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La Dalmazia è stata sempre una fucina di talenti sportivi. Ancor oggi continua a sfornare stelle a bizzeffe e non soltanto in campo calcistico. Ha quasi dell’incredibile la capacità del vivaio dalmata di “regalare” in continuazione campionissimi in tutti gli sport, imperniati sul pallone. Naturalmente il calcio la fa da padrone. E Spalato è ovviamente la città simbolo di questa incessante “produzione” di star calcistiche. E l’Hajduk, è la squadra per antonomasia, quando si parla di compagini in grado di sfornare giocatori di grosso calibro. Il club spalatino ha espresso nei suoi quasi 100 anni di proficua attività tantissimi campioni a livello nazionale, ma pure internazionale. Molti di essi hanno militati sopratutto nella compagine dalmata, ma tanti altri hanno dato vita a una “diaspora” calcistica che ha “arricchito” tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell’ex Jugoslavia e dell’Europa che conta in campo “pallonaro”. E ogni volta il miracolo si è ripetuto. Quando sembrava che l’Hajduk avrebbe risentito magari di cotante defezioni e non sarebbe stato in grado di rimpiazzare quanti erano partiti, sono spuntati subito all’orizzonte altri talenti di prim’ordine. E il ciclo è proseguito. Il mito della squadra spalatina si è consolidato e nella leggenda sono entrati un mare di campioni.
In seguito passeremo in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell’Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non.


Vladimir Beara è stato il miglior portiere
Il migliore. Secondo vari criteri e da vari punti di vista Vladimir Beara è stato il migliore portiere nel suo periodo e non solo. Beara è nato il 26 agosto 1928 nel paesino di Zelovo, vicino a Sinj. È stato un pilastro dell’Hajduk e della nazionale jugoslava per la quale ha collezionato 60 presenze. Di queste 35 sono state conseguite nel periodo spalatino.
Nelle file dell’Hajduk è venuto nell’estate del 1946. E quasi per caso. Infatti era un grande tifoso degli spalatini. Durante uno degli allenamenti ai quali regolarmente assisteva Beara fu notato da  uno degli assistenti dell’allenatore dell’epoca, Jozo Matošić, che gli propose di andare tra i pali. Parò l’impossibile e già il giorno dopo si aggregò agli juniores su espresso desiderio dell’allenatore della prima squadra Leo Lemešić. Dopo un anno di attesa e di ”scuola” nell’estate del 1947 Beara entrò a far parte della prima squadra. Con gli spalatini conquistò tre scudetti. Il primo arrivò nel 1950; fecero seguito quelli del 1952 e del 1954/55 (questa fu la sua ultima stagione nell’Hajduk prima di andare a Belgrado, dove militò tra le file della Stella Rossa). In totale collezionò ben 308 presenze. A Belgrado conquistò ancora quattro scudetti e due coppe nazionali. Da segnalare la stagione 1959/60 quando fu proclamato il migliore giocatore in Jugoslavia: fu la prima volta che un portiere ottenne un simile riconoscimento. Dopo Belgrado andò all’estero dove militò per l’Alemania Achen e per la Victoria Koeln.
Dopo una gloriosa carriera da calciatore si cimentò in veste di allenatore. Il patentino lo ricevette in Germania nella scuola di Seppe Herberger. L’esordio lo ebbe nel Friburgo nella stagione 1964/65. Seguirono due stagioni in Olanda prima di venire a Fiume dove si fermò per una stagione. Dopo una nuova esperienza olandese nella stagione 1970/71 come secondo di Slavko Ljuštica conquistò lo scudetto con l’Hajduk dopo ben 16 anni. Dopo altri girovagare in piccole squadre come l’Osijek, Troglav Livno e un po’ all’estero approdò sulla panchina della nazionale del Camerun. Un po’ a sorpresa conquistò la Coppa Africa ricevendo in seguito tutte le più alte onorificenze del Paese. Ritornato in Jugoslavia non ebbe fortuna di sedersi su panchine importanti e chiuse la carriera nel Bregalnica di Štip in Macedonia.
Nella nazionale Jugoslava esordì nel 1950 sostituendo Srđan Mrkušić, all’epoca insostituibile, diventando a sua volta un perno della nazionale per ben nove anni. Partecipò a tre mondiali (1950, 1954 e 1958) e alle Olimpiadi del 1952 dove vinse la medaglia d’argento. Da segnalare nel 1953 pure una presenza nella nazionale dell’Europa.

Vladimir Kragić, il «piccolo» centravanti
Vladimir Kragić è magari un calciatore poco noto dell’Hajduk, ma fu una pedina molto importante della compagine spalatina prima della seconda guerra mondiale. Giocò nella squadra dalmata per 11 anni.
Nato a Spalato l’8 giugno 1910 fu un classico centravanti. Per l’Hajduk giocò la bellezza di 354 partite segnando ben 266 reti. Oggi nella storia della società dalmata è al sesto posto in quanto a reti messe a segno. Con l’Hajduk vinse lo scudetto nel 1929, mentre nel 1933 si laureò capocannoniere con 21 reti. Con la nazionale esordì il 4 maggio 1930 a Belgrado contro la Romania. In solo quattro anni di militanza registrò sei presenze e quattro reti.
Da giovane non sembrava destinato a una carriera da sportivo né tanto meno da calciatore. Piccolo di statura anche se atletico aveva dei piccoli piedi. Poi si capì che proprio grazie a questi piccoli piedi aveva una presa e un tiro micidiale. Fu un calciatore completo che nella sua carriera giocò in tutte le posizioni, meno quella di portiere.
Rimane negli annali la partita del 1933 quando a Spalato arrivarono gli zagabresi dell’HAŠK. Finì 7-1 per i dalmati: un risultato importante conoscendo la forza delle due squadre, ma ancora di più per Kragić che segnò tutte e sette le reti dei padroni di casa!
Vladimir Kragić rimase sempre legato alla sua Spalato. Finita la carriera di calciatore lasciò quasi del tutto il mondo del calcio, tanto che neppure veniva allo stadio. Ma essendo stato il “vicino di casa” dell’ex stadio dell’Hajduk sentiva tutto.
È morto il 17 settembre 1975 a Spalato.

Leo Lemešić, da attaccante ad arbitro
Leo Lemešić e il calcio sono stati davvero compagni inseparabili. Nato a Sinj l’8 giugno 1908, si avvicinò al mondo dello sport a 13 anni, ovvero nel 1921. Ma non al calcio. La sua prima passione fu la vela. Pure nel 1921 fu attratto dall’atletica, una delle sezioni dell’Hajduk. Dedicò tre anni a questo nobile sport, ma militò pure nella squadra di rugby. Il calcio non gli era del tutto estraneo avendo  giocato sporadicamente nel Dalmatinac, ma gli piaceva di più la pallanuoto. Nel 1924 questo atleta polivalente fu notato da Luka Kaliterna. Fu aggregato alla squadra juniores, più per scommessa che per altro motivo, visti i numerosi e svariati interessi del giovane. Solo due anni più tardi, nel 1926, esordì in prima squadra e vinse poco dopo il primo scudetto! Seguirono a breve distanza altri due: nel 1927 e nel 1929. Alla fine gli amanti della statistica segnarono accanto al nome di Leo Lemešić la bellezza di 491 presenze e 455 reti! Breve la carriera nella nazionale jugoslava. Esordì il 10 maggio 1929 a Bucurest contro la Romania. La chiuse a Zagabria solo tre anni dopo. In totale cinque presenze e tre reti. Troppo poco per un genio calcistico come Leo Lemešić. La carriera di calciatore ufficialmente la concluse nel 1940. Quatto anni più tardi fu tra i dirigenti dell’Hajduk che ricostruirono la squadra a Lissa (Vis). Fu presente alla prima partita e in mancanza di un arbitro, si improvvisò tale anche senza patentino. Questo ruolo gli piaceva così tanto e alla prima occasione, nel 1946 prese il patentino di arbitro e solo due anni dopo, partecipò alle Olimpiadi di Helsinki. Il più grande riconoscimento come arbitro lo ricevette nel 1950 arbitrando ai Mondali in Brasile. Esperienza ripetuta otto anni dopo, nel 1958, in Svezia. Per ben 12 anni dal 1948 al 1960 fu arbitro internazionale. In totale furono 337 partite dirette da Leo Lemešić come arbitro e 101 come guardalinee. In seguito rimase legato al calcio come delegato anche internazionale per parecchi anni. Morì il 15 agosto 1978 nel capoluogo dalmata.

Frane Matošić, capocannoniere per antonomasia dei dalmati
Frane Matošić è una della maggiori leggende nella storia dell’Hajduk. Tuttora è il numero uno in quanto a presenze e numero di reti segnate: complessivamente 739 presenze e 729 reti. Queste sono di sicuro cifre che ancora a lungo rimarranno inattaccabili.
Nato a Spalato il 25 novembre 1918, il suo primo vero contatto con il pallone lo ebbe a 9 anni subito nell’Hajduk. Il suo primo allenatore fu il leggendario Luka Kaliterna. Ebbe una carriera fulminante nelle giovanili cosicché nella prima squadra esordì nel 1934 ad appena 16 anni contro lo Slavia di Sarajevo. Arrivare alla prima squadra fu un successo enorme se pensiamo che all’epoca erano insostituibili (e le sostituzioni non erano ancora state “inventate”) Leo Lemešić e Vladimir Kragić. Che Matošić fosse predestinato ad una grande carriera, Luka Kaliterna, che nel frattempo aveva assunto le redini della prima squadra, lo capì subito e dal modulo con due attaccanti passò a quello a tre punte spostando sulle ali gli attaccanti in auge  fino a quel momento e promuovendo Matošić al ruolo di centravanti unico. Parecchi furono i successi personali e quelli conseguiti con l’Hajduk. Nella stagione 1940/41 vinse il campionato della Croazia, bissando il successo nel 1946, quando fu pure miglior marcatore con 13 reti. Seguirono gli scudetti nei campionati della Jugoslavia del 1950, 1952 e 1954/55. Nella stagione 1948/49 fu il capocannoniere del campionato con 16 reti. Con l’Hajduk giocò fino al 1956 quando chiuse la carriera a 38 anni. Trascorse solo due anni lontano da Spalato militando nel BSK di Belgrado e nel Bologna.
Finita la carriera di calciatore per quasi due anni fu amministratore nell’Hajduk; nel gennaio 1957 diventò allenatore e vi rimase fino a giugno del 1958. Vi ritornò insieme con Ozren Nedoklan nella stagione 1964/65. Nel 1957 fu allenatore della nazionale jugoslava e l’anno successivo di quella juniores. Per un breve periodo fu allenatore in Tunisia.
Nella nazionale jugoslava Matošić esordì l’8 maggio 1938 a Bucurest contro la Romania decidendo la partita con una rete. Seguirono altre otto presenze prima della seconda guerra mondiale e sette dopo il confl itto. Segnò in totale sei reti in nazionale di cui pure quella decisiva nell’ultima partita il 9 maggio 1953 contro la Grecia a Belgrado. Partecipò con la nazionale alle Olimpiadi del 1948 dove conquistò l’argento.
Da segnalare che fece parte della squadra dell’Hajduk, nella prima partita disputata il 7 maggio 1944 a Lissa (Vis). Fu un classico centravanti che segnò una marea di reti. Precisissimo ai calci di rigore, fu ottimo pure nei calci di punizione, ma segnò pure parecchie reti calciando da fuori dell’area di rigore.

I «grandi fratelli» Poduje
I leggendari fratelli Poduje, Jože e Šime segnarono la storia nei primi anni della società spalatina. Šime Poduje nacque a Lissa (Vis) il 19 maggio 1905. Nella prima squadra dell’Hajduk esordì nel 1927, giusto in tempo per conquistare lo scudetto di quell’anno. Successo bissato due anni più tardi. Rimase all’Hajduk fino al 1931 collezionando in totale 226 presenze e 87 reti. Restò poi tutta la vita legato alla squadra dalmata dove ricoprì svariate funzioni; per un breve periodo di tempo fu pure arbitro. Soltanto durante un breve periodo di studi a Lubiana e Zagabria giocò della amichevoli con il Primorje e l’Iliria a Lubiana e il Građanski a Zagabria.
Scarso fu il feeling con la nazionale nella quale esordì il 28 settembre 1924 contro la Cecoslovacchia a Zagabria. La partita passò alla storia visto che tutti i giocatori (escluso portiere) erano dell’Hajduk. In totale in tre anni di nazionale giocò tre partite senza segnare alcuna rete.
È rimasto ricordato come un giocatore che non è stato mai ammonito, mai espulso, mai punito per nessuna ragione. Un giocatore pulito.
Ancora più che sportivo e calciatore Poduje fu un uomo molto colto. Parlava cinque lingue e ben presto diventò un profilico autore di libri. Portano la sua firma le prime due monografie dell’Hajduk. Anche da calciatore con altri due illustri colleghi, il fratello Veljko e Leo Lemešić, firmò il libro sull’esperienza dell’Hajduk nella tournée in Sudamerica. Già nel 1929 cominciò a pubblicare una rivista calcistica, il Football. Seguirono tanti anni di collaborazioni con giornali zagabresi e belgradesi.
Per un breve periodo fu pure allenatore di piccole squadre del retroterra spalatino. Fu pure fondatore nel 1939 della società di vela di Spalato.
Morì il 31 ottobre 1966 a Spalato. Come riportarono i giornali d’epoca spirò mentre era intento a guardare un reportage sulla partita di campionato tra il suo Hajduk e il Čelik di Zenica.
Suo fratello Veljko Poduje nacque il 24 febbraio 1907 a Sebenico. Fu ricordato come “il professore”. Centrocampista di ottimo livello, giocò per dieci anni all’Hajduk, dal 1922 al 1932 collezionandolo in totale 248 partite e 25 reti. Come il fratello vinse due scudetti (1927 e 1929). In nazionale giocò pure tre partite, lo stesso numero “collezionato” dal fratello. Soltanto per un breve periodo, durante gli studi, giocò per il Concordia nella partite amichevoli.
Finita la carriera di calciatore giocò un ruolo fondamentale nello sport e nel calcio a Fiume. Fu fondatore a Fiume dell’Unione degli allenatori nel 1952 e suo presidente per due mandati, nel 1956-57 e nel 1960-71. Come allenatore guidò l’Orijent di Crimea.
Per un certo periodo di tempo fu attivo come arbitro. Per oltre 20 anni fu giornalista sportivo di Radio Fiume.
Morì nel 1993 nel capoluogo quarnerino.

Vinko Radić, è stato un’ala irresistibile negli Anni venti
Vinko Radić fu una delle migliori ali degli anni ‘20. Nato a Spalato il 2 febbraio 1898, scoprì il calcio subito dopo la fine della prima guerra mondiale, nel 1918. Nel 1920 ormai era già membro della prima squadra. Il giocatore è rimasto una
pedina insostituibile della compagine dalmata fino al 1929.
In totale ha giocato ben 283 partite segnando 96 reti. Vinko Radić è stato uno dei giocatori più importanti nella conquista dello scudetto del 1927, il primo titolo spalatino.
Ha avuto scarso successo nella nazionale dominata dai giocatori dei club zagabresi e belgradesi. Come i fratelli Poduje ha collezionato solo tre presenze dal 1924 al 1927.
È scomparso prematuramente nel 1945 a Spalato.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo l'11 novembre 2006.

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