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La Galeb sta per levare le ancore verso un futuro più cristallino

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Galeb, la nave della discordia. Da anni questa nave ricca di storia rimane attraccata nel porto di Fiume senza un reale futuro. Costruita nel 1938 a Genova negli anni ha avuto tanti ruoli e alterne fortune ed ha cambiato vari nomi. Comunque in queste terrre è nota sotto il nome di Galeb (o nave della pace, all’epoca dei “non allineati”). La sua storia in primo luogo è legata al maresciallo Tito che l’ha usata a lungo come nave da crociera.
Lunga ben 117 metri era proprio una nave che poteva offrire comfort e i lussi per l’epoca. Però ormai da anni la sua storia è sempre più nera. Infatti dopo essere stata acquistata da un armatore greco è finita nel cantiere navale Viktor Lenac a Fiume. Qui però ha accumulato solo debiti prima di venir acquistata dalla Città di Fiume. Oggi sul futuro di questa nave rimane un pesante alone di mistero.
Ha ospitato donne bellissime (fra le altre anche Sophia Loren e Liz Taylor) e, secondo documenti e alcune testimonianze, lontano da occhi indiscreti vi si sono tenuti a festini che qualcuno maliziosamente ha voluto paragonare ai più recenti berlusconiani “bunga bunga”. Difficile da capire allora perché la moglie di Josip Broz, Jovanka, non perdeva occasione per stare accanto al marito quando lui si “metteva al timone” della Galeb.
La nave oggi è praticamente impossibile da visitare. Negli ultimi anni è stata organizzata solo una mostra al suo interno ma poi è stata spostata nel Canal morto dove fa, per modo di dire, bella figura vista da lontano. Avvicinandosi sempre più, però, ad ogni metro che si passa si scopre la cruda e amara verità e da dietro la ringhiera si vede il suo lento e inesorabile degrado: la ruggine ormai la fa sempre di più da padrona.
Però una cosa è vederla da lontano, un’altra da vicino e poterla visitare. Quando si trovava al Viktor Lenac, salendoci, si poteva immaginare come fosse stata negli anni d’oro, c’erano tanti materiali, mappe ed altro. Sembrava essere propensa ad un ottimo futuro... da nave museo. Però con la lunga permanenza al cantiere ormeggiata nel bacino di ricovero il suo fascino è andato perdendosi tanto che la mostra di pochi anni fa ha dimostrato il suo declino tecnico-storico. Tante cose sono state spostate e le varie stanze hanno perso il proprio ruolo di ipotetici riferimenti storici.


Anche se magari da lontano non sembra tanto grande e i piani che vengono presentati per il suo futuro possono sembrare pretestuosi e difficili da realizzare, solo visitandola ci si può rendere contro del grande spazio. E pure del fatto che non serve proprio tanto per renderla un vero museo e polo d’attrazione per Fiume.
La zona principale della nave è quella al piano d’”entrata” e quello superiore dove vi troviamo le stanze principali. Così c’è la sala grande, si presuppone per incontri, riunioni e cerimonie, poi troviamo la stanza da letto di Tito e poco più lontana la stanza della moglie Jovanka. Tra le loro due stanze è posizionato un salotto. Per il resto ci sono stanze più piccole, per dormire, ma pure per eventuali riunioni, almeno così si può immaginare. Nel cosiddetto secondo piano troviamo la sala comando al coperto e ancora, un piano più in alto, quello per la guida all’aperto. Infine assolutamente da visitare la sala macchine: è enorme e almeno questa sembra in ottimo stato con motori originali della Fiat.
Di recente è stato presentato un piano per il salvataggio della nave e di tutti i progetti per farla diventare un museo e quant’altro, il tutto per quando Fiume sarà capitale europea della cultura per il 2020. Non ci rimane che aspettare e vederne la realizzazione.

La storia
La nave è stata costrutita nel porto Ansaldo di Genova per la Regia Azienda Monopoli Banane (RAMB) nel 1938. Con l’entrata in guerra dell’Italia venne ingaggiata per ragioni militari. In primis venne usata per il trasporto merci in Libia. Il 30 giugno 1941 è stata colpita da un torpedo nel porto di Bengasi a Tripoli. Nonostate i gravi danni riuscì a tornare prima in Sicilia e poi nel porto San Marco di Trieste. Nel 1943 i tedeschi la presero dopo la capitolazione dell’Italia e dopo una prima idea di utilizzarla per il trasporto di truppe decisero di usarla per la posa delle mine e le diedero il nome di Kiebitz. Nel giro di un anno la nave ha posato più di 5000 mine nell’Adriatico. Il 5 novembre 1944 è stata colpita e affondata nel porto di Fiume. Vi rimase sotto mare a 22 metri di profondità fino al 1947 quando cominciò e nel 1948 finì il suo “salvataggio”. Portata nel cantiere di Pola fu ristrutturata del tutto ed è diventata una nave di lusso e come tale data alla marina militare come nave da scuola Galeb. Dal 1953 spesso è stata utilizzata dal maresciallo Tito per ben 14 navigazioni in Europa, Asia e Africa. Tanti i personaggi e presidenti che l’hanno visitata da Nasser a Nehru, da Churchill a diversi re e regine. L’ultimo viaggio Tito l’ha fatto nel 1979. La nave è rimasta nel porto di Pola fino al 1991 quando è stata portata nelle Bocche di Cattaro dove è rimasta fino a che un armatore greca non l’ha acquistata.

Dettagli tecnici
La nave venne costruita nell’Ansaldo di Genova e nel 1938 entrò in servizio, con il nome Ramb III, come bananiera veloce della Marina Mercantile Italiana per la RAMB, la Regia Azienda Monopoli Banane. All’inizio della seconda guerra mondiale venne convertita in incrociatore ausiliario entrando a far parte della Regia Marina e impiegata in compiti di scorta nel Mediterraneo.

Stazza lorda: 5.377 tsl
Lunghezza: 117 m
Pescaggio: 5,7 m
Propulsione: 2 motori diesel Fiat
Potenza: 7.200 HP
Velocità: 17 nodi (31 km/h)
Equipaggio: 78 + 115 tra allievi ufficiali e istruttori
Armamento (1952):
4 cannoni 88 mm
4 cannoni Bofors 40 mm
6 impianti da 20mm Flakvierling
2 mitragliatrici M2 da 12,7mm
Modifiche: rimozione pezzi da 88mm e da 20mm

Vip ospiti sullo yacht:
Kirk Douglas, Richard Burton, Sophia Loren, Elizabeth Taylor

Personaggi politici ospiti sullo yacht:
Jawaharlal Nehru - primo ministro d’India, Gamal Abdel Nasser - Presidente egiziano, Elisabetta II - Regina Regno Unito, Nikita Khruščёv - presidente, segretario generale del Pcus e primo ministro dell’Urss, Leonid Brežnev - segretario generale del Pcus e presidente del Presidio del Soviet Supremo dell’Urss, Hailé Selassié - Negus d’Etiopia, Kurt Waldheim - segretario generale dell’Onu, Nicolae Ceaușescu - segretario del Partito Comunista Romeno e Presidente della Romania, Mu’ammar Gheddafi - capo di Stato della Libia, Indira Gandhi - primo ministro d’India

Per vedere l'intero articolo, versione PDF

Pubblicato su Panorama il 15 agosto 2017.

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