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Arrivare al Parco naturale di Kopački rit è semplice. Una volta giunti a Osijek, basta passare il vecchio ponte ottomano e prendere la strada verso la Baranja. Passato il Danubio entriamo in un altro mondo. In un mondo di campagna, silenzio e tanto verde. La flora e la fauna man mano prendono il sopravvento sulle zone abitate. Passiamo il paese di Bilje e ci dirigiamo verso quello di Kopačevo, la porta naturale della riserva. Nella sua estremità settentrionale sorge l’entrata al Parco. Tempo fa è rimasta vittima di un incendio e per cui i lavori di restauro sono in corso e a breve dovrebbe tornare agli antichi splendori. Qui compriamo il biglietto d’entrata. Ci sono tanti tipi di itinerari in base alle volontà del visitatore. Si può optare per la visita semplice che include una “crociera” lungo il canale principale del Parco e poi la visita al complesso del castello di Tikveš. Oppure, per una di quelle “più esigenti”. Ci sono le gite con canoe, o accompagnati dai ranger nei punti più nascosti del Parco. Noi optiamo per la visita a bordo di uno dei battelli panoramici che ci accompagnerà lungo la gita sul lago di Sakadaš e poi lungo il cosiddetto nuovo canale. Ci imbarchiamo e iniziamo ad ammirare il panorama del parco. L’unico rumore è quello degli uccelli, che sono tantissimi e di innumerevoli tipi (Kopački rit è una delle più importanti aree per l’osservazione dell’aviofauna in Europa). Passiamo accanto a un’isola quasi completamente “trasformata” in un grande nido. Imboccato il nuovo canale che costeggia per diversi chilometri il versante meridionale del Parco. L’opera fu costruita alcuni anni fa per limitare i danni che posso derivare dalle inondazioni del Danubio e della Drava. Lungo il tragitto la guida del battello ci illustra la formidabile biodiversità del Parco. Effettivamente pare di essere in un limbo nel cuore del vecchio continente, dove la flora e la fauna sembrano non avere subito l’influenza umana. Vedere gli animali lungo il tragitto è difficile. Non perché non ci sono, ma perché sono talmente bene mimetizzati nella natura che ad un ignaro turista sfuggono facilmente alla vista. Eventualmente si riesce a vedere qualche rana o qualche serpente d’acqua. Se poi siamo vicini all’estate vi faranno compagnia pure le zanzare che da questa parti inevitabilmente abbondano. Nell’area di Kopački rit ne sono state censite ben 25 tipi.


Il castello di caccia degli Asburgo
Finita la gita a bordo del battello risaliamo in auto e ci dirigiamo a nord e visitare la zona di Tikveš a due passi dal Danubio. Qui nel 19.esimo secolo è stato costruito un piccolo castello per gli Asburgo, in primis per la stagione estiva e per la caccia. La tenuta sorge in un’area alquanto isolata e di conseguenza la quiete regna sovrana. Dopo l’ultimo conflitto mondiale il castello è stato adibita ad ospitare i membri della presidenza dell’ex Jugoslavia nei periodi di vacanza. In una delle strutture di supporto del castello, realizzate nel secondo dopoguerra, ha sede oggi la direzione del Parco. Purtroppo il complesso subì ingenti devastazioni durante la Guerra patriottica e la maggior parte delle strutture non sono accessibili.
Con la visita a Tikveš finisce la nostra visita al Parco. Un Parco ancora oggi in piena ricostruzione e che tenta di riprendersi dalla devastazione subita negli anni ’90. E un Parco che ha pure problemi di “confine”, in quanto in seguito alla scissione delle ex Repubbliche jugoslave al suo interno scorre la frontiera tra Croazia e Serbia delimitata dal corso del Danubio.

Un’origine travagliata
La fondazione e l’inaugurazione del Parco naturale di Kopački rit risale al 1976. La riserva occupa una superficie di 177 chilometri quadrati. Però la storia del Parco è ben più lunga. Infatti l’idea di trasformare questa superficie naturale delimitata dalla Drava e dal Danubio e caratterizzata da un groviglio di canali, laghi e laghetti è del 1935. Infatti, in quell’anno il naturalista Szecheny lanciò la proposta di fondare il Parco di Belje. L’idea non trovò terreno fertile e passarono tanti anni prima di un secondo tentativo. Dal 1959 l’area dell’attuale parco fu affidata alla gestione dalla società venatoria Jelen di Belgrado che l’anno precedente propose di istituire a Kopački rit il Parco nazionale Moša Pijade. Una proposta alla quale si oppose l’Istituto per la conservazione di Zagabria. Fu nel 1967, grazie all’impegno del naturalista Drago Getz, che alla zona fu riconosciuto lo status di area naturale protetta. Questa splendida natura negli anni ha subito pure diverse tragedie e cataclismi. Così nel 1969 con la costruzione del canale di Hulov ben 3.000 ettari sono finiti sott’acqua. Poi nel 1985 c’è stata l’avvelenamento di quasi tutti i pesci per le sostanza chimiche arrivate da Darda. E non da ultima le mine che sono state messe durante i conflitti degli anni ’90. Insomma una storia tormentata per questo Parco, che però nonostante tutto continua ad avere il suo fascino, ma in primo luogo riesce ad attirare un grandissimo numero di uccelli, ma pure di altri animali che qui hanno trovato il proprio habitat naturale perfetto.

Flora e fauna
La flora del Parco è molto variegata e cambia durante l’anno in dipendenza dalle varie inondazioni che colpiscono in maniera naturale sia artificiale questa zona. Grazie ai numerosi boschi e alla grande palude, qui è possibile ammirare uno straordinario ventaglio di specie vegetali, comprese quelle acquiatiche. Tra gli alberi più suggestivi vi sono i salici bianchi e il pioppo nero, ma non mancano neppure famose querce della Slavonia. In totale i naturalisti hanno censito nel Parco oltre 300 tipi di specie vegetali. Ricchissima è pure la fauna. Si contano oltre 400 tipi di animali. Nei corsi d’acqua e nei bacini idrici di Kopački rit si possono incontrare ben 44 specie di pesci. Le spece più diffuse sono la carpa, il luccio, il silurus glanis o siluro d’Europa, e il luccioperca o sandra. Tra gli animali terricoli qui riusciamo a trovare il cervo, il capriolo, il cinghiale, il gatto selvatico e il tasso. Ma il Parco è noto soprattutto per l’aviofauna. Sono stati contati ben 285 tipi di volatili di cui 141 vengo avvistati regolarmente. Tra le specie ornitologiche più diffuse incontriamo gli ardeidi, i gabbiani, il cormorano comune e le sterne. Quello di ciò che al Parco sono particolarmente fieri è la presenza dell’aquila di mare dalla coda bianca, una specie rara a livello mondiale. Abbondano anche le specie di uccelli rare a livello europeo, quali la cicogna nera, il falco sacro, la garzetta e l’oca selvatica e la gazza marina.

Adotta un uccello
È questa l’originale iniziativa del Parco che offre la possibilità a tutti di adottare diversi tipi di uccelli. Sulle pagine web (www.kopacki-rit., la versione in lingua italiana è prevista ma non ancora operativa) del Parco sono state indicate le diverse specie di uccelli protetti che ognuno può adottare versando un contributo che varia dalle 100 kune per un airone cenerino, fino alle 10mila kune per una cicogna nera. Una volta adottato l’uccello questo verrà anelato e il neo proprietario riceverà un certificato che ne attesta l’adozione.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Animali del La voce del popolo il 18 giugno 2014.

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