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Di grandi campioni la Dalmazia nel mondo del calcio (ma non solo) ne ha sfornati tantissimi, per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta nel presentarli. Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell’Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Una delle peculiarità di tantissimi giocatori dalmati è stata quella di coniugare un’abilità sopraffina nel gioco del pallone, un talento davvero innato, con un fisico possente. Questo “connubio” è stato l’arma in più di numerosi dei difensori e degli attaccanti che la Dalmazia ha “donato” al calcio croato e internazionale. Diversi si sono fatti valere e apprezzare anche nel campionato italiano. L’Hajduk, naturalmente, è la squadra per antonomasia, quando si parla di compagini in grado di sfornare giocatori di grosso calibro. Molti di questi campioni hanno dato vita a una “diaspora” calcistica che ha “arricchito” tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell’ex Jugoslavia e dell’Europa. E nonostante tutte queste continue “defezioni”, l’Hajduk è rimasto squadra di rango, una compagine che ancor oggi mette paura nelle coppe internazionali ai più blasonati club della vecchia Europa.


Mihovil Borović, un muro per gli attaccanti avversari
Mihovil Borović è ai più un giocatore sconosciuto; però fu il primo nazionale jugoslavo nella storia dell’Hajduk insieme a Rodin. Ottimo stopper, dotato di un fisico possente, fu un vero muro, quasi insuperabile per gli attaccanti avversari.
Naque il 29 settembre 1896 a Spalato. Arrivò giovanissimo all’Hajduk che fu la sua unica squadra. Esordì in prima squadra nel 1914. A parte il periodo della guerra fu uno dei titolari della compagine spalatina fino al 1928. In un periodo contrassegnato in genere da poche partite disputate durante l’anno, Borović riuscì a collezionare ben 282 discese in campo. Sorprendente, per un difensore, il dato che riuscì a segnare ben 38 reti.
Fu la bandiera dell’undici dell’Hajduk che nel 1927 riuscì a vincere per la prima volta nella storia il campionato jugoslavo.
Poca fortuna a livello di nazionale. In totale ha giocato solo due partite, però tutte e due storiche per l’Hajduk. La prima il 10 febbraio 1924 quando con Rodin fu il primo giocatore dell’Hajduk a giocare per la nazionale. La seconda partita fu quella del 28 settembre 1924 quando per la Jugoslavia giocarono ben 10 giocatori dell’Hajduk (tutti meno il portiere, che all’epoca era straniero, ovvero aveva preso il passaporto italiano).
Nel 1922 partecipò al primo corso a Spalato per arbitri. Corso finito con successo. A partire dal 1927, quando si ritirò dal calcio giocato fu a lungo arbitro, in primo luogo a livello regionale dalmata. Fu pure a lungo impegnato in vari ruoli dirigenziali nell’Hajduk. Morì a Spalato il 22 gennaio 1980.

Anton Blažević, centravanti di razza fu anche capocannoniere in Italia
Anton Blažević fu un grande attacante, sconosciuto ai più. Nato nel 1902 a Spalato fece una grande carriera all’estero.
La parte più importante della sua carriera la “costruì” in Italia dove fu il migliore giocatore dalmata ad aver militato nelle squadre della penisola fino ai tempi dei vari Bokšić, Jarni, Tudor e altri. Però ai più Blažević non risulta un nome noto. Nel 1926 arrivò nelle file della Triestina dove rimase per una stagione. Seguì il Verona. Nell’estate del 1928 passò all’Ambrosiana di Milano, oggi squadra nota con il nome di Inter. Vi rimase per tre stagioni, però importanti, giocate svolgendo un ruolo da protagonista. Nell’ordine registriamo 28 partite e 20 reti, 32/14 e 29/6. Con l’Ambrosiana vinse lo scudetto della Serie A del 1930. Seguì l’esperienza al Palermo dal 1931 al 1935. Dopo due anni nel Napoli nell’estate del 1936 arrivò finalmente all’Hajduk dove rimase fino al 1938.
Fu un classico centravanti, dotato di un possente fisico e in possesso di un grande tiro. Nel 1928/29 fu pure capocannoniere del campionato italiano. Mai nazionale, dopo la carriera di calciatore fu pure allenatore, senza ottenere grande successi. Morì a Trieste nel 1958.

Bartul Čulić, portiere d’eccezione per i sudamericani «el gran Zamora»
Bartul Čulić fu il primo grande portiere dell’Hajduk e nazionale jugoslavo. Nato il 6 marzo 1907 a Spalato arrivò nel 1927 all’Hajduk. Ebbe la fortuna di giocare per il fortissimo Hajduk a livello nazionale nel periodo d’oro, nel 1927, l’anno del primo scudetto. In porta praticamente non conosceva avversari. Rimase tra i pali per ben 12 anni. In totale la statistica registra ben 285 presenze. Partecipò ai due maggiori successi dell’Hajduk dell’epoca, i due scudetti del 1927 e del 1929! Ben presto si impose pure a livello nazionale. La prima convocazione in nazionale la registriamo per la partita di Poznan contro la Polonia il 25 ottobre 1931. Fu estremo difensore della nazionale per quattro anni. L’ultima, la decima presenza, la collezionò il primo gennaio 1935 ad Atene contro la Romania.
Portiere completo fu una vera sicurezza per la sua squadra e per la nazionale. Si precipitava su tutti i palloni, senza badare molto alla propria sicurezza. Questo lo portò negli anni a subire parecchi infortuni. La “storia” ha registrato che in ben 17 occasioni è uscito dal campo di gioco in barella.
Nel 1931 partecipò alla tournee sudamericana dell’Hajduk. Il suo gioco fu subito notato tanto che parecchi media lo soprannominarono “El gran Zamora”, comparandolo al grandissimo portiere spagnolo.
Anche se si era ufficialmente ritirato nell’estate del 1939, tornò a giocare nel 1944 sull’isola di Lissa (Vis) quando l’Hajduk fu rifondato; partecipò a tutta la tournee durante la guerra. Morì di tubercolosi a Zagabria il 30 aprile 1948 a soli 41 anni nell’ospedale di Brestovec di Sljeme.

Ljubomir Kokeza, un vero tifoso della squadra dalmata per eccellenza
Ljubomir Kokeza fu non solo un grande giocatore, ma anche un vero tifoso dell’Hajduk. Rimase legato sempre alla società per la quale giocò per tantissimi anni. Fu ottimo difensore e nazionale della Jugoslavia
Nato a Spalato il 15 maggio 1920 iniziò a giocare per le squadrette di quartiere per approdare infine nel 1935 nelle file dello Split, squadra nella quale rimase per due anni. Nell’estate del 1937 passò a militare nell’Hajduk; nelle prime due stagioni giocò per la squadra degli juniores. Dal 1939 cominciò a giocare tra gli seniores con i quali rimase fino al 1957! Per un breve periodo, quando l’Hajduk non era attivo, giocò nel 1942/43 per l’HAŠK di Zagabria.
In totale questo terzino destro ha disputato per l’Hajduk ben 625 partite segnando otto reti. Tantissimi i successi. Il primo arrivò nella stagione 1940/41 quando l’Hajduk vinse il campionato croato, giocato come qualificazione a quello nazionale jugoslavo, poi mai disputato per l’inizio della guerra. Con i dalmati vinse pure il campionato della Croazia del 1946, nuovamente al rango di qualificazioni per il campionato jugoslavo. Seguirono tre scudetti jugoslavi: 1950, 1952 e 1954/55. Ljubomir Kokeza partecipà pure attivamente alla ricostruzione dell’Hajduk sull’isola di Lissa (Vis) nel 1944.
Anche se fu una pedina fondamentale dell’Hajduk per tantissimi anni, non ebbe troppa fortuna a livello di nazionale. Per lui solo due presenze in altrettante partite amichevoli nel 1946 contro la Cecoslovacchia e nel 1952 contro l’Egitto.
Finita nel 1957 la carriera di calciatore si diede subito al ruolo di allenatore. Anche se non fu un tecnico di primo livello ebbe un’ottima e ricca carriera. In regione allenò squadre tipo Dalmatinac (di Spalato), Split, Jadran (Castel San Giorgio, ovvero Kaštel Sućurac) e Solin. A lungo fu all’estero dove allenò negli Emitari arabi uniti, in Iraq, Libia e Egitto.
Come rilevato rimase sempre molto legato all’Hajduk: non per niente si definiva un vero tifoso della squadra dalmata per eccellenza. Scrisse su questo tema pure un libro nel 1958. E rilevò, tra l’altro, che il suo unico rammarico è stato quello di non aver giocato di più nella nazionale. Morì a Spalato il 22 agosto 1992.

Gajo Raffanelli, si battè contro l’italianizzazione dell’Hajduk
Gajo Raffanelli è stato uno dei migliori giocatori del calcio croato. Conosciuto come un giocatore instancabile, dal gioco semplice e con un grande visione di gioco, si è messo sempre in primo luogo al servizio della squadra. Nato il 6 agosto 1913 a Makarska, ha giocato da centrocampista ed è stato nazionale croato durante la seconda guerra mondiale.
La sua carriera di calciatore è iniziata a 15 anni, nel 1928, nella file dello Zmaj di Makarska, dove oggi è considerato una leggenda. Ha militato per ben 10 anni nello Zmaj, una squadra che militava regolarmente nel campionato della regione dalmata. “Chiusa” nello stretto ambito locale dallo strapotere in primo luogo dall’Hajduk di Spalato ed anche dello Split, la compagine di Makarska non uscì mai dai ranghi regionali.
Per Raffanelli il periodo d’oro iniziò abbastanza tardi, all’età di 25 anni, quando nell’estate del 1938 passò all’Hajduk. Vi si fermò per quattro anni fino all’estate del 1941. Furono anni di ottime partite. Giocatore standard a centrocampo collezionò in totale 118 presenze. Il successo a livello nazionale arrivò nell’ultima stagione. Nel 1940/41 dopo un’ulteriore riforma del calcio jugoslavo si decise di indire delle qualificazioni regionali con un torneo finale, alla fine mai disputato per l’inizio della guerra mondiale. Quel campionato regionale, in primo luogo previsto per le squadre della Croazia e della Slovenia, fu diviso e lo disputarono solo squadre croate. Trionfò l’Hajduk che così divento campione della Croazia.
Durante la guerra oltre che giocatore fu pure un dirigente dell’Hajduk. Fu noto pure per il suo forte impegno contro l’italianizzazione dell’Hajduk e contro coloro che volevano cambiare il nome della società in FC Spalato, fatto poi mai avvenuto.
Alla fine della guerra, trascorsa in buona parte da partigiano, ritornò nella sua locale Makarska. Giocò ancora per qualche anno. Durante gli anni ’60 per un po’ di tempo fu pure allenatore della compagine della sua città natale.
Nella nazionale croata giocò una sola partita. L’impegno fu quello zagabrese contro l’Ungheria che fini in parità 1-1.
Morì nella sua Makarska nel 1988.

Janko Rodin, difensore di grande temperamento
Janko Rodin fu uno dei migliori difensori nei primi anni della storia dell’Hajduk. Nato a Castel Vitturi (Kaštel Lukšić) il 17 febbraio 1900, Rodin fu conosciuto come un difensore di grande temperamento, deciso negli interventi e ottimo nel marcamento degli avversari. Fu insuperabile sia nella posizione a lui più naturale di terzino destro, sia in quella di stopper.
Iniziò giovanissimo a giocare nella sua cittadina natale; già a 19 anni, nell’estate del 1919, passò nelle file del Hajduk. E nelle file della compagine dalmata per eccellenza arrivò subito ad essere un giocatore di prim’ordine, praticamente insostituibile.
Per l’Hajduk disputò in totale addirittura 251 partite e segnò ben 35 reti. In totale rimase a Spalato per 12 stagioni. Furono stagioni importanti quelle con l’Hajduk, sempre in lotta per lo scudetto jugoslavo. Riuscì a vincere due scudetti, nel 1927 e 1929. Chiuse la carriera di giocatore nell’estate del 1931.
Giocò pure nella nazionale jugoslava: disputò in totale quattro partite. Partecipò alle Olimpiadi del 1924 a Parigi. Insieme a Miha Borović Kurir fu il primo calciatore dell’Hajduk a giocare in nazionale, dove rimase per tre anni. Prese parte alla storica partita contro la Cecoslovacchia nel 1924 quando tutta la nazionale, meno il portiere, erano membri dell’Hajduk.
Finita la carriera di calciatore diventò uno dei dirigenti dell’Hajduk. Nel 1939 assunse pure la carica di presidente della società. Aiutò pure l’Hajduk nei primi anni di ricostruzione della squadra, nel 1944 e nel 1945 sull’isola di Lissa (Vis) e poi nella serie di partite internazionali disputate.
Per un breve periodo fu pure giocatore del BSK di Belgrado. Andò nella capitale dell’allora Jugoslavia per motivi di studio. Però il fatto gli fu rifacciato per parecchio tempo, con la storia che vi andò per motivi di soldi. Fatto poi per tantissime volte smentito da Rodin.
Quello che è meno noto di Rodin è che per una stagione fu giocatore della leggendaria Slavia di Praga, squadra dominatrice a livello europeo. Così fu uno dei primi a giocare all’estero, ma fu pure il primo giocatore croato ingaggiato da un club della Cecoslovacchia. Morì nella sua natia Castel Vitturi (Kaštel Lukšić) il 13 settembre 1974.

Bernard Vukas, fu in assoluto uno dei migliori giocatori croati
Bernard Vukas è oggi considerato una delle maggiori leggende nella storia calcistica dell’Hajduk. Da molti è definito un vero artista del pallone. Nato a Zagabria il primo maggio 1927 è stato un ottimo attaccante, nazionale jugoslavo, grande marcatore e ottimo nel dribbling.
Iniziò a giocare giovanissimo. Già nel 1938 registriamo le sue prime partite. Nel 1940 lo notò una delle migliori squadre dell’epoca, il Concordia, che lo portò nelle sue file. La seconda guerra mondiale fermò il grande sviluppo calcistico di Vukas. Rimase praticamente inattivo durante il confl itto nonostante in Croazia si giocassero dei campionati: le attività a livello di juniores erano, infatti, quasi nulle. Finita la guerra iniziò a giocare prima per l’Amater e poi per lo Zagreb (che non c’entra con l’attuale squadra di prima lega croata). Le più forti squadre zagabresi dell’epoca furono sciolte e la nuova, Dinamo, perse di vista il giovane talento. Non fu così per l’Hajduk: i suoi dirigenti si precipitarono a Zagabria e in accordo con i genitori riuscirono a trovare un linguaggio comune con Vukas e a portarlo nelle file dell’Hajduk nel 1947.
Nelle schiere dalmate il suo gioco si impose subito. Ben presto divenne una delle colonne dell’Hajduk. Per comprendere quale fosse il suo talento, basti sapere che dopo un solo anno all’Hajduk, arrivò la prima convocazione nella nazionale jugoslava! L’esordio avvenne il 27 giugno 1948 a Belgrado contro l’Albania in una partita valida per la Coppa dei Balcani che finì 0-0. In nazionale rimase fino al 18 maggio 1957, ovvero fino alla partita contro la Cecoslovacchia a Bratislava valida per la coppa Gero, persa dalla Jugoslavia per 0-1.
Nelle file dell’Hajduk giocò in totale addirittura 615 partite segnando ben 300 reti! Con i dalmati vinse pure tre scudetti: 1950, 1952 e 1954/55. In quest’ultima stagione fu pure capocannoniere  del campionato jugoslavo con 20 reti.
Per la nazionale della Jugoslavia collezionò 59 presenze e 23 reti in nove anni. Prese parte a due Olimpiadi, del 1948 a Londra e 1952 a Helsinki, quando con la nazionale vinse due medaglie d’argento. Meno successo, ma pure due presenze ai campionati mondiali del 1950 in Brasile e del 1954 in Svizzera. Fu uno dei rari giocatori all’epoca a collezionare due presenze per la nazione dell’Europa. La prima il 21 ottobre 1953 contro l’Inghilterra e la seconda contro il Regno Unito il 10 agosto 1955. La seconda partita, finita 4-1 per l’Europa, vide ben tre reti di Vukas!
La storia del calcio jugoslavo ricorda Vukas come il primo giocatore professionista a giocare all’estero. Nell’estate del 1957 passò nella Serie A italiana, nelle  file del Bologna. Dopo due stagioni tornò a Spalato per ulteriori tre anni. Nell’estate del 1962 andò in Austria. Dapprima giocò per il GAK di Graz e poi per l’Austria di Klagenfurt e il KSV di Kapfenberg. In totale rimase per cinque stagioni in Austria, dove pure chiuse la sua carriere di giocatore. Però non potendo rimanere lontano dal mondo calcistico diventò tecnico prima e poi allenatore. Per un periodò allenò l’Hajduk e poi lo Zagreb.
Oggi è considerato uno dei migliori giocatori in assoluto della storia dell’Hajduk ma pure del calcio croato. Al contrario di Franjo Matošić, giocò dopo la seconda guerra mondiale per cui è conosciuto ai più.
Nel corso degli anni ha vinto tantissimi premi sportivi. Nel 2004 la Federcalcio croata lo ha proclamato migliore giocatore del 20.esimo secolo e dal Večernji List è stato definito miglior sportivo del 20 secolo. Per la stagione 1952/53 la Federcalcio jugoslava lo ha proclamato miglior giocatore della stagione. Nel 1956 fu proclamato migliore sportivo della Jugoslavia. Diversi i libri che lo ricordano. Morì nel 1983 a Zagabria.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 13 gennaio 2007.

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