Login
Register
Articles

Calciatori provetti e allenatori dal fiuto eccezionale (11 e continua)

Share

Non solo grandissimi giocatori, ma anche allenatori di primo piano. Di straordinari campioni in campo e... sulla panchina la Dalmazia nel mondo del calcio (ma non solo) ne ha sfornati tantissimi. E molto spesso sono stati gli allenatori, grazie al loro fiuto, a “segnare” il destino dei calciatori: a capire quando un portiere poteva, ad esempio, farsi valere sull’altro “fronte” del campo e divenire un ottimo attaccante. Di campioni sono state ricchissime tutte le “microregioni” della Dalmazia, ovvero sia l’entroterra carsico, sia la costa, sia le isole. Naturalmente il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba è stato l’Hajduk, la squadra simbolo della Dalmazia, di cui in genere prima di divenire giocatori sono stati appassionati tifosi.
Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell’Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Molti di questi campioni hanno dato vita a una “diaspora” calcistica che ha “arricchito” tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell’ex Jugoslavia e dell’Europa. Ma il vivaio dalmata è riuscito sempre a compensare egregiamente ogni defezione.


Andrija Anković, una rete a Jascin fece la sua fortuna
Andrija Anković è stato uno dei migliori marcatori nella storia dell’Hajduk, anche se per i più, purtroppo, resta un mezzo sconosciuto.
Anković nacque a Gabela, località alle spalle di Metković, il 16 luglio 1937. Iniziò a giocare giovanissimo nella locale Sloga di Gabela per poi trasferirsi nella vicina Neretva di Metković a 18 anni, nel 1955. Nel Neretva rimase per tre stagioni. Nell’estate del 1958 passò nell’Hajduk. La maglia numero nove del centravanti degli spalatini fu sua per 326 volte: segnò la bellezza di 250 reti.
Nella nazionale della Jugoslavia esordì il primo gennaio 1960 a Casablanca contro il Marocco. La sua ottava e ultima presenza in nazionale la registrò ai Mondiali in Cile contro la Colombia il 7 giugno 1962. Una sola rete per la nazionale.
Comunque in nazionale, nonostante le poche presenze, conseguì due importanti traguardi: la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 e il quarto posto ai Mondiali di Cile nel 1962.
La rete che lo stesso Anković ricordava sempre era quella segnata al leggendario portiere russo Lav Jascin in un’amichevole nel 1959, con un bel colpo di testa. Per un giovane al primo anno all’Hajduk fu una grande, straordinaria rete: e non per niente parecchi dissero che quel gol eccezionale gli assicurò il futuro nella compagine dalmata per eccellenza.
Nella stagione 1964/65 dovette espletare gli obblighi militari: indi disputò ancora una stagione nell’Hajduk. Nell’estate del 1966 passò in Germania nelle file del F.C. Kaiserslautern dove rimase per tre stagioni e dove chiuse la carriera di calciatore.
Subito intraprese quella di allenatore presso il FC Landstuhla dove restò però solamente per una stagione. Ritornò poi in patria dove trovò lavoro come allenatore all’Omiš per un anno. Poi nell’estate del 1971 ritornò a Spalato, ovvero all’Hajduk che gli dette in gestione la squadra dei pulcini. Durante i sette anni all’Hajduk arriverà anche ad allenare gli juniores.
Poi divenne istruttore calcistico per la Federazione della regione dalmata.
Morì a Spalato il 28 aprile 1980 a soli 43 anni, in seguito a un attacco cardiaco. In suo onore nella sua natia Gabela dal 1987 durante la sosta invernale si gioca un torneo che porta il suo nome. Vi partecipano le “sue” squadre: GOŠK Gabela, Neretva Metković e Hajduk Spalato e in più una squadra invitata dagli organizzatori.

Zvonko Bego, grande attaccante grazie al fiuto di Luka Kaliterna
Zvonko Bego, alla pari di Anković ai più è un calciatore semisconosciuto, ma in realtà, in fatto di reti diede un grandissimo contributo alla compagine spalatina. Fu un attaccante puro. Bego nacque a Spalato il 19 dicembre 1940. Figlio di una famiglia di tre fratelli è stato quello che ha avuto più successo.
Iniziò a giocare subito all’Hajduk, come... portiere! La sua carriera tra i pali però durò ben poco. Ebbe la fortuna che ad essere allora allenatore della squadra dalmata era una vera e propria legganda spalatina: Luka Kaliterna, uno che i campioni li “vedeva” a miglia di distanza. E così il fiuto del grande Kaliterna... colpì nel segno anche questa volta: gli bastò vedere l’abilità con la quale il giovanissimo Bego “gestiva” la palla. Gli diede fiducia e lo mandò subito sull’altro “fronte” del campo, in attacco! Ed ebbe ragione.
Un posto tra gli seniores dell’Hajduk, Bego lo conquistò nel 1957 grazie a una partita di coppa nazionale, nella quale segnò subito. In seguito ripetè parecchie volte una simile impresa: “Per me era praticamente un sogno giocare in prima squadra con i grandi campioni dell’Hajduk. Giocare questa partita con loro e per di più segnare fu un’esperienza indimenticabile. E i complimenti del leggendario Frane Matošić dopo la gara mi dettero una gioia immensa”.
Per l’Hajduk giocò fino all’estate del 1967. In totale per lui 375 partite e ben 173 reti.
Proprio nella sua ultima stagione, 1966/67 (non giocata per intero) arrivò l’unico trofeo, la coppa nazionale. Infatti la parte primaverile del campionato Bego non la disputò per l’Hajduk, ma bensì per il Bayern di Monaco di Baviera. Poi seguirono svariate squadre: l’olandese Twente, il Bayer di Leverkusen e l’Austria di Salisburgo prima di ritornare in patria nel 1971. Ma ormai non era più pronto per le “disfide” di Prima lega: così le sue ultime partite le disputò prima nello Junak di Sinj e poi nell’Uskok di Clissa.
Per la nazionale della Jugoslavia ha giocato per sei volte e segnato due reti. L’esordio il 19 novembre 1961 contro l’Austria per finire solo un mese dopo, il 14 dicembre 1961, contro Israele.
Anche se non giocò molto in nazionale, riuscì a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 e questo pur non scendendo in campo nemmeno una volta. E a queste Olimpiadi e a Bego è legato un aneddoto. Zvonko Bego voleva vedere questi Giochi e in primo luogo il torneo calcistico per cui, sicuro di non parteciparvi perché lontano dalla rosa della nazionale, comprò un televisore, una rarità all’epoca. A sole due settimane dall’inizio dei Giochi arrivò l’insperato invito e la partenza per Roma.

Dragan Holcer, leggendario capitano dei «bili» spalatini
Dragan Holcer fu il capitano dell’Hajduk degli anni d’oro, ovvero gli anni ‘70.
Venne al mondo il 19 gennaio 1945 nel campo di concentramento di Cvizlo. La carriera calcistica Holcer la iniziò nel 1961 a Niš nelle file del Radnički. Nell’estate del 1967 si trasferì a Spalato.
Nelle file dell’Hajduk disputerà ben 419 partite segnando nove reti. Fu uno dei migliori stopper nella storia dell’Hajduk. Con gli spalatini vinse tre scudetti 1970/71, 1973/74 e 1974/75 e tre coppe nazionali 1972, 1973 e 1974. Nell’estate del 1975 decise di abbandonare Spalato per trasferirsi in Germania nelle file del VB Stuttgart dove rimase per sei anni. Da incorniciare la sua prima stagione all’Hajduk quando fu proclamato miglior giocatore della Jugoslavia.
Oltre ad essere stato capitano delll’Hajduk, fu pure per lungo tempo pure capitano della nazionale della Jugoslavia. Esordì in trasferta contro il Lussemburgo il 19 settembre 1965. L’ultima partita con la maglia della nazionale fu l’amichevole di Zenica contro l’Unione Sovietica. In totale Holcer in nazionale giocò ben 52 partite di cui 45 come calciatore dell’Hajduk. Nella sua carriera vinse la medaglia d’argento agli Europei del 1968. In due occasioni giocò per la nazionale europea.
Finita la carriera di calciatore ritornò a Spalato dove ricoprì svariati incarichi nell’Hajduk. Per un lungo periodo di tempo fu uno dei membri delle dirigenza e fino al 1986 presidente del settore giovanile. Per un breve periodo nel 2000 fu parte del trio che traghettò l’Hajduk tra due assemblee, in qualità di presidente.

Džemaludin Mušović, ala destra abilissima nei dribbling e veloce
Džemaludin Mušović negli anni sessanta fu uno dei migliori attaccanti nell’ex Jugoslavia. Era una classica ala destra: le sue caratteristiche di fondo erano la grande velocità e l’abilità nei dribbling.
Mušović nacque il 30 ottobre 1944 a Pljevlja, in Montenegro.
Da giovane lasciò la città natale ed arrivò a Sarajevo dove compì i primi passi calcistici. La prima società per la quale giocò fu un club semisconosciuto, il Partizan di Sarajevo. Pur militando nelle file di una “squadretta” riuscì ad essere nazionale jugoslavo juniores! L’altro club della capitale bosniaca, il più conosciuto e inoltre luogo club di Prima lega, ovvero il Sarajevo, lo notò e nell’estate del 1962 lo prese tra le proprie fila. Nel Sarajevo rimase per quattro stagioni. Stagioni in cui si fece notare in prima lega e in primo luogo dai dirigenti dell’Hajduk che riuscirono a convincerlo a venire a Spalato nel 1966. Nel capoluogo dalmata rimase per tre stagioni. Però furono stagioni nel segno della rinascita dell’Hajduk. In queste tre stagioni collezionò 189 presenze e ben 69 reti.
Ritornò poi nel Sarajevo dove militò per altre tre stagioni prima di andare all’estero. Prima tappa lo Standard Liegi; dopo tre anni andò in Francia dove giocò nelle file del Valenciennes, squadra nella quale chiuse la carriera nel 1977.
Con l’Hajduk ha vinto il suo unico trofeo, la coppa Jugoslavia nella stagione 1966/67. Per la nazionale della Jugoslavia ha collezionato 10 presenze e due reti. L’esordio il 19 novembre 1965 contro il Lussemburgo per chiudere il 6 aprile 1968 contro la Francia. Fece parte della nazionale che disputò gli Europei del 1968.
Legato com’era al mondo del calcio, finita la carriera di calciatore si diede a quella di allenatore. La prima squadra fu il Rudar di Kakanj nel 1981. Seguirono altre squadre della Bosnia ed Erzegovina, ovvero il Leotar di Trebinje, il Čelik di Zenica e infine il suo Sarajevo. Ivica Osim lo volle come suo assistente nella nazionale jugoslava. Lavorarono insieme per quattro anni dal 1988 al 1992. Così partecipò ai Mondiali del 1990 in Italia.
Nel 1992 con l’acquisizione dell’indipendenza da parte della Bosnia ed Erzegovina cominciò subito a lavorare per la Federcalcio di Sarajevo. Il primo incarico fu quello di direttore di tutte le nazionali. Con la guerra in atto in Bosnia nei primi anni novanta e la Federcalcio non riconosciuta a livello internazionale, per lui tutto fu molto difficile. Nel 1995, dopo il riconoscimento della federazione bosniaca da parte dell’UEFA e della FIFA, Džemaludin Mušović divenne il primo selezionatore della nazionale della Bosnia ed  Erzegovina. Diresse la nazionale per 18 gare fino al 1998. Dopo l’insuccesso nelle qualificazioni per i mondiali del 1998 si dimesse. Andò in Qatar dove rimase fino al 2004 prima come allenatore di una squadra e in seguito come tecnico della nazionale. Alla fine del dicembre 2006 la Federcalcio bosniaca gli ha di nuovo affidato le redini della nazionale.

Radomir Vukčević, rifiutò il trasferimento all’Ajax
Radomir Vukčević, leggendario portiere della fine degli anni ‘60 e dell’inizio anni ‘70, fu noto con il nome di Vučko.
Nato a Knin il 15 settembre 1941, inanellò la bellezza di 402 presenze nelle file dell’Hajduk. La carriera di calciatore Vukčević la iniziò nel 1957 nella file della locale Dinara. Dopo sei anni venne notato dall’Hajduk che nel 1963 lo prese nelle proprie file. Ci rimase per ben 10 anni sempre titolare tra i pali. Proseguì la carriera per ulteriori tre anni in Francia dove parò per l’Ajaccio.
Lunga fu pure la sua carriera in nazionale. Solo nove le presenze, ma in ben 45 occasioni fu portiere di riserva, un record. La sua “sfortuna” fu che all’epoca insostituibile in nazionale era il grande portiere Ilija Pantelić. L’esordio Vukčević lo ebbe a Rotterdam contro l’Olanda il 1.mo novembre 1967. L’ultima, la nona presenza, il 22 settembre 1971 nell’amichevole di Sarajevo contro il Messico. Fu nella rosa della Jugoslavia che nel 1968 conquistò il secondo posto agli Europei di calcio.
E pensare che era predestinato ad essere un portiere di pallamano. Infatti i suoi primi passi nel mondo dello sport Vukčević li fece in un campo di pallamano, uno sport più popolare nella località di Knin. Dopo passò  al calcio dove a soli 16 anni divenne portiere titolare nella locale Dinara impegnata nelle leghe inferiori. La grande promessa calcistica venne notata quasi da subito dall’Hajduk. I primi contatti ci furono già nel 1959. L’emissario dell’Hajduk riuscì senza troppe difficoltà a convincere Vukčević a trasferirsi a Spalato. Ma l’avventura durò solo due mesi. La nostalgia di casa era troppa e Radomir tornò a casa. Si fecero subito avanti il Šibenik e l’OFK Belgrado, ma non si riuscì a raggiungere un accordo perché Radomir Vukčević non voleva lasciare Knin. Il secondo tentativo, nel 1963 portò Vukčević a Spalato in via definitiva. Esordì subito nella stagione nera per i spalatini che rischiarono pure la retrocessione. Nel 1967 arrivò la prima coppa Jugoslavia e nel 1971 il titolo di campione nazionale, titolo assente da ben 16 anni! Infine nel 1972 Radomir Vukčević vinse con gli spalatini la seconda coppa nazionale.
Prima di lasciere l’Hajduk ed andare a giocare in Corsica Vukčević, così poco propenso ai cambiamenti, rifiutò il passaggio al grande e fenomenale Ajax di Amsterdam.
L’apice della carriera Vukčević lo toccò il 18 luglio 1971 quando parò nell’amichevole contro il Brasile nel leggendario Maracanà davanti a 200.000 spettatori, nella partita d’addio di Pelè.

Ante Žanetić, era dotato di una straordinaria energia
Ante Žanetić, giocatore atipico, fu ottimo sia in difesa che in attacco, ma quello che lo caratterizzò di più fu la sua immensa energia: instancabile davvero per tutti i 90 minuti.
Nato a Blato sulla isola di Curzola, il 18 gennaio 1936, iniziò la carriera di calciatore nel 1952 nella file del locale Zmaj. Siccome era un giocatore promettente e sull’isola le possibilità di “sviluppo calcistico” erano poche allora come oggi, già nel 1953 si trasferì a Ragusa (Dubrovnik). Si fermò nella compagine ragusea per due anni prima di passare nel 1955 nelle file dell’Hajduk.
Nelle file dei bianchi di Spalato si fermò per sei anni. In totale registrerà 254 presenze con 41 reti. Poi si trasferì in Belgio nel FC Brugge. Ci rimane ben poco, perché i dolori alla schiena furono sempre più forti. Rimase a vivere in Belgio per trasferirsi, poi nel 1968, in Australia. Per tre mesi fu allenatore del Croatia di Sydney. Poi definitivamente abbandonò il mondo del calcio.
Nella nazionale jugoslava Ante Žanetić ha giocato 15 partite, segnando due reti. L’esordio lo ha avuto a Hannover contro la Germania occidentale il 20 dicembre 1959. Nel 1960 ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma e l’argento agli Europei in Francia: poi ha abbandonato la nazionale.
Ha partecipato all’unica partita della nazionale croata nel 1956 contro l’Indonesia.
Come ha detto lo stesso Žanetić la più grande gioia della sua vita è stata la firma del contratto con l’Hajduk e le domeniche che non doveva più tremare per il risultato degli spalatini, visto che ne era parte integrante.
Rimase per sempre fedele all’Hajduk. Siccome ha giocato negli anni difficili della storia dei spalatini, anni senza successo, le altre grandi squadre dell’ex Jugoslavia hanno a più riprese tentato di convincere Žanetić di venire nelle loro file. Però il grande amore per l’Hajduk ha sempre avuto ragione.

Per vedere l'intero articolo, versione PDF

Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 10 febbraio 2007.

Share
You don't have permission to view or post comments.

My articles

Scrivendo della storia di un determinato sport ci si imbatte sempre nella stessa domanda: ma quando è nata questa disciplina? Chi sono stati i primi a praticarla? Quali sono state le sue origini...

Sport

Thumbnail Održan 16. riječki polumaraton na relaciji Korzo - Kantrida - Korzo te maraton Korzo - Opatija - Korzo.
More inSport  

Putopisi

Dana 21.12.2017 Udruga 051 je posjetila muzej informatike PEEK&POKE. Vidili smo stalni izložbeni postav starih računala i informatičke tehnologije Od 22. rujna 2007. Hrvatska je dobila PEEK&POKE –...
More inReportaža