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Volete provare l’ebbrezza di superare i 3.000 metri di quota e non fare eccessiva fatica? Una soluzione c’è e non è tanto lontana. Si trova sulle Dolomiti ed è la Marmolada, teatro di una delle battaglie più atroci della grande guerra... Per arrivarci bisogna fare, però, qualche chilometro di strada, non troppi. Per chi parte da Fiume, si passa per Trieste fino a Portogruaro in autostrada, poi via Pordenone e Vittorio Veneto si arriva nella caotica Belluno. Passata questa città si iniziano a percorrere strade statali e di conseguenza più lente, via Agordo e Alleghe, e si arriva fino a Sottoguda e poi a Malga Ciapela.
Prima di affrontare la montagna conviene fare una sosta nel paesino di Sottoguda. È un classico luogo montano. Chiuso tra le grandi montagne, e come lo dice il nome, si trova sotto il monte Guda. Quello che lo rende particolare sono due cose. La prima che si nota subito sono i tanti negozi di ferramenta. Si tratta però di oggetti in ferro del tutto particolari, delle vere e proprie opere d’arte. Si possono trovare così farfalle, aquile, lumache e tanti altri animali. Il tutto è esposto in strada o sulle case di negozi e non. L’altra particolarità è che ci sono tanti manichini con addosso gli abiti tipici del villaggio, ovviamente domina il “montanaro style”...
Attraversato tutto il paesino si arriva all’entrata di un vero e proprio capolavoro di madre natura. Si tratta dei Serrai di Sottoguda, un vero e proprio canyon con pareti a picco alte centinaia di metri con spazio ridotto tra l’una e l’altra. È percorso per intero dal torrente Pettorina che forma diverse cascate e ripide. Per passare i Serrai ci vogliono almeno 30 minuti. È un percorso di circa due chilometri durante i quali si possono ammirare pure la statua della Madonna dei Serrai situata in una grotta naturale, la chiesetta di Sant’ Antonio e tante cascate. Attraversando a passo lento questa zona quasi non ci si rende contro che alla fine si è fatta una salita di alcune centinaia di metri. Per chi ha più fretta o magari non se la sente di camminare tanto c’è un trenino che collega Sottoguda con Malga Ciapela.
Alla fine della salita eccoci al villaggio di Malga Ciapela, l’ingresso della Marmolada. Parte da qui, infatti, una delle tante funivie dirette alle cime di questo gruppo montuoso. Il palazzo della funivia si trova a una quota di 1.450 metri (altezza notevole per chi non è abituato alla rarefazione d’ossigeno), per capirci meglio poco più in alto della cima del nostro Monte Maggiore. Inizia da qui la vera avventura sulle montagne. Per arrivare sopra i 3.300 metri bisogna però prendere ben tre funivie. La prima, infatti, ci porterà in appena sei minuti a quota di 2.350 metri di quota. Si tratta della stazione intermediaria di
Coston d’Antermoja. È proprio di passaggio perché oltre al magnifico panorama non offre nulla di più. Proseguiamo subito avanti, verso la prossima tappa/funivia. Questa in ulteriori sei minuti ci porterà quasi in cima. Infatti si arriva fino alla stazione di Serauta situata a 2.950 metri di quota. È qui che si può trovare di tutto però la lasciamo per dopo e proseguiamo fino alla fine. L’ultima funivia ci porta così fino a Punta Rocca, a 3.265 metri sopra il livello del mare. La stazione infatti si trova proprio di fronte a Punta Penia, la vetta più alta delle Dolomiti, posta a 3.342 m.
Arrivare a queste quote può creare problemi e scompensi anche gravi. Ogni organismo reagisce diversamente alla rarefazione d’ossigeno e non per niente tutti i passeggeri ne vengono informati: un mal di testa o dei giramenti limitati sono possibili. Se proprio il tutto è forte o/e accompagnato da vomito, la persona viene subito riportata alla stazione precedente posta più in basso. Per cui, arrivati in cima, conviene procedere a ritmo lento, anzi lentissimo, per salire le scale che portano al tetto. Si tratta di un tetto panoramico dove, nuvole permettendo, si possono ammirare le Dolomiti e le tante cime. Un panorama fantastico in tutte le direzioni. Il paesino di partenza, Malga Ciapela, non è visibile però si può notare quello di Fedaia con il suo grande lago artificiale. Dopo un po’ di tempo, quando il corpo ha fatto pace con l’organismo, è possibile fare una passeggiata nei dintorni. Il tutto sempre a ritmo molto lento e facendo pure in seconda, ma non meno importante, battuta attenzione al ghiaccio. Si arriva così a una cima vicina per godere di un panorama più ampio e lontano dal palazzo della funivia. Se non si vuole fare una scalata più seria e lunga dopo poco si può tornare indietro fino a Serauta, sempre mediante funivia. Anche se ci troviamo ad una quota importante alla fine dell’estate qui la neve è quasi del tutto assente. Ce n’è ben poca. Anche se all’inizio di settembre, come turisti, passiamo letteralmente tutte e quattro le stagioni in una volta sola le temperature arrivavano fino ai 10 gradi sopra lo zero. A Punta Rocca si trova anche la Grotta della Madonna: una caverna simile a quelle che i soldati scavarono negli anni 1916-1917 per ripararsi dalle intemperie e dal nemico. La grotta-cappella, simbolo di pace, ospita la statua della Madonna donata e consacrata da Giovanni Paolo II in occasione della sua visita sulla Marmolada il 26 agosto 1979.

GRANDE GUERRA
Scesi a Serauta si vede che è un posto ricco di contenuti e per tutti il punto di riferimento è il ristorante. Difficilmente si può trovare così vicino un altro punto di ristoro o riposo dopo le fatiche a queste quote così importanti. Anche se risulterebbe più interessante una visita al museo. Sì forse non tutti si aspettano in questa zona un’istituzione simile, però non è fuori luogo. Infatti su queste montagne nel corso della Grande Guerra si sono svolte delle grandi battaglie tra Italia e Austria, ma non solo.
Le operazioni belliche sulla Marmolada possono distinguersi in tre fasi temporali: dal 24 maggio 1915 alla primavera 1916, dal marzo 1916 al febbraio 1917 e dal febbraio al 4 novembre 1917. Altissimo fu il numero di vittime. Proprio alle battaglie di alta quota e alla Prima Guerra Mondiale è dedicato il museo, che inoltre è il museo situato più in alto in Europa. Due piani più in basso rispetto al ristorante e la zona della funivia, si possono vedere i resti delle battaglie. Tanti i cimeli rimasti che illustrano quei giorni di duri scontri e quali erano le armi utilizzate. Sono esposti varie uniformi, cappotti, mezzi utilizzati per creare le trincee, i campi base, mezzi per la cucina da campo, fucili di tutte le specie, maschere antigas, sci e tanto altro. Da osservare con calma e alla fine soffermarsi e riflettere specie dopo il il filmino d’epoca, ripreso proprio su queste montagne.
Finita la visita al museo, conviene uscire e fare una passeggiata. Subito fuori dal palazzo troviamo un cannone e il monumento dedicato ai caduti. Scendendo ancora troviamo segni di quanto aspre furono le battaglie. Nella montagna vicina ci sono trincee con tanto di grotte e bunker. Oggi sono protetti e resi visitabili in buona parte ai turisti. Per quelli più preparati si può arrivare pure in cima. Anche qui troviamo lapidi e resti militari. E poi per gli appassionati di fatti militari e non, è un importante momento di storia, da rivivere e “toccare con mano” .
Ora non ci rimane altro che tornare fino a Malga Ciapela e lasciare queste stupende montagne e un panorama che ci rimarrà scolpito per sempre nella mente.

LAGO E DIGA
Ma la gita non deve per forza finire così. Infatti da Serrauta e da Punta Rocca si vede benissimo il grande lago di Fedaia. Ci si arriva in pochi minuti da Malga Ciapela. I due paesini sembrano vicini, ma poi in fatto di chilometri è del tutto diverso. Infatti bisogna “guadagnare” ben 600 metri di quota e passare una lunga serie di tornanti. Però conviene. Arrivati a livello del lago, posto a poco più di 2.000 metri di quota, si ha modo di osservare un altro panorama eccezionale: natura incontaminata e per di più il tutto incastonato fra le montagne. Prima si passa un lago più piccolo, poi si arriva a quello più grande. Si nota ben presto che si tratta di un sistema idrico artificiale. Arrivando si supera la diga di “terra” chiamata Controdiga di Maria al Lago e poi un paio di chilometri più avanti, passando per delle gallerie semi-aperte, si arriva al paesino di Fedaia dove c’è la vera diga grande. Il paesino in qualche modo è diviso in due frazioni e collegato dalla diga che è percorribile in macchina. La diga occidentale è lunga ben 622 metri, alta 57 metri e spessa alla base 42 metri. Oltre a formare il lago questa diga dal 1956 è pure una centrale idroelettrica. Visto che il lago è lungo circa due chilometri è molto più semplice percorrerlo a terra a piedi, o magari in bicicletta, ma sempre lentamente in modo da godersi le montagne che lo circondano, dal sud la Marmolada e dal nord il massiccio della Mesola. E poi in seguito la Val de Ciampié che è la continuazione delle diga. Gli amanti del cinema riconosceranno queste zone, infatti sono state filmate qui alcune delle scene più spettacolari del film d’azione “The Italian Job” del 2003.

Regina delle Dolomiti
La Marmolada detta pure la Regina delle Dolomiti si trova tra le provincie di Belluno e Trento. La più alta cima delle Dolomiti con la quota massima posta a 3.343 metri sopra il livello del mare è Punta Penia. Durante la Grande guerra la Marmolada segnò un tratto del fronte italo-austriaco, e la montagna fu teatro di scontri, come confermano le postazioni ancora visibili sui versanti est e nord. Gli austriaci per difendersi scavarono addirittura un labirinto di gallerie all’interno del ghiacciaio chiamate “La città di ghiaccio”, ora scomparse a causa del naturale movimento della calotta verso valle. Oggi la Marmolada è meta di sciatori e alpinisti, e le località circostanti come Canazei e Malga Ciapela sono dei rinomati centri turistici attivi tutto l’anno. Quest’anno la cima era raggiungibile con una serie di funivie, che possono trasportare 70 persone, dalla fine di giugno fino a metà settembre. La stagione invernale sarà aperta dall’inizio di dicembre fino alla fine di aprile meteo permettendo, lasciando così ai sciatori la possibilità di godersi le interminabili piste che scendono in tutte le direzioni.

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Pubblicato su Panorama il 30 settembre 2018.

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