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Di straordinari campioni la Dalmazia nel mondo del calcio (ma non solo) ne ha sfornati tantissimi. Naturalmente il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba è stato l'Hajduk, la squadra simbolo della Dalmazia, di cui in genere prima di divenire giocatori sono stati appassionati tifosi.
Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell'Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Molti di questi campioni hanno dato vita a una "diaspora" calcistica che ha "arricchito" tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell'ex Jugoslavia e dell'Europa. Ma il vivaio dalmata è riuscito sempre a compensare egregiamente ogni defezione. Stavolta ripercorriamo le carriere di due delle stelle più luminose del calcio dalmata di tutti i tempi, Jurica Jerković e Ivan Buljan, oltre a quelle di altro giocatori di spicco. Jurica Jerković è stato un centrocampista dai piedi d'oro, abilissimo nei dribbling e con una eccezionale visione di gioco. Ivan Buljan, da baluardo della difesa, ha saputo trasformarsi spesso e volentieri in marcatore: con il suo fisico possente ben difficilmente hanno potuto rivaleggiare gli attaccanti, ma anche i difensori avversari. Accanto a queste due leggende del calcio dalmata, possiamo menzionare subito anche un altro giocatore di
gran classe Vinko Cuzzi, il quale, appese le scarpette al classico chiodo, ha fatto valere il suo sapere. Laureato in legge, dopo la carriera di calciatore si è fatto valere a Spalato come giudice del locale Tribunale. Come non ricordare, dulcis in fundo, una delle leggende del calcio sloveno che per tanti anni ha militato nella squadra spalatina, contribuendo in maniera decisiva al conseguimento di numerosi successi: Brane Oblak.


Miroslav Bošković, per otto anni un’autentica colonna della difesa
Miroslav Bošković è stato un difensore di grande affidabilità. Nato a Belgrado il 3 gennaio 1947, iniziò la sua carriera calcistica a Zara. La compagine locale dello Zadar, all’epoca militava a livello regionale. In questa squadra si fece le ossa e disputò le prime partite ufficiali. Ma il suo fisico, lo spirito combattivo e l’ottima visione di gioco fecero sì che riuscì a cambiare squadra già nel 1965, ovvero ad approdare al grande Hajduk.
A Spalato arrivò nell’anno della rinascita. La squadra aveva alle spalle una stagione terribile quando aveva rischiato addirittura la retrocessione. La compagine spalatina andava rifondata e per gettare le basi per un futuro migiore venne ingaggiato pure Bošković. Comunque inizialmente era un giocatore di “seconda linea”, una buona riserva che con il passare dei turni avrebbe avuto le sue occasioni per mettersi in mostra. Erano questi i piani: però tutto cambiò il 22 agosto 1965. A Spalato “sbarcò” la Stella Rossa di Belgrado. Da sempre un’autentica partitissima. Uno degli incontri più sentiti della stagione. Per l’Hajduk il momento era tutt’altro che favorevole. La lista degli infortunati era lunga, come pure quella dei “semi infortunati”.
Bošković la partita la seguì inizialmente dalla panchina. Ma dopo solo sei minuti uno dei difensori si infortunò seriamente e l’allenatore giocò la carta Bošković. Tra lo stupore del pubblico fece il suo ingresso per esordire in Prima lega. Giocò benissimo e fu il calciatore rilevazione di questa stagione; con il passare del tempo la scelta dell’allenatore Dušan Nenković fu molto apprezzata. Diventò quasi un titolare già nella sua prima stagione nell’Hajduk.
Governò la difesa dell’Hajduk per ben otto anni. In totale la statistica registra ben 405 partite con addirittura 31 reti. Il primo grande successo di squadra lo registrò già nella seconda stagione, 1966/67 quando l’Hajduk vinse la coppa Jugoslavia. Successo poi bissato nel 1972. Riuscì a vincere anche il campionato Jugoslavo nella stagione 1970/71. Nell’ottobre del 1973 decise di cambiare maglia e di trasfersi a Belgrado dove firmò per il Partizan. Una decisione “brutta” per gli spalatini visto che in quella stagione vinse sia campionato e coppa. Miroslav Bošković rimase a Belgrado per due stagioni prima di andare all’estero, dove per tre stagioni militò nelle file dei francesi del Angers. Tornato in patria nel 1978 giocò per un club belgradese minore, il Sinđelić.
Per la nazionale jugoslava Miroslav Bošković ha giocato in totale sei partite. L’esordio il 25 giugno 1968 contro il Brasile a Belgrado. L’ultima il 9 luglio 1972 contro l’Argentina.

Ivan Buljan, un difensore con la vocazione del gol
Nato l’11 dicembre 1949 nel paesino di Runovići, Ivan Buljan fu noto per la sua grande disciplina, la professionalità e la gran mole di lavoro. Dotato di un fisico possente, fu una vera roccia in difesa, un baluardo quasi insuperabile per gli attaccanti avversari. Fu inoltre un vero jolly in difesa pronto a giocare in tutte le posizioni.
Iniziò la carriera calcistica nel locale Mračaj. Nel 1965 disputò la prima partita ufficiale per la prima squadra contro il Tekstilac di Sinj. Il primo ruolo? Quello di centravanti! Due anni dopo approdò all’Hajduk. Già il 3 dicembre 1967 l’esordio in prima squadra. Fu però un esordio amaro quello contro il Radnički di Niš. Fu sostituito dopo soli 30 minuti. Però accanto all’allenatore Dušan Nenković prima e Biće Mladinić poi, Ivan Buljan era pressoché predestinato a diventare un perno della difesa spalatina. Giocò nel momento d’oro dell’Hajduk. Quello che nella prima metà degli anni ’70 fece della compagine spalatina per eccellenza una squadra imbattibile che mieteva successi continui. Alle fine Ivan Buljan festeggiò ben tre scudetti: 1970/71, 1973/74 e 1974/75. Quattro le coppe nazionali: 1972, 1973, 1974 e 1975/76. Per l’Hajduk alla fine giocherà la bellezza di 402 partite ufficiali segnando 58 reti.
Anche se il gol non era il suo mestiere, decisiva è stata una sua rete nella partita contro il Partizan (finita per 4-3) quando l’ultima rete messa a segno proprio da Buljan decise il campionato. Grazia a questa rete di Buljan Hajduk vinse il campionato dopo ben 16 anni!
L’esordio in nazionale arrivò il 26 settembre 1973 contro l’Ungheria mentre l’ultima partita la disputò il 29 dicembre 1981 contro la Grecia. In veste di calciatore dell’Hajduk registrerà 28 presenze in nazionale. Seguiranno poi cinque da giocatore dell’Hamburg SV e tre dell’americana Cosmos. In totale 36 presenze e due reti.
Con la nazionale ha disputato i mondiali in Germania del 1974 e la fase finale degli Europei del 1976 in Jugoslavia. Dopo meno di due anni è diventato capitano della nazionale. Una rarità visto che era capitano in nazionale, ma non nell’Hajduk.
Nel 1975 la Slobodna Dalmacija lo proclamò miglior sportivo della Dalmazia e il Večernji list miglior calciatore della Jugoslavia.
Nell’estate del 1976 concluse la sua carriera nell’Hajduk e si trasferì in Germania nelle file del Hamburg SV dove si fermò per ben cinque anni. Due importanti successi li colse in Germania: lo scudetto nel 1979 e la finale della Coppa Campioni del 1980.
Infine arrivò l’avventura negli Stati Uniti dove approdò nel 1981 e disputò due stagioni nel nuovo campionato americano.
Fece seguito il ritorno in patria. Dal 1990 al 1996 Ivan Buljan ha lavorato all’Hajduk come direttore sportivo. Però la lontananza dal campo di calcio ha lasciato il segno nel suo animo e nella stagione 1996/97 è stato allenatore dell’Hajduk e per un periodo nel 1999 della squadra di Sebenico - Šibenik. Poi è arrivato l’invito dal Qatar dove ha allenato l’Al Wakrahu. Ha avuto inizio così il suo girovagare che lo ha portato pure in Kuwait (Al Salmyju) e in Tunisia (L’Etoil Sousseu). Nel 2001 è approdato in Slovenia dove ha allenato il Primorje di Aidussina (Ajdovščina). Infine il ritorno in Croazia alla guida dell’Imotski.

Vinko Cuzzi, «non è stato una stella ma un giocatore di indubbia classe»
Vinko Cuzzi fu un affidabile terzino destro e libero. Molto veloce in fascia e noto per il suo possente tiro. Fu un regista difensivo con una grande visione di gioco.
Nato a Spalato l’11 luglio 1940 Vinko Cuzzi iniziò la sua carriera calcistica tra i pulcini dell’Hajduk. Suo primo allenatore fu il leggendario Bajdo Vukas. Ben presto fu messo nella posizione di terzino quando fu notata la sua velocità e il buon controllo del pallone.
Il suo esordio nella prima squadra avvenne nel 1958 a soli 18 anni. Rimase fedelissimo alla maglia bianca per ben 11 anni, fino al 1969. In totale ha giocato 434 partite segnando quattro reti. Fu a lungo capitano della squadra spalatina. Fu lui il capitano che alzò la prima coppa Jugoslavia nel 1966/67. Per un breve periodo giocò per gli svizzeri del Lausanne.
Per la nazionale jugoslava ha giocato otto partite. L’esordio nell’amichevole a Mosca contro l’Unione sovietica il 4 settembre 1965. L’ultima partita solo un anno dopo, il 23 giugno 1966 contro la Germania occidentale.
Interessante il giudizio di Miljan Miljanić che lo portò in nazionale: “Cuzzi non è una stella, lui è una vero giocatore di classe”. Non poche volte si trovò in confl itto con gli allenatori, ma molte volte con ragione viste le brutte stagioni dell’Hajduk degli anni ’60 che portarono la squadra dalmata vicina al baratro della seconda lega.
Oltre alla carriera di calciatore, Cuzzi continuò a studiare e alla fine si laureò in Legge. Conclusa la carriera di calciatore comincio ad esercitare la professione di avvocato. Alla fine diventò giudice del tribunale regionale di Spalato. Nel 1990 divenne membro del consiglio di gestione dell’Hajduk e dal 1994 al 1996 presidente del “parlamento” dell’Hajduk.

Jurica Jerković, è passata alla storia la sua straordinaria rete a Belgrado
Centrocampista insostituibile nell’Hajduk e nella nazionale.
Nato a Spalato il 25 febbraio 1950 Jurica Jerković i primi passi nel mondo calcistico li fece nell’Hajduk. “Passò” tutte le squadre giovanili a partire dal 1963. Per un breve periodo fu dato in prestito allo Split.
Fu il centrocampista delle generazione d’oro dell’Hajduk degli anni ‘70. Con gli spalatini vinse tre scudetti: 1970/71, 1973/74 e 1974/75. Cinque le coppe nazionali: 1972, 1973, 1974, 1975/76 e 1976/77. Per l’Hajduk alla fine giocherà la bellezza di 529 partite ufficiali segnando 219 reti. Il tutto nelle sue nove stagioni dal 1969 al 1978.
Nella nazionale jugoslava ha esordito il 12 aprile 1970 a Belgrado contro l’Ungheria. L’ultima partita l’ha disputata il 29 dicembre 1981 contro la Grecia. In totale ben 43 presenze (di cui una come membro dello Zurigo). Sei le reti in nazione di cui una pure nell’ultima partita. Jurica Jerković ha fatto parte della nazionale ai Mondiali del 1974 in Germania occidentale e del 1982 in Spagna (senza giocare) e alla fase finale degli Europei del 1976.
In due stagioni è stato proclamato miglior calciatore dalle Sportske novosti, ovvero nelle stagioni 1970/71 e 1975/76. Negli annali sportivi è rimasta impressa la rete segnata contro l’OFK Beograd nella stagione 1973/74. Era l’ultimo turno e l’Hajduk era in lotta per il titolo nazionale: però doveva vincere a tutti i costi a Belgrado. A decidere la partita ci pensò proprio Jerković che segnò al novantesimo minuto e decise il campionato. E fu una signora rete, visto che prima di infilare il pallone in rete dribblò tre giocatori avversari e poi con due finte mise a terra Petar Borota: l’impresa la concluse mettendo nel sacco il seconda decisivo gol.
Rimasta nella storia pure la rete segnata contro il Brasile il 18 luglio 1971. Quella partita Jurica Jerković la iniziò in panchina; ma nella ripresa entrò in campo e siglò il risultato finale 2-2 con una rete da più di 25 metri che finì vicino all’incrocio dei pali.
La sua carriera da calciatore all’Hajduk la chiuse il primo agosto 1978 contro l’Aston Villa.
Nel 1975 ha avuto il privilegio di posare la prima pietra per l’attuale stadio dell’Hajduk, il Poljud.
Dal 1978 al 1984 giocò in Svizzera con la squadra di Zurigo. Indi per un anno si fermò al Lugano. Per due anni di seguito, nel 1982 e nel 1983 fu proclamato miglior giocatore straniero in Svizzera. Nel 1983 entrò nella storia del calcio svizzero come primo capitano straniero di una squadra elvetica, per l’appunto quella di Zurigo.
Finita la carriera di calciatore entrò nella dirigenza dell’Hajduk dove dal 1986 al 1990 fu direttore sportivo.

Aleksandar Kozlina, amore a prima vista per l’Hajduk
Aleksandar Kozlina fu un vero beniamino dei tifosi dell’Hajduk. Centrocampista e centrale difensivo, nazionale jugoslavo. Nato a Skrad il 20 dicembre 1938 fu già da ragazzino un grande tifoso dell’Hajduk, come più volte fece notare. La vita però lo porta a Novi Sad dove compì i primi passi calcistici nella locale Vojvodina e prima nella seconda squadra cittadina, il Novi Sad. Con l’amico Antun Nepilo fece una visita a Spalato da alcuni familiari. L’amore verso l’Hajduk lo portò subito al Stari plac dove si allenava la prima squadra. Vide l’allenamento in corso e l’allenatore. Chiese di partecipare all’allenamento. L’allenatore Ivo Radovniković gli rispose che l’allenamento degli juniores era già finito. Però il ragazzo li disse: “Sono Aleksandar Kozlina, ho 18 anni, si ricordi il mio nome” e non volle demordere. Tornato a Novi Sad si mise in luce tanto che le squadre più importanti cominciarono a contenderselo. Le belgradesi Partizan e Stella Rossa facevano
a gara per accaparrarsi i suoi servigi, però Aleksandar Kozlina non volle cambiare squadra. Poi in riva al Danubio arrivarono gli emissari dell’Hajduk. Kozlina non stette a pensarcik sopra nemmeno per un secondo e si trasferì di corsa a Spalato. Li incontrò di nuovo Ivo Radovniković che dopo quell’allenamento negato era stato costretto a comprendere, in virtù delle gare eccezionali disputate dal ragazzo in altri lidi, che Aleksandar Kozlina aveva davvero la stoffa del campione. Correva il 1958. A Spalato Kozlina rimase per nove stagioni, fino al 1967. In totale giocò per i dalmati 177 partite ufficiali, segnando 12 reti. Con l’Hajduk ha vinto una coppa nazionale, nella stagione 1966/67.
Nel 1967 si trasferì in Belgio. Nello Standard di Liegi giocò per ben sei stagioni. Poi si trasferì nell’allora Germania occidentale dove giocò per il Victoria di Colonia, il Tilleur e il Borussia. In Germania frequentò pure la scuola per ottenere il patentino di allenatore. Importante la sua carriera in nazionale. Ha giocato solo nove partite però ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960. L’esordio il primo gennaio 1960 per giocare l’ultima il 7 dicembre 1961 contro l’Indonesia. Dopo la carriera di calciatore si è dedicato a quella di allenatore senza grande fortuna a Novi Sad.

Brane Oblak, uno dei migliori giocatori sloveni di tutti i tempi
Brane Oblak è una leggenda del calcio sloveno. È stato probabilmente il miglior giocatore nato in Slovenia, un calciatore che ha svolto un ruolo importantissimo per il calcio jugoslavo.
Nato a Lubiana il 27 maggio 1947 si affacciò giovanissimo al mondo dello sport. Ma il calcio non fu il suo primo amore. Indeciso cominciò con la ginnastica per passare poi a uno sport classico per gli sloveni, il salto con gli sci. Una grave caduta lo portò alla fine al mondo del calcio. Iniziò a giocare a ben 17 anni nella seconda società di Lubiana, lo Sloboda, ma dopo soli due anni era già pronto a fare il gran balzo di categoria e a passare all’Olimpija con la quale firmò il suo primo contratto da professionista. All’Olimpija rimase per ben sette anni. Il “contatto” con l’Hajduk avvenne nel 1972 quando al Poljud firmò una magnifica rete e si vide subito piombare un’offerta importante dagli spalatini. Nell’inverno del 1972 partecipò con l’Hajduk alla tournée in Sudamerica e nell’estate del 1973 firmò il contratto con i dalmati.
Brane Oblak si ritrovò così a far parte di una delle generazioni più gettonate dell’Hajduk. Vinse due campionati: 1973/74 e 1974/ 75, due coppe nazionali: 1973 e 1974. Grandi successi a livello di squadra, ma anche diversi infortuni che non gli permisero di giocare molte partite. Alla fine registriamo 66 incontri e 24 reti. Per un centrocampista numeri importanti. È interessante notare che negli anni passati all’Hajduk anche se giocava da centrocampista portava il numero nove. Nel 1975 passò nella Germania occidentale nelle file dello Schalke 04 dove trascorse tre anni. Poi arrivò l’avventura al Bayern di Monaco di Baviera dove rimase due anni e conquistò un campionato.
Seguì un fatto oggi impensabile. Volle passare di nuovo all’Hajduk, ma il Bayern pretese un forte indennizzo così che Oblak rimase inattivo per ben due anni! In seguito, nel 1982, decise di giocare nei campionati minori in Austria nelle file dello Spittal e del Feldkirchen dove alla fine fu pure giocatore-allenatore. Si ritirò all’eta di 43 anni nel 1990.
Lasciò un segno indelebile nelle file della nazionale dove giocò per ben 46 volte di cui 14 come membro dell’Hajduk. Esordì il 6 maggio 1970 mentre l’ultima partita la giocò l’8 maggio 1977. Mise a segno sei reti e partecipò ai mondiali del 1974 come protagonista. Fu proclamato quinto giocatore dei mondiali, dietro a delle leggende come Beckenbauer e Cruyff... Partecipò pure alla fase finale degli Europei del 1976.
Dopo la carriera di giocatore intraprese quella di allenatore che è ancora in corso. Passò gli anni ’90 allenando Slovenia Kranj Naklo, Črnuče, Olimpija Lubiana (titolo nazionale), Rudar Velenje e Koper. L’apice lo raggiunse il 18 luglio 2004 quando venne designato selezionatore delle nazionale della Slovenia, dove rimase in carica fino alla fine del 2006.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 10 marzo 2007.

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