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Il sogno di ogni atleta è di partecipare alla Olimpiadi. Un sogno che dura nel tempo e che pochi alla fine riescono a realizzare. Quest’estate si doveva svolgere le 23.esima edizione delle Olimpiadi, quella di Tokyo, dal 24 luglio al 9 agosto. Però per le note vicende sanitarie tutto è stato rinviato all’estate del 2021. Per tanti atleti che si erano qualificati per quest’edizione e per quelli che cercavano di agguantare la norma il sogno è per il momento sfumato. Per alcuni è tutto da rifare per poter aspirare a partecipare ai Giochi. Negli anni sono stati tanti gli atleti della Dalmazia e in primo luogo di Spalato che hanno coronato il proprio sogno di gareggiare alle Olimpiadi. Si sono succedute storie di atleti famosi, ma anche di quelli di sport minori di cui si sono perse presto le tracce, ma che vale la pena ricordare. Sono stati diverse centinaia gli atleti spalatini, nati nel capoluogo dalmata o affiliati a squadre locali nel periodo delle Olimpiadi, che hanno preso parte ai Giochi. Ecco le loro storie.

 

1956, Melbourne
La XVI edizione dei Giochi olimpici si è svolta per la prima volta in Australia in inverno. Infatti le Olimpiadi di Melbourne si sono svolte dal 22 novembre all’8 dicembre del 1956. La scelta della sede era stata motivata dall’esigenza di universalizzare il più possibile le Olimpiadi che, invece, fino a quel momento erano state organizzate sempre in Europa e solamente in due occasioni, negli Stati Uniti.
Quelle australiane furono delle Olimpiadi atipiche anche per il fatto che si svolsero in due continenti. Infatti le gare di equitazione ebbero luogo in Svezia. Non pochi furono i problemi logistici, per cui ci fu un numero minore di partecipanti rispetto al solito. Alcuni Stati, come la Svizzera, i Paesi Bassi e la Spagna, boicottarono i Giochi in segno di protesta contro l’Unione Sovietica, mentre Egitto, Iraq e Libano non inviarono i loro atleti a causa delle tensioni attorno al canale di Suez. Infatti il numero delle Nazioni presenti a Melbourne fu inferiore a quello registrato a Helsinki, anche se il numero delle competizioni fu ampliato passando da 149 a 153.
Ci fu pure un netto calo di presenze di sportivi dalmati e spalatini in primis. Gareggiarono infatti soltanto nove atleti. Nonostante la scarsa presenza numerica arrivarono due importanti medaglie. Due argenti dal calcio e dalla pallanuoto.

Calcio, ennesimo argento
La nazionale di calcio jugoslava ormai sembrava essersi abbonata all’argento. Come a Londra nel 1948 e a Helsinki nel 1952, pure a Melbourne la nazionale arrivò in finale, ma non riuscì a vincerla.
S’iniziò con la gara dei quarti di finale. Il primo avversario fu la modesta nazionale degli Stati Uniti. Finì con un netto 9-1. Andò segno pure lo spalatino d’adozione Zlatko Papec. In semifinale un sorteggio fortunato: si affrontò l’India. Finì 4-1 con una doppietta di Papec. Si arrivò così alla finale contro l’Unione Sovietica. E dopo aver perso già la finale contro la Svezia nel 1948 e contro Ungheria nel 1952, pure in Australia arrivò un’altra bruciante sconfitta. Decisiva fu una rete all’inizio della ripresa. Tra gli undici titolari, due spalatini, Zlatko Papec e Nikola Radović, mentre Joško Vidošević rimase in panchina.

Zlatko Papec, eroe mancato
L’anno d’oro per Papec fu proprio il 1956. Nato a Zagabria nel 1934, tentò di compiere i primi passi nel mondo del calcio nel 1948 nella Dinamo di Zagabria, ma trovò le porte sbarrate. Passò così alla Lokomotiva. Qui a soli 17 anni divenne titolare della squadra seniores e a 19 anni fu già in nazionale. Nella Lokomotiva rimase fino al 1956, quando iniziò quella che potremmo definire la sua seconda vita in Dalmazia. Infatti venne ingaggiato dall’Hajduk, su raccomandazione dall’amico zagabrese, Bernard Vukas, con il quale a lungo fece coppia in attacco. Rimase a Spalato per otto anni. Per i dalmati giocò ben 366 gare segnando 167 reti. Fu un vero attaccante, un po’ ala, ma in primis centravanti.
Dopo, nel 1964, passò in Germania, al Freiburg, dove rimase per quattro anni. Nel finale di carriera militò ancora nelle file del Rijeka e dello Junak di Sinj.
Ebbe vita difficile in nazionale. Dovette fare i conti con un’agguerrita concorrenza. Non fu baciato dalla Dea fortuna, per cui poche furono le sue presenze. Infatti tra il 1953 e 1956 collezionò soltanto sei presenze (quattro da giocatore dell’Hajduk) e quattro reti. Fu nella rosa della Jugoslavia ai Mondiali del 1954 e a quella delle Olimpiadi del 1956. E proprio quelle Olimpiadi furono il suo apice. Infatti fu titolare. Segnò nelle prime due partite. Andò a segno pure nella finale, però la sua rete fu annullata per un contestato fuorigioco. Alla fine inanellò tre reti. Soltanto Veselinović fece meglio di lui con quattro reti.
Finita la carriera di calciatore rimase legato al mondo del calcio come allenatore. In primo luogo si dedicò ad allenare i giovani. Tante future stelle passarono per la sua scuola. Per ben 10 anni fu istruttore calcistico per la città di Spalato. Negli anni ‘80 allenò per un po’ pure gli seniores, tra cui quelli del Maribor e dello Split. Una volta arrivato a Spalato nel 1956 praticamente non si mosse più dalla Dalmazia. Qui rimase tutta la vita, si sposò e i tifosi lo accolsero come un vero spalatino. Morì pure a Spalato il 3 febbraio del 2013.

Nikola Radović, difensore jolly
Nikola Radović, classe 1933, nacque a Nikšić in Montenegro. Si fece notare nel Budućnost di Podgorica dove presto divenne difensore titolare. Trascorse un breve periodo a Belgrado dove giocò per il BSK. Nel 1954 arrivò a Spalato. All’Hajduk rimase cinque anni. Fu un quinquennio molto florido. Collezionò 213 presenze segnando, ben 21 reti, molte per un difensore. Qui vinse pure lo scudetto nella stagione 1954/55. Fu modesta la sua carriera in nazionale. In totale tre presenze e una rete, il tutto nel 1956 come giocatore spalatino. E sempre in quell’anno partecipò alle Olimpiadi. Qui fu titolare al contrario dei Mondiali del 1958 in Svezia, nel corso dei quali non scese mai in campo.
Il suo passaggio a Spalato nel 1954 fece molto scalpore. Non è un mistero che arrivò in Dalmazia attirato dai soldi. Oggi è un classico, ma non all’epoca. Infatti fu firmato una specie di contratto per l’ingaggio. Spesa 200.000 dinari e due vestiti. Inoltre all’inizio fu ospitato all’albergo Slavija. La sua parentesi all’Hajduk fu sfortunata. Infatti all’inizio del 1959 fu vittima di un terribile incidente stradale, con gravi ferite. Finì pure in coma. Visto che era stato lui a causare l’incidente finì pure in carcere per tre mesi. Alla fine l’Hajduk lo cacciò per cui fu costretto a tornare al Budućnost di Podgorica. Poi fu allenatore in patria e all’estero. Morì nel 1991 a Kosovska Mitrovica.

Joško Vidošević, il vizio del gol
Joško Vidošević nacque nel 1935 a Spalato. Trascorse quasi tutta la carriera all’Hajduk. Iniziò giovanissimo. I primi passi li fece nel 1950 e già nel 1952 ci fu debutto in prima squadra. Rimase all’Hajduk fino al 1964! Vinse lo scudetto nella stagione 1954/55. In totale registrò 349 presenze e 228 reti. Fu un classico centrocampista, con un ottimo fiuto per il gol. Dopo l’Hajduk giocò per mezza stagione nello Split prima di chiudere la carriera nel Lugano.
Modeste le sue presenze in nazionale. Collezionò tre presenze per la Jugoslavia, tutte nel 1955. Però disputò pure l’unica partita internazionale della Croazia nel 1956.
Fece parte della nazionale della Jugoslavia nel 1956 alle Olimpiadi di Melbourne, dove vinse la medaglia d’argento.
Finita la carriera agonistica per malattia a Lugano, tornò a Spalato e al suo Hajduk. Qui per tanti anni fece parte della dirigenza. Per un breve periodo nel 1986 fu pure presidente. Insieme a Fabian Kaliterna, Petar Bonetti e Janko Rodin fu uno dei pochi giocatori dell’Hajduk che riuscirono poi a diventare presidenti del club. Morì prematuramente il 20 agosto del 1990 nella sua Spalato a soli 55 anni.

Pallanotisti d’argento
Per i pallanotisti arrivò ancora un argento. Il torneo fu di livello modesto: vide la partecipazione di sole 10 nazionali. Il tutto ebbe inizio con le eliminatorie. La Jugoslavia si ritrovò in un girone di ferro con l’Unione Sovietica; vinse la partita d’esordio per 3-2. Poi arrivò la netta vittoria contro l’Australia per 9-1 e quella molto sofferta contro la Romania per 3-2.
Vincendo il girone nelle eliminatorie passò a disputare le finali dove giocò contro altri quattro avversari. Arrivò innanzitutto il successo contro gli Stati Uniti d’America per 5-1 e poi il pareggio contro la Germania unificata per 2-2. Seguì la vittoria contro l’Italia per 2-1. Si giunse così all’ultima partita che sembrava essere una classica finale. Per di più una replica contro l’Ungheria con la quale la nazionale jugoslava aveva perso l’oro a Helsinki. E pure qui la nazionale dovette arrendersi. Fini 2-1 per gli ungheresi. Della nazionale fecero parte ben cinque spalatini: Ivica Cipci, Tomislav Franjković, Lovro Radonić, Ivo Štakula e Božidar Vuksanović.
Ivica Cipci, classe 1933 fu un giocatore della Jadran di Spalato. Quello di Melbourne fu il primo grande torneo a cui partecipò e dove ottenne la prima medaglia. Tornò alle Olimpiadi del 1960 (quarto posto), ma partecipò pure agli Europei del 1958 (medaglia d’argento) e ai Giochi del Mediterraneo del 1959 (oro).
Tomislav Franjković, nato a Curzola nel 1931, giocò per la locale KPK e per il Mornar di Spalato. Prima di Melbourne partecipò agli Europei del 1954 a Torino dove vinse un altro argento.
Per Lovro Radonić, Ivo Štakula e Božidar Vuksanović fu un ritorno alle Olimpiadi e un argento bis. Tutti come membri del Mornar di Spalato.

Perica Vlašić, stella del canottaggio
Infine nel canottaggio da registrare la presenza di Perica Vlašić. Nato il 2 giugno del 1932 a Vallegrande (Vela Luka) iniziò la sua carriera nel locale Ošjak nel quattro senza. S’impose ai Campionati nazionali croati in tutte le categorie giovanili fino ai seniores. Nel 1950 iniziò a gareggiare nel singolo e questa fu la sua fortuna. Finito il servizio militare, su volontà di Luka Marasović si trasferì a Spalato, nel Mornar, dove subito nel 1953 si laureò campione croato e in via ufficiosa campione della Jugoslavia. Cominciò così a far parte della nazionale e a partecipare agli Europei ed ad altre manifestazioni internazionali.
Partecipò a due Olimpiadi. Al suo debutto nel 1956 a Melbourne nel singolo registrò subito una vittoria nelle eliminatorie. Si dovette arrendere poi nelle semifinali dove si piazzò terzo. Nella classifica finale registrò un onorevole sesto posto.
Ritornò alle Olimpiadi nel 1960 a Roma, però questa volta nel due di coppia. Qui remò con Joža Lovec. Tutto ebbe inizio con un terzo posto nelle batterie. I due rematori tornarono alla carica nella seconda serie dei recuperi però finirono di nuovo al terzo posto. Alla fine si piazzarono all’11.esimo posto.
Andò decisamente passò meglio agli Europei. Nel 1953 a Copenaghen Perica Vlašić gareggiò nel singolo e vinse la medaglia d’oro. Tornò nel 1955 a Gent dove nel due di coppia (con Nikola Lučin) vinse la medaglia di bronzo.
Infine da segnalare i ben otto titoli nazionali conquistati. Nel 1953 fu eletto miglior sportivo dalle Sportske novosti e nel 1995 ottenne la massima onorificenza croata per lo sport, Franjo Bučar. Morì il 12 agosto del 2004 nella sua Vela Luka (Vallegrande). (4 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 7 novembre 2020.

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