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Il sogno di ogni atleta è di partecipare alla Olimpiadi. Un sogno che non svanisce mai e che in pochi alla fine riescono a realizzare. Quest’estate si doveva svolgere le 23.esima edizione delle Olimpiadi, quella di Tokyo, dal 24 luglio al 9 agosto. Però per le note vicende sanitarie tutto è stato rinviato all’estate del 2021. Per tanti atleti che si erano qualificati per quest’edizione e per quelli che cercavano di agguantare la norma, il sogno non è svanito: la sua realizzazione è stata soltanto rinviata. Per altri però tutto è andato in frantumi, per cui sono costretti a ricominciare daccapo. Nel corso degli anni sono stati numerosi gli atleti della Dalmazia e in primo luogo di Spalato che hanno coronato il proprio sogno di partecipare ai Giochi. Si tratta di storie di atleti famosi e di quelli di sport minori di cui si sono perse presto le tracce. Sono diverse centinaia gli atleti spalatini, nati nel capoluogo dalmata o qui attivi nel periodo dello svolgimento delle Olimpiadi, che vi hanno partecipato. Ecco le loro storie.

 

1952, Helsinki
Nel 1952 i Giochi olimpici approdarono in Finlandia. Già nel 1940 Helsinki era stata scelta come sede delle Olimpiadi in sostituzione di Tokyo. Però con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, la 12.edizione dei Giochi era stata definitivamente cancellata. Per gli spalatini in Finlandia arrivarono quattro medaglie di cui una d’oro e tre d’argento. Inoltre a comporre la delegazione furono oltre 20 atleti.
I calciatori di nuovo medaglia d’argento
La nazionale jugoslava di calcio ritornò agguerrita alle Olimpiadi e centrò di nuovo la finale, ma fu nuovamente medaglia d’argento. Il tutto ebbe inizio con un netto 10-1 contro l’India nei preliminari. Negli ottavi di finale arrivò la partita contro l’Unione Sovietica. Il primo incontro finì 5-5 dopo i supplementari. Non essendo previsti i calci di rigore, la partita fu ripetuta e vinta dalla Jugoslavia per 3-1. Nei quarti a cadere fu la Danimarca per 5-3 e poi in semifinale la Germania occidentale per 3-1. In finale però arrivò ancora una volta una sconfitta. A prevalere fu la fortissima Ungheria guidata da Puskas che vinse per 2-0.
A difendere i colori della nazionale furono tra i dalmati Vladimir Beara, Slavko Luštica, Bernard Vukas, Božo Broketa (partecipò pure nel 1948), Vladimir Čonč e Milorad Diskić.

Vladimir Beara, il migliore
Secondo alcuni criteri e guardando da vari punti di vista Vladimir Beara è stato il miglior portiere del suo periodo e non solo. Nacque il 26 agosto 1928 nel paesino di Zelovo, vicino a Sinj. Fu un pilastro dell’Hajduk e della nazionale jugoslava per la quale collezionò 60 presenze. Di queste ben 35 nel periodo in cui militò nelle file della compagine spalatina.
Arrivò nelle file dell’Hajduk nell’estate del 1946. Tutto successe quasi per caso. Infatti era un grande tifoso degli spalatini. Durante uno degli allenamenti ai quali regolarmente assisteva, fu notato da uno degli assistenti dell’allenatore dell’epoca, Jozo Matošić, che gli propose di andare tra i pali. Parò l’impossibile e già il giorno dopo si aggregò agli juniores su espresso desiderio dell’allenatore della prima squadra, Leo Lemešić. Dopo un anno di attesa e di ”scuola”, nell’estate del 1947 Beara cominciò a giocare nella prima squadra. Con gli spalatini conquistò tre scudetti. Il primo arrivò nel 1950; fecero seguito quelli del 1952 e del 1954/55: questa fu anche la sua ultima stagione nell’Hajduk prima di andare a Belgrado, tra le file della Crvena Zvezda. In totale collezionò ben 308 presenze. A Belgrado conquistò ancora quattro scudetti e due coppe nazionali. Da segnalare la stagione 1959/60, quando fu proclamato miglior giocatore in Jugoslavia, la prima volta per un portiere. Dopo Belgrado andò all’estero dove militò nell’Alemania, nell’Aachen e nel Victoria Köln.
Dopo una gloriosa carriera da calciatore fece seguito quella da allenatore. Il patentino lo ricevette in Germania nella scuola di Seppe Herberger. L’esordio lo ebbe nel Friburgo nella stagione 1964/65. Seguirono due stagioni in Olanda prima di venire a Fiume dove si fermò per una stagione. Dopo una nuova esperienza olandese nella stagione 1970/71 come secondo di Slavko Luštica, conquistò lo scudetto con l’Hajduk dopo ben 16 anni. Dopo un lungo girovagare in piccole squadre come l’Osijek, il Troglav Livno e un po’ all’estero, approdò sulla panchina della nazionale del Camerun. Un po’ a sorpresa conquistò la Coppa d’Africa e ricevette tutte le più alte onorificenze del Paese. Ritornato in Jugoslavia non ebbe la fortuna di sedersi su panchine importanti e chiuse la carriera nel Bregalnica di Štip, in Macedonia.
Nella nazionale jugoslava esordì nel 1950 sostituendo all’epoca l’insostituibile Srđan Mrkušić e diventando a sua volta un perno della squadra, posizione che mantenne per ben nove anni. Partecipò a tre Mondiali (1950, 1954 e 1958) e alle Olimpiadi del 1952 dove vinse la medaglia d’argento. Registrò nel 1953 pure una presenza nella nazionale dell’Europa.

La leggenda Bernard Vukas
Vukas è oggi considerato una delle maggiori leggende nella storia calcistica dell’Hajduk. Da molti era definito un vero artista del pallone. Nato a Zagabria il primo maggio 1927, fu un ottimo attaccante, nazionale jugoslavo, grande marcatore e ottimo nel dribbling. Iniziò a giocare giovanissimo. Già nel 1938 registriamo le sue prime partite. Nel 1940 lo notò una delle migliori squadre dell’epoca, il Concordia, che lo portò nelle sue file. La Seconda guerra mondiale fermò il grande sviluppo calcistico di Vukas. Rimase praticamente inattivo durante il conflitto nonostante in Croazia si giocassero alcuni campionati; infatti le attività a livello juniores erano quasi nulle. Finita la guerra, iniziò a giocare dapprima per l’Amater e poi per lo Zagreb (che non va confuso con l’attuale squadra di Prima lega croata). Le più forti squadre zagabresi dell’epoca furono sciolte e la nuova costituita, la Dinamo, perse di vista il giovane talento. Non fu così per l’Hajduk; i suoi dirigenti si precipitarono a Zagabria e d’accordo con i genitori riuscirono a portare Vukas nelle file dell’Hajduk già nel 1947.
Nelle file dalmate s’impose subito al centro dell’attenzione. Ben presto diventò titolare inamovibile dell’Hajduk. Per comprendere quanto fosse grande il suo talento, basti sapere che dopo un solo anno passato all’Hajduk arrivò la prima convocazione nella nazionale jugoslava! L’esordio avvenne il 27 giugno 1948 a Belgrado contro l’Albania, in una partita valida per la Coppa dei Balcani, che fini 0-0. In nazionale rimase fino al 18 maggio 1957 e la partita contro la Cecoslovacchia a Bratislava valida per la Coppa Gero, persa dalla Jugoslavia per 0-1.
Nelle file dell’Hajduk giocò in totale ben 615 partite segnando 300 reti! Con i dalmati vinse pure tre scudetti: nel 1950, nel 1952 e nel 1954/55. In quest’ultima stagione fu pure capocannoniere del Campionato jugoslavo con 20 reti.
Per la nazionale della Jugoslavia collezionò 59 presenze e 23 reti in nove anni. Prese parte a due Olimpiadi, del 1948 a Londra e del 1952 a Helsinki, quando con la nazionale vinse due medaglie d’argento. Meno successo ai Campionati mondiali, ma pure due presenze, nel 1950 in Brasile e nel 1954 in Svizzera. Fu uno dei rari giocatori all’epoca a collezionare due presenze per la nazionale dell’Europa. La prima il 21 ottobre 1953 contro l’Inghilterra e la seconda contro il Regno Unito il 10 agosto 1955. La seconda partita finì 4-1 per l’Europa e vide ben tre reti di Vukas!
La storia del calcio jugoslavo ricorda Vukas come il primo giocatore professionista a recarsi a giocare all’estero. Nell’estate del 1957 passò in Serie A, nelle file del Bologna. Dopo due stagioni tornò a Spalato per ulteriori tre anni. Nell’estate del 1962 andò in Austria. Dapprima giocò per il GAK di Graz e poi per l’Austria di Klagenfurt e infine per il KSV di Kapfenberg. In totale rimase per cinque stagioni in Austria. Qui chiuse pure la sua carriera di giocatore. Però non potendo rimanere lontano dal mondo calcistico, diventò tecnico prima e allenatore poi. Per un periodò allenò l’Hajduk e poi lo Zagreb. Oggi è considerato uno dei migliori giocatori dell’Hajduk, ma pure del calcio croato nel suo complesso. Al contrario di Franjo Matošić, giocò dopo la Seconda guerra mondiale per cui è più conosciuto dall’opinione pubblica. Nel corso degli anni vinse tantissimi premi sportivi. Nel 2004 la Federcalcio croata lo proclamò migliore giocatore del 20.esimo secolo, mentre dal Večernji List ottenne il titolo di miglior sportivo del 20.esimo secolo. Già prima la Federcalcio jugoslava lo aveva proclamato miglior giocatore della stagione 1952/53. Nel 1956 fu proclamato migliore sportivo della Jugoslavia. Diversi i libri che lo ricordano. Morì nel 1983 a Zagabria.

Slavko Luštica, colonna dell’Hajduk
Slavko Luštica nacque l’11 gennaio 1923 a Kumbor. Iniziò la carriera calcistica nel 1934 nelle file dell’Osvit di Sebenico. Il suo grande talento fu notato nel 1940 e così passò nelle schiere dell’Hajduk di Spalato, l’unica squadra di livello nazionale in Dalmazia. Ben presto fu lanciato in prima squadra e divenne una pedina insostituibile della formazione. Rimase a Spalato fino al 1956. In totale giocò ben 634 partite, segnando 86 reti. Il primo successo con gli spalatini lo conquistò già nella prima stagione, quella del 1940/41, quando l’Hajduk si laureò campione della Croazia, bissando il successo nel 1946, quando il Campionato croato era valido come qualificazione al Campionato Jugoslavo. Poi seguirono gli scudetti nei Campionati jugoslavi del 1950, del 1952 e del 1954/55.
Insostituibile, come rilevato, tra le file dell’Hajduk, non fu troppo benvoluto in nazionale. L’esordio arrivò il 23 agosto 1950 a Oslo contro la Norvegia. L’ultima presenza, la terza, la collezionò il 2 novembre 1952 a Belgrado contro l’Egitto. Vinse la medaglia d’argento nel 1952 a Helsinki.
Finita la carriera di calciatore, divenne un allenatore di successo. Iniziò la nuova carriera a Sebenico dove dal 1960 al 1965 guidò il locale Šibenik conseguendo ottimi risultati. Dopo due anni passati allo Zadar, ritornò a Sebenico Nell’estate del 1969 arrivò la tanto attesa chiamata dall’Hajduk. Rimase a Spalato fino all’estate del 1972 e fu un grande successo. Fu memorabile la stagione 1970/71 quando sotto la sua guida l’Hajduk vinse lo scudetto dopo ben 16 anni di assenza dal vertice nazionale. In quegli anni fu molto noto per la sua grande capacità di dialogo con i giocatori e la dirigenza. Furono anni molto tranquilli, contrassegnati da grandi successi. Finita l’avventura spalatina, si trasferì a Lubiana dove allenò l’Olimpija dal 1973 al 1976.
Ormai stufo della carriera di allenatore, ritornò a Spalato nelle vesti di dirigente in primo luogo dell’associazione degli allenatori prima e delle squadre giovanili dell’Hajduk dopo, fino al ritiro nel 1986.
Per un breve periodo di soli 18 giorni fu selezionatore della nazionale jugoslava. Si ritirò per problemi di salute, senza dirigere nemmeno una partita. Morì a Spalato nel 1992.

Pallanotisti d’argento
Per la pallanuoto le Olimpiadi di Helsinki segnarono un salto di categoria. Dopo il nono posto di Londra, arrivò la medaglia d’argento. Della squadra facevano parte gli spalatini Veljko Bakašun, Marko Brajnović, Lovro Radonić, Ivo Štakula e Božidar Vuksanović. Nelle eliminatorie vinsero contro l’Australia 10-2. Poi nel gruppo di qualificazione, nette vittorie contro Argentina e Svezia. Si soffrì soltanto contro l’Olanda, partita poi vinta per 2-1. Nel gruppo delle semifinali si partì con i pareggi contro Unione Sovietica 3-3 e Ungheria 2-2. Alla fine nuova vittoria contro l’Olanda per 2-1, che permise di entrare nel girone finale. E in quest’ultimo gruppo s’iniziò con il pareggio contro l’Ungheria per 2-2. Seguirono poi due vittorie, contro gli Stati Uniti d’America per 4-1 e contro l’Italia per 3-1. La nazionale jugoslava conquistò cinque punti come l’Ungheria e perse l’oro per la differenza reti!
Per Veljko Bakašun l’appuntamento di Helsinki fu un ritorno alle Olimpiadi. Classe 1920, membro della Jadran, vinse dopo Helsinki due medaglie agli Europei, nel 1950 un bronzo e nel 1954 un argento. Molti simile la storia di Marko Brajnović, pure classe 1920 e giocatore della Jadran. Due Olimpiadi, ma soltanto il bronzo agli Europei del 1950.
Lovro Radonić, nato a Curzola (Korčula) nel 1925, giocò per il locale KPK e per il Mornar di Spalato. Partecipò a tre Olimpiadi: 1952 (argento), 1956 (argento) e 1960 (quarto posto). Per lui pure tre Europei: 1950 (bronzo), 1954 (argento) e 1958 (argento). Infine la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Beirut nel 1959.
Ivo Štakula, nato nel 1923 a Ragusa (Dubrovnik), cominciò a giocare nello Jug per poi passare al Mornar di Spalato. Chiuse la carriera nel Melbourne Waterpolo. Per lui ben tre Olimpiadi, 1948, 1952 e 1956 (argento) e due Europei, nel 1950 un bronzo e nel 1954 un argento.
Infine Božidar Vuksanović. Nato a Cattaro nel 1928, giocò alle Olimpiadi nel periodo in cui militava nelle file del Mornar di Spalato. Ritornò a Melbourne dove vinse un argento. Pure per lui due medaglie agli Europei. Giocò poi nella Jadran di Castelnuovo (Herceg Novi) e nella Crvena Zvezda di Belgrado.

Canottaggio d’oro
Nutrita la delegazione spalatina nel canottaggio. I dalmati conquistarono la medaglia d’oro nel quattro senza. A remare furono Duje Bonačić, Velimir Valenta, Mate Trojanović e Petar Šegvić. Tutti e quattro erano membri del Gusar di Spalato. E per tutti questo fu il più grande successo della carriera. A partecipare ai Giochi fu pure l’imbarcazione dell’otto senza uscita di scena nelle semifinali. Era composto dai rematori del Mornar di Spalato. A remare a Helsinki furono in nove: Branko Belačić, Stanko Despot, Karlo Pavlenc, Dragutin Husjak, Ladislav Matetić, Boris Beljak, Vojko Šeravić, Vladimir Horvat e Zdenko Bego. Presente pure la riserva Filip Kozulić.
Nella vela furono tre gli spalatini: Karlo Bauman e le riserve Tito Barač e Ante Bui. Karlo Bauman nacque a Zelenika in Montenegro nel 1914. Difese i colori dello Split, dello Jugole Grakalić (Castelnuovo/Heceg Novi), del Labud (Spalato) e del Galeb (Fiume). Dopo il 19.esimo posto nella classe finn, a Helsinki si piazzò al 23.esimo posto. Tito Barač fu riserva a Helsinki. Classe 1930, spalatino, gareggiò nelle schiere del Labud e del Mornar. E infine Ante Bui, classe 1921, gareggiò per tutta la carriera per il Labud di Spalato.

Discreti i nuotatori
Due i nuotatori a Helsinki. Boris Škanata, nato a Teodo (Tivat) nel 1927, fu a lungo membro del Mornar di Spalato. Alle Olimpiadi centrò la finale nei 100m dorso e si piazzò al settimo posto. Due anni prima aveva vinto la medaglia di bronzo agli Europei di Vienna, del 1950.
Meno fortunato Nikola Trojanović. Nato a Ragusa (Dubrovnik) nel 1928, iniziò a gareggiare nello Jug per poi venire al Mornar di Spalato. Le Olimpiadi finlandesi furono l’apice della sua carriera. Partecipò alla gara nei 200m rana e si piazzò al 14.esimo posto.
Nell’atletica, come membro del Mornar di Spalato, a Helsinki gareggiò Andrija Otenheimer. Nato a Vinkovci nel 1926, difese i colori prima per della locale Sloga e poi del Partizan di Belgrado. Per lui un argento nella staffetta 4x400m ai Giochi del Mediterraneo del 1951. A Helsinki gareggiò nei 1.500m, però uscì subito nelle eliminatorie. (3 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 3 ottobre 2020.

 

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