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Passeggiata tra i resti scolpiti nelle pietre, ossia nei cippi e altri segni degli stati che
si alternarono nel tumultuoso periodo dopo la Grande Guerra

Fiume. gli anni caldi
È trascorso ormai un secolo da quegli “anni caldi” nella storia di Fiume. La città, per lunghissimo tempo parte della monarchia asburgica, alla fine del primo conflitto mondiale fu protagonista di rapidi mutamenti politici e in un brevissimo periodo si susseguirono diverse nazioni, per imprese autonome o come effetto di trattati e accordi internazionali: dall’Impero austroungarico, dissoltosi alla fine del conflitto, dopo alcune incertezze passò sotto Gabriele D’Annunzio e la sua Reggenza italiana del Carnaro; quindi fu Stato libero, indipendente e riconosciuto, ma di effimera durata, per poi entrare a far parte del Regno d’Italia. Del resto, ricorre il centenario del colpo di stato fascista che il 3 marzo 1922 pose fine all’effimero governo autonomista di Riccardo Zanella.
Le tracce di queste vicende si trovano non soltanto nei libri di storia e nella memoria delle persone, ma sono scolpite nella pietra, nei cippi confinari disseminati nei vari rioni di Fiume e nei dintorni. La linea della frontiera è stata spostata a più riprese, ma sono stati due i momenti che hanno sancito le principali modifiche: il Trattato di Rapallo del 1920, di cui oggi rimangono pochi segni vicino a Fiume, e il Trattato di Roma del 1924, che definì i contorni dello Stato italiano attorno a Fiume e di cui troviamo tante testimonianze.
Li possiamo scorgere ancora sempre, passandoci accanto ogni giorno, senza rendercene conto, anche perché con il passare del tempo le varie case, palazzi, muri, ringhiere hanno cambiato “ruolo” e non sono più in funzione di “confine”. Cerchiamo, dunque, di riscoprirli e valorizzarli in questa nostra passeggiata virtuale, mettendo a confronto la storia e la situazione attuale.

Alle porte della città
Iniziamo il percorso nell’attuale quartiere di Cantrida, all’epoca Borgomarina. Non è un luogo scelto a caso. Infatti, ancora ai tempi della Duplice, dell’Austro-Ungheria, lo spiazzo sopra l’attuale stadio era una zona di confine tra l’amministrazione di competenza viennese e quella che spettava a Budapest. Anche all’inizio degli anni ‘20 del secolo scorso qui c’era un posto di blocco dove venivano effettuati i controlli di chi transitava da una parte all’altra. È interessante osservare, comparando le immagini di ieri e di oggi, quanto le cose siano rimaste... uguali. Il muro sopra lo stadio è praticamente identico a quello di una volta e anche le case dall’altra parte della strada. L’unica differenza è che è stata rifatta l’abitazione situata proprio sul confine ed è stato costruito un grattacielo. Poco distanti, poi, c’erano due case della Guardia di Finanza, entrambe ora rosso-granata, una nei pressi dalla farmacia in via Liburnia e l’altra accanto all’attuale asilo in via Pola.
Ci dirigiamo verso Mattuglie, percorrendo la strada che ha preso la sua attuale configurazione nel 1926. Ci fermiamo nel rione di Pavlovac. Una volta qui giravano i tram che andavano da Mattuglie verso Abbazia. Indelebile testimone dei tempi passati un’altra casa delle Guardia di Finanza che oggi porta l’indirizzo di Ljubljanka 14 ed è una casa privata. Di qui passava la linea di frontiera del 1920, che scendeva dalla zona di Castua per poi proseguire verso Preluca. Non esiste più nemmeno un cippo, ma sopra la cava di Preluca ci sono ancora le trincee per la protezione del confine.
Arriviamo al passaggio di confine del 1924. Siamo a Mattuglie, di fronte al centro commerciale. Oggi al suo posto c’è una nuova casa privata che in parte ricorda quella “originale”. Prima dei binari per il treno c’è un rifugio costruito nella zona vecchia di Mattuglie e che passa proprio sotto l’odierna strada.

San Nicolò, il tempo si è fermato
Usciamo per pochi chilometri dall’Italia che fu: il confine del 1924 rimane alla nostra destra, molto zigzagato. Ancora oggi si trovano molti cippi, alcuni pure ben conservati nei giardini delle case private, mantenuti dai nuovi proprietari (a Rubeši, ad esempio, qualcuno li ha trasformati in gradini). Costeggiamo il confine fino al quartiere di Martinkovac e ritorniamo nell’attuale Fiume. Qui, poco sotto la strada principale, si trovava un altro passaggio di confine. La casa della Guardia di Finanza è quasi del tutto distrutta. Uno dei cippi principali è oggi poggiato a terra e poco avanti una garitta per la sentinella. Il confine andava nel bosco a est. Con la costruzione dei nuovi grattacieli il tutto è andato distrutto e i cippi, piuttosto malconci, sono andati persi per sempre. Oggi questo confine può sembrare strano , ma all’epoca c’era la strada, cancellata dalla tangenziale sorta in anni più recenti, che da qui portava dritta al mare.
Proseguiamo fino a Zamet, zona San Nicolò: qui il tempo sembra essersi fermato. La casetta della della polizia jugoslava non è cambiata per niente, soltanto che oggi qui c’è un’edicola. Poco sotto c’è uno dei cippi più famosi, seppure colorato e con delle aggiunte. In origine non era in quella posizione, bensì stava all’incrocio sottostante. Se scendiamo in direzione della ferrovia, raggiungiamo la zona del vecchio confine di Pavlinci. Oggi non è altro che una semplice strada morta. Dopo Zamet il confine continua a salire. Purtroppo, le nuove zone residenziali di Torretta e del complesso dello stadio di Rujevica hanno fatto sparire tanti cippi.
(1 e continua)

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Pubblicato su Panorama il 15 febbraio 2022.

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