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Hajduk, inanellati quattro scudetti e otto coppe (6 e continua)

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Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’Hajduk pensava di avere la strada aperta verso il dominio nel campionato jugoslavo. I presagi c’erano tutti. La squadra era ormai insieme da quasi due anni. Aveva degli ottimi giocatori. Dall’altra parte tutte le squadre avevano appena iniziato a formarsi. Le più forti squadre di prima della guerra non esistevano più. Anche se tutto sembrava semplice, l’Hajduk andrà incontro a tantissimi problemi. Come abbiamo visto i primi anni furono sempre passati lottando per lo scudetto e i tre trionfi finali ne sono la prova. Però in seguito fu un continua lotta per non retrocedere. Una lotta impensabile anni prima, ma  diventata poi la realtà nuda e cruda del calcio dalmata, ovvero dell’Hajduk.
Se gli anni ’60 erano stati durissimi per i tifosi dell’Hajduk, alle porte c’erano gli anni ’70, anni di grandi successi su tutti i fronti. Gli ultimi tre campionati degli anni ’60 facevano presagire che le aspirazioni di puntare al vertice potevano di nuovo farsi strada. Ormai la squadra era rinata, mancavano solamente la costanza e la compattezza necessarie per vincere finalmente il campionato.


Nell’estate del 1970 le aspirazioni di lotta per lo scudetto erano forti. L’allenatore Slavko Ljuštica aveva a sua disposizione una squadra solida senza grandi stelle. Un gruppo giovane che avrebbe segnato con leggeri cambiamenti gli anni a venire. Il campionato l’Hajduk lo aprì in sordina con un pareggio contro il Čelik di Zenica 1:1. Seguirono altri pareggi senza troppa gloria contro squadre deboli come Crvenka, Sarajevo e una vittoria di misura contro il Maribor. Ma neppure le altre squadre non strafavano e pertanto il vertice della classifica rimaneva sempre a portata di mano. Le avvisaglie di una stagione migliore si ebbero alla sesta giornata con la vittoria a Zagabria contro i rivali agguerriti della Dinamo per 1-0, che portò i dalmati al terzo posto. Al tredicesimo turno l’Hajduk a Spalato ospitò la Stella Rossa di Belgrado e incasellò un’importantissima vittoria per 4-2. Veniva così finalmente battuto il grande avversario: la vittoria portò i dalmati in testa alla classifica a pari merito con il Partizan di Belgrado. Non succedeva da anni a campionato ormai inoltrato. Alla sedicesima giornata le due squadra si incontrarono a Spalato dove la contesa finì in parità per 0-0: pertanto la lotta alla pari al vertice continuò. Le due squadre procedettero a braccetto fino a metà maggio ossia fino alla 26.esima giornata, a otto dal termine. Allora l’Hajduk si impose contro il Radnički di Kragujevac in trasferta, mentre il Partizan fu fermato sul pari a Tuzla contro la Sloboda. Da quel momento l’Hajduk non conobbe più avversari. Fu protagonista di sette vittorie e due pareggi, mentre il Partizan registrò un incredibile crollo e conquistò solo tre punti fino alla fine del campionato. Così alla fine l’Hajduk vinse lo scudetto numero quattro dopo il 1945, dopo ben 15 anni. A permettere il trionfo furono: Radomir Vukčević, Ante Sirković, Ivan Hlevnjak, Dragan Holcer, Vilson Džoni, Mario Lemešić, Mario Boljat, Ivan Buljan, Luka Peruzović, Joško Gluić, Miroslav Ferić, Jure Jerković, Ivan Pavlica, Mičun Jovanić, Petar Nadoveza, Miroslav Vardić, Miroslav Bošković, Dražen Mužinić, Dinko Žutelija, Veselin Zrilić, Vladimir Smolčić, Ivica Matković, Ante Ivković.

Un allenatore «di peso» e tanti campioni
Dopo il tanto atteso scudetto per l’Hajduk seguirono anni altalenanti, ma mai a livelli di lotta per la retrocessione:  sempre confinati a metà classifica lontani sia dalla lotta per lo scudetto, sia dai piani bassi della graduatoria. Il ritorno al vertice lo registriamo nella stagione 1973/74. Fu un campionato aperto fino all’ultima giornata. Gran parte del campionato fu segnata da una lotta a tre tra i dalmati, il Velež di Mostar e la solita Stella Rossa di Belgrado. Le ultime dieci giornate queste tre squadre furono costantemente a pari merito o al massimo vi furono due punti di differenza. Al trentesimo turno crollò la Stella Rossa. Gli ultimi tre turni le altre due squadre, Hajduk e Velež, li passerono a pari merito. Alla fine lo scudetto fu vinto dall’Hajduk. Un anno bellissimo coronato pure dalla vittoria in coppa. Ormai nell’Hajduk esisteva una squadra non solo giovane e ambiziosa, ma pure una squadra che nelle proprie file vantava diversi giocatori importanti tipo: Ivan Katalinić, Luka Peruzović, Dragan Holcer, Ivan Buljan, Vilson Džoni, Ivica Šurjak, Slaviša Žungul, Branko Oblak, e altri. Però in panchina cominciava a farsi notare un certo Tomislav Ivić, uno dei migliori allenatori e non solo a livello nazionale.
Il momento d’oro continuò anche nella stagione successiva che però iniziò con una sconfitta. Continuò poi con una sfilza di successi per cui alla fine si concretizzò una lotta a due per lo scudetto contro la grande sorpresa, il Vojvodina di Novi Sad. La volata finale iniziò nella 32.esima giornata grazie alla vittoria degli spalatini a Belgrado contro la Stella Rossa.  Alla fine lo scudetto arrivò con tre punti di scarto.
Il proverbio dice che non c’è due senza tre. L’antico adagio però non valse per l’Hajduk. Nella stagione 1975/76 ci fu una nuova lotta a due con il Partizan di Belgrado da anni ormai in ombra. Le due squadre passarono tutta la primavera al vertice scambiandosi al primo posto. Lo scudetto fu perso all’ultima giornata! A Belgrado contro l’OFK non bastò la rete di Luka Peruzović per vincere, finì 1-1. D’altro canto il Partizan vinse a Lubiana con una rete di Nenad Bjeković (capocannoniere di questo campionato) al 90 minuto! Ci furono tante polemiche dopo l’incontro, ma alla fine tutte le partite furono registrate con i risultati conquistati sul campo e lo scudetto dopo due anni di dominio spalatino finì a Belgrado per un solo punto.
Seguirono due anni passati in secondo piano fino alla stagione 1978/79 e il nuovo scudetto. Ma fu di nuovo un autentico calvario risolto all’ultima giornata. Infatti dopo 34 giornate gli spalatini si ritrovarono con 50 punti come la Dinamo di Zagabria. Vinsero grazie alla differenza reti. A complicarsi la vita in un campionato praticamente già vinto ci pensò l’Hajduk alla 27.esima giornata quando perse contro la Dinamo in casa per 2-1. Sulla panchina sedeva ancora Tomislav Ivić e i primi passi le facevano le future (o già vere) stelle del calibro dei gemelli Zlatko e Zoran Vujović, Ivan Gudelj e Mišo Krstičević.
Nella stagione 1980/81 mancò agli spalatini la determinazione necessaria per agguantare un nuovo scudetto. Il secondo posto finale alle spalle della Stella Rossa fu il “successo” in seguito ai troppi pareggi negli ultimi turni. Bastava crederci  per arrivare primi visto che i belgradesi registrarono ben tre pareggi di fila nelle ultime giornate, mentre l’Hajduk incasellò una sola vittoria e due pareggi. Non bastò: alla fine furono due i punti di differenza.
La replica l’abbiamo nel 1982/83 quando lo scudetto fu di nuovo perso all’ultima giornata. Gran parte del campionato fu una lotta a tre tra Hajduk, Dinamo di Zagabria e Partizan di Belgrado. Agli spalatini bastava vincere a Tuzla contro l’ormai disinteressato Sloboda per arrivare al titolo. Ma l’Hajduk perse per 1-0 mentre il Partizan pareggiò 1-1 contro il Velež di Mostar.
Seguirono anni trascorsi nei “piani alti” con i dalmati sempre tra i primi cinque in classifica. Erano pochi i punti di distacco dal vertice, ma pur sempre sufficienti per escludere gli spalatini nelle ultime giornata dalla lotta per lo scudetto. Tutto fino al 1986/87 e al famoso campionato delle penalità di sei punti inflitte a ben 10 delle 18 squadre per “combine” nel campionato precedente. Si arrivò così all’ultima giornata che la Federcalcio non aveva ancora risolto l’enigma chiamato sei punti di penalità né “deciso” quale sarebbe stata la classifica vera, finale. L’Hajduk non giocò un grande campionato però nella classifica con le penalizzazioni rischiò di vincere lo scudetto. Bastava imporsi nell’ultima giornata a Zenica contro il Čelik. Però l’Hajduk perse per 3-1 e finì al quarto posto a due punti dal Vardar di Skopje. Dopo alle squadre penalizzate furono tolte le penalizzazioni e gli spalatini ufficialmente finirono all’ottavo posto. Unica soddisfazione la coppa vinta contro il Rijeka.
Seguì un tracollo terribile con l’Hajduk coinvolto nella lotta per non retrocedere fino all’ultima giornata. Finì al 13.esimo posto a un solo punto dalla zona retrocessione. All’ultima giornata quando solo la vittoria garantiva la salvezza sicura l’Hajduk pareggio per di più in casa contro il Vardar per 0-0. A salvare i dalmati ci fu il pareggio del Sutjeska (retrocesso) per 2-2 contro la Stella Rossa costretta almeno al pari per vincere lo scudetto.
Gli ultimi tre campionati l’Hajduk li passò lontani dai primi posti, non tanto di posizione in classifica, ma di punti. L’ultimo campionato jugoslavo, quello della stagione 1990/91 i dalmati lo chiusero al sesto posto con ben 21 punti di ritardo dal Partizan di Belgrado, dominatore del campionato.
Anche se in tutti questi anni l’Hajduk aveva degli ottimi attaccanti, solo in una occasione questi vinsero il titolo di miglior marcatore del campionato. L’impresa riuscì solo nella stagione 1984/85 a Zlatko Vujović che prevalse con 25 reti.

Coppa Jugoslavia  conquistata otto volte
Se i successi in campionato non mancarono, neppure quelli in coppa latitavano.
Anzi qui ci fu quasi un costante dominio degli spalatini. Dal 1970 fino alla dissoluzione della Jugoslavia, l’Hajduk vinse ben otto coppe e perse in una sola occasione.
Dal 1971/72 l’Hajduk vinse ben cinque coppe consecutive. Un fatto mai registrato nella storia del calcio jugoslavo. Di fila cadderò: Dinamo (Zagabria), Stella Rossa (Belgrado), Borac (Banja Luka) e nelle ultime due occasioni nei supplementari Dinamo (Zagabria) e Budućnost (Titograd).
Seguì la vittoria nel 1983/84 in due partite contro la Stella Rossa di Belgrado grazie al successo nel primo incontro per 2-1 e il pareggio in trasferta.
Nel 1986/87 ennesimo successo, ma il più sofferto e il primo (e unico) nella storia della coppa Jugoslavia ottenuto ai calci di rigore. A cadere per 9-8 fu il Rijeka. Un serie infinita di rigori che alla fine diede ragione agli spalatini.
Nel 1989/90 l’Hajduk perse l’unica finale di questi anni. Per 1-0 prevalse la Stella Rossa. L’anno dopo, nell’ultima coppa, l’Hajduk in finale si impose contro la Stella Rossa sempre per 1-0 grazie a una rete di un giovane e promettente giocatore, Alen Bokšić al 66’.
L’Hajduk tornò a Spalato con la coppa, ma di lì a poco iniziò la guerra. Della coppa si perse ogni traccia e per anni ci furono versioni diverse sulla sua sorte. Comunque sia l’ultima coppa di Jugoslavia, intitolata al Maresciallo Tito, la vinse l’Hajduk.

Due semifinali europee
Nelle coppe europee furono diverse le partecipazioni “di peso”. Nella Coppa Campioni in due occasioni, nel 1975/76 e nel 1979/80 i dalmati arrivarono ai quarti di finale. In Coppa Coppe cinque le partecipazioni. La migliore nel 1927/73 quando gli spalatini persero in extremis un posto in finale cedendo al Leeds United. Ottimi successi pure nella Coppa UEFA. Pure in questo caso fu sfiorata la finale. Nella stagione 1983/84 in semifinale l’Hajduk giocò contro gli inglesi del Tottenham Hotspur: vinse in casa per 2-1, ma perse nella partita di ritorno per 1-0. “Grazie” alla rete in trasferta non approdò alla finale.

Una sfilza di nazionali
Parecchi i giocatori con la maglia della nazionale in questi anni. Ricordiamo solo quelli più noti: Ivan Buljat (36 presenze di cui 28 come spalatino), Nikica Cukrov (14/3), Ivan Gudelj (33), Dragan Holcer (52/45), Jure Jerković (43/42), Ivan Katalinić (13), Branko Miljuš (14), Dražen Mužinič (32), Branko Oblak (46/14), Luka Peruzović (18/14), Blaž Slišković (26/15), Zlatko Vujović (70/45), Zoran Vujović (34/23), Zoran Vulić (25/9) e Slaviša Žungul (14). Giocò pure un giovanissimo Aljoša Asanović che “raccolse” tre presenze e Robert Jarni che registrò sette presenze.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 15 luglio 2006.

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