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Conclusa l’esplorazione dell’area scandinava, mentre la parabola estiva infila la fase discendente si opta per un viaggio nell’Europa settentrionale, ovvero si va a visitare e conoscere da vicino la parte orientale del mar Baltico, caratterizzata da Paesi a noi generalmente poco conosciuti, di cui al massimo sappiamo che ancora al giorno d’oggi “fanno i conti” con i decenni passati tra le “mani”dell’Unione Sovietica.
Partiti all’alba da Zagabria, con tappe intermedie per raccogliere gli ultimi escursionisti a Varaždin e Čakovec, nel primo pomeriggio arriviamo a Vienna, per la cronaca la prima delle tante capitali visitate. In una giornata afosa facciamo per prima una visita panoramica della città per uscire poi nel pieno centro cittadino. Visitiamo così in primo luogo il maestoso Duomo di Santo Stefano in pieno rinnovamento esterno. Lungo la strada “tocchiamo” le altre grandi attrazioni turistiche, dalla facciata dell’Holfsburg al Michaelertrakt, alla Votivkirche - fatta erigere come attestazione di ringraziamento per un attentato fallito all’imperatore Francesco Giuseppe dal fratello, l’arciduca Ferdinando Massimiliano e, per un brutto scherzo del destino, inaugurata nel 1879, 22 anni dopo che questi fu fucilato in Messico - a svariati musei e al Parlamento nazionale. Meno di quattro ore per una visione sintetica ma impressiva di questa città di 1,6 milioni di abitanti, che nel corso della storia ha avuto un’influenza di primo piano nelle terre da cui proveniamo.


Seguendo il corso del Danubio proseguiamo il nostro viaggio verso la seconda capitale del nostro viaggio, Bratislava, dove arriviamo in prima serata. Se la Slovacchia, sotto l’aspetto del potenziale economico è sempre stata la sorella più povera dell’ex Cecoslovacchia, la sua capitale negli ultimi anni si è rinnovata parecchio tanto da diventare una vera attrazione turistica, costellata da numerosi monumenti e da un gran numero di parchi, tanto che sembra tutta immersa nel verde. Per primo visitiamo il Castello che sorge sulla cima più alta da cui domina la Città vecchia e il Danubio. Si dice che quando il tempo è bello si riesce pure a vedere Vienna che è a poco più di 60 chilometri. Scendendo arriviamo alle Hlavne namestie, cuore del centro storico e artistico della città. Poco più avanti la Piazza centrale indica l’inizio dell’area pedonale dove sono situati i principali edifici cittadini: il Teatro dell’Opera, il Palazzo della Filarmonica e gli alberghi più famosi. Visitiamo pure il Duomo di San Martino. Ma quello che si impone alla vista di ogni turista è il grande numero di statue, sparse un po’ dappertutto. Fra le tante una attira in particolare la nostra attenzione, quella di Cumil, raffigurante un uomo che esce da una botola della canalizzazione. Poi troviamo quella dedicata a Napoleone. Da notare che questo monumento è piuttosto insolito, visto che è stato fatto per un uomo considerato occupatore della città. Tra gli altri pure uno dedicato ai paparazzi. Facciamo, si fa per dire, un salto sul ponte oltre il Danubio e arriviamo alla cima del ponte da dove si scorge il panorama completo di tutta la città.
Lasciata nel primo pomeriggio la città, siamo costretti a fare pian piano i conti con le strade. Infatti nel nordest della Slovacchia il termine di autostrada è praticamente sconosciuto all’atto pratico. Pure i collegamenti tra le più grandi città non sono diretti né tantomeno veloci, tanto che per arrivare a Cracovia, che si trova a due passi dal confine con la Slovacchia, siamo costretti a fare un “salto” nella Repubblica Ceca.
Cracovia: città monumento della Polonia, di cui un tempo è stata pure capitale e oggi meta turistica di prim’ordine, favorita anche dal fatto d’essere stata risparmiata dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale, il che le ha permesso di mantenere intatto tutto il suo fascino. Il fiume Vistola la divide in due parti: da una il centro storico, dall’altra la parte nuova. Il nostro viaggio inizia dalla collina Wawel dove è situato il Castello Reale e la Cattedrale. Qui sono sepolti alcuni polacchi illustri e furono incoronati quasi tutti i re. Qui troviamo pure il simbolo della città, il Drago del Wavel. Scendiamo dalla collina e ci ritroviamo subito nel cuore del nucleo storico. Visitiamo così Stare Miasto, ossia la città vecchia, che dal 1978 è stata iscritta dall’Unesco fra i monumenti definiti patrimonio dell’umanità. Circondati dalle mura cittadine, troviamo la Piazza del Mercato, numerose chiese, tra cui la Basilica di Santa Maria, la Chiesa di San Wojciech, il Palazzo del tessuto, il Museo Nazionale di Cracovia, il Municipio a torre, il Barbican e la Porta Floriana. Un immenso centro molto vivace durante tutto il giorno, ma ancora più di notte. Ma non dobbiamo dimenticare che Cracovia è pure la città di Karol Wojtyla, ossia di colui che poi sarebbe diventato Papa Giovanni Paolo II. Tanti i monumenti e le insegne dedicate all’illustre personaggio che qui ha studiato, ha preso i voti, è stato nominato arcivescovo nel 1963 ed è rimasto fino al 1978 quando è stato eletto Papa.

Uno spiazzo vuoto il ghetto di Varsavia
Nel primo pomeriggio lasciamo la città per dirigersi verso la nostra terza capitale, Varsavia, situata nella parte opposta del Paese.
Varsavia, si presenta oggi totalmente nuova. Pesantemente bombardata durante l’ultimo conflitto mondiale, si può liberamente dire che la ricostruzione non è stata ancora completata. Sotto il regime comunista si è allargata ed evoluta parecchio, ma appena adesso il lato storico viene a “galla”. Scarse, peraltro, le sue attrattive, sicché non a caso la guida cittadina per prima cosa ci porta a vedere i diversi parchi che circondano la città e solo dopo ci fa entrare nel centro, pure questo, fedelmente ricostruito, protetto dall’Unesco. La principale attrazione s’identifica nell’ampia Piazza del Mercato che ci fa da “apripista” al Stare Miasto. Ed è questo il vero centro storico da dove si è sviluppato l’insediamento urbano, il castello e dove si trova il simbolo della città, la sirena. Più lontano visitiamo il tristemente famoso ghetto. Per meglio dire, il luogo in cui il ghetto si trovava, perché ora il turista non preparato, che arriva attendendosi magari una ricostruzione di quel che il quartiere era una volta, resta deluso trovando non altro che un monumento e uno spiazzo vuoto.
Da qui ci dirigiamo ancora verso settentrione, in direzione dei Paesi baltici, percorrendo viabili che si direbbero “totalmente di seconda mano” e in piena ricostruzione dove tra qualche anno, almeno come assicurano i cartelli, dovrebbero esserci delle autostrade. Entrati in Lituania dobbiamo fare pure i conti con un fuso orario diverso: tutti e tre i Paesi baltici sono un’ora più avanti rispetto a noi.
A pochi chilometri dalla capitale visitiamo la cittadina di Trakai. L’attrazione principale è il castello che sorge su una piccola isola. Edificato una prima volta nel corso del XIV secolo, è stato più volte distrutto e, con non minore ostinazione, ricostruito. A Vilnius, posta alla confluenza dei fiumi Vilnia e Neris, ci troviamo nei giorni dedicati alle celebrazioni per la liberazione dal regime comunista e dall’Unione Sovietica. Oggi conta poco più di mezzo milione di abitanti ed anche il suo centro storico, con gli edifici caratterizzati da colori chiari, è dal 1994 patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Lì visitiamo la Cattedrale, il centro universitario, la chiesa russo ortodossa di Santa Madre di Dio, palpabile “documento” della presenza russa. Gli estoni, per converso, seppur facenti capo alla religione luterana per la maggior partem affermano di non praticare alcun culto.
Nel pomeriggio ci rimettiamo in viaggio verso la Lettonia, il Paese “del gruppo” rimasto più legato alla Russia.

Tante le case costruite tutte con il legno
Riga, la capitale, si trova sul Mar Baltico alla foce del fiume Daugava ed è la più grande città fra tutte quelle dei Paesi baltici. Il centro è caratterizzato dai maestosi palazzi ed edifici in stile Art Nouveau del XIX secolo (di nuovo, dal 1997 riconosciuti dall’Unesco). Nel centro storico visitiamo il Duomo e le caratteristiche Case delle Teste Nere, nonché la zona medievale di San Pietro.
Quello che affascina a Riga come in gran parte della Lettonia è il “culto” del legno. Ancora oggi ci sono tantissime case fatte totalmente in legno, conseguenza scontata del fatto che ancor sempre la metà del paese è coperta da boschi.
A pochi chilometri dal centro sorge il parco nazionale della valle del fiume Gauja. Le sue principali attrazioni sono le cittadine di Sigulda e Turaida. Entrambe sono note e visitate per suoi castelli. Soprattutto ben conservato quello di Turaida, del XIII secolo, ricostruito dopo l’incendio che lo distrusse nel 1776.

Tallinn, un passato fra svedesi e russi
Arriviamo in serata a Tallinn, e, dato il perdurare delle ore di luce, si può fare subito una puntata nella parte vecchia della città, tutta un vero monumento. Capitale dell’Estonia e sesta fra quelle da noi visitate, posta, come Riga, sul mare, a differenza di questa è molto più legata alla Finlandia a cui è unita da veloci collegamenti via nave, particolarmente intensi con Helsinki che è a soli 80 chilometri. La vera attrazione di Tallin è il castello di Toompea che sorge su una collina nel centro della città. Tutto attorno sorge il centro cittadino, valorizzato, al pari dei precedenti, dall’Unesco. Qua troviamo tutti i principali monumenti e palazzi, dal Parlamento alla maestosa Cattedrale ortodossa Alexander Nevsky. Alla periferia della città visitiamo il castello di Kadriorg. Difficile ricordare che nel 1561 la città diventò dominio del Regno di Svezia o che fu conquistata nel 1710, durante la Grande guerra del Nord, dall’Impero russo, che peraltro le lasciò una lodevole autonomia. È già molto ricordare che, in tempi molto più vicini, alle Olimpiadi estive del 1980, le regate veliche furono disputate proprio qui.

Un’intera collina costellata di croci
Quello che segue è per noi il giorno più lungo, solo in fatto di chilometri, beninteso. Ne percorriamo infatti più di 700, dal nord dell’Estonia fino al sud-ovest della Lituania di Klaipeda. Lungo il tragitto ci fermiamo vicino alla città di Šiauliai. A pochi chilometri dall’abitato, quasi invisibile dalla strada principale che porta dal confine lettone sorge un una collina, piccola ma di grande fama a livello mondiale, in quanto costellata di croci. Le prime furono portate qui al tempo in cui la Lituania faceva parte dell’Urss e la religione era posta al bando. La gente allora cominciò ad arrivare qui a pregare e lasciare una croce. Ai giorni nostri, in aperta campagna, senza alcun abitato vicino, ci troviamo di fronte a una miriade di croci, da quelle enormi alle piccole, in numero tale da non poter essere quantificate neanche in maniera approssimativa. Il complesso è stato visitato pure anni fa dal Papa. Durante la sosta riusciamo a trovare pure una con il nome di uno spalatino.
In serata siamo a Klaipeda, principale porto e centro industriale e commerciale che a lungo è stata parte integrante della Germania e conosciuta con il nome di Memmel.

Per le streghe ci vuole un parco
A sud di Klaipeda sorge una penisola sabbiosa, la lingua di terra dei Curoni, di Neringa, oggi parco nazionale di valenza unica, che si estende fino alla regione di Kaliningrad, ossia la Russia. Nell’area, esclusivamente orientata al turismo, vivono circa 3000 abitanti. La prima cittadina che incontriamo è Juodkrante, città di abitazioni estive famosa per il suo parco delle streghe, tantissime statue ed altro, fatte esclusivamente di legno. Proseguendo il viaggio verso la Russia troviamo le famose dune di sabbia. Ancora mobili. Avete in mente il Sahara? Beh, beh un panorama simile lo trovare pure qui.
Il viaggio verso il sud finisce a Nida, la città più grande ed importante della penisola, a soli tre chilometri dalla Russia. Del tempo in cui era importante centro di pescatori rimangono le vecchi casette di legno con il tetto di paglia e le caratteristiche indicazioni delle navi. In serata si arriva a Kaunas, principale snodo industriale del Paese, ma dalle nostre parti nota soprattutto per la pallacanestro (Zalgiris).

Nel GPS anche strade ancora da costruire
Di buon mattino lasciamo Kaunsas per tornare nel “nostro” fuso orario. Trovare la strada verso la città medievale di Torun, posta all’estremo ovest della Polonia, è una vera impresa. Non resta che affidarsi all’istinto, visto che mappe e nuovi GPS vi indicano disinvoltamente anche strade ancora manco cominciate a costruire. E siccome è una regione, quella settentrionale della Polonia, piena di laghi, problema aggiuntivo è come aggirarli. Dopo un bel giro nel verde che domina questa zona ancora incontaminata, arriviamo nella cittadina di Mikolaiki, accanto al lago di Šniadwy, centro turistico e di villeggiatura molto frequentato, grazie alle acque lacustri calde anche alla fine di agosto e quindi idonee alla balneazione.
In serata siamo a Torun. La visita notturna, con le sue mura e torri illuminate a giorno è davvero affascinante. Oggi importante centro universitario sulle rive della Vistola, è nota pure per aver dato i natali a Copernico. All’importante astronomo oggi sono dedicati musei, monumenti ed altro. Entro il centro medievale troviamola Cattedrale dedicata a San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista del XIII secolo. Interessante pure la torre pendente del XV secolo. Pittoresca la piazza del mercato con la statua dedicata, manco a dirlo, a Copernico.
Sulla via di Cracovia ci fermiamo a Czestochowa, ben nota per il maestoso santuario della Madonna Nera con il Bambino. Posto su una collina, il maestoso edificio è il più importante luogo di pellegrinaggio del Paese. Wieliczka, la sosta successiva, sorge su una delle più antiche miniere di sale al mondo, funzionante fin dalla preistoria e oggi centro d’attrazione turistica. Proclamata nel 1978 Patrimonio dell’umanità è in gran parte visitabile. Ma oggi non è solo una classica miniera. Nella visita incontriamo diversi laghi, chiese (quella di Santa Kinga ha anche un primato: è la più grande al mondo fra quelle sotterranee), sale concerti ed altro. Insomma una vera è propria città sottoterra, in cui la temperatura è costantemente di 12 gradi. Si esce usando gli stretti ascensori di minatori che conducono velocemente fino al livello di entrata.
In serata l’arrivo a Budapest, ultima delle capitali toccate dal tour. Una città per cui poche ore decisamente non bastano. Si comincia con la Piazza degli eroi e il castello di Vajdahunzad, si prosegue verso la cima di Budim, con la visita alla Cittadella, al Palazzo reale di Buda, la chiesa di San Mattia e il Bastione dei pescatori. Passati accanto al maestoso Parlamento, resta l’ascesa sulla vetta di Pest per un ultima visuale. Immancabile, alfine, la visita alla famosa via Vaci.
Nel tardo pomeriggio siamo pronti per il rimpatrio. Finisce così un viaggio di quasi seimila chilometri che ci ha portato a vedere terre e genti per lo più sconosciute, e vivere nuove realtà. Un viaggio, quasi scontato dirlo, molto interessante, ricco di fascino, in grado di fornire al turista curioso e sensibile una miriade d’impressioni, tali da indurlo a ripetuti approfondimenti.

Il viaggio in cifre
1 guida
2 autisti
2 parchi nazionali
7 capitali visitate
8 Paesi attraversati
10 alberghi cambiati
13 giorni di viaggio
18 città visitate
38 partecipanti
6000 chilometri percorsi

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Pubblicato su Panorama il 15 novembre 2009.

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