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Scandinavia, Norvegia. Sinonimi di posti freddi e poco ospitali, da evitare a meno di non essere proprio amanti del freddo. Ma è veramente così? Sì per chi non c’è mai stato, però basta una permanenza di pochi giorni per cambiare idea. L’autore di queste righe è stato in Norvegia alla fine dell’estate la stagione più calda, e dunque ideale. Difficile da dirsi. Infatti, se ci andate anche in questo periodo, non aspettatevi di trovare il freddo, ma neanche il caldo. Dovete invece essere pronti a vivere quotidianamente tutte le quattro le stagioni: infatti rischiate di trovarvi a quasi 30 gradi ma pure di finire, a qualche chilometro di distanza, a temperature prossime allo zero.
La Norvegia è, alla lettera, divisa in tutto e per tutto in due. Il nord, verso il circolo polare è decisamente poco ospitale, con una natura incontaminata però fredda anche d’estate. E poi c’è la parte sud, quella dei fiordi, delle innumerevoli cascate e dei paesaggi non meno affascinanti, caratterizzati da tanto verde da conquistare chiunque, dai “turisti per caso” a quelli venuti qui per un voluto relax. Ed è in questo sud, nel triangolo racchiuso dalle città di Oslo Molde e Bergen che si snoda questo reportage.


Si inizia con lo sbarco a Goteborg, porto del sud, della Svezia, quasi accesso naturale alla Norvegia e città ideale per chi affronta il paese in macchina, assapora così appieno i mutamenti naturali e pian piano entra in quel clima dove essa è la padrona. Ah sì, non dimentichiamo la neve, visibile, anche d’estate e a sud, un po’ ovunque sulle montagne.

Corone in tasca e occhio al serbatoio
La Norvegia s’impegna al massimo nella tutela del patrimonio naturale: sporadici gli impianti industriali, ridotti ai minimi i tratti di autostrade e strade in genere che invece passano nelle tante gallerie, lunghe anche diversi chilometri. Molto estese le aree disabitate.
Da turisti dovete essere preparati a regole del tutto nuove, altrimenti sono grossi problemi, che cominciano subito se ad esempio non disponete di corone. I cambiavalute sono pochi, sicché se siete diretti a Oslo siete fortunati, molto meno se andate in un’altra direzione. Altro problema, se andate a nord, trovare una comunissima pompa di benzina. Tassativo dunque rifornirvi prima, tenere d’occhio il serbatoio e sapere bene dove trovare rifornimento.
Un quadro esattamente opposto invece per le aree di campeggio. Sì, perché se neppure al sud del paese sono molti i mesi idonei alla pratica, non sono i pochi i posti dove ci si può fermare e fruire di tutti i confort dell’era moderna, supportati da una tecnologia che vi aspetta ovunque. Siete amanti di Internet? Nessun problema. Il problema roaming qui non c’è. La rete wific’è praticamente ad ogni angolo e dappertutto gratuita, non importa se siete in città o in campagna, se vi siete fermati in un ristoro o alla pompa di benzina.
Da Goteborg prendiamo la strada che ci porterà a Oslo, l’unica vera autostrada. Appena varcato il confine - una formalità visti i rapporti - c’è il pedaggio. Però non ci sono sbarre né alcuno che vi fermi: si presuppone che siate onesti e lo pagherete. Lungo la strada la natura assume colori più forti e più verdi. Superiamo un paio di ponti e cominciamo ad assaporare sempre di più quella che sarà la nostra più fedele compagna di viaggio, l’acqua e i suoi fiordi.
La prima tappa è la cittadina di Drobak, alle porte di Oslo e suo porto naturale invernale quando il fiordo a nord ghiaccia. In primis centro di pescatori, ci dà subito l’idea di come sono fatti in maggioranza gli abitati lungo queste coste: case piccole, colorate, tanto legno. Proseguiamo verso nord costeggiando la capitale che visiteremo alla fine. Oslo oggi è una città che si è molto evoluta ed ampliata, a percorrere però la strada che la costeggia quasi non ci si rende conto d’essere a pochi chilometri dal centro.
Entriamo nell’area interna meno ricca di acqua e più fredda. Qui le montagne diventano man mano più alte, sulle cime vediamo quella che può sembrare neve. Le cascate sono ancora rare. Costeggiamo il più grande lago del Paese, il Mjosa, ben noto agli amanti degli sport invernali perché alla sua estremità settentrionale è posta Lillehamer, la città che nel 1994 ha ospitato i Giochi olimpici. Però, come spesso capita, di fatto ha realmente ospitato ben poche competizioni che si sono svolte in maggioranza in posti anche piuttosto distanti. Ed è proprio dopo Lillehamer che iniziamo la nostra salita sui monti. Per la nostra prima notte ci fermiamo dalle parti di Skei, altro importante centro sciistico, circondato, come si conviene, da tantissime piste e ricco di alberghi. Qui il clima si fa decisamente più freddo e il contatto con la natura, si direbbe, è totale. Le strade diventano un po’ più ostiche e non di rado percorse da animali. Ma quel che più attira è il verde dei tetti, dovuto non alla vernice ma all’erba e alle piante da cui sono coperti. Altra cosa non rara e visibile anche nei centri minori è vedere i garage delle case non sotterranei o al pianterreno, bensì molto spesso al primo piano. Sembra strano al primo colpo, ma è logico se si pensa alla grande quantità di neve che cade qui, tanto da far da padrona per almeno due terzi dell’anno e imporre la chiusura di parecchie strade.

Prendiamo il traghetto: arriveremo prima
Proseguendo a nord, l’indomani ci addentriamo nell’area dei fiordi, piccole strade che costeggiano il mare, con diversi tunnel dove non sono rari i casi in cui conviene prendere il traghetto per fare prima. Ci fermiamo nella cittadina di Kvam, durante l’ultimo confl itto mondiale centro della resistenza ai tedeschi testimoniata anche da un museo sulla guerra, il Gudbrandsdal War Memorial. Poco dopo arriviamo ad Andalsnes, affacciata sulla riva del Romsdalfjord e nota come il centro più a nord in cui arriva il treno. Subito accanto alla stazione ferroviaria troviamo un originale centro per le confessioni religiose poste in un treno. Poco più avanti cominciamo a conoscere il mondo dei troll, l’umanoide assunto a creatura mitologica tipica della Norvegia. Viene descritto come una creatura ruvida, irsuta e rozza, dotata di un grosso naso e di una coda dal folto pelo e con solo quattro dita per ogni mano o piede. Ed è una creatura molto presente nelle fiabe di queste parti, ma anche in monumenti di ogni dimensione che si trovano un po’ dappertutto.
Lasciata Andalsenes costeggiamo il Romsdalfjord cominciando ad ammirare la forza della natura e quello che vi è tipico da queste parti: una serie infinita di cascate che sembrano cadere quasi dalle cime che sono sempre di più o annebbiate o in certi punti anche imbiancate. Una più bella dell’altra, le cascate sono tutte molto affascinanti. Quasi tutte finiscono nei fiordi. Man mano che sfilano, ci si fa l’abitudine, si cercano cascate sempre più grandi.
Dopo aver viaggiato su diversi traghetti e percorso parecchi tunnel, a volte passando anche sotto il fiordo, arriviamo a Molde, la città più a nord del nostro viaggio, Però prima di entrarci volgiamo a occidente per arrivare ad affacciarci all’Atlantico. A poche decine di chilometri da qui si staglia una delle strade panoramiche più belle del Paese e non solo. Chiamata Atlantica, comprende una serie infinita di ponti che collegano altrettanti isolotti. Un posto che bisogna vivere in prima persona per capirne a pieno la bellezza. Tanta roccia, dove gli alberi sono una rarità, il vento regna sovrano, ma non è esageratamente forte, da una parte la vista del mare aperto, dall’altra le montagne. Si tratta di soli otto chilometri ma del tutti originali, che formano il principale collegamento tra la città di Molde e Kristiansund. La facciamo in andata e ritorno e poi torniamo a Molde.
La città, con soli 25.000 abitanti è da sempre collegata alle attività di pesca, ma è pure un importante snodo postale. Qui si ferma infatti la nave postale che collega il nord e il sud del Paese. Enorme, sembra quasi da crociera. L’altra attrazione è il nostro albergo, il Rica Seilet Hotel, tutto in vetro, che domina il porto. Una volta all’interno, in ogni camera, non importa su quale piano si trovi la vostra stanza, avrete la sensazione di essere sul mare. Il primo vicino, con cui divide il parcheggio, è lo stadio cittadino di quella che negli ultimi anni è la migliore squadra di calcio del Paese. Calme e senza incidenti, qui le partite sono considerate eventi per per famiglie. Una volta finite ci si va a divertire al ristorante e al bar. Solo un’ora dopo la partita, tutto è calmo ed è possibile entrarci. Tutto è aperto e ospitale: i giocatori nel bar e lo stadio aperto al turista curioso di vederlo e passeggiarvi all’interno e sugli spalti, vuoti e puliti come se la partita non ci fosse stata.
L’indomani andiamo a vedere la Trollstigen, letteralmente la strada dei Troll, uno dei posti più belli, che ci fa salire quasi fin la cima, con una serie di cascate da ogni parte. Questa è una strada aperta solo pochi mesi all’anno e per di più piuttosto stretta e tutta con drastiche curve. Serve molto per arrivare in cima, però ne vale la pena. Il panorama che si gode dai punti previsti è al di sopra della più rosea aspettativa. E alla fine dell’estate, se siete fortunati, le temperature sono sopra lo zero. Noi abbiamo vissuto questi fantastici panorami a solo tre gradi con vento e intorno tanta acqua. Ma ne è valsa la pena, anche se in estate le giornate sono lunghe, il tempo è sempre tiranno. Scendiamo la montagna, aspettiamo che gli animali ci lascino passare e arriviamo nella zona di Geiranger. Ci fermiamo in una specie di parco dove è possibile fare un passeggiata a stretto contatto tra le cascate e le rapide di un fiume. Poi proseguiamo la nostra discesa verso il Geirangerfjord e la città. Il fiordo enorme è una delle principali attrazioni turistiche della zona. Qui vengono costantemente organizzati viaggi con traghetti panoramici per poter ammirare le fantastiche cascate che lo costeggiano. Le due più importanti cascate, una di fronte all’altra, si chiamano delle Sette Sorelle e del Pretendente (anche chiamata The Wooer). Secondo la leggenda, il Pretendente corteggerebbe le Sette sorelle. Bride Veil (in italiano il velo della sposa) è un’altra cascata del fiordo, uno spettacolo da assaporare con calma. Usciti dal traghetto, nella cittadina di Hellesylt ammiriamo un’altra cascata in pieno connubio con le rocce. Poi affrontiamo la salita che ci porta al paesino di Skei e al lago omonimo racchiuso tra cime montuose abbondantemente innevate.
L’indomani, mucche permettendo, ci dirigiamo verso gli eterni ghiacciai di Jostedalsbreen, per vivere il ghiaccio e la neve in estate. Poco distante c’è il tunnel più lungo del Paese, oltre 20 chilometri, però preferiamo prendere un’altra strada. Qualche strada, traghetto, cascata e fiordo ed eccoci a Bergen, seconda città della Norvegia di cui nel XIII secolo fu capitale e poi, nei secoli successivi, stazione commerciale della Lega anseatica e fino al 1789 importante snodo per i commerci tra il nord del paese e l’estero. I resti delle banchine oggi sono incorporati nel quartiere di Bryggen, Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1979. Nel corso della storia è stata devastata da diversi incendi e quindi ricostruita, sicché oggi ha un ottimo connubio tra nuovo e vecchio del XIII secolo, tale da darle un fascino particolare. Visitiato il centro ricco con parchi, viuzze e l’inevitabile fornitissimo mercato del pesce approfittiamo subito del bel tempo per salire con la funivia fino al punto che offre una panoramica totale della città e dei dintorni. Il tutto circondati da tanto verde. Appagati dal panorama, decidiamo di ridiscendere a piedi per goderci ancora di più la natura e il verde. In meno di un ora siamo di nuovo in centro.

...e l’acqua cade per centinaia di metri
I pochi chilometri previsti l’indomani ci conducono sempre a sud. La prima sosta obbligata è alle cascate di Steinsdalsfossen. Non è una delle più alte, ma è di sicuro una delle più forti e “rumorose” in cui si vede appieno la forza della natura.
Poco più avanti, al Handangerfjord, cominciamo a salire. Per prima ci fermiamo ad ammirare le cascate del Voringfoss. È letteralmente una gola con tante cadute d’acqua lunghe fino a ben 182 metri. Da lì ci accingiamo a salire e di entrare alla lettera in un panorama unico, quello di Hardangervidda. Uno scenario quasi lunare, un misto di verde e roccia, con tanti piccoli laghi. Una zona poco ospitale con pochissime le case, tanto vento e nemmeno un albero. Qui l’inverno viene ben presto e dura quasi tutto l’anno. Siamo a circa 1100 metri sopra il livello del mare e per lo più vediamo dei cavalli e, a sorpresa, le rane. Andando avanti troviamo costruzioni originali ricoperte di vegetazione, come una specie di igloo verdi. Accanto ad uno dei laghi sorgono originali costruzioni fatte con tanti sassi sovrapposti.
Scendiamo da questo scenario lunare e ci fermiamo per la notte nel paese di Geilo uno dei parecchi centri invernali e che pure ha la stazione ferroviaria più in alto del Paese. L’indomani siamo pronti per affrontare la capitale. Passiamo la lunga foresta di Numedal con diversi laghi tra cui quello recente tristemente famoso, ossia quello di Tyrifjorden con l’isola di Utoya, teatro nel 2011 del massacro perpetuato da Anders Behring Breivik che è costato la vita a 77 persone.
Arrivati nella capitale, prima di addentrarci nel centro cittadino visitiamo il monumentale parco di Vigeland con le sue 227 sculture ed altre opere d’arte. Uno scenario unico che domina la città come pure la collina Holmenkollen scenario dello salto con gli sci. Torniamo giù e visitiamo il monumentale municipio, dove viene ogni anno assegnato il Premio Nobel per la pace. Poi le nostre gambe ci portano nella parte est della città. Andiamo a visitare l’originale e nuovo teatro dell’Opera. Una costruzione, finita nel 2008, che si affaccia letteralmente sul mare ed è un originale misto di vetro e marmo bianco italiano. Grande l’interno e incredibile l’esterno dove è letteralmente possibile camminare su tutta la costruzione visto che ha un tetto del tutto diagonale quasi a forma di un onda.
Rimasti affascinati da questa moderna costruzione ci dirigiamo verso la parte ovest e più verde. Dopo lo stretto centro cittadino andiamo verso la zona del parco e del Palazzo reale: un’oasi di verde dove solo le poche guardie ci fanno capire che qui vive la famiglia reale. Tutto attorno nei mesi estivi ci sono tanti cittadini e turisti che prendono il sole sui prati. Scendiamo dalla collina verde e andiamo a sud verso il porto e la zona che prende il nome di Aker Brygge, zona nota pure per lo spirito liberale e per alcolisti e drogati ma del tutto calma e ferma nell’idea di non volere bestie in casa.
Dall’altra parte c’è la zona di Akershus, una fortezza mai conquistata dove sono sepolti diversi monarchi norvegesi. Oggi alla sua entrata e su tutto il porto vigila la statua dedicata a Franklin D. Roosevelt. Ritorniamo un po’ indietro per goderci ancora un po’ del centro cittadino e della sua via principale, la Karl Johann.
Lasciamo la Norvegia con la nave che ci porterà verso la Danimarca e da qui proseguiremo verso casa. È il mezzo ideale per lasciare questo Paese e vedere ancora una volta le bellezze che può offrire un fiordo. Grande ma pure stretto, con diversi paesetti lungo la “strada” che dopo parecchie decine di chilometri ci porterà fino al mare aperto, nel Mare del Nord.
Con Oslo e il suo fiordo si chiude il nostro viaggio nella Norvegia del sud, dei fiordi, delle cascate, della natura incontaminata e delle sue grandi bellezze. Abbiamo di sicuro visto solo una piccola parte di quello che offre questo paese in cui si dovrebbe tornare, rigorosamente d’estate, per poterlo vivere ancora più a fondo.

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Pubblicato su Panorama il 15 dicembre 2013.

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