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Il sogno di ogni atleta è di partecipare alla Olimpiadi. Si tratta di un sogno che dura nel tempo e che soltanto pochi alla fine riescono a realizzare. L’estate scorsa avrebbe dovuto svolgersi, dal 24 luglio al 9 agosto, le 23.esima edizione dei Giochi olimpici, quella di Tokyo. Però a causa della pandemia tutto è stato rinviato all’estate di quest’anno. Per molti atleti che si erano già qualificati per l’edizione 2020 l’appuntamento con i Giochi è stato soltanto rinviato. Altri, che cercavano di agguantare la norma, dovranno magari iniziare tutto daccapo. Nel corso degli anni sono stati tanti gli atleti della Dalmazia e in primo luogo di Spalato che hanno coronato il sogno di partecipare alle Olimpiadi. Sono storie di atleti famosi e di altri, in particolare quelli di sport minori, di cui si sono perse presto le tracce. Sono state finora diverse centinaia gli atleti spalatini, nati nel capoluogo dalmata o qui residenti al momento delle Olimpiadi, che hanno gareggiato ai Giochi. Ecco le loro storie.

 

1984, Los Angeles
La XXIII edizione dei Giochi olimpici estivi si tenne a Los Angeles, in California, ovvero negli Stati Uniti d’America. Dopo due candidature fallite, la città californiana ebbe partita vinta. Però alla pari delle precedenti due edizioni dei Giochi, pure quella di Los Angeles fu caratterizzata dal boicottaggio di determinati Stati. Questa volta ad autoescludersi dalle Olimpiadi furono i Paesi del Patto di Varsavia (ma non la Romania), più diversi Stati africani e asiatici. In totale a non andare ai Giochi furono gli atleti di 17 Paesi. Per i colori della Jugoslavia fu un’Olimpiade ricca di medaglie, in totale 18 allori, di cui sette ori. Tre di queste medaglie furono conquistate dagli atleti dalmati.
I pallanotisti, dopo la sconfitta nella finale dei Giochi a Mosca, tornarono a vincere il torneo olimpico. Il percorso fu abbastanza semplice. Dapprima nel gruppo eliminatorio a essere sconfitti furono il Canada per 13-4, la Cina per 12-7 e infine i Paesi Bassi per 9-5. Si arrivò così al gruppo finale, quello in cui erano in ballo le medaglie. Si iniziò con l’Australia che fu sconfitta per 9-6. Poi a fatica a cadere fu la Germania Ovest per 10-9. Fece seguito la partita con la Spagna, rivelatasi una passeggiata e conclusasi per 14-8. Infine si arrivò al confronto per l’oro. Gli Stati Uniti avevano gli stessi punti della Jugoslavia. Chi vinceva si portava a casa l’oro. Alla fine finì 5-5 con due reti decisive nell’ultimo quarto. E per la nazionale della Jugoslavia questo fu sufficiente per classificarsi prima. A vincere l’oro furono anche i pallanotisti dalmati Milivoj Bebić, Deni Lušić, Perica Bukić e Zoran Roje.

L’ora della rivincita
Per Milivoj Bebić e Zoran Roje questo fu un ritorno olimpico e pure una rivincita per la sconfitta di Mosca. Dall’altro lato per Deni Lušić questo fu l’esordio alle Olimpiadi. Nato a Spalato il 14 aprile del 1962 iniziò a giocare nel POŠK nel 1976. Vi rimase per ben 14 anni prima di andare in Italia. Dal 1990 al 1992 giocò per il Volturno di Caserta. Poi per due anni difese i colori del Pescara. Fece seguito una stagione nel Paguros di Catania prima del ritorno per una sola stagione al Pescara. Infine dal 1997 al 1998 fu a Siracusa nell’Ortigia. Chiuse la carriera nel 1999 a Zara. Ricchissimo il suo palmares. Nell’insieme partecipò a due Olimpiadi e in entrambe le edizioni vinse l’oro, nel 1984 e nel 1988. Ai suoi primi Mondiali, quelli di Madrid del 1986, conquistò pure la medaglia d’oro. Due le medaglie agli Europei, entrambe d’argento, a Sofia nel 1985 e Strasburgo nel 1987. Infine pure un alloro con la Croazia, ai Giochi del Mediterraneo, un argento che arrivò all’edizione di Languedoc-Roussilon del 1993. Due le medaglie alle Universiadi, a Cobe nel 1985 e a Zagabria nel 1987, entrambe d’argento. E pure un oro a Salona nel 1987, nella Coppa Fina. In totale disputò 276 partite per la nazionale della Jugoslavia e 30 per quella della Croazia.
Ricca di trionfi pure la sua carriera nelle società di club. Con il suo POŠK vinse la Coppa nazionale nel 1980 e nel 1982. Poi arrivarono due Coppe della Coppe vinte nel 1981 e nel 1983. Conquistò pure la Supercoppa nel 1983. Infine per tre volte vinse la Coppa del Mediterraneo, nel 1986, nel 1987 e nel 1988.
I successi non mancarono neppure tra le file del Pescara. Vinse due Coppe delle Coppe, nel 1993 e nel 1994. Nel 1993 conquistò pure la sua seconda Supercoppa europea. Finita la carriera di giocatore si gettò a capofitto in quella d’allenatore. Guidò così il Pescara, l’Ortigia di Siracusa e il Perugia. Fu pure viceallenatore della nazionale croata. A livello personale numerosi furono i riconoscimenti. Venne eletto dal quotidiano Slobodna Dalmacija miglior sportivo della Dalmazia nel 1988. Per tre volte fu il miglior sportivo della città di Spalato, nel 1986, nel 1987 e nel 1988. Il suo legame con il calcetto è poco noto. D’estate, nella pausa del Campionato italiano, giocò infatti a più riprese tra le file del Dalma con il quale vinse pure una Coppa della Dalmazia.
Alle Olimpiadi di Los Angeles esordì pure il miglior pallanotista di tutti i tempi di Sebenico, Perica Bukić.

Calciatori, terzo posto
I calciatori della Jugoslavia mossero i primi passi alle Olimpiadi di Los Angeles con più fatica del previsto. Nel proprio girone s’imposero di misura per 2-1 sul Camerun e poi sconfissero a malapena il Canada per 1-0. Infine travolsero l’Iraq per 4-2 però dopo essere stati in svantaggio per 2-0.
Una volta conquistato il primo posto nel girone eliminatorio, nei quarti di finale dovettero fare i conti subito con un avversario ostico, la Germania Ovest, che però venne sconfitta con un perentorio 5-2. Nulla da fare poi contro i futuri campioni olimpici della Francia. Netta la sconfitta, per 4-2. Infine nella partita per la medaglia di bronzo a cadere fu l’Italia per 2-1.
Di questa nazionale facevano parte due colonne dell’Hajduk di Spalato, Branko Miljuš e Ivan Pudar. Però a difendere i colori della nazionale fu pure un ottimo giocatore della Dinamo di Zagabria, Stjepan Deverić, che sbarcò all’Hajduk nell’estate del 1984. Presente nella rosa pure il fiumano Nenad Gračan che però sarebbe arrivato all’Hajduk appena nel 1986.

Branko Miljuš, il jolly
Branko Miljuš fu un giocatore polivalente. Un vero jolly in difesa, capace però di rapidi affondi sulle ali in attacco. Nato a Knin il 17 maggio 1960, fu nazionale jugoslavo. Le sue prime esperienze calcistiche le ebbe nella piccola società di Ustanik nel paese di Srb. A soli 14 anni divenne pedina insostituibile della prima squadra! Beniamino del pubblico, trovò nel locale dentista la sua carta vincente. Infatti essendo un grande tifoso dell’Hajduk, Slavko Skeja non indugiò a chiamare la sua squadra del cuore e a raccomandare Miljuš alla dirigenza. Gli spalatini inviarono subito due leggende del calcio dalmata, Franjo Matošić e Andrija Anković, a visionare questo giovane di belle speranze. Essi si convinsero rapidamente della sua bravura e di lì a poco Miljuš firmò il suo primo contratto da professionista.
Arrivò a Spalato nell’estate del 1975. Con le selezioni giovanili conquistò tutto il possibile. Per farlo crescere ancor di più prima di assumerlo in pianta stabile in prima squadra, la dirigenza nel 1981 lo inviò a farsi le ossa in Seconda lega nelle file del Solin. Qui rimase per soli sei mesi; le sue prestazioni furono tali da convincere la dirigenza spalatina a farlo tornare rapidamente nel capoluogo dalmata, dandogli la possibilità di militare nella prima squadra dell’Hajduk. Rimase così titolare inamovibile fino al 1988. Non riuscì mai a vincere il campionato della Jugoslavia, ma inanellò due Coppe della Jugoslavia, nella stagione 1983/84 e in quella 1986/87. In totale disputò ben 357 partite, mettendo a segno due reti.
Nell’estate del 1988 passò nelle file degli spagnoli del Real Valladolid. Si fermò qui per tre anni prima di andare per due anni in Portogallo a giocare nel Vitoria Setubal.
Nella nazionale seniores della Jugoslavia collezionò 14 presenze. Debuttò il 2 giugno 1984 in un’amichevole contro il Portogallo per chiudere la carriera in nazionale contro l’Eire il 27 aprile 1988. Con la squadra jugoslava partecipò agli Europei del 1984 e alle Olimpiadi di Los Angeles dove vinse la medaglia di bronzo.
Con l’Hajduk partecipò alla stagione d’oro in cui in Coppa Uefa, nel 1984, per un soffio i dalmati non arrivarono in finale, battuti dal blasonato Tottenham. La sua fu una carriera iniziata come attaccante puro e conclusa in difesa senza disdegnare le puntate offensive: è passato alla storia come un possente terzino, non importa di che fascia.

Ivan Pudar, grande portiere
Nato a Zemun il 16 agosto 1961, Ivan Pudar iniziò la sua carriera nelle file della Jadran di Castel San Giorgio (Kaštel Sućurac), dove passò la consueta trafila, dai pulcini ai cadetti. Venne notato dagli emissari dell’Hajduk nell’estate del 1979 e fu subito convocato dalla squadra spalatina. Non passò troppo tempo prima che arrivasse il primo successo: con la nazionale juniores conquistò gli Europei di categoria. Nel 1980 giunse il momento del suo debutto in prima squadra e già nella seconda partita ufficiale si mise in luce con ottime parate ad Amburgo, in Coppa Campioni. La sua fu una carriera fulminea. Già nel 1982, a due anni dal debutto tra i seniores, venne convocato per i Campionati mondiali in terra di Spagna. Anche se rimase sempre in panchina, quella fu un’esperienza da ricordare. Due anni dopo, nel 1984, partecipò come portiere titolare alle Olimpiadi di Los Angeles, dove la Jugoslavia conquistò la medaglia di bronzo.
Fece tutta la trafila con le nazionali dell’allora Jugoslavia. Però nonostante la sua lunga esperienza con la nazionale seniores alla fine contiamo soltanto una presenza in campo, quella alla Coppa Nehru nel 1985 in una partita disputata contro la Cina il 29 gennaio. Con l’Hajduk vinse due Coppe nazionali: nel 1983/84 e nel 1986/87. Fu pure portiere titolare nella gloriosa stagione 1985/86 quando l’Hajduk arrivò ai quarti di finale della Coppa Uefa. In totale la statistica fa registrare per lui 286 partite e quattro reti. Praticamente al culmine della sua carriera, nel 1986, fu vittima di un gravissimo incidente stradale. Tanto grave da tenerlo lontano dai campi di calcio per ben 14 mesi. Rimessosi dai postumi del sinistro, per sei mesi difese i colori dello Spartak di Subotica. Tornato a Spalato vi rimase fino al 1990. Infine arrivò pure l’esperienza internazionale, tutta in Portogallo, dapprima al Sao Joao di Madeira e poi al Boavista di Porto.
Però alla fine gli infortuni diventarono decisamente troppi per cui decise di chiudere anzitempo la carriera di calciatore. Secondo molti una carriera che sarebbe stata sicuramente migliore se non fosse stata costellata da tanti infortuni.
Una volta appese le classiche scarpette al chiodo, decise subito d’intraprendere la carriera di allenatore. Iniziò guidando squadre di secondo livello come Omiš, Val, Uskok Klis, Solin Građa e Mosor di Žrnovnica. Ci furono pure tappe più importanti: si ritrovò così ad allenare le squadre giovanili dell’Hajduk. Il grande successo arrivò però nella stagione 2006/2007. Iniziò con lo Šibenik che sotto la sua guida registrò uno strepitoso campionato. Prima del 26. esimo turno giunse all’improvviso la chiamata dall’Hajduk, che in quel momento era in piena crisi. Pudar non ci pensò su due volte e accettò la sfida; portò gli spalatini al secondo posto in campionato e a disputare la finale di Coppa. Poi fu allenatore del Trogir, del Solin, del Segesta Sisak, dell’Hrvatski dragovoljac, dello Zadar e dell’RNK Split.

Cestisti delusi
Per i cestisti della Jugoslavia a Los Angeles si prospettava di nuovo una finale, però alla fine dovettero accontentarsi della medaglia di bronzo. Dopo l’oro di Mosca il torneo in terra californiana iniziò con cinque vittorie nel gruppo eliminatorio. A essere sconfitte di seguito furono Italia, Australia, Germania ovest, Brasile ed Egitto.
Si arrivò così alla fase finale a eliminazione diretta. Nei quarti fu battuto nettamente l’Uruguay per 110-82. Poi però in semifinale la Spagna si rivelò decisamente più forte e prevalse per 74-61. Si giunse così alla partita per il bronzo nella quale, con più fatica del previsto, la nazionale jugoslava superò il Canada per 88-82. A difendere i colori nazionali fu un solo giocatore dalmata, Ivan Sunara. Nato nel paesino di Cera vicino a Unešić il 27 marzo 1959, iniziò nel 1972 la sua carriera nella Jugoplastika di Spalato, nelle cui file rimase fino al 1977. Proprio in quell’anno la compagine dalmata vinse di seguito il campionato, la Coppa nazionale e la Coppa Radivoj Korać. Ivan Sunara passò poi al TIMA di Maribor. Nel 1980 arrivò a Zara dove rimase per sei anni e vinse un campionato nazionale (1986). Fecero seguito due stagioni allo Cibona di Zagabria, dove vinse una Coppa nazionale. Poi trascorse una stagione nei Paini di Napoli. Indi tornò per altri due anni nello Cibona, con il quale vinse un campionato. Gli ultimi due anni da giocatore li trascorse a Maribor.
Disputò con la maglia della Jugoslavia 101 partite. Oltre alla medaglia olimpica vinse pure un oro ai Giochi del Mediterraneo di Casablanca nel 1983, un bronzo alle Universiadi di Bucarest del 1981 e un argento a quelle di Edmonton del 1983.
Finita la carriera di giocatore divenne subito allenatore. All’inizio fu viceallenatore nel Dona di Zagabria prima e nello Cibona poi, dove in tre anni vinse tre campionati e due Coppe nazionali. Divenne poi primo allenatore nel Marica di Maribor nel 1997. Passò poi al Krka Telekom di Novo Mesto con il quale vinse il campionato sloveno. In seguito allenò parecchie squadre tra cui lo Zrinjevac di Zagabria, lo Široki di Široki Brijeg, la squadra tedesca del Francoforte, lo Slovan di Lubiana, di nuovo lo Cibona di Zagabria, la lituana Perlas, l’Helios e lo Zlatorog. Guidò pure la nazionale U20 della Slovenia portandola al titolo europeo nel 2004! Inoltre è stato allenatore di varie nazionali della Croazia.

Canottaggio e nuoto
Nel canottaggio da registrare la presenza alle Olimpiadi di Los Angeles dell’imbarcazione del Gusar di Spalato. Di nuovo con il due con composto da Zlatko Celent, Dario Vidošević e dal timoniere Mirko Ivančić.
Gli spalatini iniziarono la competizione con un quarto posto nelle proprie batterie. Nel repechage si piazzarono al terzo posto nel proprio gruppo. Dovettero accontentarsi di remare nella finale B, in lotta per il settimo posto. Dopo il bronzo olimpico di Mosca, fu una cocente delusione. Alla fine riuscirono a imporsi nella finale B e a conquistare così il settimo posto. Per Celent queste furono le terze Olimpiadi. Invece per Dario Vidošević questo fu l’apice della carriera. Rematore del Mornar prima e del Gusar poi, spalatino classe 1968, è scomparso l’anno scorso. Quella di Los Angeles fu l’unica Olimpiade pure per Mirko Ivančić. Classe 1960, da sempre membro del Gusar, balzò agli onori delle cronache conquistando la medaglia d’argento nel due senza ai Giochi del Mediterraneo di Spalato nel 1979.
Infine da ricordare la partecipazione di Hrvoje Barić nella gare di nuoto, dove gareggiò nei 100 metri farfalla. Nelle eliminatorie si piazzò al 30.esimo posto, senza passare il turno. Per lui queste furono le uniche Olimpiadi. Partecipò pure ai Giochi del Mediterraneo di Atene del 1991, dove vinse l’oro proprio nei 100 metri farfalla.
(10 e continua)

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Pubblicato sull'inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 8 maggio 2021.

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