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La discesa nei rifugi dell’UNPA

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Durante la prima metà del secolo scorso la città di Fiume e le zone limitrofe sono state dei grandi cantieri. È stato costruito molto, dai palazzi, alle case, alle strade, ecc. È stato fatto tanto sopra la terra, ma è stato fatto tanto pure nel sottosuolo. Infatti, come risaputo, per diversi anni la città è stata zona di confine, da controllare, e proprio per questo negli anni sono stati costruiti tantissimi bunker e rifugi vari: in primo luogo nelle montagne attorno a Fiume, ma pure lungo la costa. Tra le più grandi costruzioni assolutamente a uso militare quelle fatte sui monti di Catarina, monte Lesco, Dorčići. Però si è pensato pure alla necessità di avere dei rifugi in pieno centro e questo già negli anni ’30, prima dell’ultimo conflitto mondiale. Zone difficili nelle quali, grazie agli ottimi piani e alla manodopera che giungeva in primo luogo dal sud d’Italia, sono stati realizzati molto in fretta e ancora oggi sono in ottimo stato.
La città di Fiume gestisce ben 58 di questi rifugi – compreso il tunnel che sarà aperto al pubblico, il più lungo e il più spazioso di tutti (si estende, infatti, su 1.700 metri quadrati di spazio), che dovrebbe essere utilizzato, oltre che per le passeggiate, anche per lo svolgimento di vari programmi e mostre, che sono ancora in via di progettazione e che rientrano nel progetto Fiume, Capitale europea della cultura 2020 (la Città di Fiume ha stanziato 300mila kune per la prima fase del progetto) –, che in parte sono pure affittati per usi vari. Altri invece sono chiusi e regolarmente viene seguita la manutenzione. Alcuni, in primis quelli in periferia, sono del tutto aperti e visitabili tutto l’anno. Ogni tanto leggiamo notizie di gallerie sotterranee che andrebbero dal centro di Fiume fino a Clana, o magari dal monte Catarina sotto la Fiumara fino a Tersatto. Però sono tutte leggende. Quello che è assolutamente vero e che ci sono tanti rifugi, anche grandi, pure nel centro del capoluogo del Quarnero.


E appunto proprio uno di questi, quello fatto costruire dall’UNPA all’inizio degli anni ’40, sarà il primo ad essere aperto nel mese di maggio ai visitatori. Assieme a quello vicino all’ex Palazzo del Governo, questo dell’UNPA è il più grande rifugio in pieno centro cittadino. L’ultima volta era stato aperto all’inizio degli anni ’90 visti i tempi di guerra e poi dai più dimenticato. Si tratta più che di un rifugio di un grande corridoio con quattro uscite. L’obiettivo era chiaro: collegare quattro zone del centro cittadino e dare a tutti la possibilità di trovare rifugio.

Quattro entrate
Partendo da ovest la prima entrata è quella nel cortile delle scuola Dolac, sotto la FINA, poco visibile può oggi sembrare una semplice porta verso una specie di magazzino. La seconda entrata è quella sud che porta dritta al vecchio Municipio dove ha oggi sede l’emittente televisiva regionale Kanal Ri e finisce letteralmente nella redazione al pianoterra. La terza uscita è quella orientale, accanto alla chiesa di San Vito.
Tutti abbiamo visto questa grande porta, si trova ad ovest della chiesa, guardando dal mare. Come quella di via Dolac non sembra altro che la porta di un magazzino. La quarta entrata è quella che magari può intrigare di più e sembrare la più strana: è la porta che si trova in “via Roma” ed è visibile a pochissime persone. Infatti porta al cortile del carcere! Quattro le entrate in questo rifugio dai quattro angoli della città.
Però esiste pure una quinta “entrata”, ma più che entrata si tratta di un “cilindro” per la ventilazione e porta dritto nel bel mezzo dell’odierno parcheggio Gomila. Visitare questo rifugio, come scritto, era impossibile a meno di non entrare in qualche visita guidata che c’era negli ultimi anni.

Storie inedite
Personalmente ci sono stato a più riprese, la prima nel 2012, ed è stata sempre un’esperienza nuova. Si entra in un rifugio storico fatto durante la guerra e che porta in sé tante storie e scritte. Entrando dal cortile della scuola Dolac si accede prima in un lungo corridoio che passa tra la via Fran Kurelac e la FINA. È un nuovo corridoio visto che il palazzo della FINA è stato costruito nel 1975. Dopo la seconda porta si entra nel vero rifugio dell’UNPA. E non ci sono dubbi, visto che troviamo subito due grandi scritte “Riservato all’U.N.P.A.”. Da qui inizia un grande corridoio, quasi dritto e cementato, largo in media ben quattro metri.
All’epoca della mia prima visita nel 2012 era in un buono stato. Naturalmente come in quasi tutti i rifugi l’umidità la fa da padrona e vedere delle stalagmiti è inevitabile. Anche se le luci dovrebbero essere presenti in tutto il rifugio, e i cavi ci sono, all’epoca era del tutto al buio e si camminava avanti grazie solo alle torce. Dopo un po’ si arriva al primo rifugio/stanza con tanto di posti per sedere, letti e dei gabinetti mobili. Più avanti c’è l’incrocio con il corridoio che porta a Kanal RI, alla destra del tutto allagato. Andiamo avanti ed arriviamo ad una piccola stanza alla destra. È stretta e con tanto di scale che portano dritto fino al parcheggio di Gomila (tutti abbiamo visto una strana piccola costruzione nel bel mezzo del parcheggio però magari non l’abbiamo collegata con un rifugio). Andiamo avanti e troviamo un nuovo incrocio, questa volta con uno sbocco alla sinistra. È basso e porta dritto verso il carcere cittadino. O meglio portava: infatti è chiuso con diverse porte e protezioni: la sicurezza non è mai troppa. Poco più avanti la nuova “stanza” con tanto di letti, gabinetti, ecc, e di nuovo il tutto cementato. Infatti pochi tratti non sono stati mai finiti e si vedono le rocce, così si capisce come fosse stato difficile fare questo rifugio. Infine arriviamo fino all’uscita orientale. Però prima di arrivare e dare una sbirciatina del tutto speciale verso la chiesa bisognava superare tanti rifiuti, lasciati qui per chissà quali ragioni e quanti anni fa.
Quello di cui a primo colpo non ci si rende conto è l’assoluto silenzio che vige in questo rifugio. Nonostante il tutto sia in pieno centro e con tanto di traffico, qui sotto la terra non si sente nulla.

Fascino o praticità?
Così si presentava il rifugio nel 2012. Poi con il passare degli anni si è provveduto a “ripararlo” un po’ e a portarlo in uno stato migliore. Ripulirlo. Ultimamente con la decisione si renderlo aperto al pubblico sono stati fatti i lavori più concreti: è stata gettata via buona parte dei rifiuti e riparato l’impiantodell’illuminazione, così che non sarà più obbligatorio portare le torce con sé. In seguito si procederà con la livellatura del pavimento con la sabbia, cercando di conservare l’aspetto originale della galleria. Soltanto qualche decina di metri del tunnel sono ricoperti da uno strato di cemento, mentre nel resto del percorso è visibile la roccia viva nella quale questo era stato scavato. In alcuni punti della struttura si notano pure delle stalattiti formatesi in seguito alle infiltrazioni dell’acqua nel soffitto del tunnel.
La vera sfida sarà conservare il fascino di queste strutture, gioiello dell’ingegneria edile di quei tempi, e coinugare il passato con il presente. È indubbio che i nuovi visitatori non vivranno più appieno quel sentimento di storia e di guerra, ma comunque sarà un’esperienza visitare uno dei tanti sottosuoli cittadini e che oggi magari per qualcuno sarà un’ottima scorciatoia per andare dalla via Dolac fino a San Vito molto più velocemente che per vie “normali”. Ovviamente le due entrate verso il carcere e Kanal Ri rimarranno chiuse e offlimits.

I numeri
Questo rifugio è stato costruito dalla fine degli anni ‘30 fino al 1942 dall’esercito italiano. Non è stato mai finito del tutto. È lungo ben 320 metri senza contare i due sblocchi laterali. In media i corridoi sono larghi 4 metri, mentre ci sono parti con pure 10 metri di larghezza. Diverse le stanze. Alcune foto risalgono al 2012.

L’organizzazione UNPA
L’UNPA, ossia Unione nazionale protezione antiaerea, era un’organizzazione di protezione civile istituita il 31 agosto 1934. All’inizio era un’organizzazione basata sul volontariato, mentre nel 1940 diventò un’istituzione militare con l’entrata in guerra dell’Italia. Durante il conflitto mondiale l’UNPA esercitò un ruolo rilevante nel soccorso dei civili sepolti dalle macerie e fu sciolta con la caduta della Repubblica Sociale Italiana. Con l’inizio della guerra si costruirono tanti rifugi, tra i quali pure quelli di Fiume dove operava l’UNPA del Carnaro che aveva un proprio consiglio provinciale composto da 10 membri proposti dalle più importati industrie e istituzioni cittadine ossia dai Cantieri Navali del Quarnaro, Istituto Assicurativo e Riassicurativo Fiume, Azienda Magazzini Generali, Raffineria Olii Minerali, Silurificio Whitehead, Istituto Nazionale assicurativo e dalla Vedetta d’Italia, oltre a quelli delegati istituzionalmente.

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Pubblicato su Panorama il 15 aprile 2017.

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