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Il pugilato in voga già nel cinquecento (1 e continua)

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Scrivendo della storia di un determinato sport ci si imbatte sempre nella stessa domanda: ma quando è nata questa disciplina? Chi sono stati i primi a praticarla? Quali sono state le sue origini nella mia regione? Per tanti sport e in primo luogo per tantissimi club le risposte sono molto semplici. Però esistono alcuni sport dove a queste domande, alquanto semplici, è impossibile rispondere. Come verificare con esattezza da quanto tempo l’uomo pratica l’atletica leggera, o magari il nuoto, o si dedica alla ginnastica. È assolutamente impossibile farlo. Se si vuole risalire agli inizi di queste discipline si finisce con il perdersi nella notte dei tempi. Però esistono pure altre discipline sportive, oggi riconosciute come tali, per le quali è quasi impossibile datare le origini sia nel mondo che nella regione dalmata. Una di queste è di sicuro la boxe.

 

Alla ricerca delle origini
Definito l’arte nobile, il pugilato si pratica indubbiamente da secoli. Però lo si fa da secoli con determinate regole, mentre chissà quanto tempo prima lo si praticava in maniera assolutamente “amatoriale”. Negli anni ci sono stati diversi tentativi di risalire agli inizi di questo sport in Dalmazia e in primo luogo a Spalato. Si è cercato, in questi casi, come del resto consuetudine, di trovare delle tracce in qualche libro o in qualche foto. Uno dei primi a svolgere questo tipo di ricerca, stando a quanto ci risulta oggi, è stato Vincenzo Solitro, che nel suo libro “Documenti storici sull’Istria e Dalmazia” scrive che già nel 16.esimo secolo nella regione dalmata si praticava il pugilato, più esattamente a Spalato.
Quello che scrive Solitro è molto ben documentato. L’autore narra di una vera e propria manifestazione che ebbe luogo a Spalato il 27 settembre del 1571! Infatti quello fu un giorno di festa con tanto di gare di pugilato e di corsa, con un’alca e tanti balli. Le gare furono organizzate per celebrare dei turchi.

Portato a casa morto
All’epoca naturalmente non si poteva parlare di pugilato vero e proprio, così come lo conosciamo oggi. Si trattava più semplicemente di una lotta tra due persone a suon di pugni. Non c’era il ring né tantomeno esistevano i round. Il combattimento finiva quando uno dei due contendenti cadeva a terra. O, come scrisse Vincenzo Solitro, quando uno finiva distrutto per terra e poi veniva portato a casa sua, morto. Naturalmente non era realmente morto, ma semplicemente così veniva definito all’epoca.

Una storia lunga quattro secoli
E così grazie a Solitro possiamo affermare con sicurezza che almeno da quattro secoli la boxe è presente in Dalmazia. Però se già prima del 1571 ci fossero stati dei combattimenti che potremmo definire pugilato e a quando risalissero, ebbene ciò rimane del tutto ignoto. Il più delle volte all’epoca quella che oggi chiamiamo boxe veniva praticata, con tanto di dimostrazioni, durante le feste cittadine e le svariate manifestazione di carattere religioso o profano. I pugili all’epoca venivano definiti “bastasi”, ossia giovani e sani; si trattava per di più di manovali. In quegli anni troviamo tracce da cui si può evincere che la boxe veniva praticata pure sull’isola di Lesina (Hvar). E addirittura in un ambiente ben più vicino alla gente, al popolino, di quello attuale. I pugili infatti si esibivano durante le feste sulla piazza principale di una determinata località. Per evitare che i contendenti riportassero lesioni troppo gravi, venivano poste delle protezioni per terra, in primo luogo perché i pugili del tempo si battevano su una specie di palcoscenico inalzato sulla piazza per dare modo a quante più persone di seguire la contesa.

La boxe nasce a Spalato
Il pugilato, quello noto con questo nome attualmente (o come anche viene definito boxe all’inglese), nacque ufficialmente in Dalmazia con la fondazione a Spalato della società Hrvatski sokol nel 19.esimo secolo. Il tutto avvenne nel 1893 quando un gruppo di entusiasti di varie discipline, fondò questa società. I soci fondatori furono Filip Muljačić, Vinko Katalinić, Ivan Mangjer, Vicko Mihaljević, Mate Jankov, Eduard Grgić e Petar Stalio.

Il diktat di Belgrado
Sui primi anni di attività di questa società ci sono poche notizie. Interessante l’articolo apparso il 16 agosto del 1905 su un giornale spalatino in cui si descrivono le iniziative dell’Hrvatski sokol e le sue attività pugilistiche in palestra.
La società negli anni registrò tanti alti e bassi. Fu anche fulcro di attività politiche e pertanto non sempre ben vista, soprattutto con l’avvento della prima Jugoslavia, quella monarchica. Infatti ne facevano parte tante personalità di spicco della città e il fatto che fosse filocroata non piaceva alle autorità di Belgrado. Per ovviare ai “problemi” e per non far sì che il tutto degenerasse in una questione politica o nazionalistica, il re di Jugoslavia, Alessandro, il 5 dicembre del 1929 decise di varare una legge sulla fondazione dell’associazione dei Sokol valida per tutta la Jugoslavia. Una specie di federazione specialea a livello nazionale. La legge era semplice, chiara, e non ammetteva alternative di sorta. Infatti disponeva che tutti i Sokol preesistenti dovessero in un tempo massimo di tre settimane entrare a far parte della nuova Federazione oppure venivano messi al bando. L’opposizione a questo diktat fu molto forte. Stando ai dati dell’epoca nessuno dei ben 211 Sokol presenti sul territorio delle attuali Croazia e Bosnia aderì a questa nuova federazione. Si trattò di ben 40.000 soci che dissero no con chiarezza alla nuova regolamentazione. Pertanto tutte queste società furono sciolte e fu loro preclusa qualsiasi attività sportiva. Inevitabilmente il loro ruolo sportivo passò del tutto in secondo piano, mentre le attività politiche finirono per essere quelle primarie. L’ultima Assemblea dell’Hrvatski sokol nazionale, ossia di Croazia e Bosnia ed Erzegovina, si tenne il 15 dicembre del 1929 sotto la presidenza di Milan Praunsperger, alla presenza di 271 delegati in rappresentanza di ben 125 società. Unico punto all’ordine del giorno la decisione di Belgrado di imporre la Federazione nazionale. Fu presa la decisione unanime di rifiutare l’adesione a questa Federazione e di autosciogliersi. Si trattò di una perdita non soltanto per il mondo del pugilato che stava prendendo sempre più piede, ma pure per altre attività sportive che ivi si praticavano, tra cui pure la scherma. Anche se con la fine dell’Hrvatski sokol il pugilato a Spalato perse un importante caposaldo, le attività per quanto concerne questa disciplina non cessarono del tutto.

Fare a pugni con i marinai
Però bisogna tornare un passo indietro. Il 20 agosto del 1920 il giornale spalatino Život dana riportò una storia sul mondo del pugilato a Spalato. Era la storia delle attività dirette da Ive Jurić che nel quartiere delle Botticelle (Bačvice) istruiva i giovani appassionati sui rudimenti della boxe. Erano anni difficili. Però Spalato, come importante porto sull’Adriatico, ebbe tanti benefici dal conoscere prima di altri luoghi determinati sport. Erano tanti i marinai che giungevano in città e si dedicavano qui alle loro attivita preferite. Così nel maggio del 1921 a Spalato si svolse ufficialmente il primo vero incontro pubblico di pugilato, in base alle regole dell’epoca. Non si svolse però propriamente nel centro urbano, bensì sulla nave militare america Olimpia. Ad affrontarsi su un ring impovvisato furono lo studente spalatino Ante Razmilović e il militare americano Nelson. L’incontro, definito dai media molto interessante, vide alla fine prevalere lo studente locale.
Il primo incontro pubblico con la partecipazione di soli pugili locali risale al settembre del 1922. Ad affrontarsi furono gli spalatini Mario Calebotta, Ante Razmilović, Sergije Ducić, Giuseppe Calebotta e un ospite Otmar Butorac, studente del Kudernatch del Banato. Il tutto fu organizzato per promuovere le attività della neofondata sezione pugilistica dell’Hajduk. I match furono diretti da Ivo Draganja e dall’allenatore Mario Calebotta. Le attività vere e proprie ebbero inizio nel 1923 quando si registrarono i primi incontri su un ring costruito vicino al vecchio campo di calcio spalatino. Furono allestite pure delle tribune per gli spettatori. Tra i primi match da registrare quelli tra Ante Smoje e Ljubo Petrić, Ljubomir Srdelić e Pave Vulić, Simo Radošević e Lovre Aržić, Jerko Kragić e Ante Roje e infine Mario Calebotta e Battling Skay.
Il 2 settembre del 1923 l’Hajduk organizzò il primo campionato cittadino di pugilato. Il tutto fu descritto dal quotidiano Novo Doba il 4 settembre del 1923. Ci furono incontri in due categorie, il bantam e i pesi medi. A vincere nella categoria bantam fu Ljubomir Srdelić che s’impose ai punti, dopo un incontro, definito tecnico e bello, contro Đuranec alla meglio dei tre round. Molto più combattuto fu il campionato nei mesi medi. Diversi gli incontri prima della finalissima. Dapprima Pave Vulić vinse contro Vjekoslav Velas. Seguì l’incontro nel quale Jerko Kragić sconfisse Ante Roje. Poi Ante Smoje fu squalificato nel match che lo vide opposto a Vulić. Nel quinto incontro Ante Razmilović vinse ai punti contro Kragić. Si arrivò così alla finalissima tra Razmilović e Vulić. Fu un incontro molto aperto e combattuto fino alla fine. E proprio nel finale Vulić mise a segno il colpo vincente e trionfò davanti a un pubblico entusiasta, come scrisse il quotidiano spalatino. Vinse la medaglia d’argento.
Visto il grande interesse degli spalatini per questo sport, l’Hajduk nel novembre del 1923 decise di fondare una propria accademia, inevitabilmente chiamata Hajduk. Fu diretta da Ivo Draganja. Accademia di nome, ma in realta si trattava di una verà e propria scuola di pugilato situata in pieno centro cittadino.

I Calebotta, cittadini italiani
Gli allenamenti andarono avanti per mesi con un numero sempre maggiore di appassionati. Si arrivò così alla primavera del 1924, quando il 19 aprile venne organizzata una manifestazione di ampio respiro che attirò un gran numero di spettatori. A salire sul ring furono i migliori pugili della società. In tutto ben sette incontri. Ljubomir Srdelić, 54 kg, campione spalatino nella categoria bantam vinse contro Marcell Duplančić, 54kg, per 1:0; il match tra Josip Vrvilo, 61kg, e Vjekoslav Belas, 61kg, finì senza vincitori, Ante Smoje, 60kg, s’impose contro Mate Grigičević, 62kg, ai punti; Ivo Kafurt, 71kg, perse contro Petar Raić, 70kg. Poi Ljubomir Srdelić vinse contro Vicko Antunović, 54kg. E infine Pavao Krstulović, 64kg, e Mario Calebotta, 61kg, finirono l’incontro in parità. Gli arbitri furono Ante Razmilović e Ivo Draganja. Una nuova esibizione si ebbe sul campo principale dell’Hajduk il 21 luglio del 1924. Dapprima si affrontarono i fratelli Bruno e Ljubomir Srdelić e Petar Raić e Giuseppe Calebotta. Poi nell’incontro principale Mario Calebotta al secondo round mandò KO Milivoj Favlović. Gli incontri furono arbitrati da Ivo Draganja. Interessante notare che i fratelli Mario e Giuseppe Calebotta, essendo cittadini italiani in questi incontri erano ufficialmente degli ospiti. Però erano ottimi pugili e perfetti organizzatori che fecero tanto per popolarizzare questo sport a Spalato e anche più in là.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 2 dicembre 2017.

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