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Hajduk, dal vertice alla zona retrocessione (5 e continua)

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Con la fine della seconda guerra mondiale gli sportivi e non cominciarono ad orientarsi pure verso gli avvenimenti calcistici. Per l’Hajduk di Spalato la fine della guerra fu all’insegna del calcio. Dall’isola di Lissa (Vis) nel 1944 aveva preso l’avvio una lunghissima serie di partite amichevoli contro le più forte squadre militari dell’epoca e le poche compagini che erano attive negli ultimi due anni del secondo conflitto mondiale. L’Hajduk era diventato una potenza, per cui era logico aspettarsi una rapida ascesa nel campionato della nuova Jugoslavia socialisra. A favore dell’Hajduk giocava pure il fatto che quasi tutti i principali contendenti allo scudetto erano stati “eliminati” per varie ragioni. In Croazia, a Zagabria, l’HAŠK, il Građanski e il Concordia erano stati costretti... a chiudere i battenti dal nuovo regime comunista per il loro forte legame con il precedente governo croato. A Belgrado era stata “chiusa” la Jugoslavia. Dei vincitori del campionato jugoslavo prima del 1945 solo il BSK e l’Hajduk erano ancora attivi.


Tre scudetti e poi tanti brividi
I primi segnali negativi però giunsero da Belgrado dove vennero costituite la Stella Rossa (Crvena Zvezda) e il Partizan. La prima società era in realtà una continuazione della Jugoslavia calcio con un forte appoggio del partito comunista. Dall’altro lato il Partizan era la società delle forze militari, nella  quale nei primi anni i giocatori, quasi tutti i più forti calciatori dell’ex Jugoslavia, costretti a fare il servizio militare dovevano giocare.
Dopo  che le tre più forti squadre zagabresi erano state chiuse dal nuovo regime, a Zagabria vennero fondati tanti piccoli club tra cui pure la Dinamo nata dalla fusione di Šparta e ZET. Anche se negli ultimi anni è venuta a galla la volontà, per lo più di carattere politico, di far “slittare” la fondazione della Dinamo agli inizi del XX secolo, questa è stata dettata di sicuro più che altro dall’invidia verso squadre con tradizioni molto più lunghe.
Ma torniamo all’Hajduk. Visto che era da rifondare l’ambiente calcistico jugoslavo, nella primavera del 1946 ci furono tanti tornei e campionati di qualificazione a livello repubblicano. Per l’Hajduk tutto partì nel miglior dei modi. Il primo scoglio da superare era a livello spalatino. In due partite cadde lo Split per 2-0 e 6-1 e l’Hajduk si qualificò alla fase finale del campionato croato. Dopo 14 partite gli spalatini vinsero il campionato a pari merito con la Dinamo di Zagabria con 22 punti e solo due sconfitte contro squadre di bassa classifica: Tekstilac (Varaždin) e Metalac (Zagabria).
Il primo campionato dopo la guerra cominciò il 25 agosto 1946 e per l’Hajduk arrivò subito la prima vittoria con il Nafta di Lendava per 3-1 in trasferta. Le ambizioni degli spalatini aumentarono con il passare dei turni. Al quarto turno a Spalato cadde pure la Stella Rossa di Belgrado per 5-0; la squadra spalatina, in altre parole, non conosceva il fattore sconfitta. Il primo punto perso (si giocava sui due punti per vittoria) fu frutto del pareggio a reti inviolate contro il Lokomotiva di Zagabria appena il 27 ottobre. La vera doccia fredda per il leader incontrastato di questo primo campionato arrivò il primo dicembre quando a Spalato si impose il Partizan per 1-0. Alla fine del mese arrivò pure la seconda sconfitta contro una squadra di bassa classifica, il Ponziana, ufficialmente di Trieste. Anche se ci furono ancora diversi risultati positivi, queste due sconfitte  furono il presagio dei primi problemi. Da marzo in poi ci fu il tracollo che portò l’Hajduk a dire addio ai sogni di vittoria nel primo campionato jugoslavo. Al contrario il Partizan continuò la serie positiva e si laureò campione jugoslavo con ben 11 punti di vantaggio sull’Hajduk, arrivato alla fine solamente quarto.
Nel secondo campionato, 1947/48, l’Hajduk partì in sordina però alla fine si piazzò al secondo posto a cinque punti dal vincitore, la Dinamo di Zagabria. Nel 1948/49 l’Hajduk arrivò terzo a quattro punti dal vincitore Partizan.  Però gli spalatini furono in lotta per lo scudetto fino alla penultima giornata e alla sconfitta a Belgrado per 2-0 contro il Partizan.
Nell’estate del 1949 l’Hajduk andò in Australia per una lunga serie di amichevoli e così “completò il giro” dei continenti. Nelle 21 partite giocate registrò ben 19 vittorie, una sola sconfitta e un pareggio.
Però ormai era chiaro, l’Hajduk era una squadra da vertice e la più costante in questi primi anni. Era chiaro che il successo era a portata di mano e mancava solo un po’ più di costanza. Così lo scudetto arrivò nel 1950 quando l’Hajduk vinse il campionato con una giornata di anticipo imponendosi nella penultima giornata contro la Stella Rossa per 2-1 a Spalato.
Negli anni ’50 la Federcalcio jugoslava fu alla ricerca della formula ideale di campionato e le quattro squadre più forti si divisero i campionati. Così nel 1951 l’Hajduk finì terzo “grazie”  alla sconfitta alla terzultima giornata contro il futuro vincitore, la Stella Rossa di Belgrado. Nel 1952 giunse il secondo scudetto vinto all’ultima giornata con il successo in trasferta contro la Lokomotiva. Nel 1952/53 tutto andò in fumo alla terzultima giornata in seguito alla disfatta contro la Dinamo per 5-1. Nel 1954/55 nuovo scudetto, vinto con diverse giornate d’anticipo. La “tragedia” era vicina nel 1955/56. L’Hajduk ormai abituato a vincere o perlomeno a essere sempre al vertice del campionato jugoslavo, in questa stagione visse uno dei periodi più neri della sua storia. L’inizio del campionato non presagiva grandi mete visto il continuo “susseguirsi” di vittorie e sconfitte. La situazione era stata incerta fino alle ultime giornate. Alla fine l’Hajduk chiuse al terzultimo posto, evitando per soli due punti la retrocessione! La salvezza fu conquistata solamente all’ultima giornata con un pirotecnico 5-0 inflitto all’ultimo classificato, il  Proleter di Osijek. Seguì una nuova discreta stagione e un terzo posto lontano dalla vetta; però nel 1957/58 si toccò il fondo. Nono posto a pari merito con il retrocesso Split! La Dalmazia rischiò di perdere entrambe le squadre: il leggendario Hajduk e il neopromosso Split. Per la fortuna dell’Hajduk decisivo fu il coefficiente reti che permise alla squadra di evitare i play out per la retrocessione. Il tutto fu frutto di un terribile finale di stagione dove nelle ultime quattro giornate l’Hajduk conquistò un solo punto perdendo pure all’ultima giornata il derby spalatino.
Le delusioni finirono nella stagione 1960/61. Fino alla 18.esima giornata fu una lotta a due tra il Partizan e l’Hajduk, con la Stella Rossa subito alle spalle. La sconfitta a Belgrado con il diretto concorrente decise il campionato e alla fine gli spalatini chiusero al terzo posto. Nel 1962/63 ci fu di nuovo il rischio retrocessione, con la salvezza conquistata nelle ultime giornate. Seguirono altri anni di grandi delusioni, in cui i dalmati rimasero lontani dal vertice.  Per lo più furono anni di dura lotta per la salvezza da conquistare possibilmente con qualche giornata di anticipo. Si toccò di nuovo il fondo nella stagione 1965/66 “grazie” a cinque punti di penalizzazione: l’Hajduk  daccapo “conquistò” la salvezza facendo affidamento sul quoziente reti, piazzandosi davanti allo Zagreb e al retrocesso Radnički di Belgrado.
Dalla stagione 1967/68 in poi per l’Hajduk le cose migliorarono; i risultati furono più soddisfacenti e gli spalatini tornarono al vertice. Furono lontani dalla lotta per lo scudetto, ma sempre in lotta per le migliori posizioni in classifica e i posti per la zona che permetteva di disputare poi le coppe europee.
Anche se queste prime stagioni del campionato jugoslavo furono contrasegnate da tre scudetti, furono molte di più le delusioni. Però quello che all’Hajduk in tutti questi anni non mancò, ed era una ormai una vecchia tradizione, fu la capacità di “sfornare” nuove stelle, stagione per stagione. Nonostante le delusioni in tre occasioni i spalatini ebbero il capocannoniere. Il primo a vincere questo titolo fu la stella degli anni ‘40 e il marcatore più prolifico della storia spalatina, Frane Matošić. Vinse la classifica marcatori nella stagione 1948/49 con 17 reti, con una media di 0,94 reti per partita, strepitosa per i nostri tempi.  Sei anni più tardi fu seguito da un’altra stella spalatina e non solo, Bernard Vukas che si laureò campione nel 1954/55 con 20 reti. Infine nella stagione 1965/66 fu la volta di Petar Nadoveza che segnò 21 reti.

Una coppa vinta in cinque finali
Se le delusioni in campionato in questi anni furono parecchie, nella coppa jugoslava le cose andarono meglio anche nelle stagioni più nere. Così fino alla fine degli anni ‘60 l’Hajduk arrivò ben cinque volte in finale. Per la prima volta nel 1953 quando si arrese al BSK di Belgrado per 2-0. Seguì la finale due anni dopo con lo stesso avversario e il medesimo risultato finale.
Nel 1962/63 ci fu la prima finale croata della competizione dove prevalse la Dinamo di Zagabria per 4-1. Il 24 maggio 1967 rimarrà per sempre segnato nella storia dell’Hajduk. In quel giorno, per di più davanti al proprio pubblico, l’Hajduk vinse la sua prima coppa di Jugoslavia. Si impose per 2-1 contro il Sarajevo. Ma fu una partita a senso unico.
Questa fu inoltre l’unica nota lieta degli anni ‘60 caratterizzati dalle lotte per la salvezza più che dalle battaglie per il vertice. Alla fine, nella stagione 1968/69 l’Hajduk ritornò in finale, ma registrò una nuova sconfitta a Belgrado contro la Dinamo di Zagabria.

Esordio amaro nelle Coppe europee
Nelle coppe europee i primi passi furono duri. “Grazie” ai magri risultati il suo esordio nelle coppe europee l’Hajduk lo ebbe in seguito alla vittoria nella coppa nazionale. Nell’unica partecipazione alla Coppa delle Coppe di questi anni, nella stagione 1967/68, l’Hajduk perse nei sedicesimi di finale contro gli inglesi del Tottenham Hotspur per 0-2 e 3-4.

Inesauribile fonte per la nazionale
Oltre ai citati capocannonieri, Frane Matošić, Bernard Vukas e Pero Nadoveza, diversi altri giocatori dell’Hajduk arrivarono a giocare nella nazionale. Tra gli altri troviamo i nomi delle stelle di quegli anni: dal leggendario portiere della nazionale, dell’Hajduk e della Stella Rossa, Vladimir Beara (39 partite come portiere dell’Hajduk), a Dragan Holcer (45 partite), ma il massimo fu offerto da Bernard Vukas che come “bianco” giocò ben 59 partite. Oltre a queste leggende troviamo pure giocatori meno noti che hanno disputato diverse partite nella nazionale come Andrija Anković, Miroslav Bošković, Aleksandar Kozlina, Vinko Kuci, Slavko Luštica, Džemaludin Mušović, Joško Vidošević e Ante Žunetić.
Però se fino al 1970 le stagioni dell’Hajduk furono contrassegnate dalla lotta per non retrocedere e da solamente sporadici sprazzi di gioia dopo i primi scudetti, quelle che seguiranno saranno le stagioni d’oro nel campionato jugoslavo coronate da scudetti, coppe jugoslave e tante ottime partite nelle coppe europee. Ma di questo nella prossima puntata  quando ripercorreremo la storia dell’Hajduk dal 1970 fino all’estate del 1991 e la fine della Jugoslavia  con il susseguente inizio del campionato croato.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 3 giugno 2006.

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