/40 alla lega croato-slovena, oltre all’Hajduk vincitore, partecipò pure lo Split che chiuse al settimo posto.
Pure le attività locali e regionali furono tante. Si giocavano regolarmente il campionato dalmata e quello spalatino, dove dopo l’uscita di scena dell’Hajduk ormai impegnato solo a livello nazionale e internazionale, lo Split la faceva da padrona. Visto il grande interesse per il calcio dal 1935 registriamo pure i campionati juniores.
Pure negli anni ’30 l’Hajduk dette molti calciatori alla nazionale. Così tra gli esordienti dopo il 1930 troviamo: Vlade Kragić (sei presenze), Anđelko Marušić (16), Bartul Čulić (10), Miroslav Đešković (1), Ivan Radovniković (1 in nazionale B), Jozo Matošić (24), Frane Matošić (16), Zvonko Požega (3) e Šime Milutin (1).
Gli anni ‘30 all’Hajduk e al calcio dalmata non portarono grandi successi. Si notò un leggero declino e la mancanza dell’entusiasmo che aveva caratterizzato i grandi successi degli anni  ’20. Negli anni ’40 che seguirono l’Hajduk tornò di nuovo in auge. Anche se per una buona metà di quegli anni ci fu il secondo conflitto mondiale l’Hajduk giocò tantissime partite e non per niente fu definita una specie di nazionale jugoslava. Ma di questo ed altro nella prossima puntata.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo l'8 aprile 2006.

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