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A Lissa nacquero le nazionali jugoslave

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Quando si parla della storia dello sport durante le guerre, in genere non si può fare altro che constatare una situazione di stallo. Tutto si ferma fino a quando a “parlare” sono i cannoni. Non si registra alcuna attività sportiva. Nessun avvenimento nel campo dello sport è degno di nota. Però la logica ci dice ovviamente il contrario: è impossibile che nulla accada, che non ci siamo momenti in cui magari per stemperare le tensioni a qualcuno, nonostante tutto, non venga la tentazione di lasciarsi andare alla passione per lo sport. Magari in un periodo contrassegnato da eventi bellici non ci sono competizioni nazionali o regionali; però è impensabile che il mondo dello sport si fermi dappertutto. Almeno nelle zone non coinvolte direttamente negli scontri, qualcosa accade comunque. Il fatto è che si preferisce non parlarne. Il più delle volte si tratta praticamente di una specie di autocensura, in primis quando cambiano i confini e certi eventi, per quanto di carattere eminentemente sportivo, non sono propriamente i benvenuti. Poi con il passare del tempo vengono dimenticati. Però ogni tanto si scoprono nuovi dati che fanno ritornare alla luce questi avvenimenti, relegati nell’oblio per tantissimi anni. Così essi tornano a risplendere, ridando fiducia al mondo dello sport e alla sua posizione di neutralità rispetto alla politica. Un mondo portatore di valori umani, per l’appunto sportivi, e non come purtroppo spesso siamo testimoni, di pseudovalori politici o in casi estremi nazionalistici.

 

Lissa, un’isola partigiana
Una di queste storie quasi del tutto dimenticate è quella relativa a una competizione avvenuta nel lontano 1944, nel pieno della Seconda guerra mondiale, nel bel mezzo dell’Adriatico. La vicenda ebbe come epicentro l’isola di Lissa (Vis). Come sappiamo l’ultimo conflitto mondiale fu caratterizzato da scontri terribili praticamente su tutti i fronti. Però certe zone vissero momenti di calma, specie dopo essere state liberate dalle forze alleate. E tra queste aree c’erano l’isola di Lissa e una parte dell’Italia, quella meridionale.
E fu proprio grazie a questa situazione di relativa sicurezza, che la nazionale della rinata Jugoslavia poté partecipare a Roma a una manifestazione assieme alla nazionali o alle selezioni delle forze militari degli Stati Uniti d’America, del Regno Unito e della Francia. Il tutto in due sport, il nuoto e la pallanuoto. Come riportano i media dell’epoca, per la prima volta a Roma in una manifestazione sportiva venne intonato l’inno della nuova Jugoslavia e venne issata la sua bandiera. Il tutto non deve sorprendere più di tanto. Infatti, gli alleati angloamericani, a mano a mano che andavano liberando i vari territori occupati dai nazisti, organizzavano svariate manifestazioni sportive, in primis con la presenza di militari, ma anche di giocatori locali. Si gareggiava nei più svariati sport. Così oltre alle gare di nuoto e pallanuoto, c’erano pure quelle di calcio, pallacanestro, atletica, tennis e pugilato. Il tutto organizzato da una commissione con a capo il viceammiraglio americano H. K. Hewitt.
Alle gare che si svolsero dal 18 al 20 agosto del 1944 allo Stadio Nazionale di Roma parteciparono, difendendo i colori jugoslavi, Oskar Danon, Slavko Mićo Blažina, Nenad Vukadin, Martin Gabričević, Vojko Pavičić, Dane Matošić, Gojko Marović, Dinko Rizzi, Mato Dinković, Augustin Montagne, Darko Grabušić, Vojislav Ucović, Rudi Glaicher, Vjekoslav Despot, Petar Korepš, Franta Dvoržak e Branko Žižek. In totale 17 atleti. Tra i pochi giornalisti che seguirono le gare c’era pure Peter Wilson, il quale scriveva per il giornale militare Union Jack. E fu proprio lui a definire la delegazione della Jugoslavia i “Delfini di Tito”.
Organizzare questi “delfini” fu tutt’altro che semplice. L’invito degli Alleati fu accolto favorevolmente dalle più alte cariche militari della Jugoslavia. Si cominciò subito a cercare i candidati, innanzitutto tra i militari di stanza in Dalmazia, in grado di partecipare a tali competizioni. Si dovette organizzare il tutto in fretta e furia. I prescelti vennero trasferiti sull’isola di Lissa, dove divennero membri della 26ª divisione e dei reparti della marina militare. Si cercarono ovviamente i migliori sportivi del periodo d’anteguerra. I vari campioni nazionali erano sparpagliati nei vari reparti partigiani. La loro forma sportiva, in genere, era tutt’altro che smagliante.

Marina militare
Comunque fu proprio tra gli appartenenti alla marina militare che venne reclutata gran parte della futura nazionale jugoslava. Infatti nel tempo libero essi disputavano partitelle tra di loro, per cui diversi erano in forma e preparati. Quello che magari potrebbe sembrare più strano era la difficoltà nel reperire i palloni. Per averli bisognava andare in Italia. Inoltre, le reti per far giocare le selezioni nazionali in un ambiente regolare da un punto di vista sportivo, furono realizzate proprio sull’isola di Lissa. Già all’inizio dell’estate del 1944 si disputarono diverse partite di pallanuoto con gli equipaggi delle varie navi che attraccavano sull’isola. Fin da subito a prevalere in quasi tutte le partite furono proprio gli atleti della Jugoslavia. A organizzarli e a tenere insieme il gruppo di campioni ci pensò Đuro Bjedov, il padre delle futura campionessa mondiale di nuoto, Đurđica Bjedov. Per preparasi al meglio per la manifestazione di Roma, il 14 agosto nella zona chiamata Kut, a Lissa, furono organizzati i primi campionati di nuoto e pallanuoto sul territorio libero. Anche se più giustamente potrebbero venire definiti le selezioni per Roma. Il tutto naturalmente in mare, non come oggi in piscina. Per il nuoto furono preparate sei corsie. A organizzare queste gare e a scegliere i migliori ci pensò l’ex forte pallanotista della Jadran di Spalato, Gojko Marović. Non c’era tempo da perdere. Infatti, dopo un brevissimo periodo di preparazione e le gare del 14 agosto, i migliori partirono con la nave Morava verso l’Italia, direzione Bari, dove arrivarono il 16 agosto. Qui ricevettero nuove uniformi e partirono verso Roma con un aereo DC-3. I nazionali furono sistemati nel Rest camp, un campo delle forze americane, ovvero della quinta divisione statunitense. Si trattava di un grande campo dove venivano organizzate anche diverse feste, balli e altro, con a disposizione pure una palestra con ben 1.500 posti.

Torneo di pallanuoto
In questo clima si arrivò alle gare che si svolsero dal 18 al 20 agosto 1944. Al torneo di pallanuoto parteciparono le selezioni della Francia, del Regno Unito, una selezione combinata franco-inglese e la Jugoslavia. I maggiori favoriti erano i francesi che nelle proprie file avevano ben quattro pallanotisti che avevano partecipato ai Giochi olimpici del 1936. E proprio i francesi furono i primi avversari dei partigiani che schierarono Ucović (portiere), Montagne, Marović, Dinković, Grabušić, Žižek, Rizzi, Pavičić, Gabričević e Gleicher. Alla fine persero per 5-7. Il secondo giorno affrontarono la selezione combinata franco-inglese e vinsero per 3-2. Tutte e tre le reti furono segnate da Vojko Pavičić, ex membro della Jadran di Spalato, che aveva pure partecipato alle ultime Olimpiadi di Berlino. E infine nel terzo incontro, quello contro il Regno Unito, arrivò una netta vittoria, per 6-2. Tutto sommato per una squadra messa su in fretta e furia alla fine i risultati furono davvero eccellenti.
Non minori furono le soddisfazioni nel nuoto. Alla competizioni parteciparono: Franta Dvoržak, Dane Matošić, Vjekoslav Despot e Petar Korepš. Come nuotatori scesero nelle vasche pure i pallanotisti Vojko Pavičić, Branko Žižek e Rudi Glaicher. A guidarli era Nenad Vukadin.
In questa gare i campioni jugoslavi conseguirono diversi successi. Così Branko Žižek vinse la gara dei 100 metri stile libero. S’impose con il tempo di 1:05,3. Dane Matošić si piazzo al terzo posto nei 100 metri rana con il tempo di 1:24,0. Infine la staffetta nei 3x100 metri misti, composta da Dane Matošić, Franta Dvoržak e Branko Žižek, conquistò un ottimo secondo posto con il tempo di 3:56,8.

L’inno jugoslavo
Naturalmente, come sempre, una parte del merito, se tutto si concluse nel migliore dei modi, fu anche dei vari membri della delegazione jugoslava. Tra questi va di sicuro ricordato Oskar Danon. Nella delegazione era la persona addetta ai contatti tra le varie squadre. Visto il ritardo nell’arrivo della delegazione jugoslava a Roma fu proprio lui, pure come poliglotta, a mediare per giungere al cambiamento delle date e degli orari delle manifestazioni. Però fu pure lui, come musicista esperto, a scrivere la partitura di Hej Slaveni, il nuovo inno jugoslavo, affinché i francesi potessero intonarlo. Finita la guerra, Danon fu un direttore d’orchestra di livello mondiale e direttore della filarmonica di Lubiana e dell’opera di Belgrado.
Poi va ricordato il ruolo di Slavko Mićo Blažina, di Fiume. Fu lui a guidare la delegazione e fu pure uno degli allenatori. Prima della guerra aveva lavorato per la Jadranska Plovidba ed era stato uno dei fondatori della Viktorija di Fiume. Durante la guerra fu uno dei dirigenti dei vari ospedali partigiani in Italia, ed è proprio per la sua esperienza in Italia che fu aggregato a questa delegazione.
Poi troviamo un esperto pallanuotista, il raguseo Darko Grabušić, membro prima della guerra dello Jug di Ragusa (Dubrovnik). Originale la storia del ceco Petar Korepš. Prima della guerra era un noto nuotatore nel proprio Paese. Divenne membro di questa nazionale quasi per caso. Infatti, era rimasto ferito in Lika ed era stato poi ricoverato nell’ospedale di Monopoli. Una volta guarito si aggregò alla nazionale partigiana. Di lui, però, dopo la guerra di persero tutte le tracce; non è neppure chiaro come finì per combattere per i partigiani.

Importanti onorificenze
Originale pure la storia dello zagabrese Franta Dvoržak. Come profugo arrivò a Roma, dove divenne insegnante di nuoto. Per essere quanto più forti nel nuoto, Darko Grabušić e Vojislav Ucović fecero una vera e propria ricerca per trovare l’esperto nuotatore e più volte campione nazionale Branko Žižek. Il tutto ebbe successo e alla fine portò pure alla conquista di una medaglia d’oro. La delegazione, come prevedibile, era in gran parte composta da spalatini: Vojko Pavičić, Nenad Vukadin, Dane Matošić, Martin Gabričević e Gojko Marović. Tutti membri prima della guerra della Jadran di Spalato. Poi troviamo i ragusei e membri dello Jug: Mato Dinković, Augustin Montagne, Darko Grabušić e Vojislav Ucović. Infine c’era Dinko Rizzi, dell’isola di Curzola (Korčula).
Finite le gare, la delegazione ripartì verso Bari. Nel viaggio di ritorno si fermò a Napoli dove incontrò i calciatori dell’Hajduk di Spalato che erano in una tournée in Italia. Arrivati a Bari si imbarcò sulla nave Bakar che faceva regolare spola tra Lissa e l’Italia e portava profugi e feriti. Dopo il ritorno sull’isola, ogni membro della delegazione si riaggregò al proprio reparto militare. Alcuni finirono pure a combattere in prima linea. Questi sportivi diedero vita in un periodo estremamente difficile a quelle che sarebbero divenute le future nazionali. Il loro ruolo non fu dimenticato: in seguito e poi fu valorizzato con importanti onorificenze.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 7 ottobre 2017.

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