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Split

  • Calciatori provetti e allenatori dal fiuto eccezionale (11 e continua)

    Non solo grandissimi giocatori, ma anche allenatori di primo piano. Di straordinari campioni in campo e... sulla panchina la Dalmazia nel mondo del calcio (ma non solo) ne ha sfornati tantissimi. E molto spesso sono stati gli allenatori, grazie al loro fiuto, a “segnare” il destino dei calciatori: a capire quando un portiere poteva, ad esempio, farsi valere sull’altro “fronte” del campo e divenire un ottimo attaccante. Di campioni sono state ricchissime tutte le “microregioni” della Dalmazia, ovvero sia l’entroterra carsico, sia la costa, sia le isole. Naturalmente il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba è stato l’Hajduk, la squadra simbolo della Dalmazia, di cui in genere prima di divenire giocatori sono stati appassionati tifosi.
    Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell’Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Molti di questi campioni hanno dato vita a una “diaspora” calcistica che ha “arricchito” tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell’ex Jugoslavia e dell’Europa. Ma il vivaio dalmata è riuscito sempre a compensare egregiamente ogni defezione.

  • Con le navi americane in Dalmazia arrivò il baseball (1 e continua)

    Il 2014 si profila come un anno molto particolare per il baseball tanto in Dalmazia quanto a Spalato. Questo sport singolare, sconosciuto ai più, festeggia quest’anno ben tre importanti anniversari. Infatti viene praticato ormai da 95 anni grazie agli americani che con i loro marinai hanno portato questo sport in Dalmazia. Quest’anno la prima società di baseball in regione avrebbe compiuto 80 anni. E infine quest’anno il baseball-softball club Nada di Spalato compie 40 anni.

  • Costretti a giocare «in famiglia» (2 e continua)

    Dopo quasi 20 anni dalla prima partita di baseball disputata a Spalato, all’inizio del 1935 fu finalmente registrato con tutti i crismi dell’ufficialità il primo club dedito a questa disciplina. Prese, come abbiamo già scritto, il nome ufficiale di “Jugoslavenski bejzbol klub Krupa Split”. Non fu soltanto il primo a Spalato, ma pure in Croazia e in tutta l’ex Jugoslavia. Ebbe così inizio quella che sarebbe potuta sembrare una bellissima storia. Purtroppo i problemi erano subito dietro l’angolo.
    Però torniamo un attimo indietro. Nell’edizione del 9 febbraio 1935 il quotidiano Dnevne novine scrisse un lungo articolo sulla fondazione di questa società. Come succede spesso anche oggi, pure all’epoca c’erano gli stessi preconcetti. Nell’articolo si faceva notare quanto questo sport fosse nuovo e poco conosciuto sia a livello nazionale che in Europa. Si sottolineava però che un gruppo di appassionati aveva fatto molto per avvicinare gli spalatini al baseball.

  • Dagli anni bui della crisi alla grande rinascita (6 e fine)

    Negli ultimi anni la squadra era piombata in una profonda crisi. In primis si trattava di una crisi finanziaria che si rifletteva inevitabilmente anche sulle attività sportive. Ma era pure una crisi di risultati. Con il solo entusiasmo, che poi era venuto pure a mancare, non si poteva andare lontano. Anche se le ambizioni c’erano, i risultati semplicemente non arrivavano e non si poteva competere ad armi pari con le squadre del nord che erano decisamente più forti.
    Quanto fosse forte la crisi societaria lo si poté vedere chiaramente nel 1996 quando i dalmati furono costretti a rinunciare a partecipare al campionato croato. Tentarono invece l’avventura in Coppa, ma furono eliminati immediatamente dallo Zagreb. Persero per 7-2. Del 1996 va ricordata ancora soltanto una partita, perlomeno questa vinta contro il Donat di Zara per 30-10.
    Nulla di meglio nel 1997. Da registrare solamente il ritorno alle competizioni ufficiali, questa volta in seconda lega. Fu una pessima stagione conclusa al quinto posto.

  • Dalmazia ed Erzegovina: un legame calcistico (14 e continua)

    Zlatko e Zoran Vujović, Blaž Slišković, Boro Primorac, Vedran Rožić: sono soltanto alcuni dei campionissimi dell’Hajduk di cui riportiamo in questa puntata le “storiche gesta”. Sono nomi che rimarranno impressi in maniera indelebile nella storia del calcio dalmata assieme a quelli di tanti altri campioni passati “in rassegna” nelle puntate precedenti. L’Hajduk negli anni settanta e ottanta anche grazie a loro ha scritto altre pagine memorabili di storia calcistica. E quel che più conta ai fini del nostro discorso è il fatto che i successi sono stati inanellati grazie soprattutto a talenti nati sulla costa dalmata o nell’entroterra, quell’Erzegovina occidentale sempre più legata a doppio filo alla realtà della Dalmazia interna, ma non solo interna. D’altronde l’Hajduk è sempre stato il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba della Dalmazia e delle regioni contermini: visto il serbatoio ampio dal quale poter attingere, un serbatoio che ha sfornato talenti in continuazione, non è difficile spiegare le ragioni di questa continua permanenza nell’Olimpo calcistico da parte della squadra spalatina. E anche il fatto che il cuore dei tifosi dalmati, anche quando si sono trasferiti lontano dalla loro terra d’origine, magari a Fiume o Zagabria, ha sempre continuato a battere per la compagine spalatina per antonomasia. Che è stata e rimane un’auntentico simbolo, una bandiera per la Dalmazia.

  • Dalmazia, un vivaio a dir poco inesauribile (13 e continua)

    Ivica Šurjak, Dražen Mužinić, Vilson Džoni, Luka Peruzović: sono soltanto alcuni dei campionissimi dell’Hajduk di cui riportiamo in questa puntata le “storiche gesta”. Sono nomi che rimarranno impressi in maniera indelebile nella storia del calcio dalmata assieme a quelli di tanti altri campioni passati “in rassegna” nelle puntate precedenti. L’Hajduk negli anni settanta e ottanta grazie a loro ha scritto altre pagine memorabili di storia calcistica. E quel che più conta ai fini del nostro discorso è il fatto che i successi sono stati inanellati grazie soprattutto a talenti nati sulla costa dalmata o nelle immediate vicinanze. Non che gli spalatini non fossero capaci di “attirare” calciatori di prim’ordine anche da altre contrade: i mezzi li avevano, semoplicemente la ricchezza del vivaio dalmata ha fatto sì che si potesse scommettere quasi sempre sulle “proprie forze”. E se a questo aggiungiamo il fatto che l’Hajduk è sempre stato il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba della Dalmazia, suoi appassionati tifosi, non è difficile spiegare le ragioni di questa continua permanenza nell’Olimpo calcistico da parte della squadra spalatina.

  • Dalmazia: terra di stelle calcistiche (15 e fine)

    Sono stati tantissimi i calciatori di cui abbiamo riportato le “storiche gesta”. Tanti altri, purtroppo, sono rimasti fuori giacché la lista dei campionissimi dalmati è praticamente infinita. I nomi da noi passati in rassegna rimarranno impressi in maniera indelebile nella storia del calcio dalmata. L’Hajduk soprattutto grazie a loro ha scritto pagine memorabili di storia calcistica. E quel che più conta ai fini del nostro discorso è il fatto che i successi sono stati inanellati grazie in primo luogo a talenti nati sulla costa dalmata o nell’entroterra. D’altronde l’Hajduk è sempre stato il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba della Dalmazia e delle regioni contermini: visto il serbatoio ampio dal quale poter attingere, un serbatoio che ha sfornato talenti in continuazione, non è difficile spiegare le ragioni di questa continua permanenza nell’Olimpo calcistico da parte della squadra spalatina. E anche il fatto che il cuore dei tifosi dalmati, anche quando si sono trasferiti lontano dalla loro terra d’origine, magari a Fiume o Zagabria, ha sempre continuato a battere per la compagine spalatina per antonomasia. Che è stata e rimane un’autentico simbolo, una bandiera per la Dalmazia.

  • Fior di campioni dalla difesa all’attacco (12 e continua)

    Di straordinari campioni la Dalmazia nel mondo del calcio (ma non solo) ne ha sfornati tantissimi. Naturalmente il magnete irresistibile per tutti i calciatori in erba è stato l'Hajduk, la squadra simbolo della Dalmazia, di cui in genere prima di divenire giocatori sono stati appassionati tifosi.
    Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell'Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Molti di questi campioni hanno dato vita a una "diaspora" calcistica che ha "arricchito" tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell'ex Jugoslavia e dell'Europa. Ma il vivaio dalmata è riuscito sempre a compensare egregiamente ogni defezione. Stavolta ripercorriamo le carriere di due delle stelle più luminose del calcio dalmata di tutti i tempi, Jurica Jerković e Ivan Buljan, oltre a quelle di altro giocatori di spicco. Jurica Jerković è stato un centrocampista dai piedi d'oro, abilissimo nei dribbling e con una eccezionale visione di gioco. Ivan Buljan, da baluardo della difesa, ha saputo trasformarsi spesso e volentieri in marcatore: con il suo fisico possente ben difficilmente hanno potuto rivaleggiare gli attaccanti, ma anche i difensori avversari. Accanto a queste due leggende del calcio dalmata, possiamo menzionare subito anche un altro giocatore di
    gran classe Vinko Cuzzi, il quale, appese le scarpette al classico chiodo, ha fatto valere il suo sapere. Laureato in legge, dopo la carriera di calciatore si è fatto valere a Spalato come giudice del locale Tribunale. Come non ricordare, dulcis in fundo, una delle leggende del calcio sloveno che per tanti anni ha militato nella squadra spalatina, contribuendo in maniera decisiva al conseguimento di numerosi successi: Brane Oblak.

  • Frane Matošić fu l'unico a poter trasferirsi in Italia

    Circa un anno fa abbiamo trattato la storia dello sport spalatino durante la seconda guerra mondiale e quasi tre anni fa ci siamo soffermati sulla storia dell’Hajduk calcio. Come è noto, durante il periodo “italiano” a Spalato, furono esercitate forti pressioni per far includere nei campionato italiani le varie squadre spalatine. Per comprendere quanti furono gli sforzi profusi basti leggere il San Marco, quotidiano di Zara trasferito nel 1941 a Spalato. Il 29 aprile 1941 venne pubblicata la notizia relativa alla volontà della Federcalcio italiana di includere la squadra dell’Hajduk nel campionato italiano di Prima divisione. Si faceva notare che c’era pure parecchio tempo a disposizione per organizzarsi a puntino visto che il campionato doveva iniziare appena ad agosto. Come si sa alla fine  non si riuscì a fare nulla: l’iniziativa naufragò miseramente.
    In seguito, vista la ferrea resistenza opposta dalla dirigenza dell’Hajduk, come già evidenziato, venne fondata una nuova società calcistica nominata: A.C. Spalato. Il presidente regionale del CONI per la Dalmazia, il dottor Mastretti, aveva assicurato nel 1942 che alla compagine di Spalato era stato garantito un posto nel campionato italiano (senza però essere preciso sul livello di competizione). Alla fine, in primo luogo per le difficoltà di spostamento dalla Dalmazia, il progetto venne accantonato.
    Ci è giunto di recente, grazie a Daniele Cacozza, il documento ufficiale della Federazione Italiana che attesta l’affiliazione dell’AC Spalato. Documento del Comunicato Ufficiale n. 38 del 22 luglio 1942. Come ci ha detto lo stesso Cacozza che ha controllato tutti i Comunicati della FIGC dell’epoca, l’AC Spalato risulta l’unica società dalmata affiliata alla Federazione italiana durante la guerra, oltre all’AC Dalmazia che peraltro non poteva disputare alcun campionato. Inoltre, è poco noto il fatto che il provvedimento di costituzione dell’AC Spalato fu ideato anche per impedire  che il trasferimento di giocatori dalmati alle squadre italiane fosse del tutto gratuito. Vincolando la nuova società al sistema delle “Liste di trasferimento” allora in uso in Italia, si destinava denaro sia al calcio spalatino sia alla FIGC, poiché ad ogni “compravendita” di giocatori era d’obbligo il versamento di una percentuale alla Federazione.
    Stando ai documenti dell’epoca a trasferirsi in Italia fu un unico calciatore dalmata (giocatore dell’AC Spalato), il leggendario Frane Matošić. Infatti nell’estate del 1942 venne ingaggiato dal Bologna, con il quale disputò una stagione, 28 partite e 13 reti (miglior giocatore bolognese della stagione).  Il documento, Comunicato delle Presidenza Federale, n. 3, di questo trasferimento lo riportiamo a lato.

    Per vedere l'intero articolo, versione PDF

    Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 13 marzo 2009.

  • Gli spalatini si sono fatti largo... a sciabolate

    Dopo aver passato in rassegna due mesi fa le vicende di alcuni campionissimi del tennis, tutti originari dalla stessa via spalatina, torniamo a soffermarci ora su un altro sport in cui i dalmati si sono fatti valere nel corso degli anni. Eccoci dunque nel mondo della scherma, una disciplina che a Spalato ha sempre conosciuto alti e bassi, non sempre ben capita dall’opinione pubblica.

    Troppa concorrenza
    La scherma a Spalato non ha mai avuto vita facile. Da un lato ha dovuto fronteggiare la “concorrenza” di un gioco estremamente popolare come il calcio e quella degli sport acquatici, dall’altro non è mai riuscita a imporsi come fenomeno di massa. Da sempre la scherma si è ritrovata relegata in un cantuccio, vista come uno sport per ricchi, capito da pochi e con pochi sbocchi fuori dalle palestre dove viene praticato. Insomma una disciplina che pareva destinata a non emergere mai. Se nella prima metà del 20.esimo secolo c’era stato tanto entusiasmo, dopo il Secondo conflitto mondiale tutto era andato perso o quasi. Infatti finita la guerra nessuno ebbe la forza di rilanciare la scherma; non ci fu neppure la volontà delle autorità cittadine e di quelle nazionali di dare impulso a questo sport. Ragion per cui la scherma si ritrovò abbandonata al suo destino. Non deve pertanto sorprendere se la gloriosa società spalatina di scherma non venne rifondata dopo la Seconda guerra mondiale. Si dovette aspettare infatti fino al 1977 per vedere rinascere a Spalato questa disciplina! Negli anni precedenti c’erano stati dei timidi tentativi di rivitalizzatla, ma senza successo. E così si era andati avanti a tentoni fino al 1976. In quell’anno diverse piccole società non ufficiali decisero di unire le forze e di andare avanti insieme. Si creò uno strano connubio: la scherma si ritrovò nello stesso calderone con la battaglia con fucili e coltelli, il kendo (scherma giapponese), la lotta giapponese di bastoni. Nasque sotto questi auspici, ovvero in un modo alquanto originale, la nuova squadra spalatina di scherma.

  • Hajduk, dal vertice alla zona retrocessione (5 e continua)

    Con la fine della seconda guerra mondiale gli sportivi e non cominciarono ad orientarsi pure verso gli avvenimenti calcistici. Per l’Hajduk di Spalato la fine della guerra fu all’insegna del calcio. Dall’isola di Lissa (Vis) nel 1944 aveva preso l’avvio una lunghissima serie di partite amichevoli contro le più forte squadre militari dell’epoca e le poche compagini che erano attive negli ultimi due anni del secondo conflitto mondiale. L’Hajduk era diventato una potenza, per cui era logico aspettarsi una rapida ascesa nel campionato della nuova Jugoslavia socialisra. A favore dell’Hajduk giocava pure il fatto che quasi tutti i principali contendenti allo scudetto erano stati “eliminati” per varie ragioni. In Croazia, a Zagabria, l’HAŠK, il Građanski e il Concordia erano stati costretti... a chiudere i battenti dal nuovo regime comunista per il loro forte legame con il precedente governo croato. A Belgrado era stata “chiusa” la Jugoslavia. Dei vincitori del campionato jugoslavo prima del 1945 solo il BSK e l’Hajduk erano ancora attivi.

  • Hajduk, inanellati quattro scudetti e otto coppe (6 e continua)

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’Hajduk pensava di avere la strada aperta verso il dominio nel campionato jugoslavo. I presagi c’erano tutti. La squadra era ormai insieme da quasi due anni. Aveva degli ottimi giocatori. Dall’altra parte tutte le squadre avevano appena iniziato a formarsi. Le più forti squadre di prima della guerra non esistevano più. Anche se tutto sembrava semplice, l’Hajduk andrà incontro a tantissimi problemi. Come abbiamo visto i primi anni furono sempre passati lottando per lo scudetto e i tre trionfi finali ne sono la prova. Però in seguito fu un continua lotta per non retrocedere. Una lotta impensabile anni prima, ma  diventata poi la realtà nuda e cruda del calcio dalmata, ovvero dell’Hajduk.
    Se gli anni ’60 erano stati durissimi per i tifosi dell’Hajduk, alle porte c’erano gli anni ’70, anni di grandi successi su tutti i fronti. Gli ultimi tre campionati degli anni ’60 facevano presagire che le aspirazioni di puntare al vertice potevano di nuovo farsi strada. Ormai la squadra era rinata, mancavano solamente la costanza e la compattezza necessarie per vincere finalmente il campionato.

  • HNK Hajduk Split history

    HNK Hajduk Split is a Croatian football club founded in 1911 and based in the city of Split. The club's home ground since 1979 is the 35,000-seater Poljud Stadium and the team's traditional home colours are white shirts with blue shorts and socks.
    Between the early 1920s and 1940 Hajduk regularly participated in the Kingdom of Yugoslavia national championship. Following World War II and the formation of the Yugoslav league system in 1946 Hajduk went on to spend the entire SFR Yugoslavia period in top level. Their run continued following the breakup of Yugoslavia as the club joined the Croatian First League in its inaugural season in 1992. They are one of the most successful teams in Croatia and ex-Yugoslavia, having won nine Yugoslav and six Croatian league championships, in addition to nine Yugoslav and five Croatian cup titles.
    The club's main rivals are Dinamo Zagreb, and a match between the two is referred to as the "Eternal Derby".

    All articles about soccer club HNK Hajduk Split can be read here:

  • HNK Hajduk Split, player's legend

    Player's legend, part 1


    About Vladimir Beara, Vladimir Kragic, Leo Lemesic, Frane Matosic, Sime and Vinko Poduje and Vinko Radic.

  • I calciatori dalmati «bestia nera» degli inglesi (4 e continua)

    SPALATO – L’Hajduk negli anni ‘30 ha vissuto il suo decennio più brutto. Un decennio senza successi. Quasi sempre lontano dalla lotta per lo scudetto, ha conosciuto più sconfitte che vittorie. Questi sono stati pure gli anni del ricambio generazionale che ha portato alla scoperta di svariati nuovi talenti. Ma alle porte c’erano anni ancora più bui. Stava per iniziare la seconda guerra mondiale. Un periodo che isolerà l’Hajduk nel suo piccolo, ma che pure porterà gli spalatini a giocare tutta una serie di partite all’estero tanto da far chiamare questa squadra una specie di nazionale jugoslava. Ma procediamo con ordine. Gli anni ’40 iniziarono sotto i migliori auspici. Alla fine degli anni ’30 vi furono svariati scossoni in seno alla Federcalcio: i cambiamenti del sistema del campionato e di qualificazione furono al ordine del giorno. Lo Stato andava frammentandosi da un punto di vista politico per cui pure lo sport e il calcio in particolare finivano per dividersi sempre di più, diventando sempre più succubi della politica. Calcisticamente la Jugoslavia nell’estate del 1940 era divisa in tre parti. Da una parte era rimasto il campionato serbo, dall’altro l’unione della Croazia e Slovenia era stata sciolto per cui si erano formate tre leghe di qualificazione. L’Hajduk si trovò così a giocare il campionato croato. E fu subito un successo! All’inizio del campionato nelle file spalatine c’erano dei timori per la qualificazione alla fase finale del campionato croato visto che bisognava piazzarsi nei primi tre posti. E siccome gli avversari si chiamavano Građanski, HAŠK e Concordia, tutte squadre di Zagabria, i timori erano leciti. A sciogliere tutti i dubbi furono subito nelle prime giornate i bomber dell’Hajduk. A Spalato cadde lo Slavia Osijek per 6-1, a Subotica i locali del Bačka furono battuti per 6-2 e infine a Spalato il SAŠK fu travolto con un secco 4-0. Però a mettere paura erano le zagabresi. Il primo incontro contro il Concodia finì con una sconfitta per 2-1. Dopo cadde l’HAŠK per 3-0 e ci fu  un pareggio contro il fortissimo Građanski 1-1. Un autunno ottimo durante il quale l’Hajduk si ritrovò in testa alla classifica. In primavera, nel 1941, l’Hajduk fu incontenibile e registrò otto vittorie e un solo pareggio scoppiettante contro il Građanski a Zagabria per 4-4! Un campionato vinto, ma anche da incorniciare perché su complessice 18 partite furono registrate 14 vittorie e una sola sconfitta per un totale di 31 punti. Ma soprattutto c’è da mettere in evidenza la differenza reti 77-17 che la dice lunga sulla superiorità dell’Hajduk. Il Građanski finì secondo a 29 punti e terzo il Concordia a 28 punti, entrambe qualificate per la fase finale. Anche se i venti di guerra soffiavano sempre più impetuosi, la speranza di continuare a giocare il campionato jugoslavo era forte. La Federcalcio stilò i calendari il 25 marzo 1941. Per il 6 aprile era in programma la prima giornata. Giocando a un ritmo incessante le otto finaliste dovevano finire il campionato il 29 maggio. Ma la guerra ebbe il sopravvento e tutto il mondo dello sport si fermò.
    Spalato e la Dalmazia rimasero isolate dai  centri calcistici dell’entroterra. La Federcalcio del neofondato stato indipendente croato (NDH) fede tutto il possibile acciocché l’Hajduk potesse partecipare al primo campionato croato che sarebbe stato fortissimo se avesse visto la presenza dello squadrone dalmata. Alla fine non se ne fece nulla sia per ragioni politiche, sia per ragioni logistiche visti i grossi problemi nei trasporti.
    Secondo certe fonti ci furono delle trattative per permettere all’Hajduk di partecipare al campionato italiano, in una lega non ben definita. Nel frattempo la Fiumana di Fiume tornava nella stagione 1941/42 nella Serie B. L’Hajduk avrebbe certamente fatto bella figura. Nell’autunno del 1941, vista l’impossibilità di svolgere qualsivoglia attività calcistica la società fu sciolta.
    Per due anni non c’è traccia di attività. Buona parte dei giocatori cominciò a combattere. Diversi trovarono la morte in guerra.
    Nel 1943 i cambiamenti in Italia portarono pure a grandi novità in Dalmazia. L’isola di Lissa (Vis) fu presa dai partigiani. Tra di loro c’erano parecchi giocatori dell’Hajduk e dello Split che subito cominciarono a giocare le prime partitelle interne. Siccome facevano parte della 26.esima divisione decisero di prendere questo nome e di cominciare a giocare anche fuori dall’isola su tutti i territori dove esistevano i requisiti minimi per disputare una partita. Le voci sulla neofondata società calcistica arrivarono ben presto a Spalato. Parecchi giocatori che erano rimasti sulla terraferma furono radunati e si organizzò un trasporto di fortuna fino a Lissa. Il 2 maggio 1944 si ritrovarono tutti insieme. Solo cinque giorni dopo su decreto del Partito comunista della Jugoslavia la società riprese il nome di Hajduk con il suffisso Narodno-oslobodilačka vojska Jugoslavije (esercito popolare di liberazione della Jugoslavia): Hajduk-NOVJ. Ben presto cambierà il nome in Hajduk-JNA (Armata popolare jugoslava).
    Questa della fondazione di un club che rappresentasse uno stato in gestazione, ovvero un’idea politica e militare, fu un caso unico del suo genere senza paragoni. Ebbe un enorme  successo soprattutto grazie ai grandi giocatori a disposizione, ma anche alla tradizione in campo internazionale che l’Hajduk aveva ormai acquisito negli anni.
    Pochi giorni dopo la rifondazione dell’Hajduk cominciò la filza della partite rigorosamente tutte internazionali. I primi ad arrivare all’isola di Lissa furono i marinai della nave militare inglese Queen’s Regiment che il 13 maggio furono “salutati” con un sonoro 7-1! Secondo le cronache dell’epoca a vedere la partita furono più di mille persone. Per l’Hajduk giocarono: Čulić, Jozo Matošić, V. Kaliterna, Luštica, Bjelanović, Bakotić, Šubašić, Batinić, Frane Matošić, Ive Radovniković e Alujević. Arbitro l’ex giocatore dell’Hajduk, Leo Lemešić che poi farà un’ottima carriera da arbitro. Dopo altre tre partite sull’isola di Lissa l’Hajduk si trasferì in Italia dove rimase quasi fino alla fine del 1944. Giocò contro quasi tutte le squadre attive all’epoca, per lo più compagini militari delle varie divisioni sia inglesi che americane. L’Hajduk vinse quasi sempre. Questo ben presto diventò un’“ossessione” per gli inglesi, che si consideravano da sempre dei maghi del pallone. Così si arrivò al 23 settembre 1944 quando gli inglesi si organizzarono formando la nazionale militare del Regno unito costituita da svariate stelle della nazionale sia di prima che di dopo la guerra mondiale tra le quali Stanley Cullis, Bryn Jones, Finney e altri. In quest’occasione l’Hajduk giocò sotto il nome di nazionale militare jugoslava. Perse questa partita organizzata a Bari per la prima volta, con un secco 7-2. L’incontro fu da tutti molto sentito tanto che secondo i giornali dell’epoca ad assistere alla partita furono ben 50.000 persone. Miljenko Batinić e Frane Matošić segnarono per l’Hajduk che chiuse il primo tempo sul 3-2. Nel recupero la classe degli inglesi venne a galla e il calo dell’Hajduk portò alla sconfitta finale per 7-2.
    Il 26 dicembre 1944 fu organizzata la partita di ritorno a Spalato. Nell’appena ricostruito campo di calcio dell’Hajduk l’incontro fu disputato dinanzi a ben otto mila spettatori. Già al quinto minuto, Frane Matošić, si liberò nell’area di rigore e da dieci metri con un tiro preciso battè il portiere dell’Arsenal Platt. Seguirono parecchie occasioni da tutte e due le parti però il risultato non cambiò e alla fine l’Hajduk, anche qui con il nome di nazionale militare vinse per 1-0!
    Il 1945 iniziò con una serie di amichevoli in Dalmazia prima di intraprendere una serie di partite nel Mediterraneo. La prima fu disputata sull’isola di Malta dove gli spalatini pareggiarono con la nazionale militare inglese dell’isola per 2-2, per vincere poi contro la nazionale dei civili per 4-1. Seguì la trasferta in Egitto dove i dalmati incontrarono tra gli altri la locale nazionale militare inglese e persero per 4-1. Nella seconda metà di maggio l’Hajduk giocò nell’attuale Israele, in Palestina, Siria e Libano. Vinse tutte le partite. A Beirut, il 27 maggio 1945, si chiuse la serie di partite giocate dal ricostituito Hajduk che in questi due anni si ritrovò a  rappresentare il nuovo stato jugoslavo. Nel riquadro a lato la lista di tutte le partite di questi due anni con i nomi originali delle squadre avversarie.
    Sotto la guida del presidente Janko Rodin e dell’allenatore Ljubo Benčić giocarono Miljenko Krstulović, Hrvoje Čulić, Vlade Kaliterna, Jozo Matošić,  Slavko Luštica, Duško Bjelanović, Branko Bakotić, Veljko Subašić, Miljenko  Batinić, Frane Matošić, Ive Radovniković, Ivo Alujević, Petar Brkljača,  Bonaventura Parić, Ljubomir Kokeza, Ervin Katnić, Živko Drašković, Žarko  Zelić, Lujo Klemen, Tonči Radovniković, Vinko Jelaska, Žarko Rošić, Mario Krulz, Vojko Andrijašević.

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    Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 13 maggio 2006.

  • I campioni di Spalato un osso duro per tutti (2 e continua)

    SPALATO – Il calcio in Dalmazia nei primi anni ha avuto vita difficile. La Dalmazia è stata prima del 1914 lontana da qualsiasi centro calcistico organizzato. I primi campionati in Croazia e Slavonia li abbiamo già dal 1912. Per capire le difficoltà di collegamento però basti notare che vi parteciparono solo squadre zagabresi. Quelle della Slavonia rifiutarono di partecipare per difficoltà nei collegamenti. Figuriamoci venire a Zagabria dalla Dalmazia. L’Italia era decisamente più vicina, ma l’Adriatico la faceva essere più lontana del dovuto. Così le squadre dei tre principali centri calcistici dalmati di quegli anni, Zara, Spalato e Ragusa (Dubrovnik) furono costrette a disputare perlopiù partite amichevoli. Il massimo era rappresentato dall’arrivo di squadre della marina, per lo più militare, o di qualche compagine famosa in tournée per promuovere questo sport.
    Negli anni del primo conflitto mondiale non si registrarono partite ufficiali. Però dei tentativi ci furono. Il 15 agosto 1916 una compagine dell’Hajduk giocò a Sinj contro i locali dello Junak. Vinse con un perentorio 13-0. Tra i giocatori italiani troviamo i fratelli Tagliaferro, Machiedo e Madirazza.

  • I dalmati imbattibili nel gioco del pallone (9 e continua)

    Continuiamo a passare in rassegna alcuni dei nomi di maggior spicco della storia dell’Hajduk, ripercorrendo le loro vite calcistiche e non. Di grandi campioni la Dalmazia ne ha sfornati tantissimi, per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta nel presentarli. Ha avuto ed ha quasi dell’incredibile la capacità del vivaio dalmata di “regalare” in continuazione campionissimi in tutti gli sport, imperniati sul pallone. Naturalmente il calcio la fa da padrone. E Spalato è ovviamente la città simbolo di questa incessante “produzione” di star calcistiche. E l’Hajduk, è la squadra per antonomasia, quando si parla di compagini in grado di sfornare giocatori di grosso calibro. Il club spalatino ha espresso nei suoi quasi 100 anni di proficua attività tantissimi campioni a livello nazionale, ma pure internazionale. Molti di essi hanno militati sopratutto nella compagine dalmata, ma tanti altri hanno dato vita a una “diaspora” calcistica che ha “arricchito” tante altre squadre non solo della Croazia, ma anche dell’ex Jugoslavia e dell’Europa. E nonostante tutte queste continue “defezioni”, l’Hajduk è rimasto squadra di rango e ha sempre rimpiazzato quanti erano partiti verso lidi “finanziariamente” migliori, con altri talenti locali di prim’ordine. E il ciclo è proseguito. Il mito della squadra spalatina si è consolidato e nella leggenda sono entrati un mare di campioni.

  • Il Nada, più che una speranza per lo sport dalmata (5 e continua)

    Nel 1984 il mondo del baseball a Spalato fu vittima di un autentico terremoto sportivo. Infatti se da un lato la squadra del Nada dominava la scena sportiva nazionale dall’altro all’interno del club era in corso una piccola guerra. Infatti, com’è del resto inevitabile, non tutti i giocatori potevano scendere sempre in campo; dovevano tenere conto delle esigenze della squadra. Il malcontento però serpeggiava tra le file della compagine e culminò all’inizio dell’anno quando un gruppo di giocatori con in testa Jugoslav Bajrić decise di abbandonare il Nada e fondare una propria società. Nacque così lo Špinut. Oltre a Bajrić arrivarono a dare man forte al nuovo club Vlado Brnas, Dean e Dino Dvornik, Leo Kljaković e Davor Martić. E ci limitiamo a menzionare i giocatori migliori.

  • L’Hajduk, squadra simbolo della Dalmazia (1 e continua)

    Calcio e Dalmazia? Una combinazione perfetta e affiatata che dura ormai da quasi un secolo. Ma quali sono stati gli inizi del calcio in generale in queste terre e quale la storia, soprattutto quella poco nota, della società da sempre più in vista, l’Hajduk di Spalato?
    Secondo gli ultimi studi il calcio è arrivato in Dalmazia e precisamente a Traù (Trogir) nel 1896. A portarlo come un po’ in tutta la costa orientale dell’Adriatico sono stati i marinai delle varie navi inglesi. La prima dimostrazione di questo gioco la gente l'ha avuta nella pianura di “Travarica” dove i marittimi hanno giocato una partita tra di loro. Poi pure gli equipaggi di varie navi della marina austroungarica hanno giocato varie partite, in primo luogo nelle zone di Spalato e Zara. Con il passare degli anni i giovani dalmati hanno cominciato a interessarsi a questo nuovo sport. Le prime squadre di studenti spalatini hanno iniziato a operare nei primi anni del 20.esimo secolo. Tra i primi insegnanti di educazione fisica a caldeggiare la diffusione del calcio troviamo Umberto Girometta.

  • La scherma nacque sotto il vessillo degli autonomisti

    Di solito la scherma viene considerata uno sport d’élite, uno sport per pochi intimi, il più delle volte legato al mondo dei ricchi. La storia della scherma a Spalato e quindi in Dalmazia ha origini molto lontane. Difficile affermare con certezza da quando si pratichi questo sport nel capoluogo dalmata. Le ricerche storiche confermano che veniva praticato già nel 17.esimo secolo durante le varie manifestazioni cittadine. Traccie precise però non ci sono.

    Su iniziativa di Bajamonti
    Per averle bisogna arrivare alla fine del 19.esimo secolo. Infatti il 25 febbraio 1877, gli autonomisti di Spalato, a cui faceva capo anche la comunità italiana, fondarono la prima società sportiva: si trattava della Società di tiro al bersaglio. Il tutto nacque su iniziativa del “mirabile podestà” dell’epoca, Antonio Bajamonti. Il 24 agosto 1884 gli autonomisti fondarono un’altra società, il cui il nome stava già a indicare un legame preciso con il mondo della scherma. Infatti venne fondata la Società di Ginnastica e Scherma. Il tutto nel pieno centro di Spalato, alle Procurative. Di questa società ricordiamo oggi i presidenti: Doimo Savo, Alessandro Jeličić-Martinis, Vincenzo Valle, Italo Božić, Giovanni Bettiza, Lorenzo Gilardi, Antonio-Alberto Invernizzi e Stefano Selem.

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Scrivendo della storia di un determinato sport ci si imbatte sempre nella stessa domanda: ma quando è nata questa disciplina? Chi sono stati i primi a praticarla? Quali sono state le sue origini...

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