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Lituania, Lettonia ed Estonia, terre per noi non tanto lontane quanto, e molto di più, sconosciute. Proseguendo idealmente il viaggio iniziato nello scorso numero, vediamo come si presentano al giorno d’oggi. Della loro storia - fatta salva l’appartenenza all’Unione Sovietica - sappiamo ben poco. Allo stesso modo poco o nulla possiamo dire in merito alle bellezze paesaggistiche. Il viaggio ci aiuterà a capire che le loro storie hanno nel contempo “peculiarità parallele” e radicalmente opposte. La Lituania, che a lungo ha condiviso la storia con la Germania e la Polonia, è strettamente legata in particolare a quest’ultima. La Lettonia, complice la fortissima minoranza russa (quasi il 40 p.c.) è inevitabilmente legata alla Russia pur non confinando con essa. Infine l’Estonia, la più settentrionale, è oggi quasi un tutt’uno con la Finlandia. Biciclette in autostrada?!?

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Conclusa l’esplorazione dell’area scandinava, mentre la parabola estiva infila la fase discendente si opta per un viaggio nell’Europa settentrionale, ovvero si va a visitare e conoscere da vicino la parte orientale del mar Baltico, caratterizzata da Paesi a noi generalmente poco conosciuti, di cui al massimo sappiamo che ancora al giorno d’oggi “fanno i conti” con i decenni passati tra le “mani”dell’Unione Sovietica.
Partiti all’alba da Zagabria, con tappe intermedie per raccogliere gli ultimi escursionisti a Varaždin e Čakovec, nel primo pomeriggio arriviamo a Vienna, per la cronaca la prima delle tante capitali visitate. In una giornata afosa facciamo per prima una visita panoramica della città per uscire poi nel pieno centro cittadino. Visitiamo così in primo luogo il maestoso Duomo di Santo Stefano in pieno rinnovamento esterno. Lungo la strada “tocchiamo” le altre grandi attrazioni turistiche, dalla facciata dell’Holfsburg al Michaelertrakt, alla Votivkirche - fatta erigere come attestazione di ringraziamento per un attentato fallito all’imperatore Francesco Giuseppe dal fratello, l’arciduca Ferdinando Massimiliano e, per un brutto scherzo del destino, inaugurata nel 1879, 22 anni dopo che questi fu fucilato in Messico - a svariati musei e al Parlamento nazionale. Meno di quattro ore per una visione sintetica ma impressiva di questa città di 1,6 milioni di abitanti, che nel corso della storia ha avuto un’influenza di primo piano nelle terre da cui proveniamo.

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L’incantevole Ferrara e il Delta del Po, quindi Riccione e Rimini, tra le principali località di vacanza lungo la Costa Romagnola, poi San Marino, testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal Medioevo (e dal 2008 inserita dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità), infine la magnifica e misteriosa Ravenna bizantina, città sospesa fra oriente e occidente. Il nostro è stato un itinerario ricco di storia e di cultura, un percorso di grande fascino che, partito da Fiume, ha avuto la sua prima tappa a Ferrara.

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Nel 1984 Sarajevo ha ospitato i Giochi della XIV Olimpiade invernale, che si è tenuta per la prima volta in un Paese socialista. Un sogno cullato a lungo divenne realtà nel 1978, quando all’attuale capitale della Bosnia Erzegovina fu assegnata (un po’ a sorpresa, battendo tra l’altro la concorrenza della giapponese Sapporo) l’organizzazione dei Giochi, che si svolsero tra l’8 e il 19 febbraio 1984. Per un Paese, la Jugoslavia, che viveva una quasi permanente crisi economica, alle prese con una difficile transizione dopo la morte di Tito, l’organizzazione delle Olimpiadi era una grande sfida, che Sarajevo (con il supporto delle altre repubbliche) affrontò con piglio e portò a termine con successo. L’allestimento dei Giochi diede un grande impulso allo sviluppo delle infrastrutture urbane: la città riuscì a “mettersi in ordine” e a guadagnare 12.000.000 di dollari. Inoltre, fu ricostruita la rete di impianti per gli sport invernali, con criteri di progettazione e realizzazione molto avanzati per quel tempo, con autentici fiori all’occhiello il Villaggio olimpico - un intero quartiere costruito ex-novo - ed il trampolino per i salti, oggi in uno stato di completo abbandono e rovina...
L’Olimpiade si chiuse in un’atmosfera festosa e serena, frutto dell’apertura e della coinvolgente ospitalità che la città offrì durante i Giochi della neve. Nessuno poteva immaginare che solo pochi anni più tardi, con lo scoppio della guerra in Bosnia, Sarajevo sarebbe stata vittima del più lungo assedio nella storia bellica moderna (durato dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1995), che portò lutti (10 mila morti e 50 mila feriti) e distruzione, con molti di quelli che furono campi di gara trasformati in installazioni militari e campi di battaglia. A 25 anni di distanza dallo storico appuntamento olimpico, accompagnato dal giornalista locale Ramiz Hajdarević, ho avuto la possibilità di visitare la città e i suoi impianti sportivi.

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Raccontiamo e illustriamo un lungo viaggio in autobus e nave nel Nord Europa, un percorso che ci ha permesso di conoscere molte città e visitare sei bellissime capitali. Un itinerario che ci ha portato spesso a “scavalcare” diversi confini di stato nell’arco di una sola giornata. Già il primo giorno ne abbiamo attraversati tre...

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Il turismo in Croazia è on line? I vari operatori hanno capito le possibilità di questo mezzo di comunicazione? Sono pronti e ci tengono ai clienti che usano questo media? Sanno e vogliono comunicare via internet? A queste ed altre domande ecco quali risposte si possono ottenere oggi in Croazia.
L’idea di base era semplice. Il sottoscritto aveva l’idea di partecipare a un viaggio organizzato “generico” all’estero, giovandosi di un’agenzia. Inizio inevitabile: individuare una meta precisa. Oggi operano on line tante agenzie per cui l’offerta abbonda. Ci sono tantissimi itinerari da percorrere con pulman, in aereo, in nave, viaggi transoceanici ed altro ancora. Insomma ce n’è per tutti i gusti.

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Arrivare al Parco naturale di Kopački rit è semplice. Una volta giunti a Osijek, basta passare il vecchio ponte ottomano e prendere la strada verso la Baranja. Passato il Danubio entriamo in un altro mondo. In un mondo di campagna, silenzio e tanto verde. La flora e la fauna man mano prendono il sopravvento sulle zone abitate. Passiamo il paese di Bilje e ci dirigiamo verso quello di Kopačevo, la porta naturale della riserva. Nella sua estremità settentrionale sorge l’entrata al Parco. Tempo fa è rimasta vittima di un incendio e per cui i lavori di restauro sono in corso e a breve dovrebbe tornare agli antichi splendori. Qui compriamo il biglietto d’entrata. Ci sono tanti tipi di itinerari in base alle volontà del visitatore. Si può optare per la visita semplice che include una “crociera” lungo il canale principale del Parco e poi la visita al complesso del castello di Tikveš. Oppure, per una di quelle “più esigenti”. Ci sono le gite con canoe, o accompagnati dai ranger nei punti più nascosti del Parco. Noi optiamo per la visita a bordo di uno dei battelli panoramici che ci accompagnerà lungo la gita sul lago di Sakadaš e poi lungo il cosiddetto nuovo canale. Ci imbarchiamo e iniziamo ad ammirare il panorama del parco. L’unico rumore è quello degli uccelli, che sono tantissimi e di innumerevoli tipi (Kopački rit è una delle più importanti aree per l’osservazione dell’aviofauna in Europa). Passiamo accanto a un’isola quasi completamente “trasformata” in un grande nido. Imboccato il nuovo canale che costeggia per diversi chilometri il versante meridionale del Parco. L’opera fu costruita alcuni anni fa per limitare i danni che posso derivare dalle inondazioni del Danubio e della Drava. Lungo il tragitto la guida del battello ci illustra la formidabile biodiversità del Parco. Effettivamente pare di essere in un limbo nel cuore del vecchio continente, dove la flora e la fauna sembrano non avere subito l’influenza umana. Vedere gli animali lungo il tragitto è difficile. Non perché non ci sono, ma perché sono talmente bene mimetizzati nella natura che ad un ignaro turista sfuggono facilmente alla vista. Eventualmente si riesce a vedere qualche rana o qualche serpente d’acqua. Se poi siamo vicini all’estate vi faranno compagnia pure le zanzare che da questa parti inevitabilmente abbondano. Nell’area di Kopački rit ne sono state censite ben 25 tipi.

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Đakovo è una città della Slavonia orientale a due passi da Osijek, conosciuta in tutto il mondo sostanzialmente per due cose. La prima è la cattedrale di San Pietro, edificata tra il 1866 e il 1882, e definita da Papa Giovanni XXIII come la più bella chiesa tra Venezia e Istanbul. I suoi sette altari riccamente ornati, le numerose statue, i rilievi e gli affreschi di famosi maestri non lasciano nessuno indifferente. L’altro motivo di vanto di Đakovo è la sua scuderia (oggi Scuderia nazionale croata), una delle più vecchie in Europa, fondata nel 1506, per volontà del vescovo Mijo Kesarić che le donò 90 purosangue arabi.

L’arrivo dei lipizzani
Nel 1706, in seguito alla cacciata dei turchi dall’area di Đakovo il vescovo Đuro Patačić rinnovò l’allevamento acquistando a Istanbul 8 stalloni e 18 cavalle arabe. Nel 1719 il vescovo Petar Bakić acquistò ulteriori 30 cavalli arabi, scambiandoli con altrettanti ettari di boschi di quercia (dalla quercia della Slavonia si ricava uno dei legni più pregiati al mondo, ricercatissimo soprattutto dai bottai, ossia dai produttori di vino).
Nel 1806 a Đakovo giunsero 300 lipizzani che gli austriaci fecero evacuare da Lipizza per non farli cadere in mano ai francesi. Nel 1854, su decisione del vescovo Josip Juraj Strossmayer, la scuderia si specializzò nell’allevamento dei lipizzani. Le linee d’allevamento odierne della scuderia di Đakovo discendono tutte dagli otto esemplari acquistati dal grande mecenate croato: le fattrici Contesa, Sfinga, Tapia, Alka, Romana, Austria e Sorta, nonché lo stallone Favory Calma. Nei decenni successivi i cavalli allevati a Đakovo si aggiudicarono innumerevoli riconoscimenti.

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Norimberga, Dresda, Vukovar, tre città distrutte dalle guerre e fatte tornare alla vita. Però secondo tre percorsi storici diversi. Norimberga e Dresda sono state ricostruite in maniera così accurata che le guide vi devono far notare che case e palazzi sono solo copie fedeli non più vecchie di 60 anni. A Vukovar le vicende belliche si sono concluse quarant’anni dopo. Come si presenta oggi la città?
Facciamo un passo indietro. Già forti, le tensioni s’inaspriscono all’inizio degli anni ‘90. Nell’estate 1991 da oltre il Danubio arrivano le prime granate, la produzione agricola, i commerci, l’attività portuale si bloccano. Bombardata di continuo da agosto a novembre, Vukovar vive un assedio sempre più stretto sino all’inevitabile resa del 18 novembre. Seguono gli anni dell’occupazione fino a che, nell’estate 1995, ossia 24 anni fa, è liberata e reintegrata nello stato croato.
Come si presenta oggi e cosa offre al turista?

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