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Dopo una breve pausa rieccoci in viaggio. Prima meta: il Belgio in cui entriamo dall’Olanda passando un confine “da Schengen” molto prima che questo nome divenisse anche un concetto politico per arrivare a Brugges preannunciataci a ragione come la più bella città del Belgio. La visita parte dal centro, a prima vista la fotocopia di Amsterdam. Siamo in pianura e le biciclette abbondano, ma di sicuro da queste parti gli automobilisti sono più cauti. L’affascinante Grande piazza è dominata dall’erta Torre campanaria (XIII sec.), salire i 366 scalini è un’impresa, ma merita: si vede tutta la pianura fiamminga. Poco distanti, la fortezza eretta dal conte Baldovino I, il gotico Palazzo comunale unico per le sue 48


nicchie e le chiese più importanti di tutte le Fiandrie: la Basilica del S. Sangue, la Chiesa di Nostra Signora (con la torre più alta del Paese) e la Cattedrale di San Salvatore.
La sorpresa però è “dietro l’angolo”: un’interminabile rete di canali che, dettata un tempo la storia commerciale delle città, oggi è dominio incontrastato del turista. Li percorriamo fino ad arrivare al Beghinaggio istituito nel 1245 e cessato solo nel 1928 quando subentrò una comunità di suore Benedettine che vestono però da Beghine. Usciti dal Beghinaggio siamo nel più grande parco cittadino dove il silenzio regna sovrano: la voglia di rimanere è fortissima, però ci attende Bruxelles distante meno di un’ora.
La prima sosta è alla periferia nord all’insolita struttura dell’Atomium - palle di cristallo collegate da cilindri - eretta per l’Expo 1958 e alta ben 103 metri, che fa buona guardia al vicino stadio dedicato al re Baldovino, tristemente noto - prima di essere totalmente ricostruito - come stadio Heysel, per il sanguinoso preludio nel 1985 della finale di Coppa campioni tra Juventus e Liverpool in cui ci furono 39 morti.
Proseguiamo nel verde dei principali parchi cittadini e pian piano cominciamo a capire quel che significa essere il centro dell’Unione europea: il susseguirsi di bandiere ci fa capire quante istituzioni, ambasciate ed altro operano qui. In serata si va a esplorare il centro. Subito ci imbattiamo in quello che, seppur alto non più di una cinquantina di centimetri, è un monumento di “chiara fama”: il Manneken Pis, ovvero il bambino in bronzo simbolo dell’indipendenza di spirito degli abitanti di Bruxelles, e che in occasioni speciali viene vestito, tanto che il suo guardaroba conta oltre seicento costumi. Da questo simbolo cittadino inizia la zona pedonale. A poca distanza - da godersi un poco per volta - la Grand Place, dal 1998 patrimonio dell’umanità dell’Unesco, fra cui spicca l’Hotel de Ville, oggi sede del municipio, con la sua grande torre campanaria in stile gotico. Di fronte, la Maison du Roi, ossia la Casa del Re. All’inizio, il mercato del pane, ora Museo comunale. La piazza vive due vite. Di giorno ospita il grande mercato cittadino, alla sera è dominata da luci che la rendono unica e incantevole.
Salendo la collina arriviamo alla Cattedrale di S. Michele e S. Gudula. Costruita per quasi 300 anni, sottoposta a tanti cambiamenti, immensa, rimane a dominare la città. L’indomani andiamo a conoscere la Bruxelles moderna, quella che da capitale di uno stato è divenuta “il centro dell’Europa”, sede di quasi tutte le sue principali istituzioni. Nonostante la sua grandezza, incastrato com’è fra moderni immensi palazzi, il Parlamento europeo quasi ci sfugge alla vista. Saliamo ancora ed eccoci al Palazzo del Cinquantenario eretto nel 1880 per l’esposizione universale e i cinquant’anni dell’indipendenza belga.
Il grande viale centrale del parco termina con l’Arco del Trionfo alto ben 45 metri. Se vi smarrite un po’ vi sembra di essere catapultati a Berlino. Sembrano identici, anche se questo, seppur meno noto, mantiene integro un fascino che in quello berlinese con gli anni si sta “smarrendo” complice l’erezione di nuove costruzioni contigue. Vicino, il Palazzo reale, il più grande edificio costruito in questa zona, residenza ufficiale dei sovrani belgi.
La prossima tappa è il Granducato di Lussemburgo. L’autostrada ci porta dritti fino alla capitale. Non ci sono tracce di confine sicché rendersi conto di essere in un’altra nazione è difficile. Al contrario delle fotografie in cui c’imbattiamo, questo è uno stato in larga prevalenza pianeggiate e immersa nel verde. Non per niente l’economia del Paese è ancor sempre incentrata sull’agricoltura. Il centro della capitale è quello caratteristico dell’area. Gli abitanti non arrivano a 100.000, ma la città sembra ancora più piccola di quanto realmente non lo sia. Già dal Medioevo, grazie a canali naturali e al fatto che su tre lati lo sperone dove sorge è a strapiombo, veniva considerata una solida fortezza. E sono proprio i canali che la rendono unica oltre a costituire una riserva verde, un parco unico nel suo genere. Sopra il parco, a collegare le due parti principali, il grande ponte, chiamato ponte Adolphe. Da un lato c’è pure il grande centro difensivo con tanti cunicoli oggi in parte aperti ai visitatori. Questo è forse il monumento principale. Per il resto, nel centro storico che non sa poi tanto di antico, visitiamo l’antica chiesa del collegio dei Gesuiti e oggi cattedrale Notre-Dame. “Vicino di casa” il Municipio e la principale piazza e, poco avanti, la residenza ufficiale della famiglia regnante, ossia il Palazzo Granducale.
La Germania ci attende, lasciamo la capitale lussemburghese e solo dopo, lungo il percorso, ci rendiamo conto del fatto che si trova su una cima. La grande discesa verso Treviri cambia in pieno lo scenario. È situata in riva al Mosella e arrivare fino alla principale attrazione, la Porta Nigra, è un’impresa perché è il giorno della fiera-festa cittadina, e il centro storico è strapieno di gente che si muove fra una miriade di attrazioni culinarie e musicali. La Porta Nigra, risalente al periodo della dominazione romana, si presenta come la meglio conservata a nord delle Alpi. Nella città ci sono pure altri resti della stessa epoca come i resti dell’anfiteatro, delle terme Imperiali e l’enorme Basilica di Constantino. Quello che forse è meno noto è che ha dato i natali a Karl Marx.
L’indomani proseguiamo verso Heidelberg, situata sulle rive del Neckar e noto ed affermato centro universitario. La principale attrazione si trova sulla collina ed è il castello edificato nel XIII secolo, oggi uno dei più celebri della Germania. Purtroppo anche se non ha perso in quanto a maestosità, della costruzione iniziale rimangono solo le rovine, visto secoli di guerre lo avevano seriamente danneggiato imponendo ricostruzioni e modifiche. Nella parte vecchia della città troviamo un’originale costruzione, oggi museo: il carcere studentesco. Da sempre nota nell’ambito accademico, la città vanta la più antica università tedesca, sicché tutto il centro rappresenta un’attrazione turistica notevole che ha il punto di forza nella suddetta prigione, rimasta in funzione per un periodo notevole, dal 1778 al 1914 ed in cui venivano reclusi gli studenti che si comportavano “male”, ossia che, come indicato nel museo, “arrecavano disturbo alla quiete pubblica”, “schiamazzavano”, “andavano a donne”, si ubriacavano o erano dediti al vagabondaggio.
Puntando sulla Baviera, e volgendo verso l’Austria, ci fermiamo a quella che un tempo in italiano si chimava Passavia, termine che con il tempo lascia decisamente il passo alla forma originale Passau, città singolare in quanto edificata alla confluenza di ben tre fiumi, Danubio, Inn e Ilz che la dividono in tre parti e la principale, e più grande, è una vera e propria penisola. Sulla collina si staglia l’antica fortezza, nel centro la cattedrale di Santo Stefano. La parte più viva è quella sul Danubio dove transitano in continuità parecchie navi. Da Passau si parte anche la pista ciclabile più famosa d’Europa che costeggia il

Lussemburgo: trecento banche
Lussemburgo, Paese piccolo? Andorra, Liechtenstein, Lussemburgo, Monaco e San Marino: a scuola ci hanno insegnato che sono i più piccoli Paesi europei. Ma solo visitandoli si può realmente appurare quali siano le loro reali “misure”. Monaco e San Marino li potete vedere con un colpo d’occhio e non vi serve nessun mezzo speciale per percorrerli. Lo stesso vale per l’Andorra e il Liechtenstein, tutti realmente piccoli. Ma il Lussemburgo? Lo è solo sulla carta! Per passare dal Belgio alla Germania nel migliore delle ipotesi vi servirà più di un’ora, da passare quasi tutti in autostrada. Unico neo è che si deve passare attraverso la capitale. Il Lussemburgo ha una superficie di 2.586 km2. Pochi? Molti? Per farsi un’idea il Granducato è di poco minore al territorio della Contea Istriana! Però ha quasi il doppio della popolazione. E quello che lo rende quasi unico è che qui hanno sede quasi cento banche e più di tremila società per azioni.

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Pubblicato su Panorama il 15 maggio 2012.

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