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Đakovo è una città della Slavonia orientale a due passi da Osijek, conosciuta in tutto il mondo sostanzialmente per due cose. La prima è la cattedrale di San Pietro, edificata tra il 1866 e il 1882, e definita da Papa Giovanni XXIII come la più bella chiesa tra Venezia e Istanbul. I suoi sette altari riccamente ornati, le numerose statue, i rilievi e gli affreschi di famosi maestri non lasciano nessuno indifferente. L’altro motivo di vanto di Đakovo è la sua scuderia (oggi Scuderia nazionale croata), una delle più vecchie in Europa, fondata nel 1506, per volontà del vescovo Mijo Kesarić che le donò 90 purosangue arabi.

L’arrivo dei lipizzani
Nel 1706, in seguito alla cacciata dei turchi dall’area di Đakovo il vescovo Đuro Patačić rinnovò l’allevamento acquistando a Istanbul 8 stalloni e 18 cavalle arabe. Nel 1719 il vescovo Petar Bakić acquistò ulteriori 30 cavalli arabi, scambiandoli con altrettanti ettari di boschi di quercia (dalla quercia della Slavonia si ricava uno dei legni più pregiati al mondo, ricercatissimo soprattutto dai bottai, ossia dai produttori di vino).
Nel 1806 a Đakovo giunsero 300 lipizzani che gli austriaci fecero evacuare da Lipizza per non farli cadere in mano ai francesi. Nel 1854, su decisione del vescovo Josip Juraj Strossmayer, la scuderia si specializzò nell’allevamento dei lipizzani. Le linee d’allevamento odierne della scuderia di Đakovo discendono tutte dagli otto esemplari acquistati dal grande mecenate croato: le fattrici Contesa, Sfinga, Tapia, Alka, Romana, Austria e Sorta, nonché lo stallone Favory Calma. Nei decenni successivi i cavalli allevati a Đakovo si aggiudicarono innumerevoli riconoscimenti.

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Norimberga, Dresda, Vukovar, tre città distrutte dalle guerre e fatte tornare alla vita. Però secondo tre percorsi storici diversi. Norimberga e Dresda sono state ricostruite in maniera così accurata che le guide vi devono far notare che case e palazzi sono solo copie fedeli non più vecchie di 60 anni. A Vukovar le vicende belliche si sono concluse quarant’anni dopo. Come si presenta oggi la città?
Facciamo un passo indietro. Già forti, le tensioni s’inaspriscono all’inizio degli anni ‘90. Nell’estate 1991 da oltre il Danubio arrivano le prime granate, la produzione agricola, i commerci, l’attività portuale si bloccano. Bombardata di continuo da agosto a novembre, Vukovar vive un assedio sempre più stretto sino all’inevitabile resa del 18 novembre. Seguono gli anni dell’occupazione fino a che, nell’estate 1995, ossia 24 anni fa, è liberata e reintegrata nello stato croato.
Come si presenta oggi e cosa offre al turista?

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