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Lituania, Lettonia ed Estonia, terre per noi non tanto lontane quanto, e molto di più, sconosciute. Proseguendo idealmente il viaggio iniziato nello scorso numero, vediamo come si presentano al giorno d’oggi. Della loro storia - fatta salva l’appartenenza all’Unione Sovietica - sappiamo ben poco. Allo stesso modo poco o nulla possiamo dire in merito alle bellezze paesaggistiche. Il viaggio ci aiuterà a capire che le loro storie hanno nel contempo “peculiarità parallele” e radicalmente opposte. La Lituania, che a lungo ha condiviso la storia con la Germania e la Polonia, è strettamente legata in particolare a quest’ultima. La Lettonia, complice la fortissima minoranza russa (quasi il 40 p.c.) è inevitabilmente legata alla Russia pur non confinando con essa. Infine l’Estonia, la più settentrionale, è oggi quasi un tutt’uno con la Finlandia. Biciclette in autostrada?!?


La prima toccata nel nostro viaggio è la Lituania, la più meridionale. Arriviamo quando è ormai notte. Dopo le disastrose strade polacche è un vero piacere muoversi spediti su quelle lituane. Puntando su Vilnius, la capitale distante un centinaio di chilometri verso est, eccoci alla circonvallazione di Kaunas. E qui la prima sorpresa. Lungo la strada c’imbattiamo ogni tanto in piccole luci. Solo all’ultimo istante, su queste che per noi sarebbero autostrade, riusciamo a capire di cosa si tratta: fari di biciclette e altri mezzi, “trainati” da persone! Ma tanti! C’è anche gente che sembra a passeggio, parte di una “circolazione” che, per quanto per noi strana, per i locali è la normalità.
L’indomani è riservato alla visita della capitale che, a differenza della altre due, presenta molti palazzi antichi ed è, si può dire, tutta “immersa” nel bianco o in altri colori chiari. Difficile immaginare come si presenta d’inverno, qui di certo non mite, in questa città tanto moderna quanto vigile custode del patrimonio culturale e storico ereditato, quanto ancora tesa a “dare spazio” a tutte le religioni (ci sono più di 40 chiese). Vilnius è oggi pure un importante centro universitario su cui gravitano anche aree esterne alla Lituania. Il verde è tanto, accorpato non solo nei parchi creati dall’uomo ma anche dai boschi naturali che arrivano a un passo dal centro cittadino.
A poche decine di chilometri dalla capitale visitiamo la cittadina di Trakai. Circondata dal verde sorge un lago con il castello su una piccola isola. Il castello, costruito per la prima volta nel XIV secolo e più volte distrutto, mantiene tutto il suo fascino. Per i cittadini di Vilnius e di Kaunas, poco distante, è uno dei luoghi di villeggiatura preferiti.

Case con il tetto di paglia
Lasciamo la Lituania per dirigersi in Lettonia. Attraversando quella la zona di confine, fa effetto vedere paesi completamente abbandonati. Divisa in due dal fiume Daugava, la capitale Riga ci accoglie in serata esibendo alla periferia tante case costruite in legno. La guida ce l’aveva detto, ma l’impatto visivo è comunque notevole. Già a prima vista si nota che il Paese è rimasto legato a Mosca. Un legame tangibile che si esprime nelle marche d’automobili più usate, lo stile delle costruzioni dell’epoca, ma soprattutto con uno sviluppo palesemente ancora tutto da venire. La questione è non meno sentita a livello etnico: il Paese è fortemente diviso in seguito alla presenza dalla forte minoranza russa (quasi il 40 p.c.) che in maniera non troppo velata chiede la congiunzione con la Russia. Oggi la Lettonia subisce grandi danni dovuti alla recessione, tanto che in estate ha proclamato la bancarotta. Del tutto conforme il quadro che presenta Riga, che appare divisa non solo dal fiume, ma pure dall’enorme diversità fra il centro cittadino con vecchi e nuovi maestosi palazzi e una periferia fatta di case povere e per lo più in legno e tante industrie abbandonate.
Oltre alla capitale, la sua principale attrazione turistica è il parco nazionale della valle del fiume Gauja. Situato a pochi chilometri, oltre ad essere immerso nel verde, con tantissimi sentieri, è conosciuto per le sue principali attrazioni: le cittadine di Sigulda e Turaida, situate su due colline, una di fronte all’altra. Entrambe sono note e visitate per loro castelli. Soprattutto ben conservato quello di Turaida dei XIII secolo, ricostruito dopo il distruttivo incendio del 1776. Tanti pure i monumenti sparsi lungo i sentieri. Verrebbe voglia di rimanerci diversi giorni per goderselo appieno. Purtroppo il tempo è tiranno e Tallinn, capitale dell’Estonia e nostra prossima meta, non è vicina.

Ma sono in Finlandia?
Il sabato sera arriviamo a Tallinn che, secondo una tradizione instaurata dopo l’indipendenza, tutti i fine settimana, assieme all’intera parte nord dell’Estonia, si trasforma in una seconda Finlandia. Infatti essendo i prezzi degli alcolici in Finlandia e in genere in Scandinavia molto alti, da quest’area nel fine settimana arriva qui un fiume di persone nel solo intento di attaccarsi alla bottiglia. Il tutto è favorito anche dalle distanze ridotte fra questi stati (Helsinki dista meno di 80 km) e dalla lingua per molti aspetti simile, quanto per noi assolutamente incomprensibile. Chi pensa però che, oltre agli alcolici, anche gli altri generi siano offerti a prezzi più contenuti, si sbaglia. Dei tre paesi l’Estonia è il più caro e certamente non è casuale che sia anche il più sviluppato e quello che meno risente della recessione.
Oggi Tallinn si sviluppa in tutte le direzioni e, come s’usa dire, ogni turista trova di che accontentarsi. Il visitatore classico si concentra usualmente sull’esteso e antico centro cittadino, cinto di mura, sull’unica collina dell’abitato. Tanti i musei, tra cui pure quello “dedicato” alla torture a cui gli estoni venivano sottoposti dai russi, con tanto di visita guidata alle celle. Ma Tallinn è pure una città dai monumenti originali e, manco a dirlo, immersa nel verde. Di notte il centro, illuminato a giorno, si offre per una visuale diversa costituendo Uno degli edifici in stile Art Nouveau a Riga un punto di particolare attrattiva. I tanti chilometri di costa sul Mar Baltico - e pochi se lo ricordano - hanno fatto scegliete nel 1980 Tallinn quale città ospitante le gare veliche dell’Olimpiade. Durante il nostro soggiorno siamo alloggiati nell’albergo nella stazione ferroviaria, in pieno centro cittadino. Pensate al baccano? Le camere sono insonorizzate, però anche se non lo fossero non ci sarebbe nessun problema: di notte i treni non circolano. Vicino al centro si estende il parco di Kadriorg, ricco di fiori e oggi nel contempo sede del Museo dell’arte e nientemeno che residenza del Presidente della repubblica.

Le croci della discordia
Dopo Tallinn la nostra prossima tappa, anche se intermediaria è la già citata collina costellata di croci, vicino alla città di Šiauliai. È un’impresa arrivarci in un giorno non tanto per i pochi chilometri quanto per i pessimi collegamenti stradali. L’autostrada da queste parti è infatti ancora un tabù e, quel che è peggio, le viabili principali passano attraverso tutti i centri cittadini. Diventa così inevitabile la ripassatina per Riga con tutti suoi ingorghi e tanti semafori, che ci fanno perdere quasi due ore.
A pochi chilometri dal confine lettone-lituano nel bel mezzo della pianura lituana si scorge la suddetta collina, tanto discosta dalla strada che porta a Šiauliai che si rischia di non vederla. Accolte le prime croci ancora più di cento anni fa, per tutta la durata dell’Urss è stata la collina della discordia. Più volte il potere aveva distrutto la sua testimonianza, che però era sempre ricomparsa. Visitata pure dal Papa oggi è il luogo di pellegrinaggio più noto della Lituania. Tantissime sono le croci, un numero incalcolabile, frutto della volontà di gente venuta qui da tutte le parti del mondo a piantarle.

Ma gli abitanti ci sono?
Dopo Šiauliai per fortuna ritorniamo nell’autostrada che collega Vilnius (ma in realtà Mosca e Minks), il Mar Baltico e Klaipeda, una volta conosciuta con il nome di Memmel, principale porto e forte centro industriale.
La visita di Klaipeda è in programma in serata. Una passeggiata nel centro ci indica con chiarezza che qui al turista si offre ben poco. Altro elemento di rilievo: l’assenza pressoché totale di gente nelle strade e i negozi chiusi, tanto che sembra di muoversi in una città morta. Anche trovare almeno un bar aperto diventa un’impresa. Come collegare i due concetti? Ovvero tutto è chiuso perché non c’è gente o la gente sta a casa perché non ha che cercare in centro?
Di fronte alla parte sud di Klaipeda sorge la penisola sabbiosa, la lingua di terra dei Curoni, di Neringa, oggi parco nazionale che si estende fino alla Russia, ossia alla regione di Kaliningrad. Questa penisola è un parco del tutto unico e da visitare. La penisola è immersa nel verde e grazie proprio al verde riesce a “vivere”. In realtà si tratta di un‘immensa zona di sabbie, in parte anche mobili. Fa un effetto vedere zone tanto estese in cui non c’è altro che sabbia. Se la temperatura non si aggirasse intorno ai 15 gradi potremmo immaginare facilmente di trovarci in aree anche molto distanti (e di regola più calde) come il Sahara.

Le streghe esistono magari fatte in legno
Una leggenda locale parla delle streghe che sono vissute sulla penisola. Oggi accanto al paesino di Juodkrante sorge un parco con un gran numero di costruzioni e statue create esclusivamente in legno. Il tema principale, s’intende, sono le streghe. Ce ne sono più di cento, tutte diverse una dall’altra. Vicino Nida, il paesino più meridionale del territorio lituano, si eleva una collina da cui è possibile godersi di un bel panorama anche dell’adiacente territorio russo, compresa una vera bomba ecologica rappresentata nella fattispecie dalle trivellazioni petrolifere ben presenti nel Baltico.

Vi serve una coperta?
Tornado a Klaipeda con il traghetto con un viaggio che non dura più di cinque minuti, ci troviamo davanti il grattacielo più altro del Paese: trentadue piani, ormai da parecchi anni in larga parte senza inquilini. Dove sta il problema? Previsto ad essere adibito in parte a uffici e, ai piani più alti, con funzioni residenziali, ha avuto la peggio in uno scontro con un elemento di cui i costruttori non avevano tenuto conto: la paura dell’altezza. Per capirlo bisogna sapere che la “montagna” più alta di tutte e tre i Paesi baltici non supera i 300 metri sopra il livello del mare (per dare un’idea si dirà che il tunnel del Monte Maggiore si trova a quota circa 500). A cose fatte si è mostrato che evidentemente la gente si è “inserita” in un ambiente basso e piano per cui, nonostante, come ci viene detto, la solidità della costruzione e i prezzi dei vani relativamente bassi, gli acquirenti non si sono fatti avanti come si sperava.
In serata arriviamo velocissimi a Kaunas, il centro industriale del Paese, diviso dai fiumi Nemunas e Neris, al momento attuale caratterizzata da un’espansione molto marcata. Un tempo anche capitale, in quanto Vilnius faceva parte della Polonia, oggi si presenta come una vera città industriale, nera e cupa. Tuttavia, al contrario di Klaipeda, di sera e di notte vive con molta maggior intensità, anche se i negozi chiudono rigorosamente alle 17, molto presto rispetto a noi.
Quello che abbiamo notato in tutti e tre i Paesi qua si nota in particolare: bar e ristoranti, anche di sera, non sono tanto pieni all’interno quanto nell’area adiacente, esterna. La tradizione viene rispettata anche quando le temperature non sono propriamente estive. La gente sta seduta su terrazze e tavolini protetta con una semplice coperta. Offerta per lo più dallo stesso ristoratore!
La città è in tale espansione che da qualche anno si pensa al collegamento di Kaunas e Vilnius. Utopia o no, ma adesso ci sono quasi 100 km tra i centri cittadini. Si pensa che entro 10 anni le due città saranno unite. Il tutto porterebbe alla fondazione di una città da ben un milione di abitanti. Per ora esiste una via che collega le due città e, come viene fatto notare, ha lo stesso nome in entrambe.

Fra lingua e stomaco
Sapete solo l’italiano e avete dei dubbi sulle possibilità di comunicazione in questi Paesi? Il problema non sussiste affatto se siete in grado di comunicare in inglese e, più verso sud, con il tedesco. Ma se scoprono che siete italiani, non sorprendetevi, sanno anche l’italiano! Magari poco, però fanno di tutto per comunicare pure in questa lingua. Naturalmente da queste parti gli italiani non sono pochi.
Se con la lingua potete passarvela, qualche problema potrebbe avere però il vostro stomaco. Al contrario della Scandinavia, da queste parti non esiste una grande tradizione al consumo del pesce. Si predilige la carne e, in tutte le possibili varianti, le patate. Direte, insomma, quasi come fossimo a casa nostra? No! Per vostra sfortuna, se avete uno stomaco un po’ più delicato, i baltici adorano “condirle” - senza lesinare sulla quantità - con cumino e aneto. Probabilmente del primo sapete tutto o quasi. Ma l’aneto?
Trattasi di un’erba aromatica il cui sapore associa all’anice e al finocchio, però, rispetto a questi, è più piccante e deciso. C’era chi, nella comitiva, la mangiava senza battere ciglio, ma anche faceva disperati tentativi di allontanarla dalle patate...

Lituania
Superficie: 65.200 km2
Abitanti: 3.555.000
Capitale: Vilnius (544.000 abitanti)
Autonomia dal: 16 febbraio 1918
Indipendente dal: 11 marzo 1990

Lettonia
Superficie: 64.589 km2
Abitanti: 2.231.500
Capitale: Riga (713.000 abitanti)
Autonomia dal: 18 novembre 1918
Indipendente dal: 6 settembre 1991

Estonia
Superficie: 45.228 km2
Abitanti: 1.340.500
Capitale: Tallinn (406.000 abitanti)
Autonomia dal: 12 aprile 1917
Indipendente dal: 20 agosto 1991

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Pubblicato su Panorama il 30 novembre 2009.

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