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Dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale il mondo del calcio ha registrato di anno in anno tantissime novità. Già nei primi anni dopo la fine delle ostilità, le competizioni avevano subito numerosi cambiamenti, mentre il processo di riforma aveva investito pure le organizzazioni calcistiche nazionali e regionali. Tutte queste novità avevano avuto riflessi non indifferenti anche sui risultati conseguiti in quel periodo dalle squadre dalmata e in primis da quelle spalatine. Comunque a partire dalla fine degli anni ‘50 la situazione aveva cominciato a stabilizzarsi e i campionati avevano acquisito una certa regolarità senza più cambiamenti repentini. Per far sì che il mondo del calcio in Dalmazia potesse organizzarsi meglio e anche svilupparsi di più, fu presa la decisione di dividere la Federcalcio locale in più parti. Così l’Assemblea delle Federcalcio spalatina, tale di nome, ma in realtà espressione di tutta la realtà dalmata, il 22 marzo del 1959 decise di creare delle sottofederazioni che facessero capo alle città di Ragusa (Dubrovnik), Sebenico e Zara. Grazie a questa riforma la Federcalcio spalatina si limitò a organizzare le competizioni per le squadre di Spalato, Sinj, Traù (Trogir), Imotski, Almissa (Omiš), Brazza (Brač), Lesina (Hvar) e Lissa (Vis).
Nel marzo del 1969 la Federcalcio spalatina decise di cambiare il proprio nome in Federcalcio del Comune di Spalato, alla quale però continuarono a fare capo le città che rientravano nell’ambito della vecchia Federazione sorta dopo la divisione del 1959. La stessa Assemblea lanciò pure l’appello per la reintroduzione della Federazione dalmata, al fine di rafforzare la struttura organizzativa calcistica in tutta la Dalmazia. Alla carica di nuovo presidente venne nominato Dinko Bilač, i vicepresidenti furono Tomislav Vladić e Luka Majstorović, mentre il segretario fu Ivo Svalina. Nella presidenza vennero eletti pure Ivo Mrčić, Zdravko Arapović, Ivo Tadić, Božo Bakotić e Ivo Eterović. Nel Consiglio d’Amministrazione invece furono nominati Ivo Mrčić, Ivo Svalina, Dinko Bilač,Ivo Eterović, Ivo Tadić, Srećko Čudina, Vlado Rađa e Zlatko Bošnjak.

 

Il cinquantenario
A seguire nel 1970 venne solennemente celebrato il 50.esimo anniversario della Federcalcio dalmata. In quell’occassione la Federcalcio nazionale decise di conferire onorificenze a ben 56 giocatori e dirigenti della Federcalcio dalmata che si erano distinti nel corso degli anni. Tra i vari premiati ci furono Frane Matošić, Luka Kaliterna e Leo Lemešić. Inoltre venne nominato un nuovo presidente nella persona di Zdravko Arapović.
All’Assemblea del 28 gennaio del 1978 venne approvato un nuovo Statuto. Si decise pure di organizzare sezioni della Federcalcio nelle città di Traù (Trogir), Imotski, Almissa (Omiš), Brazza (Brač), Lesina (Hvar) e Lissa (Vis).
All’Assemblea del 20 gennaio del 1979 venne data luce verdeo all’organizzazione degli eventi in occasione del 70.esimo anniversario della Federazione. Così si decise di affiggere una targa sul palazzo nel quale era stata fondata la Federazione stessa. Si cominciò a lavorare alla monografia sui primi sei decenni dell’organizzazione calcistica. Inoltre l’Assemblea decise di cominciare a preparare le varie onorificenze da consegnare alle persone che si erano distinte negli anni per il proprio lavoro nell’ambito della Federcalcio dalmata. Così nel 1980 alla carica di nuovo presidente fu nominato Dušan Veselinović. Inoltre, finalmente, i centri minori di Traù (Trogir), Imotski, Almissa (Omiš), Brazza (Brač), Lesina (Hvar) e Lissa (Vis) divennero indipendenti nell’ambito della Federazione e cominciarono a organizzare le proprio competizioni, creando così le condizioni per un ulteriore sviluppo del calcio nella regione.

Nuova organizzazione
Seguirono poi anni contrassegnati dalle doppia presidenza di Paško Vidak. Durante il suo mandato si passò a una completa riorganizzazione della Federazione. Vennero approvati i nuovi statuti e le regole per la registrazione dei giocatori. Tutte le società furono invitate ad adeguarsi alle nuove norme e a registrare nuovamente i propri giocatori in linea con le nuove disposizioni. Poi nel 1985 a succedere a Vidak fu Goran Čulić. Da una parte per la Federcalcio questo cambiamento rappresentò un momento di difficoltà visto il grande ruolo svolto negli ultimi anni di Vidak, mentre dall’altra si trattò di un grande onore visto che Vidak venne nominato presidente della Federcalcio croata e fu posto a capo della regione dalmata. Nel 1990 si arrivò alle celebrazioni solenni del settantesimo anniversario della Federazione. Diverse furono le iniziative tra cui l’Assemblea solenne alla stadio del Poljud svoltasi il 21 aprile. Inoltre uscì dalle stampe un’ulteriore monografia della Federcalcio. Gli anni a seguire furono molto turbolenti, non soltanto a causa degli eventi bellici, ma pure per motivi puramente calcistici. Il nuovo anno iniziò con le dimissioni di Paško Vidak, al quale subentrò Goran Čulić. Però questi rimase in carica soltanto fino al 1.mo luglio ossia fino alla riunione della nuova Assemblea elettiva. A quest’Assemblea, oltre all’approvazione del nuovo Statuto, venne nominata la nuova presidenza. Alla carica di presidente fu eletto Ante Petričević, mentre nella presidenza furono inclusi Anton Buble, Goran Čulić, Joško Glavina, Ante Plazibat, Goran Tenžera, Ivan Gabrić e Mate Tomić.

I successi dell’Hajduk
Però facciamo un passo indietro. Anche se lo sviluppo della Federazione spalatina inizialmente era stato lineare a livello puramente calcistico, non erano mancati diversi alti e bassi da parte delle squadre dalmate e in primis di quelle che facevano capo alla città di Spalato. Dalla fine degli anni ‘50 fino alla dissoluzione dell’ex Jugoslavia, a militare regolarmente nella Prima lega nazionale era rimasto solamente l’Hajduk di Spalato. La squadra era riuscita a vincere altri quattri titoli nazionali, tutti negli anni ‘70, grazie a una generazione d’oro, contrassegnata da giocatori di prim’ordine. I titoli erano stati vinti nelle stagioni 1970/71, 1973/74, 1974/75 e 1978/79. Per il resto i bianchi di Spalato erano rimasti sempre ai vertici della classifica. Avevano sfiorato il titolo nella stagione 1982/83, quando erano stati sconfitti nell’ultimo turno, mentre il diretto avversario, il Partizan di Belgrado, aveva pareggiato e si era laureato campione nazionale. Il fondo era stato toccato nella stagione 1987/88 quando la compagine spalatina era finita al 13.esimo posto, addirittura a un solo punto dalla zona retrocessione! Delle altre squadre, una nuova presenza in Prima lega l’aveva registrata soltanto lo Split nella stagione 1960/61; ma la squadra spalatina era arrivata penultima ed era di nuovo retrocessa in Seconda lega. Con la riforma della serie cadetta, la presenza delle squadre dalmate nel torneo fu decisamente maggiore. Però con un solo successo per quanto concerne la qualificazione nella massima serie. Subito nella prima stagione 1958, a far parte del girone occidentale furono lo Split che si piazzò al terzo posto e lo Šibenik che si dovette accontentare dell’ottavo posto.
Le due squadre poi per anni rimasero in seconda divisione e fecero onore al calcio dalmata. Unicamente lo Split retrocesse a più riprese, ma si riprese velocemente. Così si andò avanti fino all’estate del 1968. Il calvario delle qualificazioni croate non portò nessun’altra squadra dalmata nella serie cadetta. Però con i cambiamenti di carattere organizzativo e con la formazioni di ben quattro gironi di Seconda lega, nell’estate del 1968 nella serie cadetta arrivò pure lo Zadar. Però gli zaratini riuscirono a trascorrere solamente due stagioni tra i cadetti.

Una sfilza di retrocessioni
Nell’estate del 1971 arrivò al successo lo Junak di Sinj, che però rimase “nell’Olimpo” soltanto per una stagione. Nell’estate del 1973 ci fu un’ulteriore riforma delle competizioni nazionali e così la Seconda lega venne di nuovo ridotta a due soli gironi. Solamente lo Šibenik riuscì a sopravvivere, mentre lo Split fu retrocesso in Terza lega, ossia a livello croato. Alla fine del 1975 retrocedette pure lo Šibenik, per cui la Dalmazia rimase per la prima volta senza una squadra nella serie cadetta. La crisi andò avanti fino all’estate del 1980 quando finalmente una squadra dalmata riuscì a compiere la scalata nella serie superiore. Fu la volta infatti del GOŠK/Jug di Ragusa (Dubrovnik), che riuscì a “sopravvivere” a lungo nella serie cadetta. Nel 1981 da registrare un successo storico per il Solin di Salona, che divenne il nuovo membro della Seconda lega.
Lo Šibenik tornò in Seconda lega appena nel 1983, quando uscì di scena il Solin. Finalmente nel 1984 ci fu pure il rientro dello Split. Così nella stagione 1984/85 ci furono per la prima volta ben tre squadre dalmate nella serie cadetta. Poi a rientrare fu pure lo Zadar e il numero delle compagni dalmate salì a quota quattro. Poi di nuovo il declino; nella lega unificata a rappresentare la Dalmazia furono in due, lo Šibenik e il GOŠK/Jug di Ragusa (Dubrovnik). E così si arrivò all’anno della dissoluzione della Jugoslavia, quando le due squadre, nell’estate del 1991, si ritirarono dalla Seconda lega dell’ormai ex Federazione jugoslava.

Un ruolo importante
Anche se furono poche le squadre dalmate nella Seconda lega della Jugoslavia il loro ruolo non fu secondario. Nella classifica di tutti i tempi, tra le 154 squadre presenti in totale, lo Šibenik si “piazza” all’ottimo ottavo posto. Con ben 803 partite disputate! Mentre al 26.esimo posto troviamo il GOŠK/Jug di Ragusa. Se guardiamo invece ai dati riferiti al numero delle stagioni trascorse in Seconda lega, lo Šibenik è a quota 26, il GOŠK/Jug di Ragusa (Dubrovnik) a quota 16, lo Split a 15, lo Zadar a quattro, il Mornar (Spalato) e il Solin a due, mentre una solo presenza la registrano lo Junak (Sinj), il Neretva (Metković) e lo Zmaj (Makarska).
Peccato che solamente lo Split riuscì in due occasioni a qualificarsi in Prima lega.
Alla fine degli anni ‘80 nacque pure la Terza lega della Jugoslavia divisa in ben quattro gironi. Vi parteciparono anche squadre dalmata. Subito al primo campionato della stagione 1988/89 ne fecero parte Split, Primorac (Stobreč) e Zadar. Poi arrivò pure lo Junak di Sinj. Nell’ultima stagione contrassegnata dalla presenza delle società croate, lo Zadar vinse pure il titolo; però poi assieme alle altre squadre croate si ritirò dalle competizioni.
Anche se a livello nazionale furono poche le squadre dalmate che si distinsero in quanto a risultati, furono numerose quelle che giocarono nel campionato croato. Con la riforma delle competizioni a livello nazionale del 1958 come pure di quelle di carattere repubblicano, a trarre profitto dalla nuova formula organizzativa furono proprio le squadre dalmate. Infatti il campionato croato venne diviso in ben otto gironi e tra questi uno fu esclusivamente dalmata con 12 squadre: Jadran (Castel San Giorgio-Kaštel Sućurac), Junak (Sinj), Slaven (Traù-Trogir), Orkan (Dugi Rat), Dalmatinac (Spalato), Zmaj (Makarska), Solin, Val (Castel Vecchio-Kaštel Stari), Rudar (Siverić), Metalac (Zara), Zadar e Tekstilac (Sinj). Primo campione del campionato/girone dalmata fu lo Jadran di Castel San Giorgio (Kaštel Sućurac). Poi a vincere furono Dalmatinac (Split), Solin e di nuovo la Jadran di Castel San Giorgio-Kaštel Sućurac per altri due anni. Indi toccò allo Split (che si qualificò in Seconda lega) e allo Zadar (pure poi qualificato). Nel 1965/66 fu la volta del Dubrovnik. Seguirono poi Split, Zadar, Slaven (Traù-Trogir) e Junak (Sinj). A partire dalla stagione 1970/71 la Dalmazia fu divisa in due gironi, nord e sud. Tra le nuove squadre campioni da notare l’Omiš e il Neretva di Metković. Poi nell’estate del 1973 si tornò al girone unico croato e a prenderne parte furono Zadar, Split, Neretva (Metković) e GOŠK (Dubrovnik). Si rinunciò ben presto a questa formula e il campionato venne diviso in due gironi, nord e sud. In quello meridionale le squadre dalmate la fecero da padrone arrivando spesso prime: Šibenik (1976), Zadar (1977), Solin (1978). Nel 1979 si ritornò al girone unico e il dominio dei club dalmati continuò con i titoli conquistati da GOŠK (Duborvnik) nel 1980, Solin (1981) e Šibenik (1983)
Si conclusero con la conquista di questi titoli le competizioni delle squadre dalmate nell’ambito della Jugoslavia. Tanti gli alti e bassi. Svariati furono i successi conseguiti nelle varie competizioni, con la presenza di un numero sempre più grande di squadre.(3 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 5 maggio 2018.

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