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Ivica Šurjak, Dražen Mužinić, Vilson Džoni, Luka Peruzović: sono soltanto alcuni dei campionissimi dell’Hajduk di cui riportiamo in questa puntata le “storiche gesta”. Sono nomi che rimarranno impressi in maniera indelebile nella storia del calcio dalmata assieme a quelli di tanti altri campioni passati “in rassegna” nelle puntate precedenti. L’Hajduk negli anni settanta e ottanta grazie a loro ha scritto altre pagine memorabili di storia calcistica. E quel che più conta ai fini del nostro discorso è il fatto che i successi sono stati inanellati grazie soprattutto a talenti nati sulla costa dalmata o nelle immediate vicinanze. Non che gli spalatini non fossero capaci di “attirare” calciatori di prim’ordine anche da altre contrade: i mezzi li avevano, semoplicemente la ricchezza del vivaio dalmata ha fatto sì che si potesse scommettere quasi sempre sulle “proprie forze”. E se a questo aggiungiamo il fatto che l’Hajduk è sempre stato il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba della Dalmazia, suoi appassionati tifosi, non è difficile spiegare le ragioni di questa continua permanenza nell’Olimpo calcistico da parte della squadra spalatina.


Nikica Cukrov, dal Rijeka il gran balzo all’Hajduk
Nikica Cukrov è stato un vero jolly. Ottimo sia a centrocampo che in difesa. Nato a Sebenico il 6 marzo 1954, Nikica Cukrov entrò nel 1965 nel mondo del calcio, militando nelle file del locale Šibenik. Nella sua Sebenico passo tutta la trafila per arrivare in prima squadra nel 1971 a 17 anni. I primi a notarlo furono i dirigenti del Rijeka che lo fecero venire in riva al Quarnero nel 1975. A Fiume rimase per cinque anni, ovvero il tempo necessario per vincere le due storiche coppe della Jugoslavia “incasellate” dal Rijeka, nel 1978 e nel 1979.
Nell’estate del 1980 arrivò in gran balzo, ossia il passaggio all’Hajduk. Squadra che lo aveva sempre seguito in precedenza, ma che non aveva mai avuto prima il “coraggio” di ingaggiarlo. A Spalato rimase quattro stagioni nelle quali riuscì a vincere un’altra coppa nazionale, nel 1983/84. In totale per gli spalatini disputò 169 partite segnando 21 reti. Fece seguito l’avventura internazionale, in Francia nelle file del Toulon, per concludere poi la carriera calcistica nel suo Šibenik.
Per la nazionale jugoslava disputò 14 partite di cui solo tre come giocatore dell’Hajduk, il resto mentre militava nel Rijeka. L’esordio il 16 novembre 1977 contro la Grecia per finire il 26 ottobre 1983 contro la Svizzera. L’unica esperienza importante fu quella alle Olimpiadi di Mosca del 1980.
Finita la carriera di giocatore intraprese subito quella di allenatore. Tra le squadre da lui allenate registriamo oltre al suo Šibenik pure Samobor, Pazinka, Zadar, Val, Primorac di Biograd e Vodice.

Borislav Đorđević, attaccante dotato di un ottimo dribbling
Attaccante dotato di un ottimo dribbling, Borislav Đorđević è nato il 30 ottobre 1953 a Bor in Serbia. Il calcio nella sua vita non sembrava avere un ruolo importante. Iniziò ad allenarsi molto tardi, a 16 anni. Semplicemente non vedeva il suo futuro con il pallone. Nelle giovanili della squadra locale, il Bor, rimase solo due anni prima di essere chiamato nella prima squadra. Fu un giocatore inamovibile per cinque anni, fino al 1975 quando arrivò la chiamata dell’Hajduk. Il suo punto di forza, il dribbling, fece colpo sull’Hajduk. Rimase sei anni nel capoluogo dalmata, nel periodo finale degli anni d’oro dell’Hajduk. Con gli spalatini vinse un campionato (1978/79) e due coppe nazionali (1975/76 4 76/77). In totale per i dalmati giocò 276 partite e segnò 76 reti.
Nell’estate del 1981 lasciò l’Hajduk per andare a giocare nella Germania occidentale, all’Amburgo dove rimase per due stagioni, entrambe coronate dal titolo di campione nazionale. Poi dal 1983 giocò diverse stagioni nei club amatoriali della Germania occidentale.
Non fu molto felice e “profilica” la sua carriera in nazionale. L’esordio il 22 maggio 1976 nei quarti di finale del campionato Europeo (all’epoca soltanto qualificazione alla fase finale che consisteva solo nelle semifinali e finali) contro il Galles. Dopo partecipò pure alla fase finale degli Europei e il 5 ottobre 1977 chiuse la sua esperienza in nazionale contro l’Ungheria. In totale solo cinque presenze.

Vilson Džoni, per un pelo non finì a giocare in Brasile
Vilson Džoni o Džoni Vilson. L’eterno dilemma di chi ha sentito parlare delle “gesta” di questo grande giocatore, ottimo difensore e grande assist-man, e non lo ha mai visto giocare.
Anche se il nome potrebbe indicare un po di internazionalità, Džoni è nato a Spalato il 24 settembre 1950.
La sua carriera di calciatore inizia nelle giovanili dell’Hajduk nel 1962. L’esordio in prima squadra, nelle partite di campionato, avviene nel 1968. Nei dieci anni da seniores con i bianchi di Spalato Vilson Džoni ha vinto tutto il possibile. Per lui tre titoli nazionali 1970/71, 73/74 e 1974/75 e ben cinque coppe nazionali: 1972, 1973, 1974, 1975/76 e 1976/77. In totale Džoni ha giocato 450 partite e segnato, per un terzino destro cifra tutt’altro che disprezzabile, ben 24 reti.
Nell’estate del 1978 succede l’incredibile. Džoni passa nelle file della Dinamo di Zagabria. E proprio in quella che rimarrà la sua unica stagione per gli zagabresi verrà proclamato miglior giocatore del campionato da diversi quotidiani. Dopo si trasferisce nella Germania occidentale dove per due stagioni militerà nelle file dello Schalke 04. Nel 1981 Džoni compie una svolta radicale nella sua carriera calcistica. Si trasferisce nelle file del Wattenscheid, squadra oggi semisconosciuta che all’epoca giocava nella serie cadetta. Vi rimane per ben sette anni prima di trasferirsi a Oberhausen dove gioca per i locali in terza lega. La carriera la finisce nel 1991 a ben 41 anni suonati!
Se la sua carriera nell’Hajduk fu impeccabile e l’ottima stagione nella Dinamo “glorificata” da tutti, in nazionale Džoni non ebbe grande fortuna. In totale si registrano solo quattro presenze, due per ognuna delle due squadre. L’esordio il 28 settembre 1974 a Zagabria contro l’Italia. L’ultima a Skopje il 15 novembre 1978 contro la Grecia.
All’epoca fu definito un terzino completo, all’avanguardia rispetto ai “dettami” del suo tempo. Uno capace di ottime marcature in difesa, ma pure di corse velocissime e ottimi assist per gli attaccanti. Veloce e pungente, fu un vero rebus per gli attaccanti avversari, ma non fu mai un difensore violento.
A soli due anni dall’esordio in prima squadra per Džoni arrivò forse il più grande riconoscimento. Alla partita tra l’Hajduk e il Sarajevo ci fu pure l’ex CT del Brasile e nel 1970 allenatore del San Paolo, Zeze Moreira. Fu entusiasta della prova di Džoni. Subito dopo la partita contattò il giocatore per vedere cosa si potesse fare per portarlo in Brasile. Il giocatore in un primo momento non capì e indirizzò l’allenatore alla dirigenza. I vertici della squadra spalatina rifiutarono le “avance” e nonostante l’insistenza di Moriera che offrì pure svariati giocatori, negarono il passaggio del loro fuoriclasse a qualche compagine brasiliana. Alla fine Moreira capì che il problema non era stava nella scarsa buona volontà del giocatore o della dirigenza. Infatti all’epoca c’era la regola che vietava ai giocatori con meno di 28 anni di andare all’estero. Così Džoni ricevette un grande riconoscimento e fu ad un passo dal passaggio nel campionato brasiliano, fatto che a tutt’oggi non è mai successo ad un giocatore croato.

Dražen Mužinić, cuore pulsante della compagine spalatina
Dražen Mužinić meglio noto con il sopranome di Frfa fece parte della generazione d’oro dell’Hajduk degli anni ‘70. Fu amatissimo dai tifosi dell’Hajduk. Si impegnava sempre allo spasimo sul campo. Instancabile, lottava per ogni pallone. Proprio per il suo grande contributo sul campo i tifosi dell’Hajduk hanno istituito il trofeo: “Hajdukovo srce” (“Il cuore dell’Haiduk”). Dražen Mužinić era un autentico jolly. Poteva giocare sia in difesa che a centrocampo.
Mužinić è nato il 25 gennaio 1953 a Spalato. Ha iniziato a giocare nell’Hajduk nel 1967 per arrivare alla prima squadra nel 1970 ad appena 17 anni. In dieci anni di permanenza nella prima squadra ha fatto registrare 508 presenze e ben 28 reti. Alla fine nel carnet di Mužinić ci saranno quattro scudetti 1970/71, 73/74, 74/75 e 78/79, e ben cinque coppe nazionali: 1972, 1973, 1974, 1975/76 e 1976/77. Fu proclamato miglior calciatore in Jugoslavia nel 1976 e nel 1977 vinse pure il trofeo del Večernji List.
Mužinić per cinque anni giocò in nazionale. L’esordio il 17 aprile 1974 a Zenica contro l’Unione Sovietica; l’ultima partita il 10 ottobre 1979 contro la Spagna. In totale 32 partite e una rete. Subito nel 1974 partecipò ai Mondali disputati nella Germania occidentale. Due anni dopo il suo unico campionato Europeo.
Nell’estate del 1980 lasciò Spalato per andare a giocare in Inghilterra nel Norwich City dove rimase per due anni. Nell’Hajduk tornò nel 1997 come osservatore; tutt’ora è attivo nella scuola giovanile della compagine spalatina. E si tratta, come sappiamo, di un vivaio che sforna in continuazione giocatori di ottima levatura.

Luka Peruzović, un perno della difesa spalatina
Leggendario stopper della generazione d’oro che ha stravinto negli anni ‘70, Luka Peruzović è nato a Spalato il 26 febbraio 1952. Nelle file dei bianchi di Spalato è arrivato nel 1966. Dopo essere passato per tutte le squadre juniores ha debuttato in prima squadra nel 1970. Per dieci anni è stato un difensore insostituibile. Un perno della difesa spalatina. In dieci anni ha vinto tutto il possibile: quattro scudetti 1970/71, 73/74, 74/75 e 78/79, e ben cinque coppe nazionali: 1972, 1973, 1974, 1975/76 e 1976/77.
Nell’estate del 1980 si è trasferito in Belgio nell’allora fortissimo Anderlecht di Bruxelles. In sei anni ha vinto tre campionati del Belgio (1981, 1985 e 1986) ed anche la Coppa Uefa nel 1982. Nell’estate del 1986 è tornato in patria per giocare ancora una stagione all’Hajduk e vincere la sua sesta coppa, quella del 1986/87. È stato quello un anno duro per Peruzović il quale non si è tirato indietro. È stato un anno in cui l’Hajduk è rimasto senza i gemelli Vujović e senza l’ammalato Ivan Gudelj. Una stagione che Luka Peruzović ha affrontatato con i “galloni” di capitano della squadra. Per l’Hajduk in totale ha giocato 486 partite e segnato 23 reti.
Per la nazionale della Jugoslavia ha giocato 18 partite (14 come giocatore dell’Hajduk). Ha esordito al campionato del Mondo del 1974! Il 3 luglio 1974 ha disputato la prima partita contro la Svezia. L’ultima contro la Bulgaria il 21 dicembre 1983. Oltre ai Mondiali del 1974 ha partecipato pure alla fase finale degli Europei del 1976.
Finita la carriera di calciatore ha intrapreso quella di allenatore. Le prime esperienze come assistente del tecnico bulgaro Ivan Vucov sulla panchina dell’Hajduk nel 1988. Dopo dal 1989 al 1991 ha guidato da solo l’Hajduk. Ha fatto seguito poi una breve parentesi al Primorac di Stobreć. Indi ha cominciato la sua lunga carriera all’estero. Prima in Belgio al Charleroi, allo Standard Liegi, al Genk e all’Anderlech. Poi all’Olimpique di Marsiglia e con i turchi del Geclerbirligi. Infine nel Medio Oriente in Arabia Saudita e Qatar.
Durante tutta la sua carriera è stato conosciuto come una persona molto corretta e un grande professionista. Rimane oggi nella storia dell’Hajduk come una dei giocatori più significativi nella sua quasi centenaria storia. Ha ricordato sempre come la partita più importante della sua carriera quella giocata a Belgrado il 9 maggio 1976 quando l’Hajduk si impose contro il Partizan per ben 6-1!

Ivica Šurjak, eccezionale ala sinistra amatissimo dai tifosi della Dalmazia
Indimenticabile attaccante, ala sinistra dell’Hajduk. Un vero incubo per i difensori avversari e giocatore amatissimo dai tifosi dalmati.
Ivica Šurjak nasce a Spalato il 23 marzo 1953. Inizia giocare a soli 11 anni nelle file delle squadre giovanili dell’Hajduk. Alla compagine dalmata per eccellenza rimarrà sempre legatissimo. Il suo esordio in prima squadra avviene a 18 anni a Spalato. È il 3 ottobre 1971 e si gioca la partitissima del turno di campionato: l’Hajduk affronta il Partizan. Un esordio importante, tanto che la partita verrà decisa dallo stesso Šurjak che firmerà il 2-1 finale. Alla fine le statistiche dell’Hajduk ci diranno che Šurjak con la maglia bianca dei “bili” ha disputando ben 503 partite segnando 141 reti.
Fu membro della generazione d’oro dell’Hajduk, capace di vincere e dominare sulla scena nazionale. Alla fine Šurjak registrerà tre scudetti 1973/74, 74/75 e 78/79, e ben cinque coppe nazionali: 1972, 1973, 1974, 1975/76 e 1976/77. I più pignoli gli “attribuiscono” pure lo scudetto della stagione 1970/71 perché Šurjak anche se non ha giocato nessuna partita di campionato ha partecipato a diverse amichevoli. Diverse volte venne proclamato miglior calaciatore dell’ex Jugoslavia tra cui nel 1976 su scelta del Večenji List e nel 1977 su “verdetto” del belgradese Eho.
Importante il suo contributo alla nazionale jugoslava. In totale registrerà 54 presenze tra cui 47 come giocatore dell’Hajduk. Ha esordito il 21 ottobre 1973 a soli due anni dal debutto nella prima squadra dell’Hajduk, contro la Spagna. L’ultima presenza il 28 giugno 1982 ai Mondiali contro l’Honduras. Oltre a quelli spagnoli, dove fu capitano, ha partecipato pure ai mondiali del 1974 nella Germania occidentale. Ha partecipato pure alla fase finale degli Europei del 1976. Per lui in totale 11 reti.
Ha registrato pure una presenza per la nazionale Europea che nel 1981 ha affrontato la Cecoslovacchia.
Vestì la maglia dell’Hajduk per 10 anni fino al 1981. Nell’estate di quell’anno si trasferì in Francia nelle file del Paris Saint Germain. Fu una stagione memorabile. Šurjak mise a segno ben 16 reti e il suo club vinse la coppa nazionale, il primo trofeo per la squadra parigina dopo ben 30 anni di digiuno. Messosi così in luce fu notato dai dirigenti dell’Udinese che lo ingaggiarono, facendolo giocare in coppia con il leggendario Zico. In Italia rimase due anni per trasferirsi poi in Spagna. Nel Real di Saragoza rimase ben poco. Un grave infortunio lo tenne lontano dai campi di gioco. Dove due difficili operazioni a soli 32 anni si dovette ritirare. Ma legato come era al mondo del calcio, dopo essersi rimesso dagli interventi chirurgici, decise di accettare l’offerta dei Los Angeles Lazers e giocò il campionato americano di calcetto.
Finita l’avventura americana, Šurjak si ritirò completamente dal mondo del calcio. A convincerlo a ritornare in questo “pianeta” fu come sempre il suo grande amore verso l’Hajduk. Nel 1998 assunse l’incarico di direttore sportivo della squadra spalatina che mantenne fino al 2003.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 14 aprile 2007.

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