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Polisportive «realsocialiste»: un naufragio scontato a Spalato (7 e fine)

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Nell’ultimo episodio abbiamo visto come tutte le società esistenti prima della seconda guerra mondiale siano state rifondate nel dopoguerra. Però questa prassi era una vera spina nel fianco dell’organizzazione sportiva della nuova Jugoslavia. L’idea di fondo che si stava diffondendo nel nuovo stato era quella di  procedere alla creazione di organizzazioni polisportive. Una o più (si veda l’esempio belgradese con Crvena Zvezda e Partizan) associazioni che poi inglobavano società alle quali facevano capo in pratica tutti gli sport vecchi e nuovi. Al contrario di quello che succedeva in tutta la Jugoslavia, alla fine del 1945 e all’inizio del 1946 a Spalato non c’era assolutamente la benché minima volontà di cedere a queste imposizioni dall’alto.

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Lo sport rinasce nel dopoguerra, ma la politica ci mette lo zampino (6 e continua)

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Nella puntata precedente abbiamo visto gli sviluppi del calcio spalatino alle fine della seconda guerra mondiale. Un periodo di espansione e di ritorno alla pace e quindi pure alle attività calcistiche. Periodo pure di propaganda per il tramite del calcio spalatino, per cui l’Hajduk ottiene una visibilità pure internazionale. Se il calcio si era ripreso completamente e aveva iniziato le sue attività non da meno erano stati gli altri sport in auge anch’essi prima dell’ultimo conflitto mondiale.
Se a Spalato e dintorni le attività sportive erano rimaste congelate, non lo stesso vale per i valenti sportivi che sotto l’insegna della Armata dei partigiani avevano partecipato a diversi tornei e campionati nei vari sport.
Così una specie di nazionale militare di nuoto e pallanuoto  dell’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia (NOVJ) ha partecipato ad un campionato di nazionali militari che si è svolto a Roma dal 18 al 21 agosto 1944. Hanno fatto  seguito pure delle manifestazioni nella penisola del Sinai in Egitto alla fine del 1944 e all’inizio del 1945 dove avevano trovato rifugio migliaia di dalmati e dove l’attività sportiva era stata organizzata da Zvonimir Barišić.

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Il rinnovato Hajduk fu un osso duro anche per i nazionali inglesi (5 e continua)

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Nell’ultimo episodio abbiamo finito di ripercorrere il periodo della rifondazione dell’Hajduk sull’isola di Lissa (Vis). Una storia travagliata e difficile, ma nello stesso tempo anche veloce e in qualche modo fortunata. Riuscire a rifondare una società in un periodo di grandi combattimenti e con giocatori e dirigenti sparsi sui vari fronti non fu un’impresa da poco.
Comunque vada dal 7 maggio 1944 l’Hajduk fu rimesso in piedi e tutto fu pronto per iniziare una serie di partite amichevoli. Partite, disputate in primo luogo, per promuovere il calcio in un periodo difficile, ma anche per “promuovere”, seppure non ufficialmente, il ruolo dei partigiani nella guerra. Non per niente anche se la società venne rifondata con il nome storico di Hajduk, la squadra partecipò a quasi tutte le partite con la denominazione Hajduk NOVJ (Narodnooslobodilačka vojska Jugoslavije/Esercito di liberazione nazionale della Jugoslavia) che ben presto venne modificato in Hajduk-JNA. Quello della costituzione di un club, chiamato a rappresentare uno stato in via di fondazione, anzi un’idea politica e militare, fu un caso unico del suo genere. Ebbe un grande successo soprattutto grazie ai giocatori di classe che scesero in campo, ma anche alla grande fama internazionale che l’Hajduk  aveva acquisito negli anni prebellici.

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L’Hajduk rinacque dalle ceneri della guerra piů forte di prima (4 e continua)

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Nell’ultimo episodio abbiamo lasciato il mondo dello sport a Spalato e in tutta la Dalmazia in un momento quando tutto era quasi fermo. Gli eventi bellici e i cambimenti di potere avevano portato tutta la Dalmazia a fermare l’attività sportiva in generale. Qualche piccola attività c’era, ma nulla di veramente ufficiale. Anche se formalmente la politica non ha nessun ruolo nello sport in generale e così pure nel mondo del calcio inevitabilmente pure in quegli anni gli avvenimenti politici hanno svolto un ruolo cardine, praticamente ineludibile.
Dapprima, con l’integrazione di Spalato al Regno d’Italia ci fu il netto rifiuto dei giocatori e della dirigenza dell’Hajduk a partecipare a qualsiasi partita. Il rifiuto fu tale che neppure le alletanti offerte di partecipazione ad uno dei massimi campionati italiani furono accettate. Il regime italiano, dal canto suo, bisogna ammettere, fece di tutto per convincerli a giocare senza delle vere pressioni. Alle fine dopo un anno di tentativi cedette e tentò con la fondazione dell’A.C. Spalato di cambiare la situazione, ma pure senza successo.
L’attività calcistica rimase così per parecchi anni quasi del tutto assente a Spalato. Ma nel cuore dei dirigenti e dei giocatori la voglia di giocare fu sempre tanta, ma quello che si aspettò fu il momento e il luogo giusto per continuare l’attività.

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Lo sport trionfò sui disagi e le paure del conflitto (3 e continua)

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Le origini sportive in Dalmazia e in primo luogo a Spalato sono lontane. Come abbiamo visto il calcio ha ormai una tradizione ormai centenaria. Il nuoto e pallanuoto organizzati sono ormai praticati da più di 100 anni. Non di meno sono gli altri sport. La Dalmazia insomma è stata ed è fondamentale per lo sviluppo dello sport in Croazia. Leggendo libri e pubblicazioni varie si trovano tantissime informazioni sullo sport dalmata e spalatino. Informazioni che ci parlano della loro storia, del loro sviluppo. Ripercorrono quasi tutti i principali avvenimenti. Quasi, perché ci sono dei periodi ombra che per svariate ragioni sono state e sono tutt’ora cancellate o talmente marginate da essere ai più completamente sconosciute. Nelle prime puntate abbiamo visto come è avvenuto il passaggio di regime nel 1941, quando la seconda guerra mondiale ha toccato anche la sponda orientale dell'Adriatico e quale è stata la reazione degli sportivi.
Ma lo sport ha dovuto fare i conti con le vicissitudini della politica anche nella seconda metà del 1943 e nel 1944, quando, al potere italiano è subentrato quello dell'NDH (lo Stato indipendente di Croazia guidato da Ante Pavelić), prima dell'arrivo dei partigiani. Vediamo ora più in dettaglio come i vari sport hanno reagito e quali sono state le loro attività in questi anni convulsi, segnati dalla guerra, ma anche dalla voglia di... divertirsi nello spirito olimpico.

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Lo sport trionfò sui disagi e le paure del conflitto (2 e continua)

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Le origini sportive in Dalmazia e in primo luogo a Spalato sono lontane. Come abbiamo visto il calcio ha ormai una tradizione ormai centenaria. Il nuoto e pallanuoto organizzati sono ormai praticati da più di 100 anni. Non di meno sono gli altri sport. La Dalmazia insomma è stata ed è fondamentale per lo sviluppo dello sport in Croazia. Leggendo libri e pubblicazioni varie si trovano tantissime informazioni sullo sport dalmata e spalatino. Informazioni che ci parlano della loro storia, del loro sviluppo. Ripercorrono quasi tutti i principali avvenimenti. Quasi, perché ci sono dei periodi ombra che per svariate ragioni sono state e sono tutt’ora cancellate o talmente marginate da essere ai più completamente sconosciute. Nella prima puntata abbiamo visto come è avvenuto il passaggio di regime e quale è stata la reazione degli sportivi. Vediamo ora più in dettaglio come i vari sport hanno reagito e quali sono state le loro attività.

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La voglia di sport superiore ai disagi e alle paure della guerra (1 e continua)

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Le origini sportive in Dalmazia e in primo luogo a Spalato sono lontane. Come abbiamo visto il calcio ha ormai una tradizione ormai centenaria. Il nuoto e pallanuoto organizzati sono ormai praticati da più di 100 anni. Non di meno sono gli altri sport. La Dalmazia insomma è stata ed è fondamentale per lo sviluppo dello sport in Croazia. Leggendo libri e pubblicazioni varie si trovano tantissime informazioni sullo sport dalmata e spalatino. Informazioni che ci parlano della loro storia, del loro sviluppo. Ripercorrono quasi tutti i principali avvenimenti. Quasi, perché ci sono dei periodi ombra che per svariate ragioni sono stati e sono tutt’ora “cancellati” o talmente marginalizzati da essere ai più completamente sconosciuti. Nei precedenti numeri di questo inserto abbiamo visto e “dato luce” a un piccola parte di questi “tabù”.
C’è stata un’attività calcistica a Spalato e in regione anche durante l’ultimo conflitto mondiale e in questo contesto non va rammentata solo la presenza dell’Hajduk sull’isola di Lissa (Vis). Sono in pochi a ricordare che a Zara tra i due conflitti mondiali c’era una grande attività calcistica. Pure una squadra di Zara aveva partecipato a dei campionati regionali dell’Italia. Si tratta di dati di fatto che ai più sfuggono e che tratteremo esaurientemente in uno dei prossimi numeri. Nuoto, pallanuoto, pallacanestro ed altri sport non hanno interrotto del tutto le loro attività durante l’ultima guerra mondiale, la quale è continuata ad onta di tutte le difficoltà. Magari in tono minore, ma non si è mai fermata come sostengono tantissimi libri e pubblicazioni varie. Vediamo, dunque, quali sono state le attività sportive nella prima metà degli anni ‘40 e quali sono stati gli eroi dell’epoca.

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Split sport during WWII

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All articles about sport in Split during WWII can be read here:



In April 1941, following the invasion of Yugoslavia by Nazi Germany, Split become part of Italy and formally annexed one month later. Italian rule met heavy opposition from the Croat population as Split became a centre of anti-fascist sentiment in Yugoslavia. Between September and October 1941 alone, ten officials of the Italian fascist were assassinated by the citizens.
In September 1943, following the capitulation of Italy, the city was temporarily controlled by Tito's brigades with thousands of people volunteering to join the Partisans of Marshal Josip Broz Tito (a third of the total population, according to some sources). A few weeks later, however, the Partisans were forced into retreat as the Wehrmacht placed the city under the authority of the Independent State of Croatia a few weeks later. The local football clubs refused to compete in the Italian championship; HNK Hajduk and RNK Split suspended their activities and both joined the Partisans along with their entire staff after the Italian capitulation provided the opportunity. Soon after Hajduk became the official football club of the Partisan movement.
In a tragic turn of events, besides being bombed by axis forces, the city was also bombed by the Allies, causing hundreds of deaths. Partisans finally captured the city on October 26, 1944 and instituted it as the provisional capital of Croatia. On February 12, 1945 the Kriegsmarine conducted a daring raid on the Split harbour, damaging the British cruiser Delhi.
After World War II, Split became a part of the Socialist Republic of Croatia, itself a constituent sovereign republic of the Socialist Federal Republic of Yugoslavia.

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