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Come visto nella precedente puntata, l’inizio del 1935 per la squadra di Zara non si presentava sotto i migliori auspici. I risultati era tutto sommato positivi, nonostante i problemi, in primo luogo di carattere finanziario. Le difficoltà più serie emersero a partire dalla metà di marzo. Dopo la vittoria del 17 marzo contro il Portocivitanova, il campo della squadra di calcio si trasformò in un cantiere. La costruzione della Casa del Balilla impose qualche sacrificio. Così la squadra si trovò priva della possibilità di giocare le partite casalinghe. Il tutto, come abbiamo visto, portò alla “discesa” in classifica e alla mancata qualificazione al rango superiore, che tutto sommato, era a portata di mano. Nonostante la volontà della autorità cittadine di trovare soluzioni alternative tutto fu vano, tanto che la squadra dovette ritirarsi dalle competizioni ufficiali. Le regole in materia erano chiare, però Zara e provincia non avevano nessun campo di calcio adeguato. Dopo circa un anno di lavori, il campo di “Val de’ Ghisi” ritornò in funzione. Però fu una beffa. Infatti le dimensioni erano ridotte, tante che non poteva essere omologato dalla Federcalcio, facendo cadere nello sconforto tutti gli amanti del calcio a Zara. Persa la stagione 1935/36 per la reale mancanza di un campo di calcio, pure la stagione 1936/37 andò in fumo, stavolta perché il rettangolo di gioco era troppo “piccolo”.


Un nuovo campo a San Giovanni
Una cosa era sicura. Bisognava prendere misure radicali, fuori dagli schemi di quegli anni. Il campo di “Val de’ Ghisi” a meno di interventi di vasto respiro era perso. Non vi erano alternative a portata di mano. Vista la situazione due entusiasti, Gianni Grigillo e Umberto Detoni, decisero di ricostruire nel marzo del 1937 l’Associazione calcistica Dalmazia. Ma non solo. Misero a disposizione un terreno abbastanza grande di loro proprietà. Grazie a loro il calcio che conta poteva tornare a Zara. Al gesto dei due si unì poi pure Gennaro Dell’Orco che aveva un terreno confinante e che diede parte del suo “territorio” per la costruzione dei servizi e degli spogliatoi. Subito partì la missione per la costruzione del campo di calcio e delle strutture adiacenti, nonché quella per la fondazione di una nuova squadra, visto che quella vecchi era andata persa. Si organizzò un torneo a livello giovanile con la partecipazioni di squadre di Borgo Erizzo, Cereria, del G.U.F.D. e dell’Unione sportiva. Il torneo si svolse al campo ridotto  della Piazza d’Armi.
Il nuovo campo di calcio fu di grandi dimensioni. Era lungo ben 115 metri e largo 65 metri. Aveva una tribuna coperta e in più le gradinate lungo tutto il campo. Insomma un campo che non sarebbe di seconda categoria neppure oggi. Ed era situato nel quartiere di San Giovanni.
Nell’ambito della fondazione della nuova AC Dalmazia venne convocata pure un Assemblea societaria dove vennero eletti presidente Gianni Grigillo e vicepresidente Umberto Detoni. Giuseppe Drizzi fu il segretario mentre l’incarico di cassiere fu assunto da Roberto de Denato. I consiglieri furono Lubino Lubin, Ljubo Magas e Giacomo Schitarellich. Responsabile del campo fu nominato Stefaon Handl.

Si misero in luce nuovi giocatori
Fin dai primi giorni si misero in luce nuovi giocatori. Ebbero modo di emergere il portiere Francesco Vigiak, il terzino Balilla Sofonio, il centromediano Giuseppe Marussich, il laterale Tullio Filippi, la mezzala Luigi Purussi, il mediano Ervino Cusmani e l’ala Enrico Egitto. Insomma una squadra praticamente nuova di zecca. Non sorprende che la prima partita per l’inaugurazione del nuovo campo di calcio fu quella tra le vecchie e le nuove glorie zaratine. La prima squadra esterna a venire a giocare a Zara fu la Triestina di Trieste. Peccato che la squadra non venne con la migliore formazione e ci fu il pareggio finale.

L’inizio in salita
La dirigenza non rimase con le mani in mano e inoltrò subito la domanda di partecipazione ad un campionato della FIGC. Le fu concesso di ritornare a disputare un campionato regionale, per la precisione quello di Marche-Abruzzi-Dalmazia. Era proprio quello che aveva dovuto abbandonare due anni prima. “Grazie” ad una ricostruzione dei campionati in Italia la squadra di Zara entrò a far parte del Campionato di I. Divisione Marche-Abruzzi-Dalmazia. Un rango superiore rispetto a quello abbandonato in precedenza.
Il campionato 1937/38 iniziò il 28 novembre. Nel 1937 ci furono soltanto tre partite che portarono ai dalmati appena due pareggi. Un inizio tutto sommato non tanto male vista la scarsa esperienza di buona parte dei giocatori in fatto di competizioni di livello superiore. Seguirono poi diverse sconfitte, fino al 16 gennaio 1938, quando la squadra schierata in campo da Ferruccio Rocco e composta da Vigiak, Sofonio, Hess, Marussich, Magas, Petani, Purussi, Cusmiani, Comesar, Canzia ed Egitto riuscì a battere la Sambenedettese per 2-0. Fu la prima vittoria dopo la ricostruzione della compagine. Peccato che fu anche l’unica di questo campionato. Dopo arrivarono soltanto sconfitte, intercalate da un solo pareggio contro il Castrum di Giulianova. Un ritorno alle competizioni che portò quindi tanta delusione. Il risultato finale fu l’ultimo posto in classifica con soli cinque punti.
Nella stessa stagione la squadra zaratina partecipò alla Coppa “Italia centrale”. Registrò una promettente vittoria per 4-3 sul campo del Gubbio. Seguirono poi le partite contro il forte Trento, all’epoca in serie C e la prima formazione dell’Anconitana. Partite in primo luogo giocate per provare nuovi giocatori e per mettere a punto la formazione titolare per la stagione sucessiva. Un stagione considerata di rinascita totale.

Il rilancio grazie ad Antonio Blasevich
 La squadra fu così affidata a un nuovo allenatore, una ex stella dell’Internazionale di Milano e uno dei migliori giocatori dalmati di quegli anni, Antonio Blasevich. Nel mese di agosto egli prese le redini della compagine e fu subito ben visto dagli amanti del calcio e dalla stampa. Seguirono parecchie partite di preparazione in vista della nuova stagione, fino allo storico 16 ottobre 1938. In quel giorno al campo di San Giovanni arrivò una delle più forti squadre regionali, l’Hajduk di Spalato.

Con l’Hajduk di Spalato un pareggio incoraggiante
L’AC Dalmazia scese in campo con Perdach, Detoni, Bartolozzi, Hess, Marussich, Petani, Robich, Cusmiani, Canzia, Comesar e Egitto. L’Hajduk rispose con Čulić, Milutin, Matošić I, Marušić, Raffanelli, Bacotić, Miljačić, Limešić, Matošić III, Kragić e Alujević. I locali si misero subito in luce giocando con grande caparbietà  e attaccando a spron battuto. Arrivò così il vantaggio con una rete messa a segno alla mezz’ora da Canzia. Nel secondo tempo l’Hajduk riuscì a pareggiare con Matošić III. Alla fine la partita fini senza vincitori né vinti. Un pareggio che soddisfò i locali e diede tanta speranza per la nuova stagione che era alle porte.
Nel frattempo ci fu un piccolo cambio nella dirigenza. La presidenza passò in mano a Umberto Detoni e la vicepresidenza a Gianni Grigillo. Nuovo cassiere diventò Simeone Vallery.
La stagione 1938/39 iniziò in ottima maniera. La squadra fu costantemente nel gruppo di testo con l’Anconitana II, il Giulianova e la Portocivitanova. Alla fine della stagione la squadra dalmata si ritrovò piazzata all’ottimo quarto posto, tra 12 squadre, registrando undici vittorie, cinque pareggi e sei sconfitte. In estate Antonio Blasevich decise di lasciare la squadra che venne affidata al nuovo allenatore-giocatore, l’ex Gianni Calebotta, reduce da diverse stagioni di successo  nel Taranto.

Infine la guerra...
All’inizio della stagione 1939/40 ci fu un vero scandalo. Grazie all’ottima situazione finanziaria la dirigenza decise di ingaggiare un giocatore esterno, uno di valore come Silvio Milocani, dall’Ampelea di Isola. La squadre per il resto era composta dai portieri Bruno Falciola e Schiaroli, il terzino Trojanis, gli attacanti Guerrino Costa, Plavcich, Tonchich, l’ala Vladimiro Dellavia, i mediani Bruno Zanne e Giuseppe Marussich. La stagione 1939/40 fu vista dalla dirigenza come la stagione del rilancio. L’obiettivo era la Serie C! Viste la buona situazione finanziaria, per una parte dei giocatori venivano pure organizzate le trasferte nellaa penisola appenninica con l’idrovolante. I risultati non mancarono. Tante le vittorie in trasferta, certe eclatanti, come l’11-0 rifilato al Fermo.
Alla fine la promozione venne a mancare per il ritiro della squadra dopo 20 giornate, a sei dalla fine. Quello che in primo luogo deluse tutti fu il fatto che questo fu l’ultimo campionato italiano disputato dalla squadra dalmata. Con questa ottima stagione si chiuse un’epoca con tanti alti e bassi, con tante piccole stelle che poi riuscirono a fare breccia pure in altre squadre. La squadra di Zara in tutti questi anni dovette fare i conti con numerose avversità che ne bloccarono lo sviluppo, nonostante disponesse di promettenti giovani giocatori. In primo luogo il problema principale era quello geografico. I collegamenti erano difficilissimi. La squadre più vicine erano quello delle Marche e dell’Abruzzo. Il problema però era il Mare Adriatico che, con le sue onde,  dava parecchi problemi a diversi giocatori. Nel corso degli anni le finanze si erano rivelate il problema principale. Poi il terreno di gioco o mancava, o non rientrava nelle norme regolamentari. Infine, quando i giocatori si ritrovarono ad avere a disposizione  tutto il necessario per poter giocare tranquillamente, ci si misero di mezzo la guerra ed altre avversità extrasportive.

Tre i presidenti dell’AC Dalmazia
Nella sua storia il sodalizio zaratino ha avuto solo tre presidenti. Il primo fu Luigi Lubin. Non fu il classico dirigente, ma pure un vero tifoso che non poche volte spronava i giocatori dal bordo campo. Due anni dopo a capo dell’AC Dalmazia venne a trovarsi Gianni Grigillo, cresciuto sportivamente nella Società di Ginnastica e Scherma di Spalato. Egli rimise in sesto la squadra suscitando rinnovate speranze di poter conseguire risultati di più alto livello. Infine la società fu diretta da Umberto Detoni e la squadra potè provare i benefici di una buona situazione finanziaria.

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 14 febbraio 2009.

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