Il sogno di ogni atleta è di partecipare alla Olimpiadi. Un sogno che in pochi alla fine riescono a realizzare. L’estate scorsa avrebbe dovuto svolgersi la 23.esima edizione delle Olimpiadi, quella di Tokyo, dal 24 luglio al 9 agosto. Però per le note vicende sanitarie tutto è stato rinviato all’estate del 2021. I numerosi atleti che si erano già qualificati per l’edizione 2020 e gli altri che cercavano di agguantare la norma dovranno pazientare ancora. Per alcuni il sogno è sfumato per cui dovranno ricominciare tutto daccapo. Nel corso degli anni sono stati tanti gli atleti della Dalmazia e in primo luogo di Spalato che hanno coronato il proprio sogno di partecipare ai Giochi. Le loro sono storie di atleti famosi e di altri, appassionati di sport minori, di cui si sono perse presto le tracce. Sono stati diverse centinaia finora gli atleti spalatini, nati a Spalato o residenti in questa città nel periodo delle Olimpiadi, che hanno preso parte ai Giochi. Ecco le loro storie.

 

1980, Mosca
La XXII edizione dei Giochi olimpici estivi si tenne a Mosca, allora capitale dell’Unione Sovietica. Dopo aver perso l’organizzazione dei Giochi del 1976, i moscoviti s’imposero questa volta contro l’unica antagonista in lizza, Los Angeles. Quest’Olimpiade è passata alla storia in primo luogo per essere stata boicottata dai Paesi occidentali in segno di protesta per l’invasione sovietica dell’Afghanistan. I primi ad annunciare il boicottaggio furono gli Stati Uniti. L’esempio statunitense fu seguito da altri Paesi (in tutto 65, tra cui il Canada, la Germania Ovest, la Norvegia, il Kenya, il Giappone, la Cina e il blocco delle nazioni arabe). Pertanto furono soltanto 80 le nazioni rappresentate. Quindici Paesi decisero di far partecipare i propri atleti, ma non sotto le proprie bandiere nazionali.
Per gli atleti dalmati o legati alla Dalmazia fu un’Olimpiade con delle medaglie vinte negli sport di squadra, ma in numero inferiore al previsto, visti gli spazi aperti dal boicottaggio occidentale. Alla fine furono tre le medaglie. Oro nella pallacanestro, argento nella pallanuoto e bronzo nel canottaggio. A deludere furono soprattutto i calciatori che si piazzarono al quarto posto.

Pallacanestro d’oro
I cestisti dopo l’argento di Montreal ambivano come i padroni di casa a vincere l’oro. In assenza degli Stati Uniti la lotta a due era inevitabile, con il possibile inserimento a sorpresa di qualche altra nazionale. Nel gruppo B fu tutto semplice. Due vittorie nette contro il Senegal 104-67 e la Polonia 129-91. Alla fine il successo per 95-91 nel confronto per il primo posto contro la Spagna. Si arrivò così al girone finale, dove la nazionale jugoslava nella quale militavano due campioni dalmati vinse contro l’Italia per 102-81 e contro Cuba per 112-84. Poi si arrivò alla grande disfida con l’Unione Sovietica vinta ai supplementari per 101-91. Infine con più fatica del previsto giunse la vittoria contro il Brasile per 96-95. Le vincitrici dei due gironi, Jugoslavia e Italia disputarono poi la finale per l’oro. La nazionale jugoslava s’impose senza troppi problemi, questa volta per 86-77.
A difendere i colori della nazionale furono gli spalatini Željko Jerkov e Duje Krstulović. Jerkov era ormai alla sua seconda Olimpiade e questa fu la sua seconda medaglia. Il momento di appendere le scarpette al chiodo era vicino.
Per l’altro giocatore della Jugoplastika, Duje Krstulović, questa fu la prima e unica Olimpiade. Nato a Spalato il 5 febbraio del 1953, tentò d’imporsi in vari sport, dal nuoto al canottaggio, dalla pallanuoto al tennis da tavolo. Infine si trovò a suo agio nella pallacanestro. Giocò nella Jugoplastika dal 1972 al 1982. Fece parte della generazione d’oro, rimasta a lungo ai vertici nazionali. Nell’arco di dieci anni disputò 221 partite e mise a segno 2.362 punti. Vinse il titolo nazionale nel 1977. Due le Coppe nazionali, nel 1974 e nel 1977. Due pure le Coppe europee, ovvero le Coppe Radivoj Korać, vinte nel 1976 e 1977. Per la nazionale giocò dal 1975 al 1981. In totale 75 presenze e 473 punti. Inevitabilmente il successo maggiore fu l’oro alle Olimpiade del 1980. Però prima vinse sempre la medaglia d’oro agli Europei del 1977 in Belgio e il bronzo in quelli del 1979 in Italia. In mezzo l’oro mondiale a Manila nel 1978!

Pallanuoto d’argento
Dopo la grande delusione di Montreal la nazionale di pallanuoto arrivò a Mosca con l’ambizione di conquistare una medaglia. Però nel girone iniziale la squadra partì con il piede sbagliato e dovette accontentarsi di un pareggio per 6-6 contro Cuba. Poi arrivarono due schiaccianti vittorie contro la Bulgaria e l’Australia, entrambe per 9-2. La nazionale jugoslava si piazzò pertanto al primo posto e ottenne il diritto di partecipare al girone finale. Qui iniziò di nuovo con un pareggio contro i cubani, 7-7. Fecero seguito le sofferte vittorie contro l’Ungheria per 8-7 e contro l’Olanda per 5-4. Poi ad arrendersi fu pure la Spagna per 7-6. Si arrivò così all’ultima partita contro i padroni di casa, una sorta di finalissima. I sovietici riuscirono a tenere a debita distanza la Jugoslavia per tutto l’arco dell’incontro e alla fine s’imposero per 8-7. Così alla fine la nazionale dovette accontentarsi dell’argento. A difendere i colori della squadra jugoslava furono tra i dalmati, nativi o di adozione, Milivoj Bebić, Damir Polić, Ratko Rudić, Zoran Roje e Predrag Manojlović.
Per Damir Polić e Predrag Manojlović fu un ritorno alle Olimpiadi e alla medaglia dopo la cocente delusione in terra canadese. A tornare a gareggiare fu pure Ratko Rudić che era infortunato all’epoca della precedente edizione, e per il quale quella di Mosca fu l’ultima Olimpiade, almeno da giocatore.
Per Milivoj Bebić l’Olimpiade sovietica fu l’inizio di una grande serie a medaglie. Nato a Spalato il 29 agosto del 1959, iniziò la sua carriera di giocatore al POŠK di Spalato. Ci arrivò a soli 10 anni e rimase in prima squadra dal 1976 al 1986. Ben presto diventò un punto fermo della nazionale. Difese i colori della Jugoslavia dal 1977 al 1986, partecipando a più di 300 partite e segnando ben 620 reti. Con il suo club vinse due Coppe nazionali, nel 1980 e 1982. Due le Coppe delle Coppe, nel 1981 e nel 1983. Nel 1983 conquistò pure la Supercoppa europea. Infine la Coppa del Mediterraneo nel 1985. Nel 1986 si recò a giocare in Italia. Dapprima, fino al 1991, difese i colori del Volturno di Caserta e poi fino al 1993 fu membro del Nervi di Genova.

Zoran Roje, da Spalato a Fiume
Ricca di medaglie la sua carriera in nazionale. Oltre all’argento olimpico di Mosca, nel 1984 vinse l’oro a Los Angeles. Fu argento all’Europeo di Sofia nel 1985 e nella Coppa mondiale di Long Beach del 1981. Bronzo a Belgrado nel 1979. Partecipò pure a due Universiadi: nel 1979 conquistò il bronzo a Città del Messico e l’argento a Kobe nel 1985. Infine arrivarono due ori pure ai Giochi del Mediterraneo, quelli di Spalato del 1979 e quelli di Casablanca del 1983.
Finita la carriera agonistica iniziò quella di dirigente. Alla guida del suo POŠK come direttore sportivo vinse il campionato della Croazia nel 1998, la Coppa nazionale nel 2000 e la Coppa dei campioni nel 1999. Fu attivo pure in altre organizzazioni sportive; tra l’altro fu membro della commissione tecnica della LEN e della dirigenza dell’Hajduk. Nel 2013 è entrato nella Hall of Fame.
Pure per l’altro spalatino presente a Mosca, Zoran Roje, questo fu l’esordio olimpico. Fu un grande giocatore e un grande allenatore. Nato a Spalato il 7 ottobre del 1955 a 13 anni si trasferì con la famiglia – suo padre era militare di carriera – a Fiume dove “scoprì” la pallanuoto. Fu un amore a prima vista. Rimase legato ai colori fiumani fino al 1985. Seguirono cinque anni al Canottieri di Napoli, poi tre anni a Caserta e infine l’ultima stagione nel Volturno. L’unico trofeo fu la Coppa nazionale vinta con il Primorje nel 1979. Tante le medaglie invece a livello di nazionale. Dopo l’argento a Mosca vinse l’oro alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984. La prima medaglia la conquistò agli Europei di Jönköping nel 1977: si trattò di un argento. Fece seguito il bronzo mondiale a Berlino ovest nel 1978. Due le medaglie, entrambe d’oro ai Giochi del Mediterraneo, nel 1979 nella sua Spalato e nel 1983 a Casablanca. Finita la carriera agonistica diventò subito allenatore nell’ormai sua Fiume. Guidò la squadra dal 1993 al 2012 quando divenne direttore sportivo. Portò la squadra alla vittoria nella Coppa nazionale nel 1995. Per due anni fu pure selezionatore della nazionale croata con la quale vinse l’argento agli Europei di Kranj nel 2003.

Canottaggio di bronzo
Nel canottaggio a Mosca gareggiarono tre rematori spalatini, ovvero il trio vincente che era stato per anni protagonisti nel mondo del remo: Duško Mrduljaš, Zlatko Celent e Josip Reić. Per Mrduljaš fu la terza e ultima Olimpiade. Dopo l’undicesimo e il quarto posto nelle prime due. a Mosca arrivò finalmente una medaglia, il bronzo. Celent invece era alla seconda delle sue quattro Olimpiadi: fu l’unica però nella quale riuscì a vincere una medaglia. A comporre il due con c’era pure il timoniere Josip Reić. Originale la sua storia. Infatti a Mosca aveva solo 15 anni e fu iscritto nel medagliere come il più giovane medagliato. Nacque a Spalato il 24 luglio del 1965: quelle di Mosca furono le uniche Olimpiadi alle quali partecipò. Un anno prima aveva pure vinto l’oro ai Giochi del Mediterraneo. Era membro del Gusar come tutti e tre i componenti della squadra.
La nazionale jugoslava a Mosca ambiva chiaramente a una medaglia. Iniziò con il piede giusto e vinse il proprio girone. Dapprima s’impose contro la Finlandia per 2-0 e poi contro il Costa Rica per 3-2. Infine giunse il pareggio con l’Iraq per 1-1. Si arrivò così alla fase finale a eliminazione diretta. Nei quarti di finale fu vittoria netta per 3-0 contro l’Algeria. Poi in semifinale la squadra jugoslava perse contro la forte Cecoslovacchia per 2-0. Nulla da fare pure nella partita per il terzo posto. A prevalere furono i padroni di casa dell’Unione Sovietica con due reti nel finale. La partita finì 2-0 e la Jugoslavia dovette accontentarsi, si fa per dire, della medaglia di legno.
Di questa nazionale faceva parte una nutrita “delegazione” di giocatori dalmati ovvero tutti militanti nelle file dell’Hajduk: Nikica Cukrov, Ivan Gudelj, Mišo Krstičević, Dušan Pešić, Boro Primorac, Zlatko Vujović e Zoran Vujović. Per tutti loro questa fu l’unica Olimpiade. Cukrov, nativo di Sebenico, un anno prima aveva vinto l’oro ai Giochi del Mediterraneo. Per Gudelj, una delle leggende dell’Hajduk, nativo di Imotski, queste Olimpiadi rappresentarono l’apice della sua carriera nelle file della nazionale. Krstičević, nativo di Metković, alla pari di Cukrov aveva vinto l’oro l’anno prima ai Giochi del Mediterraneo. Pešić, invece, non era originario della Dalmazia, bensì di Kruševac, ma aveva dato il massimo quale giocatore dell’Hajduk. Primorac, dal canto suo, era di origine erzegovese, ovvero nativo di Mostar, reduce pure lui dall’oro ai Giochi del Mediterraneo. Stesso discorso pure per i gemelli Zlatko e Zoran Vujović, due leggende spalatine, nativi però di Sarajevo. Tutti questi giocatori avevano fatto grande l’Hajduk, la quadra dalmata per antonomasia, però erano stati sfortunati in nazionale. Nessuno di loro partecipò alle successive Olimpiadi, quelle di Los Angeles nel 1984, quando la nazionale ritornò a casa con il bronzo.

Un campione di judo
Vojislav Vujević fu il prima “dalmata” a partecipare ai Giochi olimpici nel judo. Nato a Osijek il 2 marzo del 1955 iniziò a praticare questo sport proprio a Spalato. Poi gareggiò per lo Slavija (Novi Sad) e la Mladost (Zagabria) per tornare infine nello Student di Spalato. A Mosca, come pure in seguito a Los Angeles, uscì di scena nel primo turno. Il suo più grande successo arrivò ai Mondiali di Maastricht nel 1981, quando vinse la medaglia di bronzo. Due le medaglie ai Giochi del Mediterraneo. Fu oro a Spalato nel 1979 e bronzo a Casablanca nel 1983. Infine fu pure campione dell’Africa e conquistò un terzo posto ai Giochi del Commonwealth. Gareggiò sempre nella categoria fino ai 71 kg.
Per Joško Alebić le Olimpiadi di Mosca furono le terze della sua carriera sportiva: uscì nelle eliminatorie nei 400 metri e nei 4x400m. È morto l’8 marzo di quest’anno a Krilo Jesenice.
Pure per Minski Fabris queste furono le terze e ultime Olimpiadi. Partecipò ai Giochi nella sua classe tradizionale, Finn, nella quale si piazzò all’undicesimo posto: questo fu il suo miglior piazzamento alle Olimpiadi.
(9 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 3 aprile 2021.

 

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