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Francia, Costa Azzurra, lunghe spiagge, sole. Sono i primi concetti che vengono alla mente quando uno pensa al sud-est della Francia. C’è però chi ha inventato la precisazione: a Nizza si va per viverci, a Cannes per divertirsi, al Casinò di Montecarlo a passare le notti. Infine, per le tranquille giornate della vecchiaia, ecco Mentone. Ma quest’affermazione definisce a puntino i quattro più importanti centri della Costa Azzurra o dà qualche immagine falsata? Il giudizio al lettore che avrà la pazienza di leggere fino in fondo questo resoconto di un viaggio compiuto in primavera.


Partiti di buon mattino, l’autostrada ci conduce rapida alla nostra prima tappa, Sirmione. In primis una piccola penisola che si addentra nel lago di Garda, che ci accoglie illuminata da un caldo sole. Vecchia di oltre duemila anni, poco più di 7500 abitanti, è scontato che viva di turismo, ma anche che debba le sue fortune alla vicinanza con Verona e alla famiglia degli Scaligeri, come fa fede la principale attrattiva, il castello costruito dal 1277 al 1278 nel punto più stretto della penisola, che oggi fa da porta d’accesso al centro storico.
La visita è giocoforza rapida perché la strada fino a Nizza è ancora lunga. In serata costeggiamo la Liguria, osservando dall’autostrada tutte le principali città della costa da Genova, Savona, Sanremo, Imperia ed altre. La viabile ha tantissimi tunnel e, ai lati, una marea di terrazzi dedicati alla coltivazione di fiori, che sono la fortuna di tutta questa regione e della Costa Azzurra, grazie al clima mite, particolarmente favorevole alla loro crescita.

Spiagge in costruzione...
A Nizza al calare del sole, dopo una veloce sistemazione nell’albergo che sarà la nostra casa per tre giorni usciamo subito per conoscere la città di notte. Facciamo invece una passeggiata lungo la grande via centrale, la Medecin, che ci conduce alla parte vecchia della città e, quasi facendo ancora resistenza al turismo dilagante, si presenta come era secoli fa, con il mercatino, le vie strette e i tanti negozietti. A quel punto si fa “l’inevitabile passo” per uscire, superare le file di casette e le mura dell’abitato per affacciarsi all’infinita, splendida piazza che ha reso famosa la città, e percorrere la Promenade des Anglais, ossia la Passeggiata degli inglesi. Nome scontato, visto che, fatto salvo il clima, la città deve la sua iniziale fortuna e fama turistica ai tanti inglesi che furono i suoi primi “clienti”. Al contrario di quello che uno si aspetterebbe, l’illuminazione non è troppo intensa e la Passeggiata si presenta pure piuttosto smorta: poche, tutto sommato, le persone, ma nulla di strano, visto che la stagione vera e propria è ancora lontana. In compenso sono tanti i cantieri di lavoro in attività: se nell’interno della città sono diverse le strade in cui si scava, non minore lungo il mare è il numero di edifici che si “rifanno il trucco”, tra cui pure il celeberrimo Hotel Negresco. Parecchie anche le “spiaggie in costruzione”: dato che nel corso degli anni la città si è espansa verso il mare, d’inverno esse “diminuiscono” e in primavera bisogna rifarle. Provvedono all’opera le tante pale meccaniche che troviamo sugli arenili, circondate da enormi cumuli di ghiaia.
Il giorno dopo di nuovo levataccia o quasi per la “Nizza culturale”, piuttosto viva già di buon mattino. Il ritorno alla cittavecchia ci fornisce un’immagine del tutto diversa, pullulante di gente, in specie di venditori che sulle bancarelle della piazza offrono di tutto. È l’odore che vi accompagna a dirvi di volta in volta qual è l’”ambiente” in cui vi trovate: per capire basta - alla lettera - un po’ di fiuto. All’estremo del mercato, presso il castello, ad esempio, il naso vi dice che siete nel “settore” dei saponi, pietanze aromatiche e profumi. Tutto attorno ci sono tante viuzze molto vive, piene di ristorantini, negozietti di tutti i tipi e tantissima gente.
La visita organizzata finisce davanti alla cattedrale S.te Reparate, ma forse è proprio lì che comincia quella “vera”. Infatti da qui si diparte la salita che porta al Castello, che in realtà non è altro che la collina che domina la città e che di essa offre un’ampia panoramica quasi completa. La salita è piuttosto erta. Esiste pure un ascensore, ma è decisamente meglio affrontare i gradini per godersi il panorama passo dietro passo. Dopo un centinaio di scalini una viuzza e un lungo muro si vede tutta la città, dalle lontane Alpi al vicino, storico, cimitero costellato di opere d’arte. Sì, perché definirle tombe sarebbe decisamente riduttivo. Sono davvero tante e sembrano tutte intente a vegliare sulla città. Superati ancora non pochi gradini, ecco la cima, che ci offre una visuale della città davvero completa.

Dove inizia Monaco?
Ridiscesi, lungo il lato sud, all’inizio della Promenade des Anglais e della parte di spiaggia pubblica ora troviamo tantissima gente, indotta ad uscire da un clima mite, in cui, per fare un esempio, la temperatura media si mantiene sempre su sei gradi in più di Fiume. Si aggiunga l’assenza del vento e si capirà perché tanta gente è in spiaggia e qualcuno, più coraggioso, anche in mare, dedito ai primi bagni. Lungo la strada la spiegazione di un piccolo arcano: il monumento dedicato alla dea Nicea, uno dei più importanti fra quelli cittadini, ci fa capire da chi la città abbia preso il nome. “Incastrato” tra i grandi e magnifici palazzi, “preannuncia” la parte verde della città e il collegamento con la Place Massena. Un avvertimento: se siete dei patiti dello shopping, forse sarebbe meglio evitare questa zona, è piena di negozi con l’offerta più costosa e di marca.
Ci fermiamo per un primo abbozzo di abbronzatura, pronti all’”attacco serale”: la visita al Principato di Monaco, distante non più di 25 chilometri. Per sferrarlo scegliamo la strada vecchia, che ci porta a passare attraverso svariati paesini e lungo le colline che costeggiano il mare. Poco dopo il noto Eze cominciamo a scendere e a vedere la caratteristica silhouette del Principato. Dove comincia? Non c’è alcun cartello a indicare l’entrata, però i grattacieli e le moderne costruzioni ne sono segno tangibile. La prima visita è al quartiere di Monaco, principale e più vecchio, anzi, per essere ancora più precisi, al celeberrimo Museo oceanografico e alla vicina Cattedrale, la cui immagine ha avuto un ineguagliabile “lancio” a livello mondiale dallo sfarzoso matrimonio tra il principe Ranieri e Grace Kelly. “Vicino di casa” è il tribunale cittadino. Continuiamo lungo le strette vie del quartiere in un silenzio quasi inimmaginabile fino al maestoso Palazzo dei Grimaldi, “casa” della famiglia regnante, posto in cima alla collina da cui si ha una fenomenale panoramica su quasi tutto il Principato. Dalla parte ovest, la meno nota e “più povera” a quella est, al famoso golfo pieno di motoscafi di tutte le dimensioni. Magnifica, in specie, la panoramica su quasi tutta la pista dove corrono i bolidi di Formula 1, l’uscita dal tunnel, la parte delle piscine, quella della pit lane fino alla salita verso il Casinò. A nord si mostra una marea di grattacieli, tradizionalmente molto attraenti per chi vuole prendere residenza in questo paradiso fiscale. A malincuore scendiamo verso il Casinò.

I brividi della Formula 1
Attraversiamo il quartiere di La Condamine, ossia quello del golfo e in buona parte lungo il tracciato della Formula 1 per entrare alla fine nel famoso tunnel che costeggia la riva. Per salire quindi sulla collina di Montecarlo, prendiamo gli ascensori che partono sotto il livello del mare per uscire nel parco davanti alla sede dell’Opera. Il Palazzo si trova accanto al molto più famoso palazzo del Casinò. Le luci delle notte rendono ancora più maestoso e sfarzoso il quartiere. Una capatina alle slot machine del Casinò è inevitabile. È ancora semivuoto, ma la notte porterà di sicuro non pochi clienti. Davanti, nel parcheggio, tante macchine di lusso. Da queste parti la ricchezza è una normalità, sicché i tanti negozi, che offrono le migliori marche, sono tutti a pochi metri. Subito accanto al Casinò sorge l’Hotel de Paris, uno dei più vecchi, eretto nel 1863. Ci assicurano che è collegato direttamente al Casinò con un tunnel sotterraneo per risparmiare ai clienti più facoltosi la fatica di attraversare la strada. Difficile controllare, ma vale la pena andare alla destra del Parco e scendere verso il mare. Parte da qui infatti un tratto ripido con diverse e strette curve, uno dei più famosi per gli amanti della Formula 1. Percorrerlo a piedi è difficile, figurarsi all’interno di un bolide. Riusciamo così vivere più da vicino il tracciato e “rivivere” con la fantasia il Gran Premio, sia quello “storico” dell’1 e 2 maggio, sia quello di Formula 1 svoltosi dal 13 al 16 maggio. Visibile e palese la pericolosità di questa parte del tracciato: l’inizio del tunnel è dritto sopra la scogliera.
Finita la visita, resta il problema dell’uscita dalla città. Problema perché sbagliare il percorso è piuttosto semplice: tanti sono i tunnel quanto poche e nebulose le indicazioni. Quel che si nota in particolare è l’assenza dei “veri abitanti” del Principato: in percentuale sono pochissime le luci accese negli appartamenti dei molti grattacieli. Ma la domanda di case di certo è sempre alta, come confermato anche dalla recente richiesta rivolta dal principe alla Francia affinché dia l’assenso a nuove costruzioni “sul mare”.
Il giorno successivo è dedicato a Grasse, Cannes e St. Paul. L’autostrada costeggia il mare, ma poi si sale sul monte per la tappa a Grasse, “il cuore” della profumeria mondiale. Qui infatti viene prodotta la maggioranza dei profumi, che impegna ben 40 fabbriche. Dopo un’altra ventina scarsa di chilometri, quasi senza accorgerci, arriviamo in riva al mare, nel pieno centro di Cannes. Le strade che non si affacciano al mare sono decisamente molto meno maestose, quasi un altro mondo rispetto alla costa. Si comincia recandoci alla sede della mostra cinematografica. Notiamo attorno alla sede una timida copia della famosa strada di Los Angeles, con le stelle e i calchi delle mani. Qua le mani non sono tante, ma ben note e in un posto ben poco in vista. Saliamo poi verso la collina che sovrasta la città. Pittoresca la salita del Suquet. Le strette vie ci portano fino alla panoramica e alla Torre del Suquet e la chiesa. La vista è fenomenale, sia da una parte verso tutta Cannes e La Cannet che dall’altra verso l’Esterel. Scendiamo e poi percorriamo tutta la Promenade della Croisette, quasi fino alla fine e all’albergo Carlton, l’unico con una propria spiaggia. Può sembrare strano, ma la cittadina, escluso il periodo estivo e quello del Festival, anche in maggio ha da offrire ben poco al semplice turista.

Mentone o Montona?
Tornando a Nizza, nel pomeriggio ci fermiamo a Sain Paul de Vence, pittoresco paesino “dedito all’arte” e somigliante a Montona. Fra gli altri, ci ha vissuto per anni Marc Chagall, che ha anche chiesto d’essere sepolto qui. Interessante notare che una delle vie più strette prende il nome di Rue Grande. Grande è anche la passione dei suoi cittadini per il gioco delle bocce.
Siamo a Nizza giusto in tempo per un’ultima passeggiata lungo la riva ma anche per vedere le bellezze cittadine che ci siamo persi il giorno prima. Se è più chiara la presenza italiana, viste le connessioni storiche, risulta più difficilmente spiegabile quella croata, serba o anche russa. Eppure, al contrario di quanto si potrebbe pensare, la comunità russa è insediata da secoli: la chiesa ortodossa di San Nicola, costruita nel 1912 su ispirazione della cattedrale di moscovita di San Basilio è la seconda più grande chiesa russo-ortodossa al mondo. Si trova nella parte nord ovest delle città, vicino alla stazione, in un quartiere poco raccomandabile. Però sarebbe un vero peccato non vederla da vicino in tutta la sua maestosità. Entrarci durante la messa poi, dà una sensazione particolare. Tornando all’albergo attraversiamo prima il quartiere russo e poi turco: difficile capire d’essere nella famosa Nizza. Questa parte della città non ha nulla dello sfarzo di quella costiera. Poi il ritorno. Prima di lasciare la Francia, a un passo dal confine, arriviamo a Mentone, poco più di 28 mila abitanti, nota per il festival del limone. Alla domenica mattina sono poche le persone in strada, ma la città appare comunque accogliente, favorita dall’ottima posizione geografica che, con ben 316 giorni di sole all’anno, la rende il centro più caldo della Costa Azzurra. Seppur “città dove si va a morire” ha in maggioranza una popolazione giovane. Visitiamo la Basilica di San Michele Arcangelo che offre la panoramica della baia e passiamo accanto all’originale Museo Jean Cocteau, un bastione del XVI secolo. La città per certi aspetti è paragonabile a Laurana, ma senza grandi alberghi e con un centro storico più pittoresco.
Con Mentone finisce la visita alla famosa e maestosa Costa Azzurra, percorsa in una stagione in cui l’assalto dei villeggianti ha ancora da venire. Restano le impressioni, fra cui quella che anche parte del detto iniziale dovrebbe essere modificata.

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Pubblicato su Panorama il 15 giugno 2010.

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