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Zara. la culla dello sport dalmata (1 e continua)

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La storia della sport nella città di Zara è di sicuro molto ricca. Come abbiamo potuto vedere in altri numeri di questo inserto, Zara è stata in primo luogo la culla del calcio e della pallacanestro, una disciplina quest’ultima in cui è stata all’avanguardia, non soltanto in Dalmazia, ma anche a livello di tutta la Croazia. Senza dimenticare che ancora negli anni ‘20 la compagine zaratina di basket partecipava ai campionati italiani. Come del resto avveniva pure nel caso del calcio. Infine da non dimenticare i grandi successi registrati nel mondo del canottaggio a livelli olimpici e mondiali.
E gli altri sport? Hanno avuto minore successo, ma comunque hanno fatto emergere la città a livello non solamente locale. Anzi, possiamo dire che il capoluogo della Dalmazia settentrionale è stato la culla di tante discipline, soltanto a prima vista meno importanti. La sua posizione geografica ha favorito l’arrivo di persone da ogni dove, per cui hanno fatto la comparsa in loco interessi diversi e nuove attività. Sono state numerose le discipline sportive che hanno attecchito a Zara ancora prima della Grande guerra. Diverse hanno messo le radici addirittura prima che nel maggiore centro regionale, ossia Spalato. Però procediamo con ordine.

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A Lissa nacquero le nazionali jugoslave

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Quando si parla della storia dello sport durante le guerre, in genere non si può fare altro che constatare una situazione di stallo. Tutto si ferma fino a quando a “parlare” sono i cannoni. Non si registra alcuna attività sportiva. Nessun avvenimento nel campo dello sport è degno di nota. Però la logica ci dice ovviamente il contrario: è impossibile che nulla accada, che non ci siamo momenti in cui magari per stemperare le tensioni a qualcuno, nonostante tutto, non venga la tentazione di lasciarsi andare alla passione per lo sport. Magari in un periodo contrassegnato da eventi bellici non ci sono competizioni nazionali o regionali; però è impensabile che il mondo dello sport si fermi dappertutto. Almeno nelle zone non coinvolte direttamente negli scontri, qualcosa accade comunque. Il fatto è che si preferisce non parlarne. Il più delle volte si tratta praticamente di una specie di autocensura, in primis quando cambiano i confini e certi eventi, per quanto di carattere eminentemente sportivo, non sono propriamente i benvenuti. Poi con il passare del tempo vengono dimenticati. Però ogni tanto si scoprono nuovi dati che fanno ritornare alla luce questi avvenimenti, relegati nell’oblio per tantissimi anni. Così essi tornano a risplendere, ridando fiducia al mondo dello sport e alla sua posizione di neutralità rispetto alla politica. Un mondo portatore di valori umani, per l’appunto sportivi, e non come purtroppo spesso siamo testimoni, di pseudovalori politici o in casi estremi nazionalistici.

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Con l’Edera anche il calcio parlava italiano (2 e fine)

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La storia della sport a Spalato è di sicuro molto ricca. Si tratta di una città importante da sempre, affacciata sul mare, che è stata la culla di parecchie discipline sportive, che qui hanno attecchito prima che in altre parti della Dalmazia. Il marchio di garanzia dello sport spalatino è in ogni caso l’Hajduk. Il calcio da sempre l’ha fatto da padrone da queste parti, ma non sono stati da meno diversi altri sport. Vanta una grande tradizione pure la società di pallanuoto e nuoto, Jadran. Poi abbiamo i fortissimi remi del Gusar nel canottaggio. Praticamente tutta la storia del tennis della Croazia si concentra a Spalato e per giunta in una sola via. Qui sono nati e cresciuti quasi tutti i più importanti tennisti croati. La lista potrebbe andare avanti a lungo fino ad arrivare ai campioni più forti nel bob. Sembra incredibile per una città di mare, con montagne innevate non propriamente a portata di mano, ma è tutto vero. Però facciamo un passo indietro. Ritorniamo agli albori dello sport a Spalato. Quello vero naturalmente, perché come nel resto della regione e più in là le attività ginniche hanno origini ben più lontane. Ma lo sviluppo reale dello sport, quello organizzato, con regole ben stabilite, risale alla seconda metà del 19.esimo secolo. Passiamo in rassegna ora il periodo fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.
Lo sviluppo dello sport, nei primi anni, lo si deve molto agli italiani. L'influenza e le idee provenienti dalla sponda opposta dell'Adriatico erano forti pure in questa parte dell'Impero austroungarico. Proprio alla componente italiana di Spalato si deve la fondazione delle prime società, i cui nomi erano inevitabilmente italiani. Troviamo così "La società al tiro di bersaglio", la "Società di ginnastica e scherma", la "Sezione di calcio Edera", ecc. Quello che le accomuna è che sono state le prime nell'ambito di questi sport in Dalmazia. Che poi hanno messo le loro radici a Spalato e nel resto della regione.

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Spalato. Una storia che parla pure italiano (1 e continua)

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La storia della sport a Spalato è di sicuro molto ricca. Si tratta di una città importante da sempre, affacciata sul mare, che è stata la culla di parecchie discipline sportive, che qui hanno attechito prima che in altre parti della Dalmazia. Il marchio di garanzia dello sport spalatino è in ogni caso l’Hajduk. Il calcio da sempre l’ha fatto da padrone da queste parti, ma non sono da meno diversi altri sport. Vanta una grande tradizione pure la società di pallanuoto e nuoto, Jadran. Poi abbiamo i fortissimi remi del Gusar nel canottaggio. Praticamente tutta la storia del tennis della Croazia si concentra a Spalato e per giunta in una sola via. Qui sono nati è cresciuti quasi tutti i più importanti tennisti croati. La lista potrebbe andare avanti a lungo fino ad arrivare ai campioni più forti nel bob. Sembra incredibile per una città di mare, con montagne innevate non propriamente a portata di mano, ma è tutto vero.
Però facciamo un passo indietro. Ritorniamo agli albori dello sport a Spalato. Quello vero naturalmente, perché come nel resto della regione e più in là le attività ginniche hanno origini ben più lontane. Ma lo sviluppo reale dello sport, quello organizzato, con regole ben stabilite, risale alla seconda metà del 19.esimo secolo. Passeremo quindi in rassegna quel periodo pionieristicoi fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

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Alle Olimpiadi i campioni dalmati hanno saputo farsi valere

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Tra 11 giorni iniziano le Olimpiadi di Londra. La 30.esima edizione dei Giochi olimpici sarà all’insegna dei record. Saranno presenti atleti di più di 200 nazioni o meglio membri del Comitato Olimpico Internazionale. Cercheranno di vincere in 26 sport e 39 discipline per un numero totale di 302 medaglie d’oro. Un numero impressionante per la più grande manifestazione sportiva al mondo.
Quest’anno la Croazia manderà a Londra ben 108 atleti, tra cui parecchi provenienti dalla Dalmazia. E proprio i dalmati avranno un ruolo chiave nelle sorti sportive della Croazia in Gran Bretagna, in quanto lotteranno pure per diverse medaglie sia a livello individuale sia negli sport collettivi. Già  adesso si fanno parecchi nomi sui possibili campioni olimpici: però sarà il tempo a darci la risposta se le speranze di successo erano realistiche. Ma quale è stato il contributo della Dalmazia nella storia dei Giochi olimpici? È una domanda alla quale è molto difficile rispondere in maniera assolutamente esauriente. Gli atleti dalmati hanno partecipato alle Olimpiadi con le maglie di diverse nazioni, registrando in genere ottimi risultati. Azzardare cifre definitive è impossibile.

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All’avanguardia anche nello sport al femminile

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La storia dello sport è quasi sempre al maschile. Praticamente tutti gli sport si sono evoluti in funzione del sesso maschile. Le donne in un certo qual senso sono arrivate sempre in ritardo, a giochi fatti.
Raramente nel passato rientravano nel novero dei primi praticanti di una determinata disciplina. Semplicemente la convinzione prevalente era che lo sport fosse qualcosa di predestinato per gli uomini e che le donne fossero più portate verso altre attività. Ancora oggi esistono degli sport dove sembra alquanto strano vedere delle donne gareggiare. E non deve trattarsi necessariamente di sport minori o poco conosciuti. Sono pochi quelli che sanno ad esempio che già dai tempi della proclamazione dell’indipendenza della Croazia viene disputato senza soluzioni di continuità il campionato di calcio femminile.
E se il calcio inevitabilmente è lo sport più popolare, non può sorprendere che ancora oggi per talune altre discipline nemmeno si sappia che esistano dei club “rosa”. O almeno che quelli maschili abbiano delle sezioni femminili. Figuriamoci poi se qualcuno possa immaginare che siano di successo e che possano passare alla storia.

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Quando Zara si dilettava nel gioco del pallone (2 e fine)

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La storia della sport nella città di Zara è di sicuro molto ricca. Come abbiamo potuto vedere in altri numeri di questo inserto, Zara è stata in primo luogo la culla del calcio e della pallacanestro, una disciplina quest’ultima in cui è stata all’avanguardia, non soltanto in Dalmazia, ma anche a livello di tutta l’ex Jugoslavia. Senza dimenticare che ancora negli anni ‘20 la compagine zaratina di basket partecipava ai campionati italiani. Come del resto avveniva anche nel caso del calcio. Infine da non dimenticare i grandi successi registrati nel mondo del canottaggio a livelli olimpici e mondiali. E gli altri sport? Hanno avuto minore successo, ma comunque hanno fatto emergere la città a livello non solamente locale. Anzi, possiamo dire che il capoluogo della Dalmazia settentrionale è stato la culla di tante discipline, soltanto a prima vista meno importanti. La sua posizione geografica ha favorito l’arrivo di persone da ogni dove, per cui hanno fatto la comparsa in loco interessi diversi e nuove attività. Sono state numerose le discipline sportive che hanno attecchito a Zara ancora prima della Grande guerra. Diverse hanno messo le radici addirittura prima che nel maggiore centro regionale, ossia Spalato. Però procediamo con ordine.

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Veljko Rogošić: il re delle maratone, l’uomo delle imprese impossibili

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Vi ricordate la pubblicità per la bibita Pipi? Sono passati tantissimi anni però qualcuno rammenterà un nuotatore che arrivava fino al margine della piscina, diceva qualche parola e beveva la Pipi. Sapete chi era? Era Veljko Rogošić, uno dei più grandi nuotatori croati di tutti i tempi. Un nuotatore che ha stabilito un numero impressionante di record, ha conquistato innumerevoli titoli nazionali, ha portato a compimento imprese impossibili. Uno che difficilmente potrà essere emulato a breve: sarà tutt’altro che agevole eguagliare le sue imprese. Non perché ciò sia impossibile, ma perché le sue sono state imprese di altri tempi e il mondo del nuoto odierno è del tutto diverso, incomparabile.
Ricordiamo la figura di questo grande nuotatore, visto che è scomparso lo scorso 7 agosto dopo lunga e grave malattia all’ospedale di Spalato all’eta di 71 anni. Vediamo di ripercorrere la sua straordinaria carriera.

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Veljko Rogošić, legendary Croatian swimmer

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Veljko Rogošić (21 July 1941 – 7 August 2012) was a Croatian long-distance swimmer who competed at the Olympics for SFR Yugoslavia and won numerous awards since the start of his swimming career in 1959.



August 8 in a hospital in Split, Croatia, legendary Croatian swimmer Veljko Rogošić passed away at the age of 71.
An Honour Swimmer in the International Marathon Swimming Hall of Fame and a shipyard technician by trade, Rogošić nearly always found himself near the water. He set a benchmark for pool and marathon swimming among his countrymen during a life dedicated to swimming.
He began as a great pool swimmer for the former Yugoslavia where he won 142 national championships and competed a total of 203 times for his country in international competitions, setting 51 national records in the 400m and 1500m freestyle, 200m and 400m individual medley, 200m butterfly and freestyle relays. He was the captain o the national team for 15 years and participated in two Olympic Games (1960 in Rome and 1964 in Tokyo). His highest international rankings were in the 1500m freestyle (fourth) and 400m individual medley (fifth).
Rogošić won a World Cup Championship in the 200m butterfly in 1971 and received three Olympic Committee awards during his career.
He won the 1969, 1970, 1971, 1972 and 1973 marathons in Italian Ricconeu and won the world championship in 1971, 1972, 1973 and 1974 at the Maratona del Golfo Capri-Napoli.
As he continued to serve as an ambassador of the sport, he continued to be honored for his efforts and exploits. In 2004, he became a member of the Half Century Club for his crossing of the English Channel at the age of 63 in 11 hours 27 minutes - the first by a Croatian swimmer.

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