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La sera il turista esce dall’albergo. Guarda il cielo che si fa sempre più nero: pioverà di nuovo. Pochi passi dopo, ecco le prime gocce, che pian piano diventano sempre più insistenti. Apre l’ombrello, affretta il passo e passa poco dopo presso un campo di tennis illuminato a giorno restando sorpreso nel vedere diverse persone che giocano sotto la pioggia. Poco più avanti, attratto dalla classica musica nazionale entra in un bar. Si guarda attorno ma non vede dove posare il proprio ombrello. Nota però che buona parte degli avventori lo fissa. D’istinto chiede dove deporre l’oggetto. Non ottiene risposta, però la gente continua a guardarlo. Del tutto stupito, comincia a chiedersi che cos’ha di strano. Uno dei presenti gli alfine chiede: “Vedi altri ombrelli?”. “Effettivamente no”, è costretto ad ammettere. Alla fine spiegano al malcapitato: “Gli ombrelli qua non li utilizziamo quasi mai. Ci sono piogge quasi tutti i giorni, raramente sono forti e durano a lungo, sicché siamo abituati a fare tutto sotto l’acqua che viene dal cielo.”


È questa una storia vera, che coinvolge quasi ogni turista in Irlanda, isola nota per il verde, la birra ed il whisky, per la musica nazionale classica che entra subito nell’orecchio, ma pure per gli U2. Uno stato profondamente cattolico con un ingombrante vicino di casa, quel Regno Unito che ancora tiene un pezzo dell’isola, l’Irlanda del nord.
L’Eire è una nazione che si può visitare in ogni stagione, dove si deve essere sempre pronti a vivere tutte le quattro stagioni. Anche nel cuore d’estate ci sono temperature mattutine di soli 5-6 gradi, per arrivare magari a massime di 10-11. Insomma si deve essere pronti a tutto. Però quello che noterete subito, non appena entrati nel Paese, non importa se venite via mare o in aereo è che si circola a sinistra, ovvero nel senso opposto a quello a cui siete abituati. Vi sembra semplice? Già guidare può confondere, pensate però se venite ad un incrocio e dovete deviare, quale strada prendete e con quale precedenza? O magari vi capita una rotatoria. Però gli irlandesi sono pratici: ci sono dappertutto gli adesivi-aiuto per la guida, e aiutano alla grande. E i pedoni? Beh pure per loro la vita è difficile. Però se avete la fortuna di affrontare l’Irlanda cominciando dalla capitale Dublino siete avvantaggiati. Infatti non esistono le classiche zebre, ma due semplici linee e in mezzo una scritta che indica al pedone dove guardare: un semplice “Look left” o “Look right” sono di grandissimo aiuto fino a quando non cominciate a capire da soli da dove arrivano le macchine.

Tassa sulle finestre? E io ne faccio a meno!
Il nostro soggiorno inizia dal porto di Rosslare, il più grande nel sud-est del paese, dove arrivano le navi dalla Francia, in primo luogo da Cherbourg. Facilitati anche dallo scarso traffico, cominciamo subito a prendere dimestichezza con la circolazione a sinistra. Dopo qualche ora eccoci nella capitale, nella parte nord dell’isola. Quasi non ce ne rendiamo conto: pur con più di mezzo milione di abitanti non si presenta come una capitale. È una città molto ampia, verde e calma, dove il traffico non la fa da padrone. Se poi vi piace la musica popolare irlandese, con un po’ (e magari un po’ di più!) di birra, è il Paese che fa per voi. Buona parte della città si può visitare a piedi. Nel giro di pochi chilometri vediamo tutto. Visitiamo la cattedrale nazionale di San Patrizio e il poco discosto Trinity college, immenso campus universitario con la famosa biblioteca, vero scrigno letterario che conserva importanti scritti di tutte le epoche.
Usciti dal campus, in pieno centro c’imbattiamo in un imponente palazzo, però con una stranezza: non ha nemmeno una finestra?!? Ci spiegano che è ormai da secoli sede della Banca nazionale. E le finestre? Beh parecchi secoli fa venne imposta a tutti, e dunque pure alle banche, un’originale tassa, un tanto per ogni finestra. Contraria all’imposizione, alla Banca decisero di murare tutte le finestre, e così è rimasto fino ad oggi.
Passiamo il fiume Liffey e ci inoltriamo nella via più nota, la O’Connel street, vero centro commerciale della città. Giriamo ad est e eccoci nella “casa” della più famosa birra nazionale, Guinness! Oggi non è solo una una fabbrica, una parte è stata trasformata in museo dove vi viene mostrato tutto il processo di preparazione della bevanda preferita dai locali e non solo. Originale la sua origine. Infatti Arthur Guinness era un produttore di birra chiara. Dato però lo scarso successo, decise di cambiare “sponda”, ossia di passare a quella che è nota oggi come birra scura. Prese in affitto un magazzino abbandonato per 45 sterline l’anno. Con una clausola. L’affitto dura e non cambia per 9000 anni! Decisamente il padrone del locale fece male i propri calcoli.
Usciti dal museo, ci dirigiamo verso il quartiere simbolo della città, il Temple bar, attraversato dall’omonima via. È il fulcro della vita notturna con tantissimi bar e musica irlandese dal vivo. Tanti i musicisti anche sulla via e in quelle circostanti.

Whisky e birra ambedue di casa
La mattina dopo, prima di dirigersi verso la parte ovest del paese, andiamo al Phoenix park, il parco cittadino più grande dell’Europa. La fermata d’obbligo è nel piccolo paesino di Lockes, per visitare uno degli svariati piccoli musei dove viene illustrata la produzione dell’altro prodotto tipico della zona, il whisky. Proprio la Lockes distillery viene oggi considerata la distilleria più antica al mondo, visto che è stata aperta nel 1757. Continua a produrre anche al giorno d’oggi, però quantitativi modesti, in quanto la “vera” produzione è finita nel 1954. Quasi per intero attualmente funziona come un museo riproducente l’aspetto che aveva nel XIX secolo e fa da fondale di scena alle spiegazioni ai turisti come nasce quest’altro prodotto originale irlandese. Continuiamo il nostro viaggio verso l’estremo ovest del Paese. Ed eccoci a Galway, il vero centro universitario del Paese, con tante manifestazioni tutto l’anno nella strada principale: una città poco turistica, ma vivissima tutto l’anno. Durante l’an no di studi ha il pienone di studenti, d’estate è la volta dei giovani che vengono qui per divertimento e gli studi estivi. Non sono pochi gli eventi culturali, soprattutto nei mesi estivi dedicati alla musica, al film, ma anche alle ostriche. Tantissimi i ristoranti e tra questi ci cade l’occhio su uno originale, Krčma, inevitabilmente con cucina nostrana.

Il termine linciaggio è nato da queste parti
Qui la lingua gaelica la fa da padrone e sentiamo l’originale storia sulla nascita del termine linciaggio. Infatti nel Medioevo a governare la regione e la città di Galway c’erano 14 famiglie. Una delle famiglie più potenti era quella dei Lynch. E proprio quando la città era governata da James Lynch Fitzstephen, suo figlio fu condannato a morte. Gli incaricati dell’esecuzione della pena si rifiutarono uno dopo l’altro di tagliargli la testa. Tanto che alla fine dovette farlo il padre con le proprie mani. Così nacque il termine linciaggio.
Seguendo la costa verso sud, ben presto arriviamo a uno dei posti più famosi e visitati di tutta l’Irlanda, Cliff of Moher. Questa famosa scogliera, molto attraente lungo tutti i suoi otto chilometri, si eleva sull’Atlantico a un’altezza che varia tra i 120 e 214 metri. Particolarmente attraente è la panoramica da Knockardakin, il punto più alto, dove si evidenziano con chiarezza gli strati geologici della parete. Pioggia o non pioggia è sempre molto bello da visitare. Se non ci fossero i cartelli che invitano alla visita uno rischierebbe di non notare il posto senza alcun albero e totalmente nel verde. Appena quando venire più vicino accando al parcheggio vedete che ci sono pure le aree souvenir, ristoranti, un museo ed altro, il tutto in una specie di bunker completamente coperto dalla terra e dal verde.
Ci fermiamo nel paesino di Bunraty, noto in primo luogo per il suo castello e il parco turistico dedicato alla vita degli irlandesi nei secoli con in bella mostra le case con i tetti in paglia, le varie attività, gli animali tipici. Vivere l’Irlanda d’epoca e in più visitare il vecchio castello. L’arredo è rigorosamente d’epoca. Anche se non si tratta di materiale originalmente di questo castello, visto che il padrone era stato costretto parecchio tempo fa a vendere di tutto prima di abbandonarlo, il senso del ricordo dei fasti storici del Paese è ben reso da tanto materiale d’epoca. A visitarlo possiamo immaginare come era ai tempi d’oro. In serata arriviamo a Tralee, piccola cittadina molto attiva in campo culturale, in primo luogo con rappresentazioni teatrali rigorosamente in gaelico. Anche se non conoscete la lingua, vale la pena andarci, visto che propongono sopratutto temi storici, in primis in forma di balletto.

Sono border collier ma fanno i pastori
L’indomani andiamo a vedere - ammesso che si trattati di qualifica possibile - la parte più verde dell’Irlanda. Visitiamo il Ring of Kerry. La regione oltre ad essere ricca di zone verdi è pure ricca di laghi e poco popolata. Per cui per godersi la natura, quella incontaminata è la zona giusta. Lungo la strada ci fermiamo in diversi paesini. Inoltre notiamo sempre più spesso animali, soprattutto pecore. Ci sono di tantissime specie e non raramente accompagnate dai cani e non, come magari uno si aspetta, da pastori. Non sono cani comuni, bensì del tipo border collier, definiti molto intelligenti che, si dice, riconoscono più di 70 comandi diversi. Non sono rari i posti dove per i turisti vengono organizzati dimostrazioni pratiche di come questi cani possono fare da guardia e controllare anche un numero rilevante di ovini. Facilitano di tanto la vita dei pastori perché, non dimentichiamolo, l’Irlanda ha tante colline e montagne, ovvero zone ripide dove è più molto semplice mandare un cane che far salire un uomo. Se avete un cane di questo tipo potete pure comprare uno speciale tipo di fischietto che emette suoni/comandi per la guida.
A Waterville finalmente possiamo toccare l’Oceano Atlantico. Ma solo toccarlo. Infatti anche se l’Eire è un isola, parlare di spiagge come noi le conosciamo noi è impossibile. Ci sono pure zone con sabbia, però raramente la temperatura sale a livelli che inviterebbero a fare una nuotata nell’Oceano, per non parlare del fatto che la famosa pioggia è onnipresente. In questa zona, si direbbe un po’ fuori dal mondo, troviamo un’originale statua in memoria del suo più illustre concittadino, uno che qui prese dimora per i momenti liberi e rispondeva al nome di Charlie Chaplin! Nel prosieguo ci addentriamo nella zona dei laghi ed entro panorami idilliaci dove il verde e i boschi regnano sovrani. Killarney è una zona fantastica, forse la zona più calda di tutto il Paese. Sarebbe bello rimanervi molto più a lungo e fare infinite passeggiate. Proseguiamo il nostro cammino verso la seconda più grande città dell’Eire e suo più grande porto commerciale, Cork. Passiamo attraverso la cittadina
New Ross, appena otto mila abitanti e con una statua a uno dei suoi più illustri discendenti, Infatti nel centro del paese c’è il monumento dedicato al compianto presidente americano Kennedy. È stata messa a ricordare che della zona un tempo vivevano i suoi antenati. Qui, nel suo ultimo viaggio prima di essere assassinato, si fermò pure il presidente per visitare la casa dei suoi avi, ora trasformata in museo.

Monumento a ricordo dei venditori di giornali
Poco dopo arriviamo a Cork. E si può dire proprio che è una città-porto visto che al semplice turista non offre praticamente nulla. Un peccato vederla così, data la sua lunga storia. Divisa dal fiume Lee, l’abitato vanta un ricco passato, ma il progressivo orientamento prettamente commerciale si può dire, l’ha fatto scendere nel dimenticatoio. Quello che i locali ritengono uno dei simboli della città è l’originale statua chiamata Echo Boy Statue, ossia la statua dedicata ai giovani venditori di giornali.
Lungo la strada, in primo luogo fuori dalle grandi città, vediamo tante bandiere. Ci spiegano che si tratta delle bandiere delle regioni irlandesi e delle loro squadre di calcio, Però non si tratta del classico calcio a noi noto, ma bensì del calcio gaelico, uno degli sport più seguiti nell’isola. Si tratta di una combinazione tra il classico calcio e il rugby che, come gli irlandesi amano dire, è uno sport di origini ben più lontane di quello diffuso dagli inglesi su scala mondiale. Sul finire del nostro viaggio in questo magnifico Paese ci fermiamo nel paese di Waterford, la più antica città di quelle che si possono ritenere le più grandi. È nota in primo luogo per la produzione dei cristalli lavorati con particolare raffinatezza. Passeggiando notiamo che ci sono tante chiese, tutte molto diverse l’una dall’altra e invitanti a una visita.
Poco più avanti finisce il nostro viaggio in Irlanda. Una nazione dove regna sovrano il colore verde, la birra e la pioggia. Potete essere amanti del sole, del modernismo e non amare la birra, però rimarrete entusiasti dei pittoreschi paesaggi e dagli abitanti, oltremodo cordiali ed amichevoli.

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Pubblicato su Panorama il 30 aprile 2013.

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