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Cosa vi viene in mente quanto sentite parlare della Sardegna? Turismo, spiagge e terre belle e incontaminate, bellissime ragazze, glamour, vip, un paradiso turistico assolutamente da visitare. Ma è veramente così? Già il nome Sardegna è un’attrattiva, ma in realtà quello che si può notare andando solo un po’ fuori dai classici itinerari dei tour operator è una realtà poco turistica e dedita molto di più da una parte all’allevamento, dall’altra a un’industria molto diversificata, anche quella pesante e inquinante. Solo un terzo dell’isola, circa, è la Sardegna turistica, spettacolare, da visitare, è la zona settentrionale, con esclusione dei dintorni di Porto Torres. Ed è proprio questa parte dell’isola che abbiamo visitato. Andiamo a scoprirla.


Il nostro viaggio inizia dalla Corsica. Sulla punta meridionale della più grande isola francese, nella cittadina di Bonifacio, prendiamo il traghetto che da sempre la collega con la Sardegna. Tra le due isole ci sono appena 12 chilometri, così che Bonifacio e Santa Teresa di Gallura si vedono benissimo quasi sempre, di giorno e di notte. Il mare qui, è generalmente calmo grazie alla protezione che offrono le varie insenature e isole che ci sono da entrambi i lati del percorso.
In meno di mezz’ora arriviamo in Italia. Il piccolo porto, molto trafficato, è ben collegato da diverse strade che portano ai centri maggiori dell’isola. Proseguendo nell’entroterra, per vedere un po’ delle parti “nascoste” dell’isola, facciamo una prima sosta nel paese di Castelsardo. Anche se si affaccia sul mare, sulla costa occidentale della Sardegna, qui il turismo è in secondo piano. Il paese è originalissimo per la sua posizione: sorge su una poderosa roccia e sembra come emergere dal mare. Poco noto ma molto bello da visitare. Ha una rete di vicoli, gradinate e sottopassaggi e che da ogni parte offrono degli splendidi scorci di mare. La cittadina è in primo luogo nota per la produzione di cestini tipici, fatti di foglie della palma nana essiccate.
Proseguiamo il nostro viaggio verso il sud e Sassari, dopo Cagliari seconda e più importante città dell’isola, e non solo per il numero di abitanti, ma soprattutto da un punto di vista culturale e storico. Non per niente dai più è considerata la capitale morale dell’isola. Ricca la sua storia, che si è sviluppata attorno alla chiesa di San Nicola. La città, a lungo contesa tra genovesi e pisani, riuscì a ottenere l’indipendenza per poi passare un periodo sotto gli spagnoli prima e gli austriaci poi. Alla fine arrivarono i Savoia e l’Italia. Tutti questi passaggi portarono delle note positive alla città, che cresceva sempre di più.
Iniziamo la visita dal cuore del centro cittadino, racchiuso tra le vecchie mura aragonesi. Dopo alcuni passaggi per vie abbastanza strette, è di grande effetto l’arrivo nella centralissima Piazza d’Italia nel bel mezzo della quale c’è la statua dedicata a Vittorio Emanuele. Non da meno sono i maestosi edifici che cingono la Piazza. Pochi passi più in là sorge la cattedrale di San Nicola del XV secolo. È una chiesa a dir poco unica e assolutamente da vedere. Quasi per caso, poco distante dal centro cittadino troviamo il vecchio lavatoio cittadino, chiamato Fontana di Rossello, risalente al 1605. Circondato da nuovi edifici, è quasi scomparso, ma ben mantenuto sembra quasi poter a entrare subito in funzione e sostituire tutte le moderne lavatrici ed affini.
Il nostro viaggio prosegue verso sud, in direzione di uno dei più importanti centri turistici della zona, la città di Alghero. Magari non è la più nota e popolare, però oggi è quasi completamente orientata al turismo con una serie infinita di alberghi e sistemazioni private. Grazie alla lunghissima spiaggia e a un infinito lungomare passeggiare lungo la costa è d’obbligo. Ci sistemiamo in periferia e andiamo a vedere quello che offre la città, che raggiungiamo con una camminata lungo la costa verso il centro storico racchiuso tra le mura cittadine. Ex colonia catalana, ancora oggi risente del forte influsso spagnolo. Di quell’epoca rimangono gli stretti vicoli pavimentati di ciottoli che si snodano tra palazzi, portali e piazze. Anche la toponomastica Castelsardo, borgo medievale al centro del Golfo dell’Asinara qui è bilingue. Questa parte della città, come pure le sue mura, meritano una visita sia di giorno che di notte. Alghero è una città dal grande fascino, che prevale sull’aspetto puramente turistico che la circonda.
Lasciamo Alghero per vedere alcuni angoli che parlano della storia dell’isola. Anche se si possono trovare un po’ dappertutto, i più importanti resti del periodo dei Nuraghi sono proprio alle porte di Alghero. Le prime tracce della presenza umana sull’isola risalgono a 150.000 anni fa e tra i primi abitanti vengono segnalati proprio i Nuraghi. Un popolo di cui ancora oggi non si sa molto che però ha lasciato molte e importanti tracce sull’Isola: alcuni dei resti di templi, palazzi ed altro sono talmente ben conservati che lasciano di stucco. Infatti, tutte le loro opere erano in pietra, con elementi architettonici che sono rimasti tuttora inalterati, i cosiddetti “muretti a secco”, muri di cinta in pietra. Dopo la visita al complesso nuragico di Palmavera proseguiamo il nostro viaggio verso l’entroterra sardo, quello della Gallura. Lungo la strada nel bel mezzo del niente troviamo la Basilica della Santissima Trinità di Saccargia. Dopo questo fenomenale esempio di chiesa tipica della regione e del XII secolo ci dirigiamo verso la città di Tempio Pausania. Lungo tutto il percorso si stende un infinità di vigneti, che danno alcuni vini tra i quali il più noto è il Vermentino. La città è quasi tutta sistemata su un monte. Assomiglia molto a Pinguente anche se non ha le classiche mura di cinta. Quello che colpisce il turista è il silenzio e la calma di queste terre che sembrano tanto lontane dalla frenesia che solitamente accompagna le destinazioni turistiche: sembra di esser stati catapultati in un altro secolo. Grande parte della case conserva il classico colore grigio. Le costruzioni sono per lo più in granito e conservano il fascino settecentesco, il periodo in cui la città visse il suo massimo splendore. L’unica vera attrazione culturale è la cattedrale di San Pietro, del ‘400.
A malincuore lasciamo il fresco dei monti e scendiamo verso il nord della Gallura. Ci dirigiamo verso il principale centro turistico, Santa Teresa di Gallura, dove però non c’è il classico glamour e la vivacità del turismo di massa. Le strutture ricettive riguardano per lo più case private e gli alberghi sono pochi. Trovare qualche souvenir non è semplicissimo. E neanche le spiagge abbondano. Questo è il classico luogo per una vacanza tranquilla, senza stress, un posto dove sembra ancora possibile una villeggiatura di altri tempi. Quello che assolutamente è da visitare è la torre dei Longosardo, che sorge nella parte più settentrionale della cittadina, dove una volta c’era il castello degli aragonesi. I veri amanti di queste terre, e non solo nei periodi estivi, sono gli amanti del windsurf. La regione, infatti, è nota per il suo vento che ha finito per plasmare le forme delle rocce, che qui abbondano. Per chi non se la sente di affrontare questo mare, che è un invito alla pratica di sport acquatici, resta la visita a Capo Testa, un enorme promontorio costellato di scogli a circa 5 km dal paese. Interessanti le rocce scolpite dal vento, in particolare quella del Cane e quella detta del Generale, di fronte alle quali sembra incredibile di che cosa siano capaci le forze della natura, l’acqua e il vento in questo caso, autentiche opere d’arte dalle forme più bizzarre, perlopiù smussate, spesso dolci, ovalizzate, che danno la sensazione di poter “ammortizzare” senza danno anche eventuali cadute.
Per la fine del nostro viaggio nella Sardegna del nord, quella maggiormente orientata al turismo, decidiamo di visitare la famosa Costa Smeralda. Si racconta che la scoperta e la “fondazione della Costa Smeralda” avvennero come in una favola. All’inizio degli anni ‘60 si trovò a passare in questi luoghi a bordo del suo yacht il principe Karim Aga Khan IV (divenuto Imam dei musulmani ismaeliti nel 1957, all’età di 21 anni, ndr). Giovane molto ricco, capo spirituale di alcuni milioni di musulmani rimase incantato da questo prodigio della natura e pensò che potesse essere messo a disposizione del turismo di lusso, sempre alla ricerca di nuove località incontaminate ed esclusive. La scelta cadde su un tratto della costa nord orientale dell’isola, una tozza penisola poco sotto l’arcipelago della Maddalena, delimitata dal Golfo di Cugnana da un lato e da quello di Arzaghena dall’altra. Una cinquantina di chilometri di costa frastagliatissima, con piccole spiagge alternate a scogliere di granito. Se tutto ciò si as omma al fascino del mare limpidissimo e incontaminato, ecco la formula vincente di questa regione. Non da meno è la vegetazione ricca di macchia mediterranea, sempreverde e profumata, che fino all’”avvento” del turismo e glamour era un lido di pochi allevatori. Negli anni che seguirono ci fu un’esplosione di attività edilizia orientata al turismo, che vivacizzò queste terre, ma con gli anni c’è stato un aumento spropositato di presenze turistiche. Non importa in quale posto vi fermate, quale strada fate e dove guardate. Tutto è fatto in maniera studiata: il nuovo si unisce al vecchio in perfetta sintonia con l’ambiente a forgiare il cosiddetto “stile Costa Smeralda”. Unico neo per il visitatore di passaggio è che ci sono molti posti, paesini, porti ed altro, inaccessibili agli sguardi indiscreti dei più, per garantire la privacy dei ricchi proprietari.
Il nostro viaggio lungo questa Costa inizia da Palau, all’estremità occidentale. In origine villaggio di pescatori, deve la sua fortuna alle isole della Maddalena che gli si schierano proprio davanti. Lasciata Palau, entriamo nella vera Costa Smeralda: le scritte sulle rocce che ne delimitano i “confini” tolgono ogni dubbio al visitatore. Si susseguono tanti paesini con le molteplici baie, spiagge e porti per piccole e grandi imbarcazioni. Il primo posto d’élite lungo la strada è Baja Sardinia, poco più avanti si arriva all’arcinoto Porto Cervo, oggi vero è proprio centro della Costa Smeralda, un piccolo paesino con tantissime piccole case. Se qualcuno vi catapulta in questo luogo, oltre all’estrema pulizia e ordine, noterete le piccole case e penserete di essere in un classico luogo turistico di secondo ordine. Poi, leggendo le varie insegne dei negozi e vi rendere prestoconto che qui niente è di secondo livello. Ci sono tanti negozi, ma tutti di marchi importanti, di tutti i generi. Piccole viuzze, tanto verde, mare incontaminato rendono Porto Cervo il principale centro turistico elitario d’Italia.
Lasciamo il fiordo di Porto Cervo e ci dirigiamo oltre i confini della Costa Smeralda verso altre bellezze naturali. Il nostro obiettivo la città di Olbia. Lungo la strada sfioriamo altri importanti luoghi di villeggiatura come Porto Rotondo e il golfo Aranci, che sembra diviso in due. La parte nord della penisola e ricca di spiagge e turisti, la parte sud invece è un importante porto e collegamento con la terra ferma e, in primo luogo, insieme ad Olbia, al porto di Livorno. Prima di lasciare l’isola visitiamo la città di Olbia, situata nell’omonimo golfo. Nota fino al 1939 con il nome di Terranova Pausania, ha origini lontane. Dei tempi antichi troviamo l’acquedotto romano e le terme. In anni più recenti la sua economia si è concentrata sulle attività portuali e sull’industria.
A Olbia si chiude il nostro tour nella parte settentrionale della Sardegna. Un’isola nota turisticamente, di grande fascino, che grazie al suo ottimo clima può attirare turisti tutto l’anno. Quello che magari al primo momento non è chiaro è che la punta settentrionale dell’isola si trova alla stessa latitudine di Roma e, più sotto, di Ragusa (Dubrovnik). Qualsiasi sia il vostro obiettivo turistico-culturale e qualsiasi sia il vostro potere d’acquisto, una visita è assolutamente consigliabile: la Sardegna vi può accogliere tutto l’anno ed ha tanto da offrire. A tutti.●

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Pubblicato su Panorama il 15 settembre 2011.

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