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I dalmati imbattibili nel gioco del pallone (9 e continua)

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Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell’Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Di grandi campioni la Dalmazia ne ha sfornati tantissimi, per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta nel presentarli. Ha avuto ed ha quasi dell’incredibile la capacità del vivaio dalmata di “regalare” in continuazione campionissimi in tutti gli sport, imperniati sul pallone. Naturalmente il calcio la fa da padrone. E Spalato è ovviamente la città simbolo di questa incessante “produzione” di star calcistiche. E l’Hajduk, è la squadra per antonomasia, quando si parla di compagini in grado di sfornare giocatori di grosso calibro. Il club spalatino ha espresso nei suoi quasi 100 anni di proficua attività tantissimi campioni a livello nazionale, ma pure internazionale. Molti di essi hanno militati sopratutto nella compagine dalmata, ma tanti altri hanno dato vita a una “diaspora” calcistica che ha “arricchito” tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell’ex Jugoslavia e dell’Europa. E nonostante tutte queste continue “defezioni”, l’Hajduk è rimasto squadra di rango e ha sempre rimpiazzato quanti erano partiti verso lidi “finanziariamente” migliori, con altri talenti locali di prim’ordine. E il ciclo è proseguito. Il mito della squadra spalatina si è consolidato e nella leggenda sono entrati un mare di campioni.


Ante Tonči Bonačić, ritenuto un vero artista del pallone
Era considerato il primo gentiluomo del calcio. Nacque il 12 giugno 1905 a Spalato. Ragazzo precoce già a 16 anni entrò a far parte della prima squadra dell’Hajduk. Fu uno dei giocatori portanti della compagine spalatina per ben 12 anni. Vinse i primi due titoli nazionali del 1927 e 1929. Rimase nella file dell’Hajduk dal 1921 al 1933. In totale per i bianchi di Spalato collezionò 253 partite e 118 reti. Giocò come centravanti e come ala sinistra. Fu uno dei pochi giocatori dotati di un fisico non possente a cavarsela egregiamente in questi ruoli.
Per la nazionale jugoslava collezionò nove presenze e tre reti. Esordì il 28 settembre 1924 contro la Cecoslovacchia a Zagabria: fu una partita storica in quanto scesero in campo ben 10 giocatori dell’Hajduk. L’ultima partita la giocò a Poznan in Polonia nel 1931. Partecipò pure alle Olimpiadi del 1928.
All’epoca fu considerato un vero artista del pallone. Grande tecnica e grande dribbling con tanta velocità: fu un vero rebus per i difensori delle altre squadre. Ottimo con tutti e due i piedi, fu noto anche per le sue reti segnate con calci di punizione da distanze impensabili. Gli avversari però facevano notare che era un grande egoista e che giocava in primo luogo per se stesso sciupando tante occasioni più propizie per i compagni di squadra.
Nell’estate del 1933 si trasferì a Zagabria dove giocò per l’HAŠK e poi per un breve periodo nel glorioso Građanski. Poi fu uno dei primi a trasferirsi all’estero. Andò in Francia nell’Olimpique di Marsiglia. Vi rimase fino al 1936 quando prematuramente si ritirò dal calcio giocato. La storia dice che i dirigenti dell’Olimpique vedendolo giocare decisero di mettere nello stemma della squadra la scritta “droit au but” ossia “direttamente in rete”. Morì nel 1948 ad Abbazia.

Mirko Bonačić, carriera tutta nelle file dell’Hajduk
Anche se Ante era il più famoso, non da meno fu Mirko Bonačić. Assieme al fratello Ante con il più giovane Jerko riuscì a giocare in parallelo nella prima squadra dell’Hajduk. Vedere tre fratelli in prima squadra era ed è rimasta una rarità.
Mirko nacque a Spalato il 9 marzo 1903. Esordì nelle file dell’Hajduk nel 1920. Conquistò i primi due scudetti nel 1927 e nel 1929. In totale per gli spalatini giocò 203 partite segnando ben 157 reti.
In nazionale rimase poco. Esordì il 28 settembre 1924 come il fratello Ante, ma chiuse la carriera nazionale solo tre anni dopo, il 28 ottobre 1927 contro la Cecoslovacchia. In totale cinque partite e due reti, di cui la seconda nell’ultima partita.
Fu noto per i suoi dribbling, ma pure per l’abilità di trovare le soluzioni migliori e più semplici per andare in rete.
Giocò solamente per l’Hajduk dove chiusa la carriera nel 1930 a soli 27 anni. Poi, per un breve periodo di tempo, si dedicò alla carriera di arbitro; indi per qualche anno fu allenatore di piccole squadre di località attorno a Spalato. Morì nel 1989 nel capoluogo dalmata.

Broketa, rete storica in zona Cesarini
Broketa è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi nativi di Ragusa (Dubrovnik). Nacque il 24 dicembre del 1922 a Ragusa dove iniziò la carriera calcistica nel GOŠK. L’inizio della carriera fu molto condizionata dalla Seconda guerra mondiale. Tra il 1942 e 1945 militò nell’Uskok di Zagabria, squadra di secondo livello nel campionato croato.
Finita la guerra, nel 1945 ritornò in Dalmazia, nelle file dell’Hajduk. Vi rimase per ben undici anni, fino al 1956. Fu un ottimo terzino sinistro. Fu noto per la grande tenacia e l’ottima capacità di bloccare gli attaccanti avversari.  Per l’Hajduk collezionò ben 493 presenze, segnando, stranamente per un difensore, ben 70 reti! Rimarrà nella storia dell’Hajduk per la sua famosa rete segnata nel 1950 nell’ultima giornata di campionato contro la Stella Rossa di Belgrado. Quella rete, messa a segno in zona Cesarini decise il campionato e portò lo scudetto a Spalato. Così l’Hajduk ridiventò campione dopo ben 21 anni e Broketa fu considerato un vero eroe. Dopo arrivarono altri due scudetti nel 1952 e 1954/55. Nel suo “carniere” pure il campionato croato e la qualificazione per quello jugoslavo del 1946.
Nell’estate del 1956 si trasferì nelle file dell’Ajax di Amsterdam, ma ben presto ritornò nel Paese natio, a Zagabria dove giocò per il Lokomotiva e infine per la sua prima squadra, il GOŠK di Ragusa.
In nazionale fu meno fortunato. Collezionò soltanto tre presenze tra il 1947 e 1948. I più grandi successi arrivarono “dalla panchina”. Infatti fu nella rosa della Jugoslavia che nel 1948 a Londra conquistò la medaglia di argento alle Olimpiadi. Fu pure ai Mondiali del 1950, rigorosamente in panchina senza presenze.
Finita la carriera di giocatore, diventò allenatore, prima del GOŠK e poi delle altre due squadre dell’area ragusea, Dubrovnik e Slaven di Grude. Dopo una lunga malattia morì nella sua Ragusa il 26 luglio 1985.

Kocijan, fortissimo nei tiri dalla distanza
Attaccante di grande vedute. Grande atleta, giocò come centravanti, ala destra, ma fu pure ottimo organizzatore di gioco, dotato di un ottimo tiro dalla distanza. Nato a Zara il 17 gennaio 1917 fu nazionale sia della Jugoslavia che della Croazia.
La carriera di calciatore la iniziò nel 1931 nel Primorac di Zaravecchia (Biograd na moru). Però ben presto la sua famiglia si trasferì a Sebenico, dove lui cominciò a giocare per i locali  dell’Osvit. Vi rimase per soli due anni. Ormai la sua carriera di grande attaccante era segnata come pure il destino di trasferirsi e giocare in parecchie squadre.
Nell’estate del 1936 venne notato dagli zagabresi dell’HAŠK. Al Zagabria rimase per tre stagioni e conquistò lo scudetto del 1938. Nell’estate del 1939 ritornò in Dalmazia, dove militò nell’Hajduk di Spalato. Rimase pure qui ben poco, sole due stagioni, per un totale di 41 partite: segnò però addirittura 54 reti! Riuscì a vincere anche lo scudetto della Croazia del 1940/41. Durante la seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1945, fu membro dell’HAŠK. Più per motivi pratici che per altri motivi, visto che tutto il calcio giocato sia a livello di campionato che a quello di nazionale era concentrato in quel periodo a Zagabria. Finita la guerra decise di rimanere a Zagabria. Siccome l’HAŠK su decisione politica dovette “chiudere”, buona parte del giocatori, e così pure Kocijan, passò alla neofondata Dinamo di Zagabria, nata dalla fusione dello Sparta e dello Zet e molto ben vista dalla dirigenza dell’epoca. Vi rimase per quattro stagioni, fino all’estate del 1949 quando passò al Milicionar, sempre di Zagabria, dove fu parallelamente pure allenatore. Alla Dinamo vinse pure lo scudetto del 1948.
Per la nazionale croata giocò 10 partite e segnò una rete. Per la nazionale jugoslava invece collezionò solamente una presenza. Però nel 1948 fu nella rosa della nazionale che partecipò alle Olimpiadi di Londra dove vinse la medaglia di argento.
Nell’inverno del 1949 di punto in bianco le sue azioni di gioco, la sua grande inventiva, diminuirono drasticamente. Poco dopo gli fu diagnosticata una disfunzione cardiaca e subito fu ricoverato all’ospedale zagabrese di Rebro. Vi rimase in cura per quattro mesi e morì il 18 giugno 1949 a soli 32 anni.

Slavko Luštica, a Spalato giocatore insostituibile
Slavko Luštica dedicò tutta la sua vita al mondo calcistico. Nacque l’11 gennaio 1923 a Kumbor. Iniziò la carriera calcistica nel 1934 nelle file dell’Osvit di Sebenico. Il sua grande talento fu notato nel 1940 e così passò nelle file dell’Hajduk di Spalato, l’unica squadra di livello nazionale in Dalmazia. Ben presto fu lanciato in prima squadra e divenne una colonna portante della compagine spalatina, un giocatore davvero insostituibile. Rimase nel capoluogo dalmata fino al 1956. In totale giocò ben 634 partite, segnando 86 reti. Il primo successo con gli spalatini lo conquistò nella prima stagione, 1940/41, quando l’Hajduk si laureò campione della Croazia, bissando il successo nel 1946, quando il campionato croato valeva come qualificazione per il campionato jugoslavo. Poi seguirono gli scudetti nei campionati jugoslavi del 1950, 1952 e 1954/55.
Stella di prima grandezza nell’Hajduk, non ebbe troppa fortuna in nazionale. L’esordio arrivò il 23 agosto 1950 a Oslo contro la Norvegia. L’ultima, la terza presenza, la collezionò il 2 novembre 1952 a Belgrado contro l’Egitto. Vinse la medaglia d’argento nel 1952 a Helsinki.
Finita la carriera di calciatore diventò allenatore e svolse con successo questa professione. La nuova carriera la iniziò a Sebenico dove dal 1960 al 1965 resse le sorti del locale Šibenik con grande successo. Dopo due anni passati allo Zadar, ritornò a guidare la compagine di Sebenico. Nell’estate del 1969 arrivò la tanto attesa chiamata dell’Hajduk. Vi rimase fino all’estate del 1972 e fu un grande successo. Fu memorabile la stagione 1970/71 quando sotto la sua guida l’Hajduk vinse, dopo ben 16 anni di “digiuno”, lo scudetto. In quegli anni fu molto noto per la sua grande disponibilità al dialogo con i giocatori e la dirigenza. Furono anni molto tranquilli e di grandi successi. Finita l’avventura spalatina si trasferì a Lubiana dove allenò l’Olimpija dal 1973 al 1976.
Ormai stufo della carriera di allenatore ritornò a Spalato dove fu dirigente in primo luogo dell’associazione degli allenatori prima e dopo delle squadre giovanili dell’Hajduk fino al ritiro nel 1986. Per un breve periodo, soli 18 giorni, fu selezionatore della nazionale jugoslava. Si ritirò per problemi di salute, senza dirigere nemmeno una partita. Morì a Spalato nel 1992.

Marušić, terzino con un fisico possente
Nacque l’11 gennaio 1911 nella piccola città dalmata di Almissa (Omiš). Fu un grande difensore per tutta la carriera. Iniziò la carriera nel Komita di Almissa (Omiš) nel 1926. Solo due anni dopo fu notato dall’Hajduk dove passò nel 1928 per rimanervi una vita. Nelle file degli spalatini rimase fino al 1941: collezionò in totale 394 partite, segnando anche 15 reti. Nel suo “carnet” anche due scudetti: uno jugoslavo del 1929 e uno croato della stagione 1940/41. Fu un ottimo terzino destro conosciuto per il suo grande fisico ed anche un instancabile atleta.
Per la nazionale jugoslava collezionò ben 16 presenze. Esordì contro la Bulgaria il 16 novembre 1930. Rimase nazionale fino al 1.mo gennaio 1935 e la partita  contro la Romania.
Fu membro dell’Hajduk quando la società fu rifondata nel 1944 sull’isola di Lissa (Vis). Però ormai gli anni si facevano sentire così prima dell’inizio delle partite del campionato jugoslavo decise di smettere con la carriera di calciatore. Però non di persona attiva nel mondo del calcio. Per un periodo fu pure arbitro.
Morì il 5 ottobre 1981 a Zagabria e venne sepolto nella sua natia Almissa (Omiš).
Quando importante fu come calciatore dimostra il fatto che lo stadio di Omiš oggi porta il nome di «Anđelko Marušić - Ferata»

Jozo Matošić, un difensore con la vocazione del portiere
Uno dei più importanti giocatori nella storia dell’Hajduk, per anni capitano della squadra, grande difensore sinistro e buon allenatore o come dicono gli spalatini, il fratello di Franjo. Fu questo Jozo Matošić.
Nacque il 27 gennaio 1913 a Spalato. Nella prima squadra dell’Hajduk cominciò a giocare nel 1931 e vi rimase fino al 1946. In totale la statistica dice che scese in campo per ben 471 volte, segnando, per un difensore, tantissimo, ben 53 reti.
Con i dalmati vinse due scudetti. Tutti e due croati, quelli del 1940/41 e del 1946.
Per la nazionale jugoslava collezionò 24 presenze. La prima, il primo aprile 1934 contro la Bulgaria a Belgrado. L’ultima, il 22 settembre 1940 pure a Belgrado contro la Romania. Alla fine della carriera di calciatore nel 1947 venne per un breve periodo a Fiume, dove giocò e allenò il Quarnero. Ma la nostalgia per Spalato e l’Hajduk era talmente forte che ben presto ritornò in Dalmazia per occuparsi delle giovanili.
Diventò allenatore della prima squadra dell’Hajduk nel 1951 sostituendo il leggenadario Luka Kalinterna. Vi rimase per tre anni fino al 1954. Durante la sua gestione va ricordato lo scudetto vinto nel 1952. In questo periodo fu noto il fatto che Jozo fu allenatore, mentre in campo il numero uno era suo fratello Franjo. Dopo la famosa tournée nel Sudamerica Jozo Matošić decise di ritirarsi e trasferirsi a Ragusa (Dubrovnik). Nella “Perla dell’Adriatico” assunse le redini dei locali del GOŠK. A Ragusa si fermò fino alla morte sopraggiunta il 28 febbraio 1999 all’età di 86 anni.
Quello che ai più magari sfugge è la “carriera” di Jozo Matošić come portiere! Quando giunse a Spalato nel 1931, vi arrivò come portiere! Infatti gli spalatini erano deboli in questo settore cosicché il giovane Jozo fu mandato nella tournée nel Sudamerica nel 1931 come riserva di Bartol Čulić. A guidarli ci fu il leggendario Luka Kaliterna. Tra una partita e l’altra a Kaliterna fu chiaro che il giovane Jozo aveva pure un futuro da difensore e lo provò a più riprese come difensore sinistro. E fu un grande affare per l’Hajduk, visto che dopo per tantissimi anni fu insostituibile in questo ruolo. Ma che nel profondo del suo animo l’istinto di portiere rimanesse forte, lo dimostra la partita giocata dalla nazionale jugoslava a Istanbul contro la Turchia il 12 ottobre 1936. Infatti in quel periodo le “sostituzioni” non erano ancora inventate. Nella ripresa il portire Spasić si infortunò e fu costretto a uscire dal campo. In porta ci finì Jozo Matošić e se la cavò benissimo.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 9 dicembre 2006.

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