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CASTUA frontiera alle spalle di Fiume

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La Città di Castua ha promosso un’interessante mostra sui confini che hanno segnato la prima parte del XX secolo in questa particolare zona “di passaggio”. Il percorso espositivo, basato soprattutto su immagini fotografiche, cartine, tanti documenti ed altri cimeli, ripercorre l’evoluzione dei confini della cittadina che negli anni si è sviluppata molto arrivando ad abbracciare via via un territorio sempre più vasto. Oggi potrebbe essere difficile ai più immaginare che Castua, agli inizi del Novecento, arrivava fino a sud fino Volosca e comprendeva anche Preluca, mentre a est si protraeva fino a Zamet, senza poi contare tutto l’entroterra. Era dunque un circondario di proporzioni relativamente vaste, che appare quasi “enorme” soprattutto se confrontato a quello attuale.


La fine del primo conflitto mondiale e i vari trattari di pace hanno stravolto la storia di questa città. Infatti, i trattati di Rapallo del 1920 e quello di Roma del 1924 hanno portato il confine di stato letteralmente a due passi da Castua e l’hanno “menomato” alla grande. Con i due citati accordi, Castua è diventata praticamente piccolissima e privata del suo sblocco naturale verso il mare. Volosca e Preluca sono diventate “estero”, perché sotto l’Italia, mentre la cittadina era stata assegnata al neo-nato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. A nemmeno un chilometro dal centro urbano scorreva la linea della frontiera, che in qualche modo circondava la città. Chiunque volesse viaggiare, o raggiungere le località vicine, doveva comunque superare il posto di blocco, a prescindere dalla direzione nella quale si stava recando, creando tutta una serie di difficoltà, tant’è che alla fine saranno adottate soluzioni per agevolare e sveltire il transito, ma ci vorrà del tempo prima che venissero individuate. Ma ciò che ancor di più andava stretto alla cittadina era il fatto che rimaneva quasi del tutto isolata in fatto di comunicazioni.

Le conseguenze
A Castua in quelli anni la vita era già molto dura. Private dello sbocco al mare, parecchie famiglie legate al mare rimasero senza mezzi di sostentamento. Principalmente non potevano più dedicarsi alla pesca, in primis del tonno – in quell’area c’erano diverse piccole tonnare, che pescavano da qualche decina a un centinaio di quintali di questo pesce azzurro –, ma ad altri fu preclusa pure l’importante cava di Preluca. Per cui non ci deve neppure sorprendere che Castua, vista la sua nuova posizione, divenne una zona in cui proliferava il contrabbando.
Ma il problema principale della città era che dipendeva dal distretto di Sušak. Arrivarci però non era semplice. Non era raggiungibile con il treno, considerato che la linea ferroviaria scorreva in territorio italiano. Esisteva solo una strada, piuttosto malandata, complicata da percorrere. Infatti, bisognava fare un giro molto ampio: un vero e proprio tour che comprendeva le località di Viškovo-Saršoni-Jelenje-Čavle-Orehovica-Sušak. Sono tanti chilometri oggi, figuriamoci all’epoca, con i mezzi che (non) c’erano. I collegamenti con gli autobus di linea sono stati introdotti appena nel 1930.

Lunga vita ai cippi
Tornando ai confini, questi in generale vennero definiti dai citati trattati di Rapallo (1920) e Roma (1924), però sul territorio subirono delle modifiche, il tutto dovuto alle esigenze locali. Percorrere oggi questi confini è possibile, però si va incontro a tanti problemi: il tracciato del 1920 è in buona parte zona puramente boschiva, che lo rende off limits, però si sono mantenuti ben visibili tanti cippi, in primis nella zona a ovest di Castua che coinvolge pure le cime delle colline circostanti.
Molto più complessa è la linea di confine del 1924, che passa in zone oggi del tutto abitate. A sud della città ci sono parecchi resti, però bisogna aver buon occhio per trovarli. Infatti, se alcuni cippi confinari sono rimasti al proprio posto altri sono diventati parti di case, integrati nei muri; alcuni, tipo quelli a Rubeši (divisa dal confine), sono diventati degli scalini. Si trova di tutto, però quello che magari può anche sorprendere è che sono tante le famiglie che ancora oggi se ne prendono cura e che li tengono nei propri giadini e campi coltivati. Senza avere la mappa di questi cippi tentare di fare un viaggio lungo il confine è una vera mission impossibile: iI confine letteralmente zigzagava e proprio per questo certi cippi sono molto vicini ed altri lontanissimi.

Trasformati o distrutti
Va anche detto che con il passare degli anni tanti cippi sono scomparsi ed altri sono stati volontariamente distrutti dopo la guerra. Frammenti di questi parallelepipedi in pietra si possono trovare a nord di Mattuglie e in parte attorno a Rubeši e fino a Martinkovac. Poi diventa molto complicato e ne mancano tantissimi. Nell’ormai ex bosco tra Martinkovac e Diračje – attualmente grande cantiere (sorgeranno nuove case) – ne erano ben visibili tanti, però molti rovinati o abbattuti in terra. Pochi sono i cippi sopravvissuti a Zamet, per poi trovare un grande nulla fino a Rujevica, dove la costruzione del nuovo stadio e la nuova grande strada hannno messo fine a quel poco che restava solo fino a qualche anno fa. Pochi poi pure fino a Drenova. Avanti invece ne troviamo parecchi fino alla Fiumara. Lungo questo confine sono stati diversi i passaggi di confine di cui diversi sono sopravvissuti fino a oggi. Per lo più si tratta di valichi posti sulle vie più importanti, come quelli a Drenova, Zamet e Mattuglie, ma certi hanno perso del tutto il loro ruolo e sono parti di piccole strade (ad esempio, quelli a Rubeši sono distrutti ma con resti ancora visibili a Martinkovac).
La mostra è stata allestita presso la Muzejska zbirka Kastavštine – Collezione museale del Castuano (filiale del Museo storico e marittimo del Litorale croato – Fiume), che si trova in pieno centro. Il progetto espositivo è stato ideato e allestito da Marko Badurina.

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Pubblicato su Panorama del 31 maggio 2017.

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