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Le origini del calcio a Zara hanno radici lontane. Difficile stabilire quando il gioco del pallone venne a Zara e chi lo portò. Quello che è certo è che grazie al Mare Adriatico e alla vicina Italia le origini si perdono... nella notte dei tempi. I primi cenni del gioco del calcio li troviamo come nel resto della regione addirittura nel 17 secolo. Ovviamente non è il calcio che conosciamo oggi, ma è già una prima forma di questo gioco.
Il calcio che oggi conosciamo comincia a svilupparsi verso la metà del 19.esimo secolo e la prima società ufficiale è quella inglese, lo Sheffield club del 1855.
Con il passare degli anni anche a Zara il gioco del calcio iniziò a essere sempre più praticato. Non aveva però i crismi dell’ufficialità e nemmeno vi erano squadre registrate. Non c’erano delle regole ufficiali: si giocava e basta. Si improvvisavano delle partite per il puro e semplice svago.


Le regole arrivarono dalla ProVercelli
Anche se si parla di calcio già nel 19.esimo secolo quello vero... con la C maiuscola, si può datare appena a partire dal 1910. Infatti in quell’anno l’Associazione Zaratina di Ginnastica, fondata il 14 giugno 1876, fece richiesta ufficiale delle regole del gioco del calcio a una rinomata società dell’epoca, la ProVercelli.  La Federcalcio italiana, con data 8 ottobre 1910, spedì agli zaratini le copie delle regole del calcio in base alle quali si giocavano i campionati in terra italiana, ancora dal 1896. Il tutto firmato Giuseppe Passafondi.
Volendo fare le cose alla grande, la città di Zara penso subito di organizzare per la fine dell’anno il Campionato regionale dalmata. In questo torneo, organizzato dall’amministrazione comunale di Zara, venne messa in palio la prima coppa. Anche se il nome della coppa era maestoso si trattava solamente di una partita tra due organizzazioni che promuovevano pure il calcio. Così si affrontarono L’Associazione Ginnastica e Scherma di Zara e la Società “Forza e Coraggio” di Ragusa (Dubrovnik).

In porta c’era... il guardiano
Di questa prima gara esiste pure il tabellino per cui oggi sappiamo chi ne prese parte. Per gli zaratini giocarono: Bruno Mayer come guardiano (l’attuale portiere), i terzini erano Vincenzo Marussich e Ugo Giacasa. Il trio di mezzo era composto da Alfredo Toniatti, Giuseppe Rolli e Matteo Marsan. Gli assalitori, attuali attaccanti erano Nicolò Tramontana, Carlo Toniatti, Giovanni Dostal, Riccardo Zohar e Vladimiro Bakmazs. Per i ragusei scesero in campo: Enrico de Serragli, Davide Tolentino, Guglielmo Zaccana, Giuseppe L. Camillo de Serragli, Giovanni Posinaz, F. Natale, Tommaso Astorelli, Raoul Bracanovic, Franco Tripalo e N. Putittli e un sostituto Leonardo Dileo. L’arbitro della partita fu Nicolò Degiovanni che davanti a tanti curiosi spettatori diresse la partita al Campo Marzio.

«Forza e coraggio» sciolta d’autorità
A prevalere alla fine furono gli ospiti per 3-1; i ragusei così, oltre alla Coppa, ricevettero pure il compito di organizzare la seconda edizione.  Un compito che alla fine si rivelò proibitivo. Infatti le autorità sciolsero poco dopo la società “Forza e coraggio”. Ben presto i giocatori passarono alla nuova società, l’Unione Sportiva di Ragusa. Però quest’ultima con pochi mezzi e svariati problemi alla fine non organizzò il secondo torneo al quale in un primo momento erano state invitate pure società di Spalato, Traù (Trogir) e Sebenico.
Così arriviamo all’aprile 1912 quando si disputò la seconda edizione della competizione alla quale parteciparono due squadre di Zara: la Società dei Bersaglieri di Borgo Erizzo e la Ginnastica di Zara. A difendere i colori dei Bersaglieri furono Stefano Covach, Antonio Mussap, Giuseppe Petani, Romano Marsan, Pietro Marussich, Nicolò Mussap, Antonio Marussich, Casimiro Musap, Vincenzo Marussich, Matteo Marsan con la riserva Simeone Marsan. La divisa era composta da una maglia nera con calzoncini bianchi. La squadra della Ginnastica era composta da: Francesco Gospodnetich, Antonio Polli, Alfredo  de Denaro, Giuseppe Zohar, Giuseppe Rolli, Antonio Rolli, Ervino Jarabek, Icilio Lorenzini, Riccardo Zohar, Alfredo Toniatti, Natale Filippi e la riserva Ernesto Ghirin. La divisa era composta dalla tradizionale maglia bianca e da calzoncini neri.
Al torneo prese parte pure la Società Ginnastica e Scherma di Spalato per la quale scesero in campo: Oscar Mayer, Matteo Forbicetta, Carlo Polli, Giovanni Riboli, Antonio Giuna, Giuseppe Montiglia, Germano Bussich, Amato Bortolazzi, Aldo Sanzin, Giuseppe Seveglievich, Aurelio Bonavia e le riserve Ernesto Ilich e Abelardo de Chmielewsky.
Tutte la parite si disputarono il 7 aprile 1912 sul “Fondo  dei Medovich” e vennero dirette da Nicolò Degiovanni con i guardalinee Edvino Giurissich ed Antonio Murssich. Alle fine del torneo non si ebbe un vincitore tanto che gli organizzatori decisero che la coppa tornava a Zara, però il vincitore sarebbe stato deciso da una partita di spareggio tra i Bersaglieri e la Ginnastica zaratina. A spuntarla alla fine furono i primi.
Nel 1913 si disputò la terza edizione e di nuovo la Società di Ginnastica di Zara perse la finale. Per gli zaratini giocarono: portiere Giuseppe Rolli, terzini Giovanni Lana e Biagio Mussap, trio F. Marsan, O. Alessandri e G. Spinelli, ed assalitori Antonio Mussap, Giovanni Dostal, Carlo Toniatti, Vincenzo Marussich e M. Tripolini con la riserva Simeone Lana. Per i vincitori, la Società di Ginnastica e Scherma di Spalato giocarono il portiere A. Dinnunzio, i terzini C. Polli e R. Buglianovich, il trio a. Giuna, P. Grigillo e A. Bonavia e gli assalitori A. Peruzovich, M. Piscitelli, A. Bortolazzi, V. Del Mestre e G. Pervan. Gli spalatini vinsero per 3-1 e portarono la coppa nella città di Diocleziano.
Alla vigilia del primo conflitto mondiale, nel 1914, venne disputato un torneo al quale presero parte delle compagini di Spalato, Zara e della Società sportiva Edera di Trieste. Però di quest’ultimo torneo non si hanno notizie di risultati, giocatori e vincitori.

Nasce la Jadera
Nel 1918 con la fine della guerra il calcio di nuovo riprese vigore e la partite divennero via via sempre più frequenti. La Ginnastica fu di nuovo padrona del campo, ma con il passare del tempo prese piede l’idea di fondare una vera e propria società calcistica. Così nel 1919 nacque il club “Pro Jadera”.
Nello stesso 1919 tornò di nuovo in auge l’ormai tradizionale Campionato regionale dalmato. Organizzato dall’ultimo vincitore, la Società di Ginnastica e Scherma di Spalato, vi presero parte pure una squadra di Sebenico e due di Zara: la nuova Pro Jadera e la gloriosa Ginnastica. Quest’ultima alla fine prevalse e fece tornare la coppa a Zara.
Nel 1920 la Pro Jadera cambiò nome in Unione Sportiva Jadera che insieme alla Ginnastica si affiliò alla Federazione italiana gioco calcio.  La nuova Jadera ricevette pure la sua prima vera dirigenza composta dal presidente Simeone Baroni, con vicepresidente Galliano Benevenia, segretario Carlo Giurissich, cassiere Renato Gianelli e i consiglieri: Giovanni Lubin, Natale Duviani, Antonio Stojan, Pietro Ivanov, Riccardo Urschulz e Giuseppe Beros.

Partite nelle Marche
La Jadera fu subito molto attiva cosicche già nel 1920 affrontò pure sfide importanti in Italia. Così nel 1920 registriamo due partite con il Circolo Juventus Audax di Roma. Dopo una sconfitta a Roma per 3-2 i dalmati prevalsero a Zara in Piazza d’Armi per 2-1. Per la Jadera in questi due incontri giocarono: Bucowskz, Benzoni, Pisa, Lubin, Marconcini, de Denaro, Drizzi, Marsan, Duviani, Marin, Mayerle, Ramella e Schitarellich.
A Zara poi arrivarono svariati ospiti tra cui pure la compagine fiumana dell’Olimpia. Svariate navi sostavano, inoltre, a Zara e in quelle occasioni si disputavano parecchie partite. Però quello che caratterizzò i primi anni ’20 fu una specie di isolamento di Zara. Un isolamento che portava i giocatori zaratini a giocare solo saltuariamente e inevitabilmente senza grande successo nonostante la grande voglia di progredire. Con il passare degli anni prese corpo sempre di più l’idea di stringere alleanze e organizzare partite con le compagini delle Marche, la regione italiana più vicina. Così dal 1924 a Zara arrivarono l’UC Maceratese, la SEF Stamura di Ancona e le formazioni di Jesi, Fermo, Senigallia e svariate altre. Pure gli zaratini disputarono diverse partite nelle Marche contro le compagini di Ancona e Macerata.
Viste le ottime prestazioni degli zaratini contro le squadre marchigiane si fece strada l’idea di far partecipare una compagine zaratina ad un campionato italiano. Quella che era ormai una prassi consolidata delle compagini fiumane ed istriane, per gli zaratini era una novità alla luce dello stato di isolamento nel quale si trovava la città dalmata. Così i dirigenti della Ginnastica fecero il primo passo e riuscirono ad iscrivere la propria squadra al “Campionato di II. Sud - Girone A” per la stagione 1926/27. Un passo storico che ben presto portò degli ottimi risultati. A questo primo campionato oltre alla Ginnastica di Zara parteciparono pure l’Acerbo Tito di Pescara, l’Unione Sportiva di Rosburgo (oggi Roseto degli Abruzzi), la Stamura di Ancona, la Pippo Massangioli di Chieti e l’Unione Sportiva Tiferno di Città di Castello. Furono iscritti all’inizio pure il Perugia e i Calciatori Pratolani. Il campionato si disputò in un clima di caos e dilettantismo. Così la Rosburghese fu espulsa dopo l’ottava giornata. La Tito Acerbo fu radiata dalla Federazione dopo la settima giornata.
Per gli zaratini il campionato partì in sordina. Dalla prima partita nel dicembre del 1926 si registrarono diverse sconfitte prima di arrivare alla vittoria storica contro la capolista Tito Acerbo. Gli zaratini prevalsero per 2-1. Questa fu la prima delle quattro vittorie finali registrate in questo campionato dagli zaratini che alla fine insieme ad un pareggio e cinque sconfitte chiusero il torneo al quarto posto con nove punti.

Le origini del calcio in Croazia
Quando è stata giocata la prima partita di calcio nel territorio dell’attuale Croazia? È una domanda all’apparenza semplice, ma che invece si presenta assai complicata: le risposte si prestano, pertanto, a molteplici interpretazioni. La storia ufficiale, quella della Federacalcio croata, dice che la prima partita è stata giocata nel 1880 in Slavonia, a Županja. Negli anni svariate altre città hanno reclamato questo diritto, però senza grande successo. L’ultima sortita in ordine di tempo è quella di un’associazione fiumana che si arroga il diritto di “vantare” la prima partita datandola nel 1873. Diritto però senza prove concrete, tanto che si ignorano il giorno, il mese, il risultato, le formazioni delle squadre che sarebbero scese in campo. Insomma non deve poi sorprendere il fatto che la Federcalcio non abbia mai riconosciuto Fiume in questo senso. In assenza di prove concrete, Županja non “cede” il presunto primato. Tra le altre città che reclamano la prima partita figurano pure delle municipalità dalmate tra cui Zara con due anni importanti: 1866 e 1876. C’è pure Traù (Trogir) con anni ancora più lontani nel tempo. Vero o falso che sia le origini del calcio sul territorio dell’attuale Croazia e in primo luogo sulla costa orientale dell’Adriatico si perdono nel tempo: i suoi primordi si devono, chiaramente, ai commerci e ai marinai che giungevano in queste terre diffondendo la conoscenza di questo nuovo gioco che poi avrebbe attecchito eccome anche in Dalmazia. E bisogna tener presente due concetti facilmente confondibili: il giocare a calcio e le partite di calcio. Fatto questo che ben difficilmente farà smuovere la data del primo incontro dal fatidico 1880.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo l'8 novembre 2008.

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