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soccer solinIl calcio in Dalmazia è da oltre un secolo lo sport numero uno. Inevitabilmente dapprima si è evoluto lungo la costa; però con il passare del tempo neppure l’area continentale è rimasta immune al richiamo del pallone. Tra i primi club nati nell’entroterra registriamo quello di Salona (Solin). L’influsso della vicina Spalato era forte in questa località nota per le rovine dell’antica Salona ed era destino che pure qui si iniziasse ben presto a giocare a calcio. Magari i successi non sono stati tanto grandi, ma di sicuro la società ha raggiunto obiettivi non indifferenti e sfornato nel corso degli anni fior di campioni. E non solo nel mondo del calcio. Passiamo in rassegna la storia di questo club.

Un altro mondo
Il calcio a Salona (Solin) arrivò poco dopo il suo “debutto” a Spalato dove l’avevano portato gli studenti dalmati che studiavano a Praga. Oggigiorno è difficile datare gli esatti inizi del calcio nella cittadina. Infatti tracce scritte, sicure e veritiere per quanto concerne i primi anni semplicemente non esistono. Però non mancano i ricordi della gente su quei tempi pionieristici. Quando il calcio era solo calcio, ovvero era passione pura e tanto divertimento. Un altro mondo rispetto a quello attuale, fortemente commercializzato.

 

Studenti intraprendenti
E i ricordi sui primi inizi del gioco del pallone a Salona sono quelli del pittore Jozo Kljaković. Le origini sono di sicuro da datare nel periodo antecedente al primo conflitto mondiale. Però era un calcio da strada, senza vere regole. Quello che oggi chiamiamo calcio cominciò a svilupparsi subito dopo la fine della Grande guerra. Erano anni all’insegna di un’attività frenetica in tutti i sensi, per cui nell’entroterra spalatino cominciavano a nascere numerose società calcistiche. Una di queste, nel 1919, era stata fondata a Salona. Come nel caso della fondazione dell’Hajduk di Spalato, così pure a Salona la costituzione del primo club calcistico si dovette all’iniziativa di alcuni studenti volonterosi. Questi in parte studiavano a Spalato e in parte a Zagabria. Proprio quelli reduci dagli studi nella capitale croata, al ritorno a casa portarono con sé il primo vero pallone e le prime autentiche regole di questo sport. Decisero di chiamare la società Dioklecijan. Un nome del tutto logico vista la posizione geografica della località. Il nuovo club attirò rapidamente nella sua orbita i giovani della cittadina e pure quelli del circondario. Il primo pallone fu donato dall’Hajduk, una squadra che era attiva ormai da otto anni.

Alla ricerca di un campo
Il problema principale era trovare una superficie su cui si potesse giocare tranquillamente. Una superficie senza troppe asperità e abbastanza ampia da poter ospitare un vero campo di calcio. Nei primi anni si giocò a pallone su terreni diversi. Inizialmente nella zona vicina a Vranjic, poi a Mravinci, Ljubinci, Majdan e in altre aree limitrofe, nonché attorno a Salona. Visto che si improvvisava quando si andava alla ricerca di un buon terreno, non esistevano neppure delle porte vere e proprie: bastavano due grandi sassi a delimitare la porta stessa. Si proseguì così per anni. Le prime magliette, stando alle testimonianze dell’epoca, vennero realizzate all’inizio degli anni ‘20. Il primo presidente della società fu Marin Kljaković Šantić (Mladin). E non a caso. Infatti fu lui a portare il primo pallone a Salona. Il primo tesoriere e segretario fu Marin Barišić. Serviva pure qualcuno che organizzasse le prima partite e conoscesse bene le regole di questo sport, insomma un vero arbitro. Ad assumere questo incarico fu inizialmente Ljubo Bašić. Le prime partite furono giocare contro le squadre delle località vicine, quelle di Vragnizzza (Vranjic), Castel San Giorgio (Kaštel Sućurac), Castel Vitturi (Kaštel Lukšić), Mravinac, Stobrezio (Stobreć), Spalato, ecc. Le partite furono organizzare principalmente di domenica e nei giorni delle festività religiose in modo che quanta più gente potesse assistere agli incontri. E proprio per questo il gioco del pallone si diffuse velocemente. Le prime “stelle” della squadra furono Marin Barišić, Ćiril Ivić, Mile Ivić, Ante Barišić, Branko Grubić, Pere Grubić e Ante Kljaković. La prima partita ufficiale o pubblica, come veniva definita all’epoca, fu quella disputata contro la squadra di Castel Vitturi. Fu subito un successo, visto che la compagine di Salona s’impose per 4-3. E per il Dioklecijan scese in campo pure un ex giocatore dell’Hajduk di Spalato, Janko Rodin.
Dopo la prima vittoria, il numero dei giocatori continuò ad aumentare. Della prima generazione di calciatori di Salona vale la pena di ricordare Kruno Pletikosić, Ante Baković, Nedjeljko Grubić, Špiro Drašković, Marin Barišić, Tonko Milišić, Kaja Gašpić, Marinko Kljaković Šantić, Stipe Ivić, Ćiril Ivić, Marin Cikatić, Ante Kljaković Gašpić, Franko Grubić, Pere Grubić, Ivica Grubić, Martin Žižić, Ivan Grubišić e Jozo Grubić Đovaninov.

L’era della Jadro
Nel 1924 si decise di cambiare il nome della società in Jadro, il fiume che attraversa la cittadina. Iniziò il periodo più importante, nel quale si diede la spinta decisiva allo sviluppo di questo sport in loco. Come scriveva il Novo Doba dell’epoca, i giocatori più importanti della Jadro erano: Ante Baković, Branko Grubić, Lovro Grubić, Miljenko Grubić, Ivica Grubić, Ivo Jurić, Živko Kljaković Šantić, Jozo Žižić, Bero Milišić, Jakov PoIjak, Ante Grubišić, Mile Grubišić, Ante Barišić, Mile Ivić ecc. A Salona venivano sempre più giocatori da Spalato e da altri paesi limitrofi, tra cui spiccavano Marko Mikačić, Ivo Peršić e Nikola Finzi. Si giocava ormai in tutte le frazioni di Salona e i giocatori più bravi andavano a militare nello file della Jadro, che poi disputava le proprie partite con le prime società nate nell’entroterra spalatino. Però bisogna rilevare un fatto molto importante. Anche se ormai da anni esisteva una società calcistica, questa non era ufficialmente registrata presso la Federazione regionale, quella spalatina. Ragion per cui la Jadro era quasi quasi una società sportiva relegata nella clandestinità. Per anni, pertanto, non ebbe l’opportunità di disputare un campionato ufficiale: pertanto valutare il suo reale valore è di fatto impossibile.

Una colletta per le magliette
Così si dovette aspettare il 1927 per cominciare a parlare di calcio con tutti i crismi dell’ufficialità a Salona. Visto il numero crescente di bravi calciatori si decise che era venuta l’ora di cominciare a “fare sul serio”. Si fecce una colletta e si andò a comprare le maglie, i pantaloncini, i calzini e diversi palloni. Si decise pure di giocare delle partire vere, contro squadre di località vicine regolarmente registrate. Si raggiunse l’accordo per disputare tre amichevoli contro la Jadran di Castel San Giorgio (Kaštel Sućurac), il GOŠK di Castel Abbadessa (Kaštel Gomilica) e lo Slaven di Traù (Trogir). Il risultato non fu troppo soddisfacente. Arrivarono due sconfitte e un pareggio a reti inviolate contro lo Slaven. Si decise di pari passo di andare alla ricerca di un campo di calcio adeguato e in linea con tutte le regole dell’epoca. Alla fine si giunse alla conclusione che la zona di Širine, vicino al fiume Jadro, era quella ideale. Nel frattempo si lavorava alla stesura dello Statuto e si metteva a punto la documentazione per la fondazione ufficiale della società. A questa parte amministrativa si prestò grande attenzione; a impegnarsi in primis furono Marin Sesartić e Kruno Grubišić. Ad aiutarli nel lavoro ci pensò il presidente di un’ex società spalatina, quella dello ŠK Aurora, Rade Jerin. Si tentò di “copiare” in buona parte lo Statuto, naturalmente adattandolo alla realtà di Salona.
Il numero dei calciatori della società con gli anni continuava a crescere. A scendere in campo per lo Jadro nelle prime partite contro società registrate furono: Mile Grubišić, Mile Ivić, Ante Barišić, Žarko Grubić, Jakov Poljak, Armano Rejc, Mile Rački, Zvonko Jurić, Marin Sesartić, Nikola Gašpić, Zivko Drašković, Petar Pletikosić, Bartul Vukšić, Stanko Grubišić, Blaško Čipčić, i fratelli Libero e Bruno Bonario, Pave Roje, Bogoslav Roje, Bogo Grgić, Ivan Rudan, Bruno Bean, Zdravko Drašković, Stipe Vukšić, Franko Grubišić, Miloš Grubišić, Rade Milišić, Zvonko Grubić, Rato Neskovčin, Nikica Koceić, Kažimir Vukšić, Boris Parać, Dine Drašković.

Il primo... stadio
Alla fine anche la società cominciò a operare con tutti i crismi della legalità, essendosi dotata di uno Statuto. Restava il problema del terreno di gioco. Anche se tutti concordavano sul fatto che dovesse essere realizzato un campo di calcio, l’impresa non si presentava affatto semplice. Dopo accurate ricerca fu individuato un terreno adeguato, in una zona molto apprezzata. Si trattava praticamente di un prato in mano a diverse famiglie, non molto propense a farne a meno. Alla fine, dopo lunghe trattative, si decise di affittarlo per 12.000 dinari l’anno. Così già all’inizio del 1928 la Jadro si ritrovò con un proprio campo di calcio a norma di legge, con tanto di pali e traverse vere e propre, e poco dopo pure con le necessarie reti. Insomma a Salona il calcio che oggi conosciamo era ormai di casa. Si andò avanti così fino al 1930. Ad allenare in questi primi anni i giocatori locali fu Jakov Poljak, che militava nell’Hajduk di Spalato. Parlare all’epoca di spogliatoi, zone doccia e cose simili era del tutto inutile. I giocatori si arrangiavano nelle case vicine, e il fiume Jadro faceva le veci di “zona doccia”.

La nascita del Solin
Si arrivò così al 1931, l’anno della fondazione ufficiale della prima vera società calcistica a Salona. A gennaio si radunarono tutti gli appassionati di questo sport e si diede vita alla società ŠK Solin. Però non mancarono i problemi. La questione principale fu il nome delle società. Fu un fatto puramente amministrativo. Infatti gli appassionati decisero di chiamare la società semplicemente Športski klub Solin. Però la dirigenza cittadina non fu d’accordo e in base alle regole nazionali impose il nome completo di Jugoslavenski omladinski športski klub Solin. Alla fine fu organizzata l’Assemblea costitutiva e si procedette alla nomina della prima dirigenza. Alla carica di presidente fu nominato Marin Riko Ivić. La nuova dirigenza si pose subito dei chiari obiettivi. Tra questi organizzare le iscrizioni al club, fare abbonamenti mensili e delimitare con una ringhiera il campo di gioco. Ben presto la società si registrò presso la Federazione spalatina. Poi si fece il necessario per la registrazione dei calciatori. Furono depositati tutti i documenti negli uffici competenti e il nuovo Solin potò cominciare la sua vita calcistica senza più remore burocratiche.

Giocatori di buon livello
Il successivo importante passo fu quello fatto nel 1932. Infatti fino ad allora la società aveva disputato soltanto partite amichevoli. Nel 1932 il Solin fece domanda di iscrizione al campionato regionale organizzato dalla Federazione spalatina. Ormai pure il numero dei calciatori era significativo. Erano tanti quelli della prima generazione. Ma nel club militavano pure altri che poi avrebbero fatto la storia del Solin. Non possiamo non ricordare questi autentici pionieri del gioco del pallone: Mile Ivić, Stanko Grubišić, Marin Sesartić, Bruno Bonetić, Marin Bubić, Nikola Gašpić, Mile Grubišić, Žarko Grubić, Bartul Vukšić, Blaško Čipčić, Bego Roje, Zdravko Drašković, Kleme Ban, Dinko Drašković, Jakov Poljak, Bruno Bean, Rato Neškovčin, Nikola Koceić, Petar Pletikosić, Pavle Roje, Živko Drašković, Libero Bonario, Zvonko Grubić, Ante Barišić, Rade Milišić, Stipe Vukšić, Ivan Rudan, Franko Grubišić, Miloš Grubišić, Marin Sesartić, Zvonko Jurić, Armano Rejc, Jozo Bubak, Kažimir Vukšić, Boris Parač, Ivan Grubišić, Zoran Grgić, Ive Jankov, Telaki, Korica, Mate Barišić, Ivan Bubić, Mirko Drašković, Nedjeljko Grubišić, Drago Jelaš, Frane Katić, Milan Prnjak, Mile Rački, Zoran Strožer, Ivan Katić, Jerko Bubić, Ivo Menegelo, Mate Bratinčević, ecc. Seguirono anni difficili tra tanti alti e bassi, ma di questo nel prossimo episodio. (1 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 12 marzo 2016.

 

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