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Il sogno di ogni atleta è di partecipare alla Olimpiadi. Un sogno che non viene mai meno e che soltanto pochi alla fine riescono a realizzare. Quest’estate si doveva svolgere la 23.esima edizione delle Olimpiadi, quella di Tokyo, dal 24 luglio al 9 agosto. Però per le note vicende sanitarie i Giochi sono stati rinviati all’estate del 2021. Per tanti atleti che si erano qualificati per quest’edizione e per quelli che cercavano di agguantare la norma il sogno è svanito per un attimo in attesa di tempi migliori. Per alcuni sarà tutto da rifare. Nel corso degli anni sono stati tanti gli atleti della Dalmazia e in primo luogo di Spalato che hanno coronato il proprio sogno olimpico. Storie di atleti famosi e di quelli di sport minori di cui si sono perse presto le tracce. Sono diverse centinaia gli atleti spalatini, ovvero nati nel capoluogo dalmata o militanti nelle squadre cittadine nel periodo in cui si svolgevano i Giochi, che hanno partecipato alle Olimpiadi. Ecco le loro storie.

 

1948. È la volta di Londra
Dopo il 1936 e i Giochi svoltisi a Berlino cominciarono a soffiare venti di guerra. Due Olimpiadi furono cancellate. Dapprima quella del 1940 in programma a Tokyo e poi spostata a Helsinki. E dopo ci fu la cancellazione di Londra 1944. Però alla fine la capitale del Regno Unito fu premiata con i Giochi olimpici del 1948.
Per gli spalatini arrivarono medaglie e parecchie partecipazioni a varie competizioni.

Calcio, medaglia d’argento
La nazionale di calcio della Jugoslavia arrivò a Londra a conquistare la sua prima medaglia. Fu un argento frutto di due vittorie, contro il Lussemburgo per 6-1 e contro il Regno Unito per 3-1. Alla fine la compagine jugoslava si arrese contro la Svezia per 3-1. Membri della rosa furono pure i dalmati Božo Broketa, Frane Matošić, Bernard Vukas e Ratko Kacijan.

Il campionissimo Frane Matošić
Frane Matošić fu una della maggiori leggende nella storia dell’Hajduk. Tuttora resta il numero uno in quanto a presenze e reti segnate: complessivamente 739 presenze e 729 reti. Queste sono di sicuro cifre che ancora a lungo rimarranno inattaccabili.
Nato a Spalato il 25 novembre 1918, il suo primo vero contatto con il pallone lo ebbe a 9 anni subito nell’Hajduk. Ad allenarlo per primo fu il leggendario Luka Kaliterna. Ebbe una carriera fulminante nelle giovanili cosicché esordì nella prima squadra nel 1934 ad appena 16 anni contro lo Slavija di Sarajevo. Arrivare alla prima squadra fu un successo enorme se pensiamo che all’epoca erano insostituibili (e le sostituzioni non erano ancora state “inventate”) Leo Lemešić e Vladimir Kragić. Che Matošić fosse predestinato a una grande carriera, Luka Kaliterna, che nel frattempo aveva assunto le redini della prima squadra, lo capì subito e dal modulo con due attaccanti passò a quello a tre punte spostando sulle ali gli attaccanti in auge fino a quel momento e promuovendo Matošić al ruolo di centravanti unico. Parecchi furono i successi personali e quelli conseguiti con l’Hajduk. Nella stagione 1940/41 vinse il campionato della Croazia, bissando il successo nel 1946, quando fu pure miglior marcatore con 13 reti. Seguirono gli scudetti nei campionati della Jugoslavia del 1950, del 1952 e del 1954/55. Nella stagione 1948/49 fu il capocannoniere del campionato con 16 reti. Con l’Hajduk giocò fino al 1956 quando chiuse la carriera a 38 anni. Trascorse soltanto due anni lontano da Spalato militando nel BSK di Belgrado e nel Bologna.
Finita la carriera di calciatore per quasi due anni fu amministratore nell’Hajduk; nel gennaio del 1957 diventò allenatore e mantenne questo incarico fino al giugno del 1958. Ritornò alla guida della squadra insieme con Ozren Nedoklan nella stagione 1964/65. Nel 1957 fu allenatore della nazionale jugoslava e l’anno successivo di quella juniores. Per un breve periodo fu allenatore in Tunisia.
Nella nazionale jugoslava Matošić esordì l’8 maggio 1938 a Bucarest contro la Romania decidendo la partita con una rete. Seguirono altre otto presenze prima della Seconda guerra mondiale e sette dopo il conflitto. Segnò in totale sei reti in nazionale di cui pure quella decisiva nell’ultima partita disputata, il 9 maggio 1953, contro la Grecia a Belgrado. Partecipò con la nazionale alle Olimpiadi del 1948 dove conquistò l’argento.
Da segnalare che fece parte della squadra dell’Hajduk nella prima partita disputata il 7 maggio 1944 a Lissa (Vis). Fu un classico centravanti e mise a segno una marea di reti. Precisissimo ai calci di rigore, fu ottimo pure nei calci di punizione, ma segnò pure parecchie reti calciando da fuori dell’area di rigore.

Božo Broketa, leggenda ragusea
Božo Broketa è stato uno dei migliori giocatori di tutti i tempi nativi di Ragusa (Dubrovnik). Nacque il 24 dicembre del 1922 nella città di San Biagio, dove iniziò la carriera calcistica nel locale GOŠK. L’inizio della carriera fu condizionato dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. Tra il 1942 e 1945 militò nell’Uskok di Zagabria, squadra di secondo livello del Campionato croato.
Finita la guerra, nel 1945 ritornò in Dalmazia, nelle file dell’Hajduk. Vi rimase per ben undici anni, fino al 1956. Fu un ottimo terzino sinistro. Fu noto per la grande tenacia e l’ottima capacità di bloccare gli attaccanti avversari. Per l’Hajduk collezionò ben 493 presenze, segnando, stranamente per un difensore, ben 70 reti! Rimarrà nella storia dell’Hajduk per la famosa rete segnata nel 1950 nell’ultima giornata di Campionato contro la Crvena Zvezda di Belgrado. Quella rete, messa a segno in zona Cesarini, decise il Campionato e portò lo scudetto a Spalato. Così l’Hajduk divenne di nuovo campione dopo ben 21 anni e Broketa fu considerato un vero eroe. Dopo arrivarono altri due scudetti nel 1952 e 1954/55. Nel suo “carnet” pure il Campionato croato e la qualificazione per quello jugoslavo del 1946.
Nell’estate del 1956 si trasferì nelle file dell’Ajax di Amsterdam, ma ben presto ritornò nel Paese natio, fermandosi a Zagabria, dove giocò per il Lokomotiva e infine tornò in Dalmazia dove militò nelle file della sua prima squadra, il GOŠK di Ragusa.
In nazionale fu meno fortunato. Collezionò soltanto tre presenze tra il 1947 e 1948. I più grandi successi arrivarono “dalla panchina”. Infatti fu nella rosa della Jugoslavia che nel 1948 a Londra conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi. Fu pure ai Mondiali del 1950, rigorosamente in panchina senza presenze in campo.
Finita la carriera di giocatore, diventò allenatore, prima del GOŠK e poi di altre due squadre dell’area ragusea, il Dubrovnik e lo Slaven Gruda. Dopo una lunga malattia morì nella sua Ragusa il 26 luglio 1985.

Ratko Kacijan, grande attaccante
Ratko Kacijan fu un attaccante di grande vedute. Grande atleta, giocò come centravanti e ala destra, ma fu pure un ottimo organizzatore di gioco, dotato di un grande tiro dalla distanza. Nato a Zara il 17 gennaio 1917 fu nazionale sia della Jugoslavia che della Croazia.
Iniziò la carriera di calciatore nel 1931 nel Primorac di Zaravecchia (Biograd na moru). Però ben presto la sua famiglia si trasferì a Sebenico, dove cominciò a giocare per i locali dell’Osvit. Vi rimase per soli due anni. Ormai la sua carriera di grande attaccante era segnata come pure il destino di trasferirsi e giocare in parecchie squadre.
Nell’estate del 1936 venne notato dagli zagabresi dell’HAŠK. A Zagabria rimase per tre stagioni e conquistò lo scudetto del 1938. Nell’estate del 1939 ritornò in Dalmazia, dove militò nell’Hajduk di Spalato. Rimase pure qui ben poco, per sole due stagioni, per un totale di 41 partite: segnò però addirittura 54 reti! Riuscì a vincere anche lo scudetto della Croazia del 1940/41. Durante la Seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1945, fu membro dell’HAŠK. Più per motivi pratici che per altre ragioni, visto che tutto il calcio giocato sia a livello di campionato che a quello di nazionale era concentrato in quel periodo a Zagabria. Finita la guerra decise di rimanere a Zagabria. Siccome l’HAŠK, per decisione politica dovette “chiudere”, buona parte del giocatori – e così pure Kocijan – passò alla neofondata Dinamo di Zagabria, nata dalla fusione dello Sparta e dello Zet e molto ben vista dalla dirigenza dell’epoca. Vi rimase per quattro stagioni, fino all’estate del 1949 quando passò al Milicionar, sempre di Zagabria, dove fu parallelamente pure allenatore. Con la Dinamo vinse pure lo scudetto del 1948.
Per la nazionale croata giocò 10 partite e segnò una rete. Per la nazionale jugoslava invece collezionò solamente una presenza. Però nel 1948 fu nella rosa della nazionale che partecipò alle Olimpiadi di Londra dove vinse la medaglia d’argento.
Nell’inverno del 1949 di punto in bianco le sue azioni di gioco, la sua grande inventiva, diminuirono drasticamente. Poco dopo gli fu diagnosticata una disfunzione cardiaca e subito fu ricoverato all’ospedale zagabrese di Rebro. Vi rimase in cura per quattro mesi e morì il 18 giugno 1949 a soli 32 anni.

Il flop dei pallanotisti
La nazionale di pallanuoto all’epoca delle Olimpiadi londinesi era per buona parte composta da dalmati. Nella rosa c’erano Veljko Bakašun, Marko Brajnović, Ivo Giovanelli, Željko Radić, Božo Grkinić e Ivo Štakula. Dei sei, tre tornarono a Helsinki, ma per il solo Ivo Giovanelli fu un ritorno alle Olimpiadi.
Nato nel 1919 Giovanelli ebbe una carriera fulminante e lunghissima per quei tempi. Il suo primo grande amore per lo sport si manifestò verso il mondo del calcio. Cominciò giovanissimo ad allenarsi all’Hajduk. Sotto la guida di Luka Kaliterna e con l’amico, il leggendario bomber Frane Matošić, passò qualche anno a rincorrere il pallone. Per fortuna della pallanuoto Giovanelli capì ben presto che in acqua poteva dare di più. Nel 1932 arrivò il suo debutto con la Jadran, quando ancora giocava a calcio. Nel 1935 ci fu il suo debutto nella nazionale juniores che a Maribor conquistò il secondo posto. Già sul finire del 1935 era diventato titolare della squadra seniores. Così affronto la sua stagione d’oro, il 1936. In quell’anno, coronato da ottime giocate per la sua Jadran che si laureò campione nazionale, Giovanelli svolse un ruolo importante. Grazie a queste buona partite ricevette l’insperato invito a partecipare ai Giochi olimpici del 1936 a Berlino. Fu il più giovane nazionale visto che aveva appena 17 anni. Per arrivare al debutto dovette però aspettare ancora due anni. Infatti la sua prima partita per la nazionale seniores la poté disputare appena nel 1938: si trattò di un incontro amichevole a Bled tra Italia e Jugoslavia, finito 1-1. Fino al 1940 riuscì a giocare in totale in sei partite. Nel 1940 partecipò pure alla prima partita della nazionale della Croazia, quella contro l’Ungheria. Però il suo periodo d’oro doveva appena venire.
Finito il secondo conflitto mondiale, Giovanelli fu titolare della nazionale della Jugoslavia per la quale giocò fino al 1950 registrando ancora 19 presenze e sei reti. Portando così il totale di presenze a quota 25. Partecipò ai Giochi olimpici del 1948 a Londra. Nelle file della sua Jadran giocò per ben 20 anni raccogliendo oltre 300 presenze. Concluse la carriera agonistica nel 1954, ma rimase sempre legato alla pallanuoto e alla Jadran. Ricoprì diversi incarichi tra cui pure quello di presidente del club.
Negli anni tenne un atteggiamento molto polemico nei confronti dei cambiamenti delle regole della pallanuoto. Note le sue prese di posizione, in primo luogo sull’abolizione di due regole fondamentali di questo gioco: l’espulsione dopo il terzo fallo e il contatto tra difensori e attaccanti dove è lecito il fallo degli attaccanti per ottenere migliori posizioni in attacco.

Due i tritoni dalmati
Nel nuoto parteciparono alle Olimpiadi londinesi due dalmati, Ivan Puhar e Vanja Ilić. Puhar anche se nato a Volosca nel 1920, gran parte della sua carriera la trscorse a Spalato. Alle Olimpiadi partecipò a tre gare. Nel 400m stile libero uscì nelle semifinali. Nei 1.500m stile libero si arrese subito nelle eliminatorie. Infine nella staffetta 4x200m stile libero si piazzò al quinto posto. In questa staffetta gareggiò pure Ilić che uscì pure di scena nelle eliminatorie nella gara dei 1.500m stile libero.
Straordinaria la presenza nel canottaggio, dove furono ben nove i rematori legati alla Dalmazia. Nel quattro senza uscirono di scena nei recuperi Petar Ozretić, Ivo Lipanović, Mate Mojtić e Klement Alujević, ovvero l’equipaggio del Gusar di Spalato. Un team esperto visto che Mojtić era classe 1914, Ozretić e Alujević del 1920 mentre Lipanović era il più giovane, del 1928.
Nel quattro con parteciparono alle gare tre rematori del Krka di Sebenico: Jakov Lubura, Šime Bujas e Danijel Krnčević che uscirono nelle eliminatorie. Infine nella classe regina, nell’otto con, a remare furono due sportivi legati a Spalato, ossia Branko Becić di Sarajevo però a lungo nelle file del Gusar e Karlo Pavlenc, zagabrese di nascita, però per anni pure al Mornar di Spalato. Per loro un’infelice uscita di scena nelle eliminatorie.

La storia di Romeo Romanutti
Infine è doveroso sottolineare la storia di un altro spalatino, Romeo Romanutti. Nato a Spalato il 6 agosto del 1926 fu per un decennio nazionale italiano nella pallacanestro. Cominciò a giocare nella Ginnastica Triestina di Trieste nel 1947 in Serie A. Dopo passò alla Lega Nazionale Trieste. Poi la svolta decisiva nella carriera con il passaggio alla Borletti Milano dove giocò dal 1950 al 1958. Seguirono due stagioni nella Ignis Varese. Infine chiuse la carriera a Vigevano. Fu per due volte il miglior marcatore della Serie A, nel 1949/50 e nel 1955/56, segnando rispettivamente 378 punti con la maglia della Lega Nazionale Trieste e 496 punti con la Borletti Milano, arrivando inoltre secondo (dietro al compagno di squadra Sergio Stefanini) nelle classifiche stagionali del 1951/52, del 1952/53 e del 1953/54. Vinse sei scudetti.
In Nazionale esordì il 9 gennaio 1948, in occasione della vittoria per 36-35 sulla nazionale francese. Complessivamente, Romanutti indossò 51 volte la maglia della nazionale italiana, segnando 499 punti. Disputò l’ultima gara il 15 marzo 1958, contro la Francia, conclusasi per 68-59. Partecipò alle Olimpiadi di Londra del 1948 (17.esimo posto) e all’Europeo del 1951 (quinto posto), ma non ha poté disputare il torneo olimpico di Helsinki del 1952 per problemi lavorativi. Morì il 31 dicembre del 2007 (2 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 5 settembre 2020.

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