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Željava oggi nessun ricordo soltanto macerie

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Uno dei più importanti impianti militari nell’ex Jugoslavia fu quello dell’aeroporto militare sotterraneo di Željava costruito nel ventre del monte Plješivica al confine fra Croazia e Bosnia-Erzgovina e facente parte delle Alpi Dinariche. Realizzato dall’aviazione dell’Apj (Armata popolare jugoslava) in grande segreto oggi risulta praticamente abbandonato. Nonostante questo, visitarlo è tutt’altro che facile. Già arrivare è un’impresa probante. Per chi parte da Fiume bisogna viaggiare lungo la costa fino a Segna e poi svoltare nell’entroterra verso il passo Vratnik e Otočac proseguendo fino a Korenica. Poi si devia verso i laghi di Plitivice e infine poco prima dell’entrata nel Parco nazionale l’ultima svolta, quella verso il Ličko Petrovo selo. È in questa frazione del tragitto che si possono notare gli effetti della guerra degli Anni ‘90 e cosa ha causato per questa regione il nuovo confine. Ancora oggi gran parte delle case di Ličko Petrovo selo sono abbandonate, pochissim i residenti. Il peggio arriva proseguendo verso Željava. Quasi costantemente oltre alle case distrutte e abbandonate, dove regna la natura, ci sono ogni tanto le insegne che avvertono dei campi minati esistenti “pericolo mine“. Interessante osservare lungo il tragitto presso le poche case ancora abitate una specie di ex Jugoslavia in piccolo: macchine e camion con targhe di Zagabria, Ragusa (Dubrovnik), le anonime bosniache e pure di Belgrado. Anche se non esiste nessuna insegna per raggiungere la base aerea arriviamo senza problemi all’entrata principale.

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La Galeb sta per levare le ancore verso un futuro più cristallino

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Galeb, la nave della discordia. Da anni questa nave ricca di storia rimane attraccata nel porto di Fiume senza un reale futuro. Costruita nel 1938 a Genova negli anni ha avuto tanti ruoli e alterne fortune ed ha cambiato vari nomi. Comunque in queste terrre è nota sotto il nome di Galeb (o nave della pace, all’epoca dei “non allineati”). La sua storia in primo luogo è legata al maresciallo Tito che l’ha usata a lungo come nave da crociera.
Lunga ben 117 metri era proprio una nave che poteva offrire comfort e i lussi per l’epoca. Però ormai da anni la sua storia è sempre più nera. Infatti dopo essere stata acquistata da un armatore greco è finita nel cantiere navale Viktor Lenac a Fiume. Qui però ha accumulato solo debiti prima di venir acquistata dalla Città di Fiume. Oggi sul futuro di questa nave rimane un pesante alone di mistero.
Ha ospitato donne bellissime (fra le altre anche Sophia Loren e Liz Taylor) e, secondo documenti e alcune testimonianze, lontano da occhi indiscreti vi si sono tenuti a festini che qualcuno maliziosamente ha voluto paragonare ai più recenti berlusconiani “bunga bunga”. Difficile da capire allora perché la moglie di Josip Broz, Jovanka, non perdeva occasione per stare accanto al marito quando lui si “metteva al timone” della Galeb.
La nave oggi è praticamente impossibile da visitare. Negli ultimi anni è stata organizzata solo una mostra al suo interno ma poi è stata spostata nel Canal morto dove fa, per modo di dire, bella figura vista da lontano. Avvicinandosi sempre più, però, ad ogni metro che si passa si scopre la cruda e amara verità e da dietro la ringhiera si vede il suo lento e inesorabile degrado: la ruggine ormai la fa sempre di più da padrona.
Però una cosa è vederla da lontano, un’altra da vicino e poterla visitare. Quando si trovava al Viktor Lenac, salendoci, si poteva immaginare come fosse stata negli anni d’oro, c’erano tanti materiali, mappe ed altro. Sembrava essere propensa ad un ottimo futuro... da nave museo. Però con la lunga permanenza al cantiere ormeggiata nel bacino di ricovero il suo fascino è andato perdendosi tanto che la mostra di pochi anni fa ha dimostrato il suo declino tecnico-storico. Tante cose sono state spostate e le varie stanze hanno perso il proprio ruolo di ipotetici riferimenti storici.

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La discesa nei rifugi dell’UNPA

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Durante la prima metà del secolo scorso la città di Fiume e le zone limitrofe sono state dei grandi cantieri. È stato costruito molto, dai palazzi, alle case, alle strade, ecc. È stato fatto tanto sopra la terra, ma è stato fatto tanto pure nel sottosuolo. Infatti, come risaputo, per diversi anni la città è stata zona di confine, da controllare, e proprio per questo negli anni sono stati costruiti tantissimi bunker e rifugi vari: in primo luogo nelle montagne attorno a Fiume, ma pure lungo la costa. Tra le più grandi costruzioni assolutamente a uso militare quelle fatte sui monti di Catarina, monte Lesco, Dorčići. Però si è pensato pure alla necessità di avere dei rifugi in pieno centro e questo già negli anni ’30, prima dell’ultimo conflitto mondiale. Zone difficili nelle quali, grazie agli ottimi piani e alla manodopera che giungeva in primo luogo dal sud d’Italia, sono stati realizzati molto in fretta e ancora oggi sono in ottimo stato.
La città di Fiume gestisce ben 58 di questi rifugi – compreso il tunnel che sarà aperto al pubblico, il più lungo e il più spazioso di tutti (si estende, infatti, su 1.700 metri quadrati di spazio), che dovrebbe essere utilizzato, oltre che per le passeggiate, anche per lo svolgimento di vari programmi e mostre, che sono ancora in via di progettazione e che rientrano nel progetto Fiume, Capitale europea della cultura 2020 (la Città di Fiume ha stanziato 300mila kune per la prima fase del progetto) –, che in parte sono pure affittati per usi vari. Altri invece sono chiusi e regolarmente viene seguita la manutenzione. Alcuni, in primis quelli in periferia, sono del tutto aperti e visitabili tutto l’anno. Ogni tanto leggiamo notizie di gallerie sotterranee che andrebbero dal centro di Fiume fino a Clana, o magari dal monte Catarina sotto la Fiumara fino a Tersatto. Però sono tutte leggende. Quello che è assolutamente vero e che ci sono tanti rifugi, anche grandi, pure nel centro del capoluogo del Quarnero.

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La Colonia di Villa Italia, la storia

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A ovest, nella periferia di Fiume, in zona Costabella, sorge l'Ospedale pediatrico. Alle sue spalle una storia lunga ben 90 anni. Ma come è nato?
Tutto ha inizio nel novembre del 1923. Infatti, durante il mese di novembre e dicembre del 1923 Margherita Giardino, la moglie del generale Gaetano Giardino, governatore della città di Fiume (dal 16 settembre 1923 al 27 aprile 1924) compie una serie di visite alle scuole cittadine.

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